Sesso = aerobica
Quando l'amplesso diventa uno sport.
Pigroni di tutto il mondo tremate: il sesso del 2003 non è più un piacere ma un'attività agonistica. Beh, agonistica per i più fortunati, una partita di calcetto tra amici una volta ogni tanto per tutti gli altri. Eh, sì, per provare e far provare piacere non basta più uno zabaione e tanta buona volontà (e magari un'erezione, che non guasta mai), bisogna temprarsi, preparare il fisico, allenare i muscoli che si adoperano di più durante l'atto sessuale. Addominali, muscoli delle braccia e delle gambe, a seconda della posizione. In fondo ci si muove, si suda, si fa anche un po' fatica, il respiro si fa affannoso, qualcuno ci aggiunge un sottofondo musicale: che c'è poi di così diverso dall'aerobica? Il risultato finale naturalmente, il piacere, l'orgasmo. Ne parliamo con il dottor Bruno Fabbri, direttore del Centro di medicina per lo sport di Padova e autore del libro "Il sesso come sport. Guida pratica all'allenamento per i match più importanti della nostra vita".
Professore, ci illustra l'idea che sta alla base del suo libro?
Si parte dall'ipotesi di poter applicare i criteri di medicina dello sport all'attività sessuale, occupandosi solo dell'aspetto somatico. Prendiamo la posizione del missionario: abbiamo preso in esame quello che succede durante un atto sessuale, a livello muscolare e cardiorespiratorio. In base a queste analisi è stato possibile mettere a punto un programma di allenamento specifico. D'altra parte ci si allena per ogni disciplina, perché non allenarsi per il sesso?
Lei definisce l'incontro sessuale un match. Perché?
Per inserire un po' di ironia nel testo. Mi piaceva l'idea del match perché l'atto sessuale ricorda un po' la lotta, non una lotta per la vita ma...
Nella prefazione l'amplesso viene anche definito "picci-pocci"...
Anche questa è una nota ironica.
Le statistiche che cita nel testo parlano di calo del desiderio. Ma la passione scema solo con i coniugi, così sembra. Perché secondo lei?
È molto più diffusa di quel che si pensa la tendenza a sopravvalutarsi degli uomini italiani, e di questo bisogna tenere conto. Le faccio un esempio. Siamo tra amici e io butto lì una provocazione: "Organizziamo un Viagra party?" può star certa che tutti risponderanno, con mal celato orgoglio, che loro no, non ne hanno bisogno.
Le faccio un altro esempio: la lunghezza media del pene è di 13/17 centimetri. Quello che è interessante è che, secondo una recente ricerca, gli uomini tendono a sopravvalutare le loro dimensioni, mentre le loro partner tendono a sottovalutarle. Ora, il fatto che si tradisca significa solo che la coppia è in crisi e il sesso è la punta dell'iceberg. Spesso il solo timore di fallire nel rapporto è fonte di stress. Con la dovuta preparazione atletica ci si guadagna in sicurezza, e questo aiuta indubbiamente la coppia.
Secondo i suoi studi, con la dovuta preparazione, quante volte la settimana è giusto farlo?
Se parliamo di un soggetto tra i 20 e i 45, sano, con nessuna patologia particolare anche quotidianamente, ma dipende dal ritmo della vita e dalla prestanza fisica. Tuttavia i ritmi moderni non lo consentono. La media italiana è di due volte la settimana, anche se a me sembra un po' poco. Bisogna comunque tener conto dell'usura, il corpo umano è come un motore, comunque noi, con la nostra bisettimanale, ci sottoutilizziamo. Andando avanti con l'età, è naturale, dobbiamo considerare fattori quali le patologie croniche che limitano la performance.
Come mai ha deciso di creare un sito sull'argomento?
Perché oggi non si può prescindere da internet se si vuole comunicare. Poi era interessante avere riscontro, stimoli, dibattito con gente comune, praticanti e allenatori.
Per concludere?
Più vita nel sesso, più sesso nella vita.
![]()




Rispondi Citando
