Amici, data la particolare rilevanza del tema mi permetto di postare anche qui l'articolo di Giovanni sartori sul "Corriere" sul tema della sovrappopolazione (anzi si tratta di un estratto dal suo ultimo libro), sollecitando, visto che non vengono nelle rassegne stampa, gli interventi di tutti. Mi limito per ora a consigliare a chi non l'avesse letto "Il complotto demografico" di Riccardo Cascioli (Piemme 1996), non ché i numerosi libretti del Centro Culturale San Giorgio sulle strategie denataliste e antiumane delle lobbies paramassoniche (sul tema c'è molto di buono anche nelle pubblicazioni "lepantiane").


Esce oggi da Rizzol i il volume La Terra scoppia. Sovrappopolazione e sviluppo di Giovanni Sartori e Gianni Mazzoleni (pp. 235, 16). Pubblichiamo la prefazione di Sartori.
La Terra è malata? Sì, ma non è grave. Siamo in troppi? Per carità, c’è posto per tutti. Manca l’acqua? Sì, ma provvederemo. E la fame? La fame c’è, ma è solo perché il cibo è mal distribuito. L’inquinamento atmosferico? Non esageriamo, l’aria sporca è solo aria sporca e ci abitueremo. E il clima? Del clima non sappiamo nemmeno se stia davvero cambiando. Insomma, niente paura. E così si scrive e si continua a scrivere che «l’apocalisse ecologica è stata l’ultima delle grandi narrazioni del nostro Novecento...», che «oggi il catastrofismo è in declino...», che «gli ambientalisti appaiono logorati...», che «il concetto di "sostenibilità" appare superato». Queste sciocchezze spiegano questo libro. Ci sentiamo in dovere di contrastarle una a una.
In verità il 2002 è andato maluccio per i lietopensanti che ci raccontano, come alla sprovveduta Madame la Marquise , che tutto va bene. Perché quest’anno la gente ha cominciato a capire che il clima è davvero in disordine e che l’inquinamento atmosferico nelle nostre città è una cosa seria.
La cattiva notizia in più è che esiste una enorme nube tossica asiatica a base di particelle di carbone, di cenere, aerosol e altri acidi - e quindi sui generis - e che questa nuvola marrone sta arrivando anche da noi. A quanto pare è il Mediterraneo, con le sue frequenti condizioni anticicloniche, che la sta risucchiando dall’India e dintorni. Pertanto per respirare aria pulita non basterà più andare al mare. Anzi, l’aria di mare sarà peggiore di quella di città. E il punto è che la nube asiatica distrugge la dottrina che il sottosviluppo deve essere curato dallo sviluppo. Per funzionare questa formula richiede uno sviluppo «pulito» (costoso) mentre nei Paesi poveri lo sviluppo può soltanto essere a basso costo energetico, e quindi «sporco». Sino a poco tempo fa risultava che i grandi inquinatori del mondo erano i Paesi tecnologicamente avanzati, Stati Uniti in testa. Ma ora risulta che per svilupparsi (poco) i Paesi del Terzo mondo stanno inquinando troppo, visto che la nube asiatica è già più estesa e anche più micidiale dello smog occidentale. Dunque constatare che l’ambiente, l ’ habitat nel quale l’uomo abita, è sempre più malandato e «male andante», non è indebito allarmismo. A detta di Donald Kennedy, direttore dell’autorevole rivista Science , «il novanta per cento della comunità scientifica è convinta della gravità della situazione ambientale». E il Premio Nobel Carlo Rubbia dichiara, dopo aver letto il rapporto dell’Ipcc (un gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici) che «c’è il novantanove per cento di probabilità che quanto previsto da quel rapporto si possa avverare».
Ma perché il nostro habitat diventa sempre più inabitabile? La natura si autoripara e l’ambiente non si sciupa da solo. Chi o che cosa lo sciupano al di là del riparabile? Le risposte sono tante, e per il fatto di essere tante si annebbiano e sfilacciano l’una con l’altra.
Un imputato «eccellente» è la tecnologia. Ma se è vero che lo sviluppo tecnologico crea problemi, è anche vero, al contrario, che li risolve, o che può risolverli. L’altro imputato «eccellente» è la sovrappopolazione. E qui l’argomento fila liscio, senza contraddizioni: l’ habitat è danneggiato da troppi abitanti. Punto e basta. Si può discutere su quanti troppi diventino troppi. Si può anche notare che il problema non è quanti siano, ma quanto consumino. Sì; ma a un certo punto resta fermo che i troppi sono troppi. Ai livelli di consumo esistenti, sei miliardi di viventi sono già eccessivi per il nostro ecosistema, visto che non ne consentono più la rigenerazione. E nove miliardi sarebbero troppissimi anche se - in improbabilissima ipotesi - gli iperconsumatori dei Paesi ricchi venissero persuasi a dimezzare i loro consumi. Come dicevo, esiste un punto di non-ritorno ambientale oltre il quale l’eccesso di popolazione distrugge le proprie condizioni di vita. Eppure l’argomento che la causa primaria del collasso della Terra è la sovrappopolazione è un argomento vietato, un argomento tabù. Una ragione in più per metterlo - come noi lo mettiamo - in massima evidenza.
Una seconda caratteristica del libro è di presentare una visione di insieme, una visione integrata, di una problematica spezzettata tra troppi diversi specialisti ognuno dei quali resta chiuso nella propria nicchia. In termini di dati, in termini di informazione, va da sé che il libro non scopre nulla. In questo contesto il problema è di saper selezionare i dati. Se il libro scopre qualcosa (speriamo di sì) è in termini di interpretazione e di connessione tra i dati. Data una molteplicità di cause, di fattori casuali, come li vogliamo ordinare? Che cosa interagisce con che cosa, e in che modo? E visto che il libro mette assieme gli apporti di una decina di diverse discipline, in questo contesto c’è sicuramente spazio di scoperta, di capire cose non capite. O, viceversa, di critica di cose mal capite .