Sergio Cofferati si sta imponendo come il degno erede dei vari leader del centro sinistra che si sono susseguiti in questi ultimi dieci anni dimostrandosi una persona vuota, demagoga, menzognera. L’ex segretario della Cgil, infatti, ha ormai rotto gli indugi e dopo pochi mesi ha lasciato il suo bell’ufficio in Pirelli (creatogli appositamente per non fargli fare nulla) per dare il proprio “contributo” per il bene del paese. Immaginiamo il grande sacrificio che ha dovuto compiere essendo stato costretto a sconfessare i suoi propositi di tornare in “fabbrica” e non darsi alla politica. Quasi a voler giustificare che l’utilizzo personalistico fatto del sindacato negli ultimi mesi di mandato non fosse indirizzato ad accrescere la sua immagine di uomo pubblico.
Il Cofferati politico mostra, però, già tutto il suo immenso vuoto e la capacità di sconfessare proprie “epiche” lotte. E’ successo per l’articolo 18, quando ha palesato il suo imbarazzo nel dover commentare l’accoglimento del referendum presentato da rifondazione comunista sull’estensione della tutela dei lavoratori consistente nel reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa anche per i dipendenti delle aziende con meno di 15 dipendenti. Pochi mesi fa per Cofferati c’era un Governo che osava avanzare una proposta volta a modificare quella forma di tutela e lo accusava di compiere un vero e proprio massacro sociale; oggi invita le forze politiche a compiere una riforma del mercato del lavoro con una legge che possa scongiurare quel referendum. Di cosa abbia paura è ben facilmente individuabile.
Ma la pochezza del Cofferati “politico” è ben più esaltata dalle sue giravolte nel commentare la Carta dei diritti dei lavoratori dell’Ulivo. In un’intervista a Reset ha giudicato positivamente il documento di Giuliano Amato e Tiziano Treu; peccato che qualche mese prima, quando era ancora numero uno del sindacato, in un’analisi scritta dall’ufficio giuridico della Cgil, si parla di una proposta insufficiente con un’impostazione arretrata, per alcuni aspetti «inaccettabile».
Non contento della sua più assoluta incoerenza Cofferati si è superato negli ultimi giorni tirando fuori dal cilindro una proposta “geniale” per studiare un programma comune per l’Ulivo. Come fare? Con un comitato interpartitico al quale non potrebbero partecipare i segretari di partito (forse ritenuti non all’altezza?), con il compito di definire un programma elettorale capace di rafforzare la coesione interna dell’Ulivo coinvolgendo anche Rifondazione comunista. Insomma un vero capolavoro, ancor più clamoroso se si pensa che il prodotto della genialità del Cofferati non è null’altro che la scopiazzatura di una proposta di qualche mese fa di Arturo Parisi della Margherita che invitò lo stesso Cofferati ad entrare nel comitato interpartitico, ricevendone il fermo rifiuto. Ma erano altri tempi, quelli del Cofferati non politico.
Paolo Carotenuto – www.legnostorto.com




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