Giuseppe Segato, l'ideologo del commando che diede l'assalto al campanile di San Marco ha chiuso i conti con la giustizia. "Da oggi rinasco". Nel suo futuro la politica.
di Luca Gelmini
ROMA - Bepi Segato vuole assaporare fino in fondo il gusto della libertà appena riconquistata. Ha organizzato per domani un incontro con i giornalisti, proprio sotto i portici delle Procuratie Nuove, nel cuore pulsante di Venezia, al mitico caffè Florian. Con vista su quel campanile che gli ha cambiato la vita. "Sarà una bella rimpatriata. Porteremo delle bottiglie di vino, e una la regalerò alla proprietaria per farmi perdonare di un vecchio litigio".
Sono passati sei anni dalla notte di quel nove maggio del’97 quando otto persone, dopo aver sequestrato un ferry boat, sbarcarono in piazza San Marco con un blindato artigianale e un vecchio fucile Mab, occupando per sette ore il campanile della chiesa per restaurare la "Serenissima'', prima di venir catturati con un blitz del Gis.
Giuseppe Segato era l'"ambasciatore". Questo era il compito che gli era stato ritagliato su misura dal cosidetto "commando Polenta". Avrebbe dovuto mediare con il rappresentante del governo italiano ''per il riconoscimento del Veneto come nazione storica d'Europa''. Come sono poi andate le cose, ormai è storia. Giudiziaria. E' da qui che ricomincia "Bepi" Segato, 49 anni il prossimo 17 giugno, in tasca una laurea in Scienze politiche, un passato poco felice come promotore finanziario, un tentativo quasi riuscito di ottenere uno scranno al Senato, una passione smisurata per la Serenissima. Un'amore costatogli tre carcerazioni ed una condanna definitiva a tre anni e mezzo di reclusione: un conto che lo "storico dei Veneti" ha liquidato due giorni fa, aspettando la mezzanotte per andare poi a festeggiare con gli amici di sempre.
E’ scaduto domenica scorsa il suo periodo di pena. Una pena che il Tribunale di sorveglianza, dopo il terzo e più lungo periodo di detenzione, aveva trasformato in affidamento ai servizi sociali. L’"ambasciatore" ha trascorso l'ultimo giorno di affidamento tra le scartoffie e gli oltre ventimila libri della biblioteca comunale. L'ultima volta che ha visto il carcere è stato il 4 giugno del 2001. A luglio, ha iniziato l'affidamento, tre mezze giornate all'interno di una Cooperativa dell'Usl che assiste i disabili, e altre tre mezze giornate nell'archivio della biblioteca. Doveva rientrare a casa entro le dieci di sera, non poteva recarsi in locali notturni. Lui, che dalla sua casa di Borgoricco scriveva libri di storia e tracciava carte geografiche in dialetto, è l'unico dei Serenissimi a non aver ottenuto clemenza dallo Stato. In due occasioni i giudici gli hanno concesso una sospensione di pena, nel gennaio e nel marzo 2000, la prima in attesa del possibile accoglimento dell'affidamento in prova, poi respinto, la seconda in occasione della sua candidatura alle ultime elezioni regionali nell'allora lista dei Veneti d' Europa. Una''pausa'' che gli permise di dare alle stampe anche un libro,''Io credo'', una sorta di diario della carcerazione che vagheggia ancora il sogno dell' autodeterminazione del popolo veneto.
Contatti con gli otto di San Marco? "No, non ne ho e non ne ho mai avuti, a parte che non è possibile". Per i Serenissimi però quella storia non è ancora finita. Dovranno comparire di fronte al gip del Tribunale di Verona per l'udienza preliminare che stabilirà se rinviare a giudizio Segato, ed altri ventidue accusati, tra gli altri reati, di aver "costituito un'armata militarmente organizzata a fini destabilizzanti e terroristici". "Proprio giovedì scorso mi è stata notificata l'imputazione per il processo che si svolgerà a Verona ai primi di marzo". A chiamarlo nuovamente alla sbarra è il pm Guido Papalìa per le interferenze televisive che il gruppo dei Serenissimi ha messo in atto sulle frequenze Tg Rai regionale. "In pratica si riparte da zero. Questo processo è un doppione dell'altro. Speriamo solo di non fare marcia indietro".
Intanto organizza il capodanno veneto 2003 che si celebra la notte tra il 28 febbraio ed il 1º marzo. Ha appena dato alle stampe la "Lettera aperta allo zio Tito Livio". Ma Venezia tornerà agli antichi fasti? "Venezia è un faro che brillerà per sempre". E Bepi Segato è pronto a tornare alla politica attiva? "Difficile essere eletto per chi come me non fa parte di una coalizione. Continuerò invece a svolgere dibattiti. Per i cittadini la politica è un fuoco spento, non mi dispiacerebbe ravvivarla".
(12 FEBBRAIO 2003, ORE 15:00)




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