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    Predefinito Li Gotti (Avvocato della Famiglia Calabresi)"Dopo 35 anni dico addio a questa destra

    - AVV. LI GOTTI DA AN A ITALIA DEI VALORI
    "La Gazzetta del Sud"
    Intervista Per 35 anni prima al Msi e poi ad An, il noto avvocato dei pentiti entra nell'"Italia dei Valori"
    Li Gotti: "Perché dico addio a questa destra"
    Virgilio Squillace
    CROTONE - Forse un po' scontata, la battutaccia è inevitabile. Si è pentito l'avvocato dei pentiti. Dopo una militanza a destra più che trentennale, passa sull'altro fronte e aderisce a "L'Italia dei Valori". Fuor di metafora: è cambiato Luigi Li Gotti, o è cambiata la destra? "La destra, la destra... ", risponde più che convinto il penalista, conosciuto per essere stato difensore di pentiti deflagranti quali Buscetta, Contorno, Brusca. Luigi Li Gotti, 55 anni, è stato avvocato di parte civile nel processo per la strage di Piazza Fontana, ha rappresentato i familiari del maresciallo Leonardi nel processo Moro, ha tutelato la famiglia del commissario Calabresi in un lungo iter processuale. Ha visto da vicino l'Italia più oscura, insomma, dove la politica incrocia il crimine e diventa perciò essa stessa un'altra cosa. Crotonese, Luigi Li Gotti vive e lavora a Roma, con la sua famiglia. A Crotone ha cominciato a fare politica alla fine degli anni sessanta nelle organizzazioni giovanili del Msi, partito del quale è diventato successivamente segretario di federazione e che ha rappresentato in Consiglio comunale dal 1972 al 1977. In un cassetto, l'avvocato Li Gotti custodisce le sue 35 tessere d'iscrizione annuale al Msi e poi ad An.
    Non è stato Li Gotti, dunque, a cambiare? "No. Avevamo principi, valori. Certo, c'era anche della zavorra. Ma alcune cose erano molto ferme: i temi della giustizia, la solidarietà. Ha contato molto per me l'essere cresciuto a Crotone. Noi eravamo ispirati da Filosa, un cosentino, un personaggio particolare. Faceva parte della corrente vicina a Stanis Ruinas, che aveva creato con la rivista "Pensiero nazionale" un'area considerata la sinistra del Msi. C'è un bel libro pubblicato da Mondadori una quindicina di anni fa: si chiama "I fascisti rossi" e parla degli eventi successivi alla caduta della Repubblica Sociale Italiana, del dialogo segreto, sotterraneo, fra la destra e la sinistra. Filosa, che fu anche deputato, significava per noi far parte di questa sinistra all'interno del Msi. Almirante ci era più vicino di Michelini, uomo della grande destra che dialogava con i liberali. Invece per noi vivere a Crotone, città operaia, significava avere accanto anche dei sindacati, volere o volare dovevi parlare di questo. I nostri iscritti erano operai. E noi sentivamo questa parte della nostra storia. Eravamo orgogliosi del fatto che uno dei caduti dell'eccidio di Melissa, Nigro, era il segretario di sezione Msi di Melissa. Quella di Melissa era una sezione che aveva una grande importanza, per noi era un punto di riferimento".
    Quando è avvenuta la rottura? "Sentimentalmente non c'è stata una rottura. La rottura politica con i vertici di An è venuta con l'esperienza di questo governo, in questo ultimo anno e mezzo. I punti sono due: i problemi della giustizia e la questione morale. Nella destra ci sono uomini che non puoi spendere, se sei un partito che alla questione morale ci tiene sul serio. Questo mi ha fatto capire che nella destra la questione morale ha fatto passi indietro. In altri tempi non sarebbe stato possibile. E poi, il tema della giustizia. C'è un appiattimento totale sulle scelte di Berlusconi".
    Perchè ritiene così decisiva la questione della giustizia? "È una anomalia italiana. Il tema della giustizia qui è centrale. In altri paesi è come altre cose, un problema fra i tanti, che deve camminare per la sua strada. Non è come da noi: occasione di contrasto, di conflitto. Questo accade perchè abbiamo un presidente del Consiglio che sostiene d'essere perseguitato dalla magistratura. Può un presidente del Consiglio andare in televisione per un'ora e sostenere: sono un perseguitato? Dà un segnale estremamente negativo. Un ministro di questo governo ha dichiarato che la sentenza Andreotti è una sentenza contro il popolo italiano. Ha diritto di dire questo, ma non di fare nello stesso tempo il ministro. Su questi temi An non è riuscita ad arginare. Poteva averne la forza. Invece si è appiattita. Queste cose, ed altre ancora, hanno rappresentato per me un momento di distacco".
    E nell'Italia dei Valori, in Di Pietro? "Ho cominciato a parlare con quelli che parlano il mio stesso linguaggio. Sento parlare una lingua che mi è familiare. Ho fatto delle riunioni con loro. Vedo la stessa carica, la stessa ansia. A un collega romano iscritto ai Ds, che vive nel quartiere dove vivo anch'io, avevo chiesto di invitarmi nella sua sezione quando si discutevano certi problemi, che più mi stanno a cuore. Ma non mi hanno invitato. Invece un giornalista mi ha chiesto giorni fa chi avessi alle spalle, in questa mia scelta per l'Italia dei Valori. Non ho nessuno dietro alle spalle. Anzi, ho alle spalle mia figlia, che molto prima di me, portandosi dietro la famiglia, ha fatto la scelta per Di Pietro con grande anticipo su di me".
    Si è dispiaciuto qualcuno? Ha avuto segnali dalla sua parte politica d'un tempo? "No. E da parte di chi, poi? Guardi che anche prima non avevo avuto nessun contatto con i gruppi dirigenti in carica".
    Diciamola tutta. Ormai appiattita, a suo avviso la destra non c'è più? "Il maggioritario ha portato questo. Non c'è più spazio per una differenziazione. È difficile che ci sia il laboratorio politico, con il maggioritario. Se cominci a discutere sulle cose che dividono, l coalizione non regge più. Il maggioritario ha cambiato la politica. Certo, aiuta la governabilità, ma distrugge la fantasia".
    Ma la forza viene pur sempre all'esecutivo da una democratica consultazione... "Attraverso i numeri questo governo cambia le regole. Invece le regole si rispettano. La "Cirami" è uno schiaffo al Parlamento, attraverso i numeri".
    Tuttavia sull'indulto la destra è spaccata, discute. "I piccoli reati, una volta, venivano affrontati e risolti dall'amnistia. L'indulto estingue una parte della pena. Oggi si parla di questo indultino, che è uno sconto per chi ha già scontato un certo numero di anni. In Inghilterra c'è la parole , una norma che dall'inizio dice: questa è la tua pena, ma se ti comporti bene esci prima. Un tipo di riforma in questa direzione si può fare. L'indultino non entra nel sistema, mentre c'è spazio per lavorare in campo strutturale. In realtà qui la questione è soprattutto elettorale. Del resto, c'è una proposta d'un deputato di An che abbatte il tetto della pena per la bancarotta fraudolenta. Questo, mentre il ministro Castelli ha bloccato i concorsi in magistratura. Nel momento in cui la gente chiede giustizia, arriva questo provvedimento. Ecco quale sensibilità c'è da parte del governo".
    Cosa pensa della protesta annunciata dai magistrati che all'apertura dell'anno giudiziario si presenteranno con una copia della Costituzione? "Dico solo che ci sarà un motivo, se 8.000 magistrati ricorrono a questo gesto clamoroso. Il fatto stesso che i magistrati abbiano deciso di manifestare richiamando i principi della costituzione, vuol dire che c'è un problema serio, e che lo vogliono porre all'attenzione

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  2. #2
    Resistente
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    LA RELIGIONE E' CONSIDERATA VERA DALLA GENTE COMUNE, FALSA DAI SAGGI E UTILE DAI GOVERNANTI.
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    Uno che al di la' delle considerazioni ideologiche si rifiuta ,non come il camerata Fini, di fare da zerbino al presidente del conSilvio.

  3. #3
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    Predefinito

    che voglia anche lui solo una poltroncina???
    Sembra in gamba però!!! ... mah!!!
    Staremo a vedere
    se l'europa non cambia sistema conviene andarsene...altrimenti ci ridurrà come e peggio della grecia.

 

 

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