Il doppio «no» di Cofferati spiazza Fassino e Rutelli
Il segretario Ds dopo la richiesta di votare contro il conflitto «senza se e ma» e contro le basi: Sergio ha colto l’unico punto su cui non c’è accordo
ROMA - «Ecco, come al solito Sergio ha colto l’unico punto su cui nell’Ulivo non c’è accordo». Piero Fassino si è arrabbiato ieri quando ha visto che l’ex segretario della Cgil ripeteva lo stesso copione di due settimane fa: voto in Parlamento subito - ha chiesto - per dire no alla guerra senza se né ma, no all’uso delle basi militari italiane. Il segretario dei Ds ha visto andare in fumo il tentativo di mediazione che con Francesco Rutelli stava portando avanti da giorni per convincere Pdci e Verdi a ritirare la loro mozione (aggiuntiva) e portare l’Ulivo su una posizione per una volta unitaria: un solo documento che, con una formula un po’ generica, tenesse insieme i Ds, socialisti e comunisti italiani, Verdi e Udeur, e che rispondesse alle parole di Ciampi e alla folla di sabato. Un bell’aiuto l’aveva dato il ministro della Difesa Antonio Martino con l’annuncio che il governo aveva dato l’ok all’uso delle infrastrutture italiane da parte degli americani: dire no a questo gesto del governo sarebbe stata la formula più facile, rimandando poi ad un altro voto il pronunciamento sulla guerra in caso di legittimazione da parte dell’Onu. Ma è arrivata inesorabile l’intervista di Cofferati, poi persino una lettera ai parlamentari dell’opposizione. «Vuole mettere la sua bandiera sulla manifestazione di sabato, che invece non appartiene né a lui né ad altri politici», commenta l’ex direttore dell’ Unità Peppino Caldarola. Un atto di ostilità verso la coalizione, lo hanno considerato al Botteghino. Dove invece è stata apprezzata l’intervista di Walter Veltroni, che sulla guerra la pensa come Massimo D’Alema, «un segnale di ricomposizione nel partito».
Fassino lavora ostinatamente per legare i Ds alla linea degli altri partiti europei, tedeschi innanzitutto. Ieri è riuscito ad ottenere dal Cancelliere tedesco Gerhard Schröder un invito a Berlino per venerdì. Ma come tenere insieme anche il Correntone? La mediazione per dire no «al sostegno politico, diplomatico e logistico» alla guerra con una formula condivisa è continuata fino a tarda sera. Ma ancora non è certo che basti a rinviare lo scontro frontale tra le due anime della sinistra. «Temo i bizantinismi dell’ultima ora», ha messo le mani avanti il segretario dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio, perché adesso, dopo che l’Unione europea ha trovato una base di accordo, per la Margherita e per i Ds è difficile non apprezzare il compromesso di Bruxelles, che pure prevede come extrema ratio il ricorso alla guerra. Si ricomincia oggi, a cercare un compromesso tra la piazza e quanti, come il ds Claudio Petruccioli, chiedono una posizione più pacata, perché non vogliono «rinunciare a pensare che un giorno potremo tornare a governare».
Gianna Fregonara


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