Feb. 18, 2003
Notiziario del Campo Antimperialista del 18 febbraio 2003
Tarek non fa Chic?
1. Dopo il 15 febbraio
2 milioni? Tre milioni? Un fatto e' certo, Berlusconi non puo' far finta di niente. Egli sa che questa manifestazione imponente non era solo per la pace, era contro il suo governo, soprattutto contro il suo servile allineamento sulle posizioni belliciste di Bush. Gia' si vedono le prime crepe dentro il centro-destra. Vedremo se questi signori hanno il coraggio di andare fino in fondo, sfidando la volonta' di pace della maggioranza degli italiani. Ma se il centro-destra trema, l'Ulivo non gongola. I fischi li hanno presi anche loro. Noi ne siamo stati i testimoni diretti. Quando il nostro contigente (a detta di tanti il più bello e combattivo) e' passato sotto la sede nazionale dei D.S., il corteo si e' bloccato per piu' di mezz'ora, e con la partecipazione attiva di tanti manifestanti, i dirigenti diessini affacciati al balcone, sono stati subissati di fischi e slogan, al punto che essi hanno pensato bene di rintanarsi nelle loro stanze. Certo, la grande manifestazione, ha avuto un carattere prevalentemente pacifista (non solo pacifico). La scesa in campo dei potenti apparati dei DS e della CGIL si e' fatta sentire. Tuttavia e' falsa l'immagine della manifestazione che tanta stampa sta cercando di far passare. Come ogni grande evento di popolo, esso ha visto confluire mille rivoli, svariate sensazioni e posizioni. Non era affatto dominante il "pacifismo astratto", il famigerato "ne'-ne'" che pone sullo stesso piano l'aggressore imperialista e il suo bersaglio. La sincera speranza di pace di tutti, aveva stavolta un timbro piu' radicale e deciso, si respirava un diffuso, per quanto ancora timido, antimperialismo e antiamericanismo. Nessuno gridava "contro Bush e Saddam", "contro gli USA e il terrorismo". Ne' e' passata di acqua sotto i ponti dalla agressione alla Jugoslavia o, ed era solo un anno fa, da quella all'Afganistan. Per la stragrande maggioranza uno e' il nemico da battere: l'imperialismo americano. Cogliendo questa diffusa consapevolezza, la rabbia contro Bush, noi siamo scesi in piazza con uno striscione ironico, provocatorio e forte: GOD SMAH AMERICA! In altri tempi avrebbero tentato di escluderci, adesso non e' possibile. Non ci facciamo illusioni pero'. Quando la guerra scoppiera' questo "popolo della pace" sara' sottoposto a pressioni formidabili e potrebbe dividersi. Tanto piu' se l'ONU dara' il semaforo verde all'aggressione. Ci sara' chi, e noi con loro, intensificheranno la lotta, altri si tireranno indietro. Ma l'ala radicale e' molto piu' forte di prima. Non solo Berlusconi, ma tutto il baraccone bipolare avranno una bella gatta da pelare.
2. Manifesto antiamericano
Su il quotidiano il manifesto del 15 febbraio e' apparso questo appello, che diffondiamo invitando chi lo condivide a sottoscriverlo.
Scrivi a: Orietta Lunghi, Via G. Barbera 3. 50134 Firenze
Telefona allo: 055.487174
E-mail: antiamericanisti@libero.it
²PEOPLES SMASH AMERICA²!
³Lo scontro tra noi e l¹Islam è culturale, è religioso. La verità non sta in mezzo, ma da una parte sola².
Oriana Fallaci
"L'Occidente deve avere la consapevolezza della superiorità della sua civiltà. Una civiltà che ha garantito ai popoli largo benessere e il rispetto dei diritti umani, di quelli religiosi, rispetto che non c'è nei paesi islamici".
Silvio Berlusconi
²In effetti, l¹antiamericanismo, di sinistra o di destra, cattolico o laico che sia, si nutre di casi specificamente riprorevoli e legittimamente criticabili, unicamente per manifestare un¹avversione più generale a tutto ciò che caratterizza una società liberaldemocratica: l¹individualismo rispetto al collettivismo, il capitalismo rispetto allo statalismo, lo sviluppo economico rispetto al pauperismo, il primato tecnologico rispetto alla speculazione filosofica, il benessere diffuso rispetto all¹austerità, il pragmatismo rispetto alle ideologie, la modernità rispetto al passatismo. Gli Stati Uniti sono colpevoli non tanto per quello che fanno, quanto per quello che sono².
Piero Ostellino
²E¹ ridicolo mettere in collegamento il presidente democraticamente eletto della più antica democrazia con Hitler. Noi tedeschi non dimentichiamo che siamo stati liberati dagli Stati Uniti. Appartiene alla mia infanzia l¹identificazione dei soldati americani coi buoni. E poi ci hanno poi difeso nella guerra fredda dal comunismo².
Joshka Fischer
²La posizione dell¹antiamericanismo coincide con una posizione di rivalutazione e difesa dello Stato nazionale come trincea antimperialista; tentazione quest¹ultima non estranea ad alcuni settori del movimento dei movimenti, come si è visto a Porto Alegre. E questa sarebbe davvero una postura sbagliata².
Toni Negri
Gli USA stanno preparando l¹attacco - con o senza l¹ONU - per occupare l¹Iraq, controllare il Medio Oriente, forgiare il loro Impero unico mondiale. Lo stanno facendo con la stessa arroganza con la quale hanno stracciato il trattato Abm e i protocolli di Kyoto, con la stessa prepotenza con la quale ricattano il mondo con la continua minaccia dell¹uso dell¹arma atomica. Con la loro tracotanza senza limiti pianificano bombardamenti ed imbrogli, costruiscono nuove oppressioni per conservare le vecchie, mentre calpestano ogni forma di diritto esaltano il loro diritto imperiale. I più grandi produttori (ed utilizzatori) di armi di sterminio di massa, i più grandi produttori di guerra, i più pericolosi terroristi del pianeta, vogliono il monopolio delle armi, della guerra, del terrore. Comandano all¹ONU, ma calpestano l¹ONU; hanno alleati servili che vengono calpestati a loro volta; mentre programmano lo sterminio dei popoli hanno la pretesa di interpretare la volontà di quegli stessi popoli. Per questi motivi, noi siamo dentro il grande movimento di massa contro l¹aggressione che gli USA stanno per scatenare contro l¹Iraq.
Questa guerra, che è solo una tappa nel disegno statunitense di assoluto predominio mondiale, si fonda sul paranoico presupposto per cui gli Stati Uniti avrebbero una ³missione speciale² da compiere: quella di imporre a tutto il mondo il loro sistema liberista e la loro cultura mercificata. Questa pretesa, sostenuta dagli ambienti culturali più oscurantisti, non nasconde la sua stretta parentela con la tesi sionista del ³popolo eletto². Anche in Europa, chiunque si opponga a questa ideologia totalitaria, imperialista e razzista è bollato come ³antiamericanista² e per questo additato al pubblico ludibrio. Questa virulenta quanto invasiva campagna ideologico-culturale, volta a silenziare ogni pensiero critico, è tutta tesa a dimostrare che l¹impero americano di Bush sarebbe l¹ultimo e più alto baluardo della civilizzazione umana, caduto il quale all¹umanità non resterebbe che precipitare nella barbarie. Intellettuali di destra e di sinistra, dopo aver decretato la fine delle ideologie e della storia, dopo aver abbracciato il più nichilistico relativismo culturale, si sono fulmineamente convertiti ad un volgare fondamentalismo manicheo, si sono arruolati come volontari nell¹esercito crociato a stelle e strisce urlando ai quattro venti che gli USA stanno, malgrado tutto, dalla parte del giusto, e tutti i suoi nemici dalla parte sbagliata. Lo scetticismo liberale di un tempo è stato rimpiazzato da un fideismo cieco, da una vera e propria religione pagana il cui centro di irradiazione sono gli USA e il cui sommo pontefice è l¹Imperatore in persona.
I dogmi di questo culto sono il denaro, il consumismo, l¹individualismo, il darwinismo sociale, il tecnoscientismo. Per strada questo pensiero si è sbarazzato come di una zavorra di valori quali la giustizia sociale, la libertà, la fratellanza, la solidarietà. Gli americanisti tentano di rimuovere la realtà delle disuguaglianze crescenti, di un neocolonialismo che vuole impossessarsi di ogni risorsa, dell¹impoverimento progressivo di miliardi di esseri umani; ripescando le primordiali teorie razziste con cui i colonialisti giustificarono il genocidio dei nativi e la tratta degli schiavi. Gli oppressi ³non hanno un¹²anima², e se essi rifiutano di farsi ³sviluppare², se non accettano di farsi americanizzare, che vadano alla malora, che li si bombardi a tutto spiano. Questo integralismo liberista, che non parla altro linguaggio, con chiunque gli sia ostile, se non quello della criminalizzazione, della repressione e della guerra preventiva permanente e globale è il segno che la civiltà borghese, dopo avere abbandonata la pretesa illuministica di un proprio presunto universalismo, è vittima di una vera e propria pulsione di morte. Anche se i sacerdoti di questa ideologia totalitaria non lo ammetteranno mai, il risultato della loro azione è proprio quella odiosa guerra di civiltà contro il mondo islamico che si affannano a negare.
Occorre contrastare e battere questa deliberata e intossicante falsificazione delle cose. Senza affatto dimenticare la storica lotta dei popoli latino-americani in nome di un¹America libera contro quella dell¹imperialismo yankee, noi rivendichiamo il diritto di essere, dirci e sentirci antiamericanisti, poiché quello che abbiamo di fronte appare per molti aspetti come il nazismo a stelle e strisce del ventunesimo secolo. L¹americanismo non è semplicemente il prodotto degli interessi dei grandi gruppi capitalistici statunitensi, ma l¹espressione di un più vasto blocco sociale costitutivamente reazionario e colonialista, ancorato alla cinica consapevolezza che l¹opulenza americana, nutrendosi della miseria altrui e del saccheggio della biosfera, debba essere difesa con la forza in ogni luogo del pianeta. L¹americanismo quindi non è soltanto l¹ideologia politica di coloro i quali ritengono giustificata, legittima e necessaria la tirannia mondiale armata dell¹imperialismo yankee. L¹americanismo è l¹ultimo baluardo ideologico del pensiero liberale e liberista, l¹allegoria del capitalismo. Se propugnare la de-americanizzazione, difendere il diritto di ogni popolo a non essere inghiottito nell¹Impero, e opporsi all¹idea razzista di ³nazione eletta² significa essere ³antiamericanisti², ebbene, noi lo siamo, come tra le due guerre si era antifascisti.
Alla spaventosa perdita di senso che alligna nel campo borghese, alla subordinazione della vita al puro calcolo economico, alla ricchezza concepita solo come abbondanza di beni materiali, alla pretesa che questo sia l¹unico mondo possibile; noi riteniamo giunto il momento di opporre quei valori universali su cui fondare una nuova politica anticapitalista intesa come arte della trasformazione sociale attraverso l¹azione diretta e di massa. Contro i falsi sillogismi liberisti noi affermiamo: che la libertà individuale - per noi sempre inviolabile - può essere effettiva solo debellando lo sfruttamento dell¹uomo sull¹uomo; che la democrazia di cui Bush si pretende campione implica uguali diritti per tutti i popoli e il rispetto della sovranità nazionale; che benessere e felicità sono giuste finalità etiche se non si appoggiano sull¹accumulazione smisurata di merci; che la socializzazione è possibile senza per questo sfociare nel pauperismo; che lo sviluppo scientifico è necessario ma rifiutando ogni feticismo della tecnoscienza; che modernità e sviluppo sono valori positivi solo ove essi siano compatibili con l¹ecosistema e non ledano le spinte spirituali connaturate all¹uomo; che la politica deve comandare l¹economia, come l¹etica deve orientare la scienza.
Che il futuro dell¹umanità dipende dal crollo dell¹imperialismo americano e dalla possibilità di fuoriuscire dal capitalismo gettando la basi di una nuova comunità fondata su principi universali di libertà, uguaglianza e fraternità.
Primi firmatari
Bacciardi Giovanni (università di Firenze), Bassi Patrizia (insegnante), Bernardini Aldo (università di Teramo), Bertazzi Claudia (ass. liberi tutti), Briola Ernestina (maestra), Burani Vainer (giuristi democratici), Catone Andrea, (most za Beograd), Cipriani Andrea (fondazione Luigi Cipriani), Cipriani Michela (fondazione Luigi Cipriani), Cortesi Luigi (redazione Giano), Francescangeli Eros (storico), Gatta Maria Adele (insegnante), Giannangeli Ugo (avvocati contro la guerra), Grandi Massimo (università di Firenze), La Grassa Gianfranco (economista), Losurdo Domenico (filosofo), Lunghi Orietta (ass. culturale lavoro 2000), Maestri Mario (università di Porto Alegre), Maffezzoni Emilia (fondazione Luigi Cipriani), Manuelli Colombo (scultore), Marini Graziano (artista), Mascellomi Enrico (critico d¹arte), Mazzei Leonardo (redazione rosso XXI), Melotti Marco (redazione vis à vis), Muscetta Carlo (critico letterario), Not Daniele (operatore culturale), Paciello Giancarlo (pubblcista), Pasquinelli Moreno (portavoce Campo Antimperialista), Pelazza Giuseppe (avvocati contro la guerra), Preve Costanzo (filosofo). Santarelli Enzo (storico). Sarenco (artista)
Per adesioni: antiamericanisti@libero.it
3. Accerchiamo le basi U.S.A.! L'elenco dei siti della morte
Domenica scorsa, a Roma, si e' svolto un incontro delle componenti piu' importanti del . La principale decisione e' stata quella di attuare il blocco delle basi USA in italia non appena la guerra dovesse scoppiare. Noi non facciamo parte del Forum Sociale ma, come abbiamo gia' fatto in altre occasioni sostenendo iniziatve condivisibili, daremo il nostro contributo fattivo e operante affinche' la macchina bellica USA-Italia venga inceppata. Non siamo pacifisti, ne' abbiamo adottato la moda della cosiddetta disobbedienza, ma siamo daccordo che le azioni di blocco avranno senso se saranno di massa e pacifiche. Berlusconi e Pisanu decideranno di usare la mano pesante? E' un diritto di chi si oppone alla carneficina della guerra modulare le proprie azioni e discutere della eventuale necessaria autodifesa. Ripetiamo che siamo pacifici, non pacifisti e che se saremo obbligati ad autodifendere la protesta lo faremo, evitando ogni violentismo minoritario e ogni velleitarismo (che tanti danni fecero a Genova).
Organizziamo dunque l'accerchiamento di massa delle basi.
Qui sotto l'elenco dei siti della morte.
Liguria.
- Presso La Spezia è installato il Centro antisommergibile di Saclant, che effettua studi oceanografici attinenti alla ricerca di sommergibili.
- A S. Bartolomeo (SP) ha sede il centro ricerca NATO per la guerra sottomarina.
- A Finale Ligure (SV) c'è il centro di telecomunicazioni dell'US Army.
Lombardia.
- A Ghedi, presso Brescia si trova un "munitions support squadron" per la conservazione di bombe nucleari,
- A Montichiari (BS) l'USAF ha una propria base aerea.
Veneto.
- A Verona l'Air Operations Centre (con 2500 persone).
- A Vicenza opera la Setaf (Support European Task Force) che ha per missione il supporto aerotattico alle unità nucleari missilistiche terrestri. In questa base vengono messe in opera le Adm, cioè le munizioni di demolizione atomica, in pratica le mine atomiche e inoltre vengono custodite e costruite le testate nucleari per le forze armate alleate nella regione meridionale della Nato.
- A Vicenza c'è un'unità di supporto chiamata Camp Ederle che si estende negli spazi della grande caserma di Ederle, presso l'aeroporto militare opera un gruppo tattico di paracadutisti ed un battaglione di obici. In ambito Nato è assicurata alla Allied Mobile Force (Ace) la possibilità di effettuare operazioni militari nazionali Usa nell'eventualità di interventi che si estendono fino al Medio Oriente.
- A Longare, sempre presso Vicenza, si trova un importante deposito di armamenti USA.
- Altri depositi si trovano a Tormeno San Giovanni a Monte.
Friuli-Venezia-Giulia.
- Ad Aviano (PN) c'è la più grande base avanzata, deposito nucleare e centro di telecomunicazioni dell'USAF in Italia (almeno 9.000 i militari, più civili e famigliari americani). In questa base sono dislocate le forze operative pronte al combattimento dell'USAF (un gruppo di cacciabombardieri) utilizzate in passato nei bombardamenti in Bosnia.
- A Rivolto (UD) c'e' un aeroporto militare usato dall'USAF.
- Gli aerei americani usano anche il poligono addestrativo di Maniago (PN) e il deposito di Roveredo (PN). - L'US Army ha un deposito di munizioni anche a S. Bernardo (UD).
Emilia Romagna.
- A Rimini troviamo la sede di un Munitions Support Squadron per l'attivazione di bombe nucleari.
- Una Base aerea della NATO c'e' a Monte S. Damiano (PC).
- Stazioni di telecomunicazioni NATO e USAF ci sono anche sul Monte Cimone (MO) oltre a un deposito per le forze aeree della NATO a Parma.
- Bologna è sede di una stazione trasmittente del Dipartimento di Stato USA.
Toscana.
- Tra Pisa e Livorno la grande base di Camp Darby,attrezzata a depositi e magazzini presso cui opera l'ottavo gruppo di supporto Usa che garantisce il sostegno logistico a tutte le forze americane operanti a sud del Po ed ha una responsabilità sul bacino del Mediterraneo ed il Nord-Africa. Vi operano circa un migliaio di persone.
- Non lontano da Camp Darby, a Coltano, è installato un potente sistema di telecomunicazioni.
Campania.
- Presso Napoli-Capodichino, la grande base Usa situata presso l'aeroporto che ha sostituito di recente quella dislocata presso Bagnoli ci sono circa 3500 uomini e si estende nel suo sobborgo-satellite di Cirigliano. Vi sono dislocate attività di supporto e logistiche ed anche importanti comandi della Nato, oltreché il comando della Sesta flotta.
- La base navale Usa di Gaeta (in trasferimento a Taranto) ospita alcune unità maggiori della Sesta flotta.
- Nei dintorni di Napoli, presso il lago Patria, a Giugliano, si trova una stazione di comunicazione Satcom ed un'altra stazione di comunicazione si trova a Montevergine, ad Avellino.
Puglia.
- A San Vito dei Normanni c'è una base che ospita il 499. Expeditionary Squadron e l'Electronics Security Group (gruppo di intelligence elettronica).
- Gioia del Colle, base per la ridislocazione di aerei americani.
- Ad Otranto, Martina Franca, Iacotenente, vi sono impianti della rete radar Nadge.
Sicilia.
- Base di Sigonella ove risiede la stazione aeronavale con reparti operativi e di supporto Usa, dotata di aerei antisommergibili-
- A Niscemi è situata una stazione di comunicazione (NavComTelSta),
- A Lampedusa vi è una installazione per la navigazione Loran.
Sardegna.
- Base di Teulada, Zona costiera Sulcis Inglesiente. La più grande zona addestrativa straniera che include tutta la costa da Capo Teulada a Capo Frasca, circa cento km. La zona è usata per esercitazioni aeree ed aeronavali della Nato e della Sesta flotta (tiro contro costa) ed include anche un centro addestramento per unità corazzate.
- Decimomannu: è l'aeroporto probabilmente più grande della Nato. La sua superficie è vasta quanto quella di tre aeroporti civili; Si tratta di un vecchio aeroporto rimesso in funzione nel 1955 in seguito ad un accordo tra Germania, Canada ed Italia.
- Salto di Quirra c'è una vasta zona comprendente poligoni missilistici sperimentali e di addestramento interforze. I poligoni sono situati presso il paese di Perdas de Fuego.
- Capo San Loremo dove vi si addestrano unità della Nato e della Sesta flotta con attività nelle varie combinazioni terra-aria-mare.
- Capo Frasca, dove troviamo il poligono di tiro della Nato e Usa e dove vi sono situati impianti radar, eliporto e basi di sussistenza.
- Tavolara, dove risiede la base Usa per stazione radiotelegrafica ad onda lunga per la comunicazione con i sommergibili.
- La Maddalena, base USA di sommergibili nucleari
4. Tarek non fa schic?
E' gravissimo che il sindacao di Roma, Valter Veltroni, abbia cancellato il previsto incontro col vicepresidente iracheno Tarek Aziz, con la motivazione .... che quest'ultimo si era rifiutato di rispondere alle domande di un giornalista israeliano (in segno di solidarietra' con il popolo palestiense). Sapevamo che Veltroni era un amico della comunita' ebraica romana, non che fosse addirittura ostaggio della lobby sionista.
A dargli una mano e' giunto in suo soccorso, niente di meno, che Bertinotti, il quale ha fatto altrettanto e senza nemmeno accampare scuse plausibili. Incontrare Tarek Aziz, evidentemente, "non fa schic" nel giro dei salotti romani. Sollecitata a dare una spiegazione, la direzione del PRC ha farfugliato parole sensa senso. Ma ci ha pensato il solerte segretario regionale umbro Stefano Vinti a svelare le ragioni politiche. Aziz infatti si e' recato al Sacro Convento di Assisi sabato 15 febbraio (e una delegazione del Campo ha testimoniato li la nostra solidarieta' al popolo iracheno) e dopo ha incontrato la presidenteessa D.S. del Consiglio Regionale, Maria Rita Lorenzetti. Sapete cosa ha fatto il nostro segretario regionale guai-ai-Vinti? Ha diffuso una vibrata nota di protesta affinche' la Lorenzetti evitasse l'incontro. Non ci credete? Cronaca regionale de La Nazione del 14 febbraio, citiamo: "Capofila della rivolta contro il previsto incontro e' Stefano Vinti, leader di Rifondazione in Consiglio regionale: . Siamo rimasti allibiti e con noi penso la gran parte dei compagni del PRC. In confronto a guai-ai-Vinti, il Papa e i francescani ci fanno davvero una gran bella figura.
nb
Solo la Tavola della Pace, per bocca di Flavio Lotti, ha dato ragione ai guai-ai-Vinti. Anzi, ha addirittura contestato l'arrivo di Aziz in Umbria. Il tutto per la gioia del centro destra umbro (e dei radicali).




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