E sull’estensione dell’articolo 18 si forma una maggioranza trasversale
di RENATO MANNHEIMER
La legge delega sul mercato del lavoro, ispirata al libro bianco di Marco Biagi, ha riportato di attualità il referendum sull’estensione alle aziende con meno di 15 dipendenti dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Nessuno può prevedere l’esito della consultazione, sia perché tanti non ci hanno ancora pensato, sia, specialmente, perché la campagna elettorale può spostare diversi orientamenti.
Ma è significativo che oggi la maggioranza relativa preannunci un voto a favore dell’estensione. Anche se la differenza tra favorevoli e contrari non è molto ampia e quasi metà dichiara di essere ancora indecisa. Ma se, come spesso è accaduto, le scelte degli indecisi finiscono con l’essere analoghe a quelle di chi oggi si pronuncia, l’esito finale sarebbe a favore dell’estensione. Sono in misura maggiore (45%) per il «sì» i lavoratori dipendenti, senza troppe differenziazioni tra gli iscritti ai diversi sindacati e dunque contro le posizioni di alcuni di questi. E una difformità ancora più accentuata dalle indicazioni si riscontra in relazione all’orientamento politico. Nel centrosinistra è la maggioranza assoluta (57%) a dichiararsi a favore. Nel centrodestra c’è una maggiore indecisione e una percentuale minore - ma consistente - di favorevoli: quasi il 30%.
Ancora una volta, l’art. 18 porta a manifestare orientamenti diversi (e talvolta contrastanti) dalla propria appartenenza politica. Il motivo è che esso evoca, a torto o a ragione, valori simbolici particolarmente significativi per gli elettori, quali il diritto al lavoro, ecc... Per questo, la proposta di limitazioni all’art. 18, avanzata dal governo, trovò una forte opposizione nel Paese - anche in un’ampia parte dell’elettorato della CdL - tanto che dovette essere ritirata e non ripresentata nella nuova normativa.
Anche oggi, si assiste a una «scelta difforme» di una quota consistente dell’elettorato del centrodestra, specie tra i lavoratori dipendenti. Ma lo stesso fenomeno tocca anche larga parte del centrosinistra, sia nella sua componente sindacale che in quella di alcune forze politiche. Una «ribellione» di questa misura rispetto alle indicazioni dei partiti ricorda quanto accadde nel ’74 col referendum sul divorzio, che costituì il momento di inizio del «terremoto» del sistema politico di allora.
Data la grande quantità di indecisi, questi dati - è utile ribadirlo - non possono in nessun caso essere interpretati come una previsione dell’esito del futuro referendum. Ma essi suggeriscono che, a causa del suo significato simbolico, il voto sull’art. 18 può potenzialmente portare a lacerazioni molto intense in entrambi i poli. Con conseguenze anche drammatiche sull’intero assetto politico del Paese.




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4 ART.18: BERTINOTTI, I SI' POSSONO VINCERE = CONTINUA L'ONDA LUNGA DELLE LOTTE DI UN ANNO FA Roma, 10 feb. (Adnkronos) - ''Il sondaggio apparso sul 'Corriere della sera' ' e' charo: i si' possono vincere, il no puo' essere battuto e puo' essere battuta l'astensione''. Lo afferma il segretario di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti a proposito del referendum per l'estensione dell'articolo 18. ''E' evidente -aggiunge- che continua l'onda lunga della lotta per la difesa dell'articolo 18 che la scorsa primavera ha impegnato la Cgil e parte della sinistra. E' evidente che il disagio per la flessibilita' selvaggia, per la precarieta' e l'insicurezza del lavoro hanno scavato in profondita' e oggi portano i lavoratori e i cittadini a porre un argine al dominio incontrastato delle aziende e del mercato''.
