C'è dunque un testo approvato dai Quindici leader dell'Unione europea sulla crisi irachena che Prodi ha firmato, che Berlusconi ha firmato, che Schroeder e Chirac hanno firmato, che Ciampi firmerebbe subito, e che l'Ulivo italiano non può firmare? La frase chiave dice: «La guerra non è inevitabile. La forza dovrebbe essere usata solo come ultima risorsa. Spetta al regime iracheno mettere fine a questa crisi ottemperando alle richieste del Consiglio di Sicurezza. Agli ispettori dell'Onu vanno dati il tempo e le risorse necessarie. Tuttavia, le ispezioni non possono continuare all'infinito in assenza di una piena cooperazione dell'Iraq».
Se trasportata lettera per lettera in una mozione parlamentare nel dibattito di domani alla Camera e al Senato, questa frase dovrebbe essere votata per acclamazione dalla maggioranza e dall'opposizione. E' evidentemente frutto di un compromesso, e lascia aperte numerose e diverse soluzioni della crisi. Ma se Schroeder, che pure aveva escluso ogni partecipazione a un'eventuale guerra, ha accettato che per la prima volta in un testo dell'Unione non si escluda l'uso della forza; se Blair, che invece sarebbe pronto già oggi alla guerra, ha accettato che si dia agli ispettori tutto il tempo necessario; è mai possibile che Polo e UIlivo non possano invece votare insieme su una posizione certo interlocutoria - come interlocutoria è la situazione - ma di assoluto buon senso?
Il nostro sospetto è che Fassino e Rutelli firmerebbero quel testo senza battere ciglio. Che perfino D'Alema lo firmerebbe (almeno a leggere l'articolo che ha pubblicato ieri sul Messaggero). Ma che non lo faranno per paura del partito di Cofferati. Il quale ha impiccato l'opposizione a un cappio logico senza se e senza ma, che di per sè le inibisce ogni possibile gestione politica della crisi. E questo è solo l'inizio. Dopo tutto quel che ha detto, Cofferati infatti non può più accettare niente. Immaginiamocelo per un momento alla guida del paese: avrebbe dovuto porre il veto italiano al testo caldeggiato da Prodi, perché non escludeva l'uso della forza. L'abbiamo ascoltato l'altra sera in tv da Ferrara, dove lui l'ha escluso anche nel caso estremo che gli ispettori trovassero davvero terribili armi di distruzione di massa.Tanto più andrebbe escluso, ha detto, perché in quel caso la guerra sarebbe anche più pericolosa. Più temibile è il nemico, dunque, più ci si deve inchinare al suo ricatto. E' ciò che nemmeno Chirac e Schroeder possono accettare, ed è la ragione per cui hanno invece firmato il compromesso di Bruxelles. Un seguace di Cofferati, Pietro Folena, scrisse qualche tempo fa un articolo sull'Unità in cui si indignava per l'uso dell'espressione «forza come ultima risorsa». Gli sembrava che equiparasse la guerra all'acqua e all'aria. Ieri lo stesso giornale che pubblicò quell'articolo esaltava l'intesa di Bruxelles come l'effetto salutare del movimento pacifista; e in quell'intesa c'è scritto che l'uso della forza è l'ultima risorsa.
Stesse a noi decidere, non avremmo dubbi su dove collocare il centrosinistra italiano: con la maggioranza, in un voto bipartisan sul testo approvato dai Quindici a Bruxelles. Se poi qualcuno si vuol mettere a sinistra di Schroeder e alla destra di Tarek Aziz, faccia pure, e spieghi agli italiani come si fa a guidare un paese occidentale ed europeo infischiandosene non solo dell'Onu ma pure della tanto invocata Europa.
Tratto dal riformista di oggi
Cordiali Saluti




Rispondi Citando
