Vertice con Berlusconi a Roma, trattativa nel partito. Tondo, presidente uscente: il Cavaliere non mi mollerà
«Sono tutti ex socialisti, li caccerei». Scajola: qualcuno dovrà sacrificarsi, cerchiamo anche altri nomi
ROMA - «Non credo che troveremo subito una soluzione». L’ex ministro Claudio Scajola, coordinatore delle elezioni per Forza Italia, dà il senso dell’incertezza nel tardo pomeriggio, prima di partecipare alla riunione di partito con cena nella residenza romana di Berlusconi. Il caso Friuli rimane un rebus: da una parte la Lega che non cede, che aspira al suo primo «governatore», dall’altra lo stato maggiore di Forza Italia che nel Friuli continua a minacciare dimissioni di massa. Contrariamente alle attese la partita in corso per le regionali friulane è ancora tutta aperta. Scajola conferma che non è affatto tramontata l’ipotesi di un outsider: un imprenditore, un esponente di spicco della società civile, «non parliamo solo dei nomi che sono già stati scritti, ma di una ricerca che è ancora da completare». Una ricerca seguita passo dopo passo dallo stesso Berlusconi, sul cui esito però solo in pochi sono pronti a scommettere, anche dentro Forza Italia.
La cena di Arcore, lunedì sera, tradizionale faccia a faccia fra Bossi e il premier, si è conclusa dunque con un nulla di fatto e con un ulteriore mandato esplorativo a Scajola. Ufficialmente, per la Lega, l’unica candidata possibile rimane Alessandra Guerra («o la Guerra o la guerra»). Mentre Renzo Tondo, presidente forzista del Friuli-Venezia Giulia, iniziale candidato della Casa delle Libertà, appare rinfrancato: «Bossi aveva detto che lunedì avrebbe chiuso la partita. Le cose non sono andate così. Sono sereno, Berlusconi non mi mollerà». Nel suo entourage però non la pensano così: «Tondo è già fuori», dichiarano i suoi collaboratori.
Nonostante il compito Scajola fa professione di ottimismo: «Non c’è particolare fretta, forse la soluzione richiederà qualche altro giorno, ma per fortuna siamo lontani dalle elezioni. E’ anche naturale un certo clamore: in Friuli è la prima volta che si vota con l’elezione diretta, si tratta di una naturale vicenda di crescita politica e istituzionale». Unica certezza: «Alla fine riusciremo a trovare una soluzione unitaria, anche se forse qualcuno dovrà sacrificarsi, da un parte o dall’altra», dice l’ex ministro dell’Interno, con parole che sembrano riferirsi più agli uomini del suo partito che ai leghisti.
Situazione dunque in evoluzione, come confermano le parole di Bossi: «Non siamo obbligati a fare l'accordo, però credo che se lavoriamo partendo dal programma, l'accordo lo troviamo». Anche il leader della Lega, che per la prima volta non nomina Alessandra Guerra, punta dunque a una soluzione unitaria. Durissimo invece il giudizio sullo stop dei forzisti friulani all’esponente leghista: «In Friuli bisognerebbe fare un repulisti. Chi litiga dovrebbe essere cacciato via, quelli sono tutti vecchi socialisti». Per il leghista Roberto Calderoli infine «non è cambiato nulla: o la Guerra o possiamo anche correre da soli».
Marco Galluzzo
Politica




Rispondi Citando
5)
