Telecom Italia un tempo era degli italiani. La gente si lamentava di
pagare troppo, pero' gli utili andavano al Tesoro ed erano reinvestiti
in pensioni, sanita', eccetera. In soli due anni il supermegamanager
Colaninno, con la benedizione di D'Alema, conquista il comando
attraverso le scatole cinesi Hopa-Bell-Olivetti-Tecnost, indebita
Olivetti, stravolge Telecom, ristruttura, viene coinvolto nell'affare
Telekom Serbia, indagato per i bilanci Telecom, e se ne va vendendo a
Pirelli/Benetton e portando a casa 14,000 miliardi. Ora vuole "salvare"
la Fiat, utilizzando i soldi acchiappati a Telecom/Olivetti. La nuova
scorreria finanziaria - se gliela lasceranno fare - procedera'
pressapoco cosi':
1) conquista del controllo, meglio se ad un tozzo di pane tramite
ristorni, senno' indebitando qualcun altro - banche con manager
compiacenti e "parco buoi" borsistico;
2) ristrutturazione (licenziamenti selvaggi) e spezzatino per rendere
"appetibile" FIAT sul mercato;
3) svendita al migliore offerente.
Cio' che si vende in questi casi sono il marchio e il portafoglio
clienti. Le risorse migliori passano al compratore, il resto viene
rottamato. Il compratore gestisce il nuovo parco clienti con le sue
risorse, cioe' le sue fabbriche ed il suo personale, meglio se situati
nel terzo mondo, ove sindacati, tasse, e tutela ambientale non sono un
problema.




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