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Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
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    Predefinito «Lo stadio luogo d'odio. E' meglio picchiarsi lì»

    Girando sul web ho trovato questa vecchia intervista (credo risalga a questa estate).
    Che ne pensate?

    Da www.lanazione.it


    MILANO — «Basta con questa ipocrisia buonista secondo cui lo stadio è il luogo dell'amicizia e della fratellanza. Lo stadio dev'essere il luogo dell'odio, del sangue. Solo così può assolvere la sua funzione di sublimare le energie negative che esistono in ognuno di noi».
    Se a dirlo non fosse Vittorio Messori, qualche dubbio potrebbe venire. Ma lo scrittore cattolico perora con efficacia la sua tesi solo apparentemente provocatoria.
    «Devo premettere — dice — che io personalmente, pur essendomi sforzato a lungo, non sono mai riuscito a diventare tifoso. Ho trascorso la mia gioventù a Torino e non sono mai riuscito a scegliere tra le due squadre della città: anzi finivo per gioire delle vittorie di entrambe. Il che costituisce, come sa chiunque si occupi di calcio, una vera eresia».
    Con la Nazionale, però, l'identificazione dovrebbe scattare automatica.
    «Ma con la Nazionale lo sport c'entra fino a un certo punto. Qui scatta l'identificazione ancestrale con la Patria, la Storia, la Tradizione, e lo dico io che odio le maiuscole. Anch'io ho ricavato un'ora e mezzo di tempo per seguire l'incontro. Detto tutto ciò, da parte di uno che non è mai entrato in uno stadio in vita sua, aggiungo che sono contentissimo che esista il calcio e che ci sia almeno una partita al giorno. Il successo dei Mondiali deriva dal fatto che sono una chiara metafora della guerra: non a caso si parla di attaccanti e difensori, tattiche, strategie. Chi segna più gol è un cannoniere. Tutto il linguaggio dello sport è marziale. Quello a cui assistiamo è uno scontro tra due eserciti, e così deve essere. Il calcio ha una funzione catartica: sublima l'aggressività che c'è in ognuno di noi. Io vorrei che la gente si picchiasse di più allo stadio, così si picchierebbe di meno nelle strade. Secondo il politicamente corretto, lo sport dovrebbe essere la sublimazione di valori alti come la lealtà e l'amicizia: è invece vero il contrario. Senza contare l'ipocrisia della stampa, che per tutta la settimana aizza allo scontro e quando poi ci si picchia davvero si scandalizza. A questi Mondiali siamo poi arrivati alla trovata buonista dei bambini sui campi di gioco, una trovata che davvero fa cadere le braccia».
    I Mondiali come valvola si sfogo, dunque. Come ai tempi degli Orazi e dei Curiazi.
    «Il Medio Evo, che era saggio e per fortuna non politicamente corretto, aveva inventato a questo scopo una serie di giochi. L'unico che è arrivato fino a noi è il Palio di Siena. Ancora oggi Siena ha un numero di reati tra i più bassi d'Europa, perché l'aggressività viene scaricata in quella metafora. Nelle gare sportive si sublima il desiderio, che c'è in tutti noi, di punire l'altro. Se anche l'India e il Pakistan partecipassero ai Mondiali di calcio, di sicuro il pericolo di una guerra sarebbe molto minore».
    I Mondiali sono però anche l'unico momento in cui torna alla ribalta un valore tutto sommato desueto come il nazionalismo.
    «Anche qui, è la sagra dell'ipocrisia. Nella squadra francese, i francesi doc sono solo 2 o 3. Sul nazionalismo si fa tanta retorica nobile, però il nazionalismo significa essenzialmente diffidenza verso l'altro, il desiderio oscuro di stare insieme: è uno dei peggiori killer dei nostri tempi, basta pensare alla Grande Guerra. Però, anche qui, il calcio serve a canalizzare le energie negative. La prospettiva giusta è opposta a quella buonista: il calcio non è affatto una festa della pace, ma della guerra, del sangue, dell'aggressività. Negli stadi bisogna andarci per odiare. Lo dico da cristiano, un cristiano che crede nel peccato originale. In ognuno di noi c'è San Francesco, ma anche il mostro di Firenze».

    di Piero Degli Antoni

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  2. #2
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    Predefinito

    Amo quest'uomo, che dice una grande verità.
    Ho detto più volte che l'ultras, in effetti, non può combaciare con una società che si definisce civile, ma è anche vero che la violenza esiste ugualmente, c'è sempre stata e sempre ci sarà.

    Anche Tim Parks, in un capitolo del suo libro "In Questa Pazza Fede", fa un discorso del genere, magari ve lo posterò in futuro.

    Tanti buonismi sarebbe meglio lasciarli da parte: l'uomo ha bisogno della competizione, sempre e in qualsiasi forma.
    L'autore dell'articolo enfatizza, ad esempio, il Palio di Siena, e fa benissimo: in quella realtà sono pronte a scontrarsi anche persone che nella vita quotidiana non ucciderebbero una mosca, probabilmente: è la passione che porta al gesto di "follìa" (chiamiamolo così...), non la delinquenza.

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  3. #3
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    Eheh, lo sapevo che avresti reagito così...
    Messori (conosciuto in tutto il mondo per la sua intervista al papa) piace molto anche a me, e in fondo è in gran parte merito suo se ho dismesso i panni dell'anticlericale deficiente.
    Nello specifico diciamo che lo condivido però solo in parte. Infatti le sue riflessioni muovono dalla candida ammissione di non essere un tifoso. La sua estraneità al tifo sportivo gli fa immaginare il calcio come un qualcosa di impenetrabile (da lì il paragone col Palio di Siena).
    Invece, differentemente dal Palio, il calcio nasce come una competizione interamente sportiva, dove la lealtà gioca una parte fondamentale.
    In conclusione, non dico che Messori abbia toppato ma che la sua visione rappresenti solo una parte dell'approccio col calcio. Insomma, c'è chi allo stadio va solo o soprattutto per incitare la sua squadra, c'è chi addirittura (eresia per i non amanti del pallone) per vedersi un bello spettacolo pur rimanendo super partes. E io stesso smentisco la teoria delle nazionali come guerra fittizia: io che tifo per gli azzurri con lo stesso entusiasmo per cui tifo per il Milan. Ebbene, Milano non l'ho mai vista se non in fotografia, e in quanto a spirito patriottico, che dire? mi sento italiano ancor meno del povero Gaber.
    Comunque ancora una volta da Messori viene un'opinione forte e la demolizione di un punto cardine del blablabla quotidiano.
    E pensare che qualcuno ancora eguaglia cattolici e conformisti.

  4. #4
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    Originally posted by ARI6
    Eheh, lo sapevo che avresti reagito così...
    Messori (conosciuto in tutto il mondo per la sua intervista al papa) piace molto anche a me, e in fondo è in gran parte merito suo se ho dismesso i panni dell'anticlericale deficiente.
    Nello specifico diciamo che lo condivido però solo in parte. Infatti le sue riflessioni muovono dalla candida ammissione di non essere un tifoso. La sua estraneità al tifo sportivo gli fa immaginare il calcio come un qualcosa di impenetrabile (da lì il paragone col Palio di Siena).
    Invece, differentemente dal Palio, il calcio nasce come una competizione interamente sportiva, dove la lealtà gioca una parte fondamentale.
    In conclusione, non dico che Messori abbia toppato ma che la sua visione rappresenti solo una parte dell'approccio col calcio. Insomma, c'è chi allo stadio va solo o soprattutto per incitare la sua squadra, c'è chi addirittura (eresia per i non amanti del pallone) per vedersi un bello spettacolo pur rimanendo super partes. E io stesso smentisco la teoria delle nazionali come guerra fittizia: io che tifo per gli azzurri con lo stesso entusiasmo per cui tifo per il Milan. Ebbene, Milano non l'ho mai vista se non in fotografia, e in quanto a spirito patriottico, che dire? mi sento italiano ancor meno del povero Gaber.
    Comunque ancora una volta da Messori viene un'opinione forte e la demolizione di un punto cardine del blablabla quotidiano.
    E pensare che qualcuno ancora eguaglia cattolici e conformisti.
    Prova a scindere il calcio inteso come sport, come gioco, dal calcio inteso come competizione e confronto fra città. Per l'ultras conta molto la seconda parte.
    ULTRAS MODUS VIVENDI

  5. #5
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    Originally posted by Aug83


    Prova a scindere il calcio inteso come sport, come gioco, dal calcio inteso come competizione e confronto fra città. Per l'ultras conta molto la seconda parte.
    Sì sì.
    Ma Messori generalizza un po' troppo.

  6. #6
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    Originally posted by ARI6


    Sì sì.
    Ma Messori generalizza un po' troppo.
    si, questo te lo posso passare.
    ma fa centro sul nocciolo principale della questione.
    ULTRAS MODUS VIVENDI

  7. #7
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    il calcio, e lo sport in generale, e` uan ritualizzazione del conflitto, della guerra. lo sapevo anch`io solo che non mi chiamo Messori......
    solo che credo si riferisse ai calciatori non ai tifosi. o meglio gli sfotto` l`odio sportivo, la rivalita` campanilistica l`incapacita` a "gioire" di vittorie altrui, sono tutte cose sacrosante.
    scattare in automatico a demolire un`altra persona non appena si nota che ha una sciarpa diversa dalla propria, no.
    ritualizzazione e simbolizzazione sono gli elemnti del sport. molti ultras invece tendono a dare troppa 'sostanza" ai simboli..

 

 

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