Gino Strada & company sono i nuovi Calvino

Il nuovo Messia, assunto a simbolo del pacifismo nostrano, è un chirurgo al servizio dei deboli

Il nuovo Messia, assunto a simbolo del pacifismo nostrano, è un chirurgo al servizio dei deboli, degli sfruttati e delle vittime della guerra, sicuramente meritevole per quello che fa. Il problema nasce dopo, quando il chirurgo accetta di diventare il paladino del pacifismo a senso unico, quando fa della sua azione il vessillo dell’antiamericanismo più radicale. L’errore è di metodo e di contenuto. Di metodo: non è detto che un uomo esemplare sia da seguire in ambiti diversi da quello per cui si è distinto. è un vizio diffuso: gli scienziati che smettono di parlare di scienza e pretendono di diventare opinion leaders, i preti che smettono di fare i preti e diventano anchor men, i giudici che smettono di fare i giudici e fanno i politici, i commercialisti che smettono di fare i commercialisti e fanno i politici. Di contenuto: il male non è solo l’America, il bene non è il marxismo riscaldato, peggio ancora una confusa miscela di anarchismo, luddismo, sindacalese ultra violento, comunismo associato a tribalismi indigeni. Non si può dimenticare il terrorismo islamico, le duemila vittime delle Twin Towers, le violenze di Stato di paesi quali il Sudan. Soprattutto però, non si può dimenticare che il male non è innanzitutto il nemico da abbattere, ma è qualcosa che sta storicamente nel cuore di ogni uomo, anche in quello dei chirurghi pacifisti. Strano proprio che i moralisti più accesi, che attaccano l’America con toni millenaristici, confinano quel male, che ognuno di noi può constatare in ogni sua azione, a polverosi confessionali considerati retaggio di religioni fuori dalla modernità. è l’ideologia, dimentica da sempre di un vecchio, ma oggi più vero “adagio”: «non si cambiano le strutture se non si cambia il cuore dell’uomo». Chi non capisce di aver bisogno di perdono per il male che è in lui, nella migliore delle ipotesi, è destinato a una incapacità assoluta di proposte positive, a una confusione che non estirpa la violenza. Semplicemente, si fa strumentalizzare dalla violenza di alcuni contro quella di altri. Il no alla guerra può essere presagio di nuova violenza, il pacifismo un’amara ipocrisia se non si capisce che la pace non è una capacità, ma un dono richiesto, il frutto di tanti tentativi pieni di errori, l’esito di un’amicizia che nasce dal quotidiano e che ci è donata. Seguiamo fino in fondo gli accorati appelli alla pace del Papa, di quella pace che tiene conto di tutto, di quella pace che Qualcuno porta ogni giorno a noi che non siamo migliori degli altri. Ma Dio ci liberi dai nuovi Calvino...


di Vittadini Giorgio

--------------------------------------------------------------------------------