11.02.2003
Scarcerazione in vista per 18 dei 28 pakistani arrestati per terrorismo a Napoli
di red
La procura partenopea ha espresso parere favorevole per la revoca della misura cautelare a 18 dei 28 pachistani arrestati, nei giorni scorsi, dai carabinieri con
le accuse di associazione per delinquere finalizzata ad atti terroristici e detenzione di materiale esplosivo.
Le motivazioni dei Pm Franco Roberti, Giuseppe Narducci e Sergio Zeuli, contenute in 5 pagine dattiloscritte, sono state trasmesse questa mattina al Gip Ettore Favara, la cui decisione è attesa per mercoledì.
Secondo il collegio di difesa, la procura avrebbe distinto le singole posizioni. Probabilmente, i 18 pachistani per i quali è stato espresso parere favorevole per la scarcerazione sarebbero quelli che abitavano al secondo e al terzo piano
dell'appartamento su tre livelli di Vico della Pace a Forcella. L'accusa avrebbe ancora dei dubbi, invece, sui 10 immigrati che vivevano al primo piano, dove i carabinieri trovarono un sacchetto di plastica contenente, presumibilmente, tritolo.
Se il Gip Favara dovesse revocare l'ordinanza di custodia cautelare, i 18 pachistani potrebbero lasciare il carcere di Secondigliano già nella serata mercoledì. Martedì, il pool della difesa ha intanto depositato l'istanza di scarcerazione al Tribunale del Riesame.
L'Associazione Islamica Zayd bin Thabit di Napoli, che gestisce la Moschea di Piazza Mercato, ha chiesto in una nota inviata alla stampa di trattare con maggiore cautela gli avvenimenti legati al terrorismo di matrice islamica come quelli riguardante gli arresti dei 28 Pakistani nel "bunker" di Forcella a Napoli.
«Ci preme invitare forze dell'ordine, magistratura e stampa -dice l'associazione - a rivedere i toni e i modi con i quali sono stati trattati alcuni degli ultimi eventi. L'Associazione Islamica Zayd bin Thabit e la comunità musulmana napoletana nella
sua interezza crede nel diritto di cronaca, nel bisogno di tener informata la popolazione ed ha fiducia nelle forze dell' ordine e dell'amministrazione della giustizia. Eppure è convinta che vada maggiormente rispettato l'articolo 27 della Costituzione che dice che «la responsabilità penale è personale» e che «l'imputato non
è considerato colpevole sino alla condanna definitiva». Parlare in modo generalizzato di «terrorismo islamico», di terrorismo o fenomeni criminali legati ad una certa nazionalità di immigrati, oppure indicare luoghi, aree «prese di mira», genera panico e
ripudio nei confronti degli immigrati o dei musulmani nella loro interezza «senza distinzioni prima ancora che si arrivi all' accertamento della verità».
«Ai fenomeni di diffidenza e irrispettosità - conclude il comunicato - verso la comunità musulmana, con l'uso di questi toni violenti e generalizzazioni, potrebbero presto seguire fenomeni di xenofobia e aggressioni ingiustificate contro i musulmani che pacificamente risiedono a Napoli».




Rispondi Citando