No di Baghdad ai caschi blu
- Un 'no' tardivo dell'Iraq all'ipotesi
di dispiegamento di Caschi blu sul proprio territorio sembra
aver messo oggi la parola fine al controverso progetto
franco-tedesco che già Parigi, nel giro di 24 ore, aveva
derubricato a semplice "riflessione".
Il presunto piano che aveva suscitato le ire degli Stati uniti alimentandone la già forte avversione alle posizioni non interventiste di Parigi e Berlino, è stato preso di mira anche dal ministro degli esteri iracheno Naji Sabri che, in un'intervista al quotidiano arabo Al Hayat, ha testualmente dichiarato oggi che "nessun iracheno accetta il dispiegamento di tali forze internazionali". "Non abbiamo nessun dubbio - ha concesso il ministro - sul desiderio espresso da alcuni paesi di contrastare la logica della guerra d'aggressione, ma pensiamo anche che la presentazione di tali proposte serva, in effetti, a favorire la causa della guerra americana".
Ma il cosiddetto piano franco-tedesco, morto il giorno dopo aver visto la luce e definito "confuso" anche da paesi vicini a Parigi come la Norvegia, si è dimostrato fin dall'inizio un miraggio, un Progetto Mirage, di nome e di fatto. Già l'otto sera, giorno in cui un'anticipazione di Der Spiegel aveva dato notizia del piano, il capo della diplomazia francese aveva parlato di "proposte e non di un piano". Parigi e Berlino, aveva specificato Dominique de Villepin, stanno riflettendo ad "alternative pacifiche concrete".
Se il piccolo Belgio si affrettava a sostenere il fantomatico piano, gli Usa non nascondevano il loro furore per l'ennesimo asserito affronto franco-tedesco. "E' veramente straordinario che il segretario alla difesa Usa...abbia saputo di questa importante iniziativa diplomatica dall'agenzia Reuters", sbottava Donald Rumsfeld a Monaco di Baviera dove si trovava per una conferenza sulla sicurezza assieme ad altri colleghi tra i quali quello francese e quello tedesco.
"A ogni francese e a ogni tedesco che incontreremo faremo sapere che non è questo il modo per ingraziarsi gli Stati uniti", concludeva Rumsfeld, sempre più irritato. Meno di 24 ore dopo, nella tarda mattinata del nove, la Francia smentiva categoricamente l'esistenza stessa del piano per un disarmo pacifico dell'Iraq che avrebbe dovuto presentare, secondo fonti tedesche, entro pochi giorni all'Onu.
"Non c'é un piano segreto franco-tedesco sul disarmo dell'Iraq", comunicava laconicamente il Quai d'Orsay. Ma poche ore dopo, Mosca soffiava nuovamente sul fuoco facendo sapere che "la Russia poteva aderire al piano di pace franco-tedesco se il Consiglio di sicurezza l'avesse approvato".
E lo stesso ministro della difesa tedesco Peter Struck sembrava contraddire Parigi affermando che l'iniziativa franco-tedesca costituiva "una grande chance per impedire la guerra". Oggi, infine, l'Iraq stesso ha chiuso l'imbrogliata vicenda con un 'no, grazie'


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