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    Predefinito eccp cpsa non ci hanno detto i politici italiani che hanno ratificato il Trattato di

    (dal sito di l'Occidentale di Oggi)
    Settembre 2009 .
    Declan Ganley
    Fra tre settimane, l’Irlanda terrà il destino dell’Europa nelle proprie mani, almeno per un momento. Grazie ad un cavillo della procedura costituzionale irlandese, il prossimo 2 ottobre la Repubblica di Irlanda sarà l’unica nazione dell’Unione Europea a tenere un referendum sul trattato per rinnovare il funzionamento dell’UE, che oggi riunisce mezzo miliardo di persone. Il Trattato di Lisbona, dunque, resisterà o cadrà in base ai voti di circa un milione e mezzo di uomini e donne irlandesi.

    Dal punto di vista di Bruxelles, tutto questo è assolutamente ingiusto – una mancanza di democrazia mascherata da democrazia. Gli irlandesi hanno già ostacolato gli inquilini dello European Quarter di Bruxelles in altre occasioni, la più recente delle quali risale al voto contro il Trattato di Lisbona dello scorso anno.

    Facendo un salto indietro a quell’occasione, l’establishment di Bruxelles ha dato la colpa di quella sconfitta soprattutto ad un uomo. Il suo nome è Declan Ganley. Si tratta di uno dei fautori della campagna del No dello scorso referendum, che è già pronto a tornare nuovamente in azione. Mi sono seduto a un tavolo con lui, per cercare di capire quali sono i motivi per cui sta lottando affinché l’Irlanda voti nuovamente No per Lisbona – e costringa così l’UE, almeno nelle sue speranze, a intraprendere un percorso differente.

    ***

    Ho fatto presente a Ganley, un irlandese di 42 anni calvo e impeccabilmente vestito, che agli occhi di Bruxelles questo referendum risulta profondamente ingiusto. Perché mai un milione e mezzo di irlandesi dovrebbe avere l’opportunità di far indietreggiare i progressi ottenuti da 500 milioni di cittadini d’Europa?

    La sua risposta è stata molto decisa: “Io la vedo in maniera molto diversa. E’ assolutamente poco democratico cercare di calpestare la democrazia… Gli irlandesi hanno avuto la possibilità di votare sul Trattato di Lisbona. E hanno votato no. E si tratta di un voto che è stato espresso da una percentuale dell’elettorato più alta di quella che ha votato per Barack Obama negli Stati Uniti d’America. Eppure nessuno sta pensando che il presidente americano dovrebbe partecipare ad una nuova elezione il prossimo mese.
    Ma – voilà! – 15 mesi dopo il primo voto, ci viene richiesto di votare nuovamente sullo stesso identico trattato”. E Ganley, a tal proposito sottolinea con enfasi, battendo il pugno sul tavolo: “Non è cambiata neanche una sola virgola in quel documento”.

    Ma l’insulto alla democrazia, nella sua ottica, è ben più grave della semplice richiesta agli irlandesi di votare due volte – era già successo lo stesso all’Irlanda con il Trattato di Nizza nel 2002. In questo caso, non vengono calpestate solamente le prerogative democratiche degli irlandesi, ma anche quelle dei francesi e dei tedeschi, tra gli altri.

    Nel 2005, sia la Francia che i Paesi Bassi hanno respinto la Costituzione dell’UE proposta nei referendum. Lisbona, secondo l’opinione di Ganley, “è lo stesso trattato”. Qual è la prova di un’affermazione del genere? “Bene, innanzitutto lo hanno sostenuto gli stessi autori della bozza della Costituzione Europea. Come, ad esempio [l’ex presidente francese Valery] Giscard d’Estaing, che l’ha definita il medesimo documento in un involucro differente. E di certo sapeva bene di cosa stesse parlando, avendo presieduto il comitato che ha progettato la Costituzione”. E c’è dell’altro. “Giscard d’Estaing ha anche dichiarato riguardo al Trattato di Lisbona che l’opinione pubblica sarebbe stata indotta, senza saperlo, ad adottare politiche che non avremmo mai avuto il coraggio di presentare direttamente. Tutte le proposte avanzate inizialmente per la nuova Costituzione si sarebbero ritrovate nel nuovo testo, il Trattato di Lisbona, ma sarebbero state nascoste o camuffate in qualche modo. Questo è quello che ha detto. Ed ha assolutamente ragione. Non c’è nessuna legge che può essere adottata sotto la Costituzione che non possa essere adottata sotto il Trattato di Lisbona. Nessuna”.

    Così nel tentativo di spingere il Trattato di Lisbona, l’Unione Europea sta anche cancellando la scelta democratica dell’elettorato francese e tedesco. “Milioni di persone in Francia, che costituiscono la maggioranza, hanno votato No a questa Costituzione Europea. Nei Paesi Bassi, altri milioni di persone hanno fatto la stessa identica cosa. Quando è stata posta la medesima domanda agli irlandesi, anche loro hanno votato No. Tutte e tre le volte in cui è stata proposta all’elettorato, la gente ha sempre espresso parere contrario”. Lungi dall’opporsi alla volontà delle centinaia di milioni di membri dell’Unione Europea, allora, dal punto di vista di Ganley l’Irlanda ha il dovere nei loro confronti di difendere i risultati di quelle prime votazioni. Approvare il trattato sarebbe un tradimento nei confronti di coloro che hanno votato in Francia e nei Pesi Bassi – per non parlare di tutti gli altri milioni di cittadini a cui non è stata offerta l’opportunità di votare sulla Costituzione o su Lisbona.

    Ganley mantiene un tono di voce basso e pacato, anche quando, come in questa occasione, scivola nell’atteggiamento retorico di chi vuol lanciare una bomba. “Perché”, si chiede, “sebbene sia francesi che tedeschi e irlandesi abbiano votato No, noi siamo ancora costretti a mandare giù la stessa formula? Non è necessario grattarsi la testa interrogandosi riguardo alla democrazia, in modo filosofico e vago, chiedendosi se ci sia qualche oscura minaccia che incombe”. E poi aggiunge, senza alzare il tono della voce, “questa è una chiara manifestazione di disprezzo della democrazia. E’ un vero atto di odio contro la democrazia… Si tratta di una presa di potere tanto ardita che è letteralmente quasi inverosimile”.

    La natura di questa presa di potere a cui Ganley si riferisce merita alcune considerazioni. Cosa c’è, esattamente, di sbagliato nel Trattato di Lisbona così com’è? “Il trattato è il prodotto di un insieme di principi e di un modo di governare l’Unione Europea che mostra chiaramente la mancanza di volontà o di propositi a favore della democrazia”, sostiene Ganley. “Potreste sentirne parlare tranquillamente a tavola, a cena in alcuni quartieri di Bruxelles o altrove, dove si afferma che stiamo entrando in un’era post-democratica, che la democrazia non è il meccanismo o lo strumento perfetto con cui affrontare le sfide della globalità, in questo quello e quell’altro ancora. Questa idea di entrare in una qualche forma di post-democrazia è molto pericolosa. E’un atto imprudente. E ingenuo”.

    Il Trattato di Lisbona, così come avrebbe fatto anche la Costituzione UE, mette in pratica questa idea di post-democrazia in diversi modi concreti. Il più impressionante è l’articolo 48, universalmente noto con il soprannome francese di “clausola passerella”. Quello che stabilisce è che “anche solo attraverso accordi intergovernativi, senza la necessità di richiedere il parere dei cittadini e in qualunque momento, è possibile apportare qualsiasi cambiamento al documento costituzionale, aggiungendo qualsiasi nuovo potere, senza bisogno di consultare l’elettorato”, spiega Ganley. “Una volta approvata tale clausola, pensate forse che abbiano intenzione di richiedere nuovamente il parere ad un qualche elettorato? Ovviamente no”. Se gli irlandesi votassero sì, in altre parole, il 2 ottobre rappresenterebbe l’ultima data in cui Bruxelles si sia preoccupata di dare voce agli elettori sulle scelte e sul modo in cui l’Unione Europea agisce. L’Irlanda, in effetti, avrebbe dato via l’ultima traccia di democrazia diretta europea non solo per se stessa, ma per il continente intero.
    La clausola passerella non è la sola prova che nel trattato prevale una mentalità post-democratica. “Un altro elemento da evidenziare”, continua Ganley, “è il modo in cui si sceglie il proprio presidente – il presidente del Consiglio Europeo, che generalmente viene considerato il presidente dell’Unione Europea”. Questo presidente UE, sottolinea Ganley, “rappresenterà la comunità europea sullo scenario mondiale. E sarebbe quindi una delle due persone che Henry Kissinger dovrebbe chiamare, in risposta alla sua famosa domanda, – quando voglio parlare all’Europa, chi devo chiamare? – Adesso Kissinger avrà un numero di telefono a cui rivolgersi, una voce che parla in nome dell’Europa, perché quella voce rappresenterà mezzo miliardo di cittadini, legalmente”.

    L’altra persona che dovrebbe parlare per l’Europa è colui che, in maniera altisonante, viene chiamato Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e della Sicurezza, che in effetti altri non è che il ministro degli esteri dell’Unione Europea. Ganley, stando a quello che dichiara, è “tranquillo nei suoi confronti”. Ma c’è da aggiungere qualcosa: “Presumibilmente parleranno a nome mio, a ragione, perché io sono un cittadino”, spiega. “Ma io non ho dato il mio voto né a favore né contro queste persone. E allora, visto che non sono stato io, come cittadino, né tu a sceglierli, chi ha deciso che avessero questo mandato? Ah sì, in realtà qualcuno che è lontano da me non so neanche quanto, seleziona le persone all’interno della propria cerchia. E queste non devono mai competere con qualcun altro o affrontare un dibattito. In questo modo a me non viene data alcuna opzione, non posso scegliere se preferisco Tom, Joe o Anne. Mi vengo semplicemente a trovare di fronte al mio presidente. Posso camminare all’indietro per uscire dalla stanza adesso?”. Effettivamente, se l’Irlanda voterà sì ogni futura espansione dei poteri dell’UE non dovrà più essere sottoposta al parere di alcun elettorato, e in base a ciò gli europei non avranno mai l’opportunità di eleggere i loro più alti rappresentanti.

    E’ facile comprendere perché Ganley non goda di grande popolarità a Bruxelles. Eppure dichiara: “Io sono un convinto europeista. Non sono assolutamente un euro-scettico, sotto nessun aspetto. Sono convinto che l’obiettivo più sensato a cui puntare per il futuro sia quello di un’Europa unita”. Il fatto è che Ganley teme che l’Europa, così come è costituita oggi, si stia preparando ad un’inevitabile caduta. “Sono assolutamente sicuro di una cosa”, continua l’irlandese. “Ovvero del fatto che, se l’Europa non viene costruita su solide fondamenta di democrazia, affidabilità e trasparenza di governo, allora certamente crollerà. E si tratta di un progetto dal valore troppo alto, che è costato troppo in termini di sangue e risorse, per permettere che questo possa accadere, creandone le condizioni”.

    L’intera dinamica politica nell’Unione Europea per Ganley è antiquata. Parlare esclusivamente di euroscettici e di europeisti a dire il vero significa fare l’interesse dei mandarini a Bruxelles, dato che non permette l’esistenza di una opposizione leale o di un dissenso costruttivo. Ma è proprio quell’opposizione leale che Ganley spera di riuscire a creare. “Quello che sto continuando a ripetere, sin dall’inizio della scorsa campagna di Lisbona, manda in tilt i funzionari di Bruxelles”, ha dichiarato. “Semplicemente non riescono a seguire un processo logico. Il loro sistema non funziona. Devono farlo ripartire ogni volta perché io non rientro nella definizione di euroscettico. La loro mentalità è quella di amico-nemico”. E, puntando il dito su sé stesso: “Io sono un amico - un vero amico, perché ti sto dicendo la verità. Ti sto dicendo che hai un problema e che dobbiamo trovare il modo di risolverlo”.

    E aggiunge, riferendosi all’establishment di Bruxelles: “Ho una notizia per loro. Questo piccolo cittadino europeo, insieme ad altri milioni in Francia, Paesi Bassi e Irlanda, ora ha qualcosa da dire. E a questo punto possono scegliere di continuare sulla via già intrapresa, e cadere, oppure possono decidere di ascoltare la gente, di renderla partecipe, e di fare le scelte tutti insieme.”

    Al posto di un trattato così lungo, quasi illeggibile, che rimarrà a prendere polvere nel palazzo di Berlaymont a Bruxelles, quartier generale della Commissione, a Ganley piacerebbe vedere un documento di 25 pagine, che si presti alla lettura e che preveda l’elezione diretta del presidente UE, oltre ad una maggiore trasparenza nel processo decisionale e ad una voce più forte per i cittadini dell’Europa. “Dobbiamo chiedere di più ai cittadini,” sostiene Ganley. Ma allo stesso modo “dobbiamo dargli fiducia. Si parla di deficit democratico. La mancanza di fiducia è una delle maggiori lacune in Europa proprio in questo momento. E la più grande perdita di fiducia si è registrata tra coloro che governano e la gente, e non il contrario. Come diceva Bertold Bretch? ‘Che la gente aveva perso la fiducia del proprio governo’? Questa è una mentalità identica”.

    Inoltre, nonostante tutte queste discussioni sulla democrazia e sui più alti principi, gli abitanti dell’Irlanda hanno anche i loro problemi interni da considerare. Ci sono stati molti dibattiti riguardo al fatto che il voto per il No potrebbe in qualche modo danneggiare l’economia del paese. E diverse grandi multinazionali in Irlanda hanno esortato gli irlandesi a ratificare il trattato e a lasciare che vada avanti. Forse Ganley sta mettendo a rischio il proprio paese, spingendo perché prevalga il voto per il No?

    Lo stesso Ganley rifiuta questa ipotesi con enfasi. “Le uniche persone a rischio nel Trattato di Lisbona sono quelle delle elite a Bruxelles”, sottolinea. “Qualcuno l’ultima volta ha sostenuto che l’Irlanda sarebbe diventata lo zimbello dell’Europa se avessimo votato No. Ebbene, noi abbiamo votato No, e a dire il vero sono state proprio quelle elite di Bruxelles a diventare uno zimbello in Europa. Questo è quello che ho potuto vedere nelle settimane successive al voto” . E va avanti: “Le uniche persone che rischiamo di infastidire sono un gruppetto di burocrati non eletti, che costituiscono quella che io definisco la tirannia della mediocrità che sperimentiamo oggi in Europa”. Ed inoltre, sempre nella sua opinione, “gli irlandesi nel corso della storia non hanno mai avuto paura di porre domande scomode e di lottare per la libertà e per la giustizia, contro avversari ben più potenti. In effetti, sembra che noi proviamo piacere nel ribellarci”.

    Tuttavia, era di certo più semplice provare quel piacere quando l’Irlanda viveva un boom economico di proporzioni storiche. Cosa decideranno questa volta gli irlandesi, forse riterranno più sicuro mantenere la testa bassa e allinearsi al programma? Dal punto di vista di Ganley questo rappresenterebbe un auto-sconfitta nella maniera più assoluta. Se l’Irlanda votasse Sì, è convinto che “non avremmo niente in cambio, tranne che qualche pacca sulla spalla da parte dei mandarini, sentendoci dire che siamo dei bravi cittadini europei. Ma significherebbe davvero agire da bravi Europei se votassimo Sì?”. Ganley pensa di no. “Se questa domanda fosse posta ai cittadini dell’Europa, chiedendo se davvero vogliono questa costituzione, sappiamo quasi per certo che voterebbero in massa per il No”. Ed ancora: “E’ come se ci stessero letteralmente trattando come ostaggi, con la pistola puntata alla testa, dicendoci che se non firmiamo questo documento, ci accadrà qualcosa di spiacevole. Ma quello che ci stanno chiedendo di fare è di svendere il resto dei cittadini d’Europa”.

    E l’intero progetto europeo – che Ganley sostiene – “deve essere incentrato su ‘Noi cittadini’ sottolinea l’irlandese. “Deve partire dal basso. E l’Unione Europea in questo momento è esattamente il contrario, parte dall’alto verso il basso. Non gode, infatti, del sostegno in massa dei suoi cittadini. Non c’è la loro partecipazione. Addirittura non sanno neanche cosa sta succedendo. E l’UE non fa che condurre i suoi affari letteralmente a porte chiuse. Tutto ciò deve finire, e deve finire adesso”. Se Ganley ha ragione, finirà fra tre settimane, in un piccolo paese chiamato Irlanda, nella periferia occidentale dell’Europa.

    © The Wall Street Journal
    Traduzione Benedetta Mangano
    Ultima modifica di joseph; 19-09-09 alle 08:59

  2. #2
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    Predefinito Rif: eccp cpsa non ci hanno detto i politici italiani che hanno ratificato il Trattat

    La campagna del No è in mozione in irlanda e secondo i sondaggi che ho visto domenica dovrebbe trionfare il No.

    Ultima modifica di Eric Draven; 21-09-09 alle 16:16 Motivo: correzione ortografica

  3. #3
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    Predefinito Rif: eccp cpsa non ci hanno detto i politici italiani che hanno ratificato il Trattat

    Ci hanno parlato della pena di morte? :mmm:

    L'EUROCRAZIA REINTRODUCE LA PENA DI MORTE. IN SEGRETO. di Maurizio Blondet
    21/04/2008

    In nessun Pese europeo è ormai in vigore la pena capitale. Ma ora, tutti stanno per introdurla senza saperlo - o senza dirlo - semplicemente per il fatto di ratificare il Trattato di Lisbona, la cosiddetta costituzione europea. Lo segnala Helga Zepp-Larouche (la moglie di Lyndon), messa a sua volta sull’avviso da un insigne gruppo di giuristi tedeschi ed austriaci (1).

    Uno di loro, il professor Albrecht Schachtschneider, uno dei quattro giuristi che stilarono uno storico esposto contro il Trattato di Maastricht, ha spiegato come la pena di morta venga reintrodotta alla chetichella. Non è citata nel testo del trattato, ma in una nota di una nota a piè di pagina.

    Proprio così: chi accetta il Trattato di Lisbona accetta con ciò anche la Carta dell’Unione Europea. La quale proclama: la pena di morte è abolita, ma poi rimanda ad una nota a piè di pagina, in cui si legge: «Eccetto che in caso di guerra, di disordini, di insurrezione» (war, riots, upheaval). La cosa è di estrema gravità giuridica.

    Un intero super-diritto penale speciale viene affermato in una nota, senza alcuna definizione dei reati da punire con la pena suprema. Chi decide che i «disordini» eventuali hanno raggiunto un’intensità tale da far sospendere l’abrogazione della pena di morte? Quali tribunali la irrogheranno? Tribunali speciali, appositamente allestiti per l’emergenza? E quando una serie di proteste di massa comincerà a venire giudicata come «insurrezione», passibile di morte?

    Ed anche la menzione del caso di guerra, che potrebbe sembrare accettabile (molti Paesi mantengono la pena suprema nel diritto di guerra), assume invece una terribile ambiguità nel contesto del Trattato di Lisbona.

    Difatti, per la Clausola di Solidarietà, ogni nazione europea è tenuta a partecipare ad azioni militari quando si tratti di lottare contro «azioni terroristiche» in qualunque altra nazione. Ovviamente, nota Helga Zepp, il concetto di «azione terroristica» è molto indefinito, colmabile a piacere dei significati più opportuni. Chi ha il potere di definire un atto «terroristico»?

    Quello almeno lo sappiamo: Israele. Il popolo eletto ha il potere di definire «terroristici» gli atti di autodifesa del popolo palestinese come dei libanesi sciiti (Hezbollah) o addirittura designare interi stati (Siria, Iraq, Iran) come «terroristi», e la definizione di Israele viene immediatamente adottata dai servi noachici europei.

    Come noto, Sion cerca continuamente di ampliare la latitudine della fattispecie delittuosa: i proclami dell’imam di Carmagnola sono «complicità in terrorismo» per i vari ministri dell’Interno, e sono costati al patetico personaggio l’espulsione con decreto di polizia, extra-giudiziale: gli è andata ancora bene, col Trattato di Lisbona rischiava la testa. Ma noi, sotto il Trattato, ci resteremo.

    La critica ad Israele per le atrocità contro i palestinesi è - come ha sancito l’esimio giurista delle note-spese truccate, Napolitano - puro e semplice «antisemitismo». Dunque già quasi «complicità in terrorismo». Ancora uno sforzo (del «grande amico di Israele», il Salame) e rischiamo tutti di finire impiccati: a piè di pagina. Ossia in qualche scantinato del Viminale, o della Corte Europea? Non si sa.

    Il testo del Trattato di Lisbona viene ratificato di nascosto dai parlamenti nazionali, senza discussione pubblica nè dibattito aperto. In Germania, dice Zepp-LaRouche, il testo non è stato nemmeno pubblicato (e non vorrei sbagliare, nemmeno in Italia). Del resto, così com’è, è incomprensibile per i non addetti ai lavori.

    Per comprenderlo, bisogna integrarlo passo passo con la Costituzione europea defunta - quella che fu bocciata per referendum da Francia e Olanda nel 2005 - perchè ad essa fa riferimento Lisbona. E in che modo?

    Con un trucco ben noto al sistema parlamentare-leguleio italiano: la inserzione. Il trattato di Lisbona è tutto un seguito di espressioni come: «Articolo 5, punto 9, sotto-sezione 2 - la parola A è sostituita dalla parola B». E ciò per 400 volte. Solo dopo che uno studente di legge di Lipsia s’è accollato la fatica, e l’ha postata su siti web, il governo tedesco ha messo in circolazione il testo.

    Alcuni giuristi, fra cui il citato Schachtschneider, e il professor Hans Klecatsky, uno degli estensori della costituzione austriaca, hanno dunque esaminato il lavoro di taglia-e-cuci burocratico. Hanno ritrovato la pena di morte per «disordini» a piè di pagina, e molto di più.

    Soprattutto, il definitivo esautoramento dei parlamenti: di quello europeo, il solo corpo elettivo della UE, e a maggior ragione dei parlamenti nazionali, chiamati solo a ratificare senza discutere ciò che decidono la Commissione e il Consiglio. Anche e soprattutto in caso di «guerra, disordini, insurrezioni» e «atti di terrorismo»: basta che uno Stato, un ministro Frattini qualunque (2), proclami che è in corso un «atto di terrorismo» (i quali, come sappiamo, possono esesre provocati «false flag»), e tutti i Paesi si trovano in guerra, senza diritto di esenzione nè di veto.

    E’ comicamente significativo che l’onnipotente Commissione si arroghi la decisione su tutto, tranne che sulla «politica estera e sulla sicurezza»: a decidere quelle per noi ci pensa la NATO.
    Ossia Us-raele. Che abbiamo visto come decide e definisce i «terroristi»: domani, non potremo più rifiutarci a partecipare alla prossima invasione per il bene di Sion.

    Ripetiamo: tutto ciò sta passando alla chetichella, di nascosto dai cittadini. Zitti zitti piano piano. La prova viene da uno scoop del Daily Mail irlandese
    (3).

    L’Irlanda è il solo, ultimo Paese, in cui il Trattato di Lisbona sarà sottoposto a referendum popolare, perchè così prevede la Costituzione irlandese (che poi sarà abolita). Il giornale è venuto in possesso di un memorandum al governo britannico, in cui la diplomatica britannica Elizabeth Green rende noto il risultato di un suo incontro dietro le quinte con Dan Mulhall (direttore generale al ministero Esteri irlandese per la UE): costui assicurava i britannici che il governo irlandese si impegna in una campagna di disinformazione attiva dei suoi cittadini, «concentrando l’informazione sui benefici generali della adesione alla UE più che sul trattato di Lisbona in sè».

    Nessuna pubblicazione, sordina alla «libera» stampa (che «liberamente» accetta di tacere). Il governo irlandese ha persino chiesto alla Commissione di Bruxelles di «moderare il tono o ritardare ogni annuncio» che possa essere «controproducente», nel senso di svegliare gli elettori alla realtà. Il governo irlandese ha anche deciso la data del referendum, il 29 maggio, «ma ne ritarderà l’annuncio in modo da tenere il campo del No all’oscuro» fino all’ultimo, sicchè non abbia tempo di preparare una campagna d’informazione efficace.

    Non credo che questo atteggiamento abbia avuto mai un precedente: mai nella storia un governo eletto, che esercita la sovranità del popolo per sua delega, deve aver venduto la sovranità ad una burocrazia trans-nazionale e irresponsabile in questo modo surrettizio. E’ chiaramente una situazione che può giustificare «disordini» e «insurrezioni» da parte dei popoli traditi. Ma come abbiamo visto, l’eurocrazia si è premunita con nota a piè di pagina.

    La rivolta contro l’oligarchia non eletta è diventata delitto di Stato, gli oppositori alla vendita sono nemici di Stato, i soli contro cui si applica amcora la pena capitale. Lesa maestà del Mostro Freddo. Il Mostro Freddo è ormai sicuro del fatto suo.

    La ratifica del Trattato di Lisbona è ancora incompleta, ma già gli oligarchi non-eletti di Bruxelles hanno deciso di come dotare il futuro presidente della UE (già deciso anche quello: deve essere Tony Blair) dei simboli di «status» che gli competono (4). Barroso gli ha dato una «residenza ufficiale tipo Casa Bianca», uno staff personale di 22 persone, e avrà anche un jet presidenziale tipo Air Force One.


    L'EUROCRAZIA REINTRODUCE LA PENA DI MORTE. IN SEGRETO. di Maurizio Blondet - NEXUS Edizioni


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  4. #4
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    Predefinito Rif: eccp cpsa non ci hanno detto i politici italiani che hanno ratificato il Trattat

    Citazione Originariamente Scritto da irlandese Visualizza Messaggio
    La campagna del No è in motzione in irlanda e secondo i sondaggi che ho visto domenica torneremmo un bel voto di No.

    boh... 15 giorni fa parlavano si 46% al si... 29% al no... 25% di indecisi...

    se il sondaggio è veritiero basta che 1 di quei 5 indecisi voti SI per approvare Lisbona

    SONDAGGIO: IL 46% DEGLI IRLANDESI DICE SI' AL TRATTATO DI LISBONA E AUMENTANO GLI INDECISI

    venerdì 04 settembre 2009

    04 set. - Il "sì" al trattato di Lisbona, che gli irlandesei sono chiamati a ratificare il 2 ottobre prossimo con un referendum, perde terreno a favore degli indecisi e dei contrari. E' il risultato di un sondaggio di Tns domani in edicola sul quotidiano Irish Times.
    Secondo l'inchiesta, i sostenitori del trattato sono sempre largamente in testa, al 46%, ma rispetto a un precedente sondaggio in maggio, il numero degli indecisi ha fatto un balzo in avanti di sette punti, a 25%, mentre gli oppositori alla ratifica progrediscono di un punto, al 29%.
    SONDAGGIO: IL 46% DEGLI IRLANDESI DICE SI' AL TRATTATO DI LISBONA E AUMENTANO GLI INDECISI - Clandestinoweb: sondaggi politici, elettorali. Il sondaggio politico elettorale che fa opinione
    Matsudaira Izu no Kami disse al Maestro Mizuno Kenmotsu: "Voi siete un uomo di grande valore, peccato siate così basso".

    Kenmotsu gli rispose: "E' vero. A volte in questo mondo non tutto va come si desidera. Ora, se io vi tagliassi la testa e l'attaccassi sotto i miei piedi, sarei più alto. Ma è qualcosa che non si potrebbe fare".

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    Predefinito Rif: eccp cpsa non ci hanno detto i politici italiani che hanno ratificato il Trattat

    Citazione Originariamente Scritto da famedoro Visualizza Messaggio
    boh... 15 giorni fa parlavano si 46% al si... 29% al no... 25% di indecisi...

    se il sondaggio è veritiero basta che 1 di quei 5 indecisi voti SI per approvare Lisbona



    SONDAGGIO: IL 46% DEGLI IRLANDESI DICE SI' AL TRATTATO DI LISBONA E AUMENTANO GLI INDECISI - Clandestinoweb: sondaggi politici, elettorali. Il sondaggio politico elettorale che fa opinione
    fidati che il fronte del no e molto più forte al momento. Il governo irlandese non gode della fiducia del popolo dopo tutto quello che hanno fatto nell'ultimo anno, e molti non sono felici che che il governo irlandese nè l'UE abbiano rispettato il voto del giugno 2008.
    Ultima modifica di Eric Draven; 21-09-09 alle 16:18 Motivo: correzione ortografica
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  6. #6
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    Predefinito Rif: eccp cpsa non ci hanno detto i politici italiani che hanno ratificato il Trattat

    ve be gli irlandesi non voglio l'europa?

    allora che si levino dai coglioni, restituiscano i soldi che si sono presi, e se ne vadano...
    vivremo anche senza di loro
    Dannato Barone Rosso.

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    Predefinito Rif: eccp cpsa non ci hanno detto i politici italiani che hanno ratificato il Trattat

    Citazione Originariamente Scritto da morfeo Visualizza Messaggio
    ve be gli irlandesi non voglio l'europa?

    allora che si levino dai coglioni, restituiscano i soldi che si sono presi, e se ne vadano...
    vivremo anche senza di loro
    ah ma qua sbagila....non abbiamo detto che nn vogliamo un europa come sta adesso ma un superstate nn lo vogliamo.
    vuoi una Italia migliore? una Italia dove la violenza fisica o verbale non ha posto? Allora iscriviti al PdL di PIR!

  8. #8
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    Predefinito Rif: eccp cpsa non ci hanno detto i politici italiani che hanno ratificato il Trattat

    gli irlandesi hanno detto cio' che direbbero anche gli italiani, i francesi, gli spagnoli, ecc. se soltanto anche a questi popoli fosse data la possibilità di votare e di decidere.. invece da noi ha deciso il parlamento (LEGA compresa, che durante le campagne elettorali fa invece l'antieuropeista..)
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  9. #9
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    Predefinito Rif: eccp cpsa non ci hanno detto i politici italiani che hanno ratificato il Trattat

    Citazione Originariamente Scritto da irlandese Visualizza Messaggio
    ah ma qua sbagila....non abbiamo detto che nn vogliamo un europa come sta adesso ma un superstate nn lo vogliamo.
    ma la maggior parte degli europei si, percio se non vi va bene quella e la porta....
    Dannato Barone Rosso.

  10. #10
    Unrepentant Fenian
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    Predefinito Rif: eccp cpsa non ci hanno detto i politici italiani che hanno ratificato il Trattat

    Citazione Originariamente Scritto da alexeievic Visualizza Messaggio
    gli irlandesi hanno detto cio' che direbbero anche gli italiani, i francesi, gli spagnoli, ecc. se soltanto anche a questi popoli fosse data la possibilità di votare e di decidere.. invece da noi ha deciso il parlamento (LEGA compresa, che durante le campagne elettorali fa invece l'antieuropeista..)

    beh le firme sul trattato da parte degli italiani sono Prodi e D'Alema.......ma per cambiare la costituzione italiana non serve per legge un referendum?
    Ultima modifica di Eric Draven; 21-09-09 alle 16:19
    vuoi una Italia migliore? una Italia dove la violenza fisica o verbale non ha posto? Allora iscriviti al PdL di PIR!

 

 
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