Caro presidente Berlusconi, si tenga (e ci tenga) lontano dalla guerra. la crisi con Saddam è esplosa da mesi oramai, e si sarà reso conto che in tutto questo tempo l'idea di una punizione militare del dittatore iracheno non ha certo guadagnato consensi tra gli italiani. non fatevi rinchiudere, lei e la sua maggioranza, nella gabbia dei falchi. La pace non è mai di destra o di sinistra, e neppure la guerra: lo insegna la storia, e lo confermano i fatti di questi giorni. I capifila del fronte che ritiene la guerra inevitabile e che si appresta a muoverla sono il capo della destra americana e quello della sinistra inglese, Bush e Blair. Mentre i leader del fronte anti-guerra sono il presidente di destra della Francia e il cancelliere di sinistra tedesco. Non è una questione politica, di schieramento, anche se i suoi oppositori stanno organizzando grandi marce pacifiste: lei sa che se l'Onu varasse una nuova risoluzione il centro-sinistra si spaccherebbe di netto. Ma sa anche che l'opposizione all'intervento è forte anche tra le file dei suoi elettori. Il fatto è che nessuno è riuscito ancora a dimostrare che la guerra non ha alternative, e che Saddam costituisce una minaccia per noi, o per qualche nostro alleato, o per i suoi vicini (che infatti non chiedono aiuto). Non è vero che l'ostilità così massiccia alla guerra sia dovuta solo a miopia imbelle e pilatesca, o a un pacifismo utopista e fuori dalla realtà. La nostra opinione pubblica non è pacifista a prescindere, sempre e comunque. Un anno fa apparve giusto e doveroso alla maggioranza degli italiani che il nostro paese manifestasse una concreta solidarietà all'America colpita dall'attacco alle Torri Gemelle, partecipando alla coalizione internazionale contro il terrorismo. Voleva dire appoggiare un'altra guerra, quella in Afghanistan, contro Bin Laden e i Talebani che lo proteggevano; e vuol dire oggi inviare i nostri alpini a preservare la pace in quella terra ancora pericolosa. E l'Italia, non solo il suo parlamento, appoggiò dodici anni fa anche l'attacco armato proprio contro Saddam, costringendolo a ritirare le truppe dal Kuwait che aveva invaso. Certo, il nostro apporto non fu essenziale, ma la causa era giusta, e il rais di Bagdad si era fatto beffe dell'ultimatum dell'Onu, rendendo inevitabile quella guerra. Non ci porti in guerra solo per essere leale, o per accreditarsi, con il presidente degli Stati Uniti: è il peccato mortale che fece quattro anni fa il suo principale avversario D'Alema, aderendo alla guerra contro la Jugoslavia. Anche allora la maggioranza degli italiani era contraria all'uso delle armi. Ci venne spiegato che l'intervento era necessario, perchè la popolazione del Kossovo era perseguitata, e che sarebbe stata una guerra etica, addirittura umanitaria. Balle: era una guerra preventiva, esattamente come sarebbe quella che si vorrebbe fare ora. E certo Milosevic non era peggio di Saddam, nè i curdi e gli sciiti d'Iraq sono meno perseguitati di quanto fossero quattro anni fa gli albanesi del Kossovo. L'ex presidente Scalfaro dice oggi che la costituzione ripudia la guerra: era vero anche quattro anni fa, eppure tacque. Gli aerei che bombardavano la Serbia partivano dalle nostre basi. Fu inventata la missione Arcobaleno (una fregatura), per creare un flusso emotivo diffuso verso un popolo perseguitato, e offuscare l'orrore di una guerra squilibrata nel rapporto delle forze in campo. Ben pochi tra i suoi contestatori di oggi furono pacifisti nel 1999. Ma non è un buon motivo per fare quello stesso errore capitale. Se lo faccia dire da chi era contrario a quella guerra: le armi sono l'ultima risorsa, quando la politica e la diplomazia hanno fallito, e l'opinione pubblica percepisce che non c'è più altra strada, e che vale la pena rischiare il bene della pace per un interesse superiore di libertà e di sicurezza. Oggi semplicemente le cose non stanno così. Secondo me.
Enrico Mentana (capo del telegiornale di partito TG 5)




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