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Discussione: Servizietti segreti

  1. #1
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Servizietti segreti

    Finché una società sa autocorreggersi la democrazia è salva

    di CLAUDIO MAGRIS

    Servizietti segreti, diceva ieri l’efficace titolo di uno sferzante commento del Corriere della Sera dedicato a un clamoroso falso di uno dei più efficienti servizi di spionaggio e controspionaggio del mondo, quello britannico. Nel suo discorso dinanzi al Consiglio di sicurezza dell’Onu Colin Powell si è largamente basato sul dossier del governo inglese relativo all’Iraq, elogiandolo quale «eccellente documento» che descrive «in maniera estremamente dettagliata» le truffe e gli inganni degli iracheni. Giovedì scorso, nella sua trasmissione serale, il quarto canale della televisione inglese ha annunciato di aver scoperto che quattro delle diciannove pagine di quel documento erano state copiate quasi alla lettera da una versione internet di un articolo scritto da Ibrahim-Al-Marashi, oggi ricercatore al «Centre for Nonproliferation Studies» della California quand’era ancora studente. Inoltre quest’ultimo ha dichiarato che il dossier, oltre a riportare degli errori contenuti in quel suo vecchio testo, ha alterato o manipolato alcune frasi del medesimo. Altre sei pagine del dossier sarebbero state prese da articoli apparsi nella rivista Jane’s Intelligence Review , senza citare la fonte. L’esperto della difesa Dan Plesch del «Royal United Services Institute» ha dichiarato alla televisione inglese che quel documento è stato presentato all’opinione pubblica quale risultato di ricerche effettuate dai Servizi Segreti Britannici, ma che non è affatto tale. Secondo il politologo Glen Rangwale di Cambridge, l’episodio dimostrerebbe che il governo britannico non dispone di proprie fonti d’informazione sulla situazione interna irachena. Liberali e laburisti inglesi hanno vivamente protestato contro questo plagio; ignoro se Colin Powell preso così per i fondelli abbia protestato, in sede privata, con un appropriato gergo da caserma. Questo episodio è penoso per l’attuale governo inglese e i suoi servizi segreti, ma torna ad onore dell’Inghilterra e della sua democrazia liberale, perché sono stati altri inglesi, individui e istituzioni, a denunciare questa gaffe o questo imbroglio, senza paura di passare per traditori, disfattisti, nemici del proprio Paese o complici del nemico. Finché una società è così capace di autocorreggersi, si può sperare che democrazia e libertà siano salve. Questa è la grandezza dell’Occidente liberale, in cui, diversamente che nei regimi e Paesi fondamentalisti, non si lapidano le adultere, non si mettono a morte gli omosessuali ed esiste la libertà di stampa e di critica. E’ l’Occidente ad aver creato quelle garanzie di libertà e di controllo e divisione dei poteri che purtroppo non piacciono ad alcuni governanti occidentali che si proclamano liberali, oltraggiando questa grande parola.
    Questo episodio dovrebbe insegnare a tutti - e in primo luogo agli occidentali, eredi di una civiltà della ragione e del dubbio - a diffidare di ogni dichiarazione che scatena mobilitazioni collettive, di ogni martellante propaganda, pericolosamente simile alle litanie psichedeliche e misticheggianti dei regimi totalitari e fondamentalisti; a diffidare di ogni pretesa verità annunciata con pomposa sicumera. L’errore e la menzogna sono sempre in agguato e possono arrivare da ogni pulpito. Sarebbe orribile se una guerra venisse scatenata da errori o menzogne; se un vecchio articolo, superato e falsificato, potesse contribuire alla morte di tanti uomini; se i servizietti segreti, di solito riservati a inconfessabili vizi sessuali di insospettabili gentiluomini, inducessero a violare non solo il sesto comandamento, che vieta di commettere atti impuri, ma anche il quinto, che dice di non ammazzare. Comunque, per non imitare il governo di Tony Blair, preciso di riportare i dati che ho riferito da un articolo del Süddeutsche Zeitung dell’8-9 febbraio, firmato da Stefan Klein, che riporta e cita tutte le fonti inglesi.

    Corriere della Sera, 9 febbraio 2003

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    Predefinito Re: Servizietti segreti

    Originally posted by Roderigo
    Finché una società sa autocorreggersi la democrazia è salva

    di CLAUDIO MAGRIS

    Servizietti segreti, diceva ieri l’efficace titolo di uno sferzante commento del Corriere della Sera dedicato a un clamoroso falso di uno dei più efficienti servizi di spionaggio e controspionaggio del mondo, quello britannico. Nel suo discorso dinanzi al Consiglio di sicurezza dell’Onu Colin Powell si è largamente basato sul dossier del governo inglese relativo all’Iraq, elogiandolo quale «eccellente documento» che descrive «in maniera estremamente dettagliata» le truffe e gli inganni degli iracheni. Giovedì scorso, nella sua trasmissione serale, il quarto canale della televisione inglese ha annunciato di aver scoperto che quattro delle diciannove pagine di quel documento erano state copiate quasi alla lettera da una versione internet di un articolo scritto da Ibrahim-Al-Marashi, oggi ricercatore al «Centre for Nonproliferation Studies» della California quand’era ancora studente. Inoltre quest’ultimo ha dichiarato che il dossier, oltre a riportare degli errori contenuti in quel suo vecchio testo, ha alterato o manipolato alcune frasi del medesimo. Altre sei pagine del dossier sarebbero state prese da articoli apparsi nella rivista Jane’s Intelligence Review , senza citare la fonte. L’esperto della difesa Dan Plesch del «Royal United Services Institute» ha dichiarato alla televisione inglese che quel documento è stato presentato all’opinione pubblica quale risultato di ricerche effettuate dai Servizi Segreti Britannici, ma che non è affatto tale. Secondo il politologo Glen Rangwale di Cambridge, l’episodio dimostrerebbe che il governo britannico non dispone di proprie fonti d’informazione sulla situazione interna irachena. Liberali e laburisti inglesi hanno vivamente protestato contro questo plagio; ignoro se Colin Powell preso così per i fondelli abbia protestato, in sede privata, con un appropriato gergo da caserma. Questo episodio è penoso per l’attuale governo inglese e i suoi servizi segreti, ma torna ad onore dell’Inghilterra e della sua democrazia liberale, perché sono stati altri inglesi, individui e istituzioni, a denunciare questa gaffe o questo imbroglio, senza paura di passare per traditori, disfattisti, nemici del proprio Paese o complici del nemico. Finché una società è così capace di autocorreggersi, si può sperare che democrazia e libertà siano salve. Questa è la grandezza dell’Occidente liberale, in cui, diversamente che nei regimi e Paesi fondamentalisti, non si lapidano le adultere, non si mettono a morte gli omosessuali ed esiste la libertà di stampa e di critica. E’ l’Occidente ad aver creato quelle garanzie di libertà e di controllo e divisione dei poteri che purtroppo non piacciono ad alcuni governanti occidentali che si proclamano liberali, oltraggiando questa grande parola.
    Questo episodio dovrebbe insegnare a tutti - e in primo luogo agli occidentali, eredi di una civiltà della ragione e del dubbio - a diffidare di ogni dichiarazione che scatena mobilitazioni collettive, di ogni martellante propaganda, pericolosamente simile alle litanie psichedeliche e misticheggianti dei regimi totalitari e fondamentalisti; a diffidare di ogni pretesa verità annunciata con pomposa sicumera. L’errore e la menzogna sono sempre in agguato e possono arrivare da ogni pulpito. Sarebbe orribile se una guerra venisse scatenata da errori o menzogne; se un vecchio articolo, superato e falsificato, potesse contribuire alla morte di tanti uomini; se i servizietti segreti, di solito riservati a inconfessabili vizi sessuali di insospettabili gentiluomini, inducessero a violare non solo il sesto comandamento, che vieta di commettere atti impuri, ma anche il quinto, che dice di non ammazzare. Comunque, per non imitare il governo di Tony Blair, preciso di riportare i dati che ho riferito da un articolo del Süddeutsche Zeitung dell’8-9 febbraio, firmato da Stefan Klein, che riporta e cita tutte le fonti inglesi.

    Corriere della Sera, 9 febbraio 2003





    Le persone come Claudio Magris mi tirano su il morale.

 

 

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