MEGLIO LA RIFORMA, MA LA UIL RIFLETTE SULLE RAGIONI DEL SI' (ANSA) - MILANO, 12 FEB - Se non sara' possibile una riforma prima del referendum sull'articolo 18, allora potrebbero trovare spazio anche nella Uil le ragioni del 'si'. E' il messaggio del segretario, Luigi Angeletti, secondo il quale ognuno alla fine fara' ''cio' che conviene''. Come altri leader sindacali, Angeletti e' alle prese con una base che rumoreggia per l'estensione dei diritti sindacali e l'opportunita' offerta da questo referendum. Come e' accaduto oggi in un'affollata assemblea milanese della Uil, dove piu' di un intervenuto e' apparso sensibile alla scelta del si'. Angeletti, al pari di gia' Savino Pezzotta e Guglielmo Epifani, si lascia per ora mano libera e guarda al fronte politico. Esca di li', dice in sostanza, una vera riforma che tolga tutti dall' imbarazzo. Una soluzione prima del voto, altrimenti potrebbe accadere di tutto. Anche che qualcuno si schieri per il si'. ''Penso sia assolutamente possibile, e aggiungo anche molto probabile'', risponde a precisa domanda.''Tutti - ribadisce - faranno quello che conviene''. Un quadro in evoluzione, quello sindacale, nel quale qualcuno comincia a essere piu' esplicito. Va fatta una riforma che ribilanci i diritti, dice il giurista Pietro Ichino, molto applaudito a Milano. Ma nel caso non si faccia in tempo, avverte, ''il si' al referendum non va demonizzato anche, se non e' la soluzione migliore. Almeno - aggiunge - al di la' degli imbarazzi, tutti saremmo costretti a varare dei meccanismi di nuova equita'. E in fondo - continua riferendosi alle disparita' di trattamento tra chi e' tutelato dall' articolo 18 e chi no - basta con quest' apartheid, si faccia qualcosa''. E qualcosa la Uil vuol fare, visto che domani presentera' un proprio progetto di riforma che si rifa' al modello tedesco, non obbligando il giudice del lavoro al reintegro automatico ma lasciandogli lo spazio interpretativo per valutare se per alcuni casi e' possibile applicare soltanto un indennizzo. Il progetto dimostra d' altra parte che, sul fronte sindacale, c' e' la speranza di non arrivare al referendum. ''E' chiaro - e' il monito di Ichino a Cgil, Cisl e Uil - che per un sindacato non starebbe in piedi dire no, dire che c' e' un diritto dove si e' in 16, e non c' e' dove si e' meno''. E infatti, anche Angeletti e' stato abbastanza esplicito: ''Ci deve essere una nuova legge, se possibile va fatta prima del referendum''. Una posizione, la sua, che fa il paio con quelle espresse nei giorni scorsi anche dai leader di Cisl e Cgil. ''Non so cosa faremo, certo non parteciperemo ai comitati per il no proposti da Maroni'', aveva detto giorni fa il segretario cislino Savino Pezzotta. ''La via fondamentale per estendere i diritti a chi non ne ha - gli aveva fatto eco Guglielmo Epifani - passa per un processo di riforma, per un percorso legislativo che resta l' unica strada possibile''. Ma se ci si avvicinera' alla scadenza senza novita'? ''Il comitato direttivo decidera' la nostra posizione'', aveva sottolineato. Aggiungendo: ''Naturalmente le nostre ragioni non corrispondono alle ragioni del no''. (ANSA).

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AD ASSEMBLEA UIL, REFERENDUM NON IATTURA MA STIMOLO PER RIFORMA (ANSA) - MILANO, 12 FEB - Il referendum per ampliare la tutela dell' articolo 18 non e' secondo il giurista Pietro Ichino, docente di diritto del lavoro e piu' volte consigliere di governo e membro di commissioni scientifiche sindacali e bancarie, ''una iattura'', ed il si' non va affatto demonizzato ''perche' c' e' l' esigenza di una redistribuzione dei diritti'' e di uno stop con ''l' apartheid del precariato". Lo ha detto oggi nel corso di un intervento, molto applaudito, ad un' assemblea Uil a Milano, pur ammettendo che ''il referendum non e' una soluzione''. Parlando del ruolo dei sindacati nel referendum dal palco, seduto accanto a Luigi Angeletti, Ichino ha rilevato come ''sia pericoloso soprattutto per un sindacato dire di votare no. Non sta in piedi - ha aggiunto - dire che c' e' un diritto dove si e' in 16 e non c' e' dove si e' in 15''. ''Sinceramente non considero il referendum una iattura - ha proseguito -, anche se crea problemi alle forze politiche e sindacali. E' un imbarazzo che serve per attivarsi su un tema, quella di una maggiore giustizia distributiva dei diritti, che va riformato. La disparita' di trattamento va eliminata perche' viene avvertita da tutti come ingiusta. Davvero il si' al referendum non lo demonizzerei anche se non e' la soluzione migliore. Pero' - ha specificato - almeno poi le forze politiche sarebbero costrette a trovare dei meccanismi di bilanciamento'' Ichino ha poi sottolineato come i 3,5 milioni di dipendenti delle piccole imprese rappresentano ''quel polmone di flessibilita' che permette agli altri di mantenere le rigidita' dei propri diritti, e non e' molto giusto, anche perche' non c' e' scambio tra le due parti. Dinanzi alla Grecia siamo gli ultimi in Europa per la comunicazione tra lavoro precario e lavoro stabile. Insomma - ha concluso il suo applaudito intervento - il precariato e' sempre sulle spalle degli stessi che rischiano di rimanere tali a vita, non e' giusto e si pone un problema di equita' che va risolto. Basta con questa forma di apartheid''.(ANSA).

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No comment sulla Uil, per non perdere pezzi si rimangia tutte le promesse fatte. Il Governo l'ha fregata, un governo falso e inaffidabile.