«Cortei sinceri, anche noi per la pace»
Bossi: positivo che tanta gente si schieri contro la guerra. I dirigenti della sinistra? Sono bugiardi
MILANO - Milioni di pacifisti in piazza in tutto il mondo non lasciano Umberto Bossi indifferente ma lo convincono, guardando soprattutto alla situazione italiana, che occorre operare una distinzione.
Quale?
«Io vedo come un fatto positivo che moltissima gente, sia di destra sia di sinistra sia di centro, si dichiari apertamente contro la guerra. Le manifestazioni sono importanti. Avverto lo spirito positivo che anima la gente comune. Ma avverto anche la volgare strumentalizzazione contro il governo Berlusconi che i dirigenti della sinistra stanno tentando di mettere in piedi. Quegli stessi dirigenti della sinistra che si accodarono a Clinton nei bombardamenti in Serbia, quegli stessi dirigenti della sinistra che oggi fingono di essere pacifisti e che erano ieri guerrafondai. E non solo guerrafondai».
Intende dire?
«Tangentisti. Facevano i bombardamenti e appoggiavano i bombardamenti in Serbia, intanto riempivano gli aerei con i sacchi dei soldi rubati con le tangenti dell’affare Telekom-Serbia. Bell'esempio di pacifismo. Alla faccia di tutte le persone perbene che sono scese in piazza, questi dirigenti della sinistra sono i primi e i peggiori nemici del pacifismo. Falsi pacifisti, pronti a schierarsi dove soffia il vento, falsi pacifisti che cercano soltanto un tornaconto di bottega».
La sua posizione? Ai tempi della guerra in Serbia si schierò dalla parte di Milosevic?
«Sono un pacifista realista».
Una nuova forma di pacifismo?
«La pace è un valore importantissimo. Bisogna lavorare fino all'ultimo secondo per evitare i bombardamenti. Lo bombe fanno malissimo ma...».
E' giusto attaccare l'Irak? Pensa questo?
«Pace non è assenza di guerra. Pace è assenza di condizioni che portano alla guerra. Dunque è sacrosanto muoversi per eliminare tali condizioni. Serve realismo».
E il realismo che cosa le suggerisce?
«Che la pace si raggiunge e si mantiene se si impedisce alla spada dell'Islam di tagliare l'Occidente, se si impedisce a Saddam di usare le armi contro l'Occidente. Con questa garanzia sì che la pace viene garantita e difesa».
Altrimenti? Se non sarà possibile disarmare Saddam attraverso la via diplomatica?
«Poiché la pace non è un valore assoluto ma è un valore che si fonda su precise condizioni credo proprio che l'Europa e l'Occidente non dovranno porgere l'altra guancia al dittatore iracheno».
Le manifestazioni hanno lasciato un bel segno. Ne devono tenere conto i governi?
«Il governo italiano ha già assunto una posizione coraggiosa, chiara e certamente schierata dalla parte del pacifismo realista. Siamo contro la guerra e per davvero: non come quei loschi dirigenti della sinistra che oggi dicono una cosa e domani ne fanno un'altra. Vogliamo che si trovi una soluzione pacifica. Lavoriamo per la pace».
Ha visto le piazze piene?
«All'ottanta, novanta per cento in piazza c'erano persone perbene, sincere, positive. Poi c'è quel dieci, venti per cento che della guerra in Iraq se ne frega e pensa solo a fare la guerra a Berlusconi. Gli squallidi dirigenti della sinistra. I bugiardi».
Ministro, ha esposto la bandiera della pace?
«Ma quale bandiera della pace... io sono padano, la mia bandiera è quella padana. La bandiera dei seimila lancieri padani che a Vienna nel 1683, fra l'undici e il dodici settembre, sconfissero le orde musulmane di Kara Mustafà ormai pronte a invadere l'Europa cristiana. Oggi come allora. Io difendo la tradizione. Se mi attaccano colpisco a morte. Il pericolo di guerra esiste perché c'è Saddam. Se la diplomazia immobilizza il dittatore si rimuovono automaticamente le condizioni che possono portare al conflitto. Questo è il mio pacifismo».
fcavalera@corriere.it
Fabio Cavalera




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