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  1. #1
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito Il Governo continua imperterrito nell'attacco all'Art 18!!

    Si vede proprio che questo governo è distande dai lavoratori e dai cittadini...

    ----

    Nessuna marcia indietro. Il governo intende chiudere al più presto la partita sulla riforma del mercato del lavoro aperta con l'attacco all'articolo 18 e sfociata poi nel patto per l'Italia. Il referendum promosso da Rifondazione comunista per estendere il diritto al reintegro a tutti i lavoratori dipendenti si conferma perciò come l'unica strada realisticamente percorribile per arrivare a contrastare questo progetto. L'obiettivo della destra, condiviso nei fatti da Cisl e Uil, è sempre quello: rendere il lavoro ancora più precario e flessibile, per far fuori il sindacato e mettere così a disposizione dei padroni manodopera più ricattabile e senza diritti.
    Il primo passo consiste nell'approvazione della prima parte della delega, da ieri in votazione al Senato, che introduce nuovi istituti di flessibilità estrema, quali il lavoro a chiamata, e che consegna il collocamento nelle mani dei privati.

    ---

    Nota: lavoro a chiamata dignifica che tu stai a casa non pagato o pochissimo, però sempre pronto se c'è bisogno. Se non ti presenti, perdi la possibilità di lavorare.

    ---

    Nonostante l'ostruzionismo dell'opposizione (sono stati presentati 500 emendamenti e la seduta è stata più volte interrotta per chiedere la verifica del numero legale), il disegno di legge numero 848 dovrebbe ricevere entro stasera il via libera dell'Aula di Palazzo Madama. Dopo di che, fa sapere il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi, toccherà al famigerato "848 bis", che contiene la modifica dell'art.18. «Abbiamo una comprensibile fretta a vedere approvata anche questa parte della riforma», ha spiegato Sacconi.
    Con buona pace di quanti, nel centrosinistra, avevano gridato allo scampato pericolo subito dopo le parole ipocritamente rassicuranti («non andremo avanti sull'articolo 18») pronunciate a capodanno dal premier Silvio Berlusconi. «Avete visto? Tanto rumore per nulla», dissero nell'occasione Rutelli e Fassino, con il chiaro intento di bacchettare la Cgil. In realtà, le deroghe alla tutela contro i licenziamenti ingiusti, concordate dal ministro Maroni con Cisl e Uil, vanno avanti, anche se Sacconi rassicura: una volta recepite le modifiche, di articolo 18 «non se ne parlerà più per tre anni» neanche «se prevarranno i no al referendum».
    L'esecutivo dovrà tuttavia fare i conti con la «ferma opposizione» di Rifondazione comunista, che si appella alla Costituzione e a Ciampi: «Una volta indetto il referendum - spiega Gigi Malabarba, capogruppo al Senato del Prc - qualsiasi legge che lo riguardi può essere applicata solo nel senso indicato dal quesito e non in direzione contraria». Questo impedirà al Capo dello Stato di promulgare l'848 bis prima del referendum, «mentre se vincerà il sì - sottolinea Malabarba - non sarà più proponibile dopo».
    In allarme anche la Fiom: l'operazione del governo, afferma Giorgio Cremaschi, rischia di «essere pericolosa come un cesto di mele avvelenate». Il motivo è semplice: nel disegno di legge che cancella l'articolo 18 è stato inserito anche il finanziamento della mobilità lunga per i dipendenti di aziende in crisi come la Fiat. Chi si oppone alla delega, afferma Malabarba, si potrebbe perciò trovare nella condizione scomoda di dovere votare contro un provvedimento atteso con ansia da quei lavoratori in esubero «che sperano nell'aggancio alla pensione». Problema, tuttavia che, sostiene il senatore del Prc, potrebbe essere risolto dal governo con un decreto.
    L'occasione per saltare a pié pari le trappole disseminate dall'esecutivo sulla strada di chi si oppone alla distruzione dei diritti dei lavoratori è rappresentata proprio dal referendum. Diventa pertanto sempre più urgente coagulare un forte schieramento favorevole al sì all'estensione dell'articolo 18. La domanda che tutti si pongono è: cosa farà la Cgil? Dopo il passo avanti di Epifani («certo non staremo con il no»), gli occhi sono puntati sul dibattito interno al più grande sindacato italiano. Ieri la Cgil, per testimoniare la propria contrarietà alla delega, ha organizzato un presidio simbolico davanti al Senato. «La destra vuole un mondo dove la precarietà la fa da padrone», attacca Claudio Treves, della Cgil nazionale. E il referendum? «Decideremo. Io personalmente, se vado a votare, voto sì - rivela Treves -, anche se ritengo che l'eventuale vittoria non risolverà il problema degli atipici».

    Da Liberazione

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  2. #2
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito

    Dal Manifesto, sulla delega:

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    Lavoro, il governo all'attacco

    Approda oggi in Senato la delega 848: lavoro a chiamata, interinali a vita, collocamento privato. Bastano pochi giorni per l'approvazione finale, e Berlusconi avrà carta bianca. Ulivo, Rifondazione e Cgil annunciano battaglia
    Una stagione di lotte. Se sulle pensioni i confederali non hanno ancora programmato iniziative, la Cgil è pronta a mobilitarsi per i diritti. Lo sciopero del 21 febbraio non si oppone solo al declino industriale, ma anche alla delega sul mercato del lavoro
    ANTONIO SCIOTTO

    L'affondo finale potrebbe arrivare entro la prossima settimana: la legge delega sul mercato del lavoro (n.848) approda oggi in Senato. Se verrà approvata in maniera definitiva - e dopo l'emissione di appositi decreti legislativi - darà il via ai contratti a chiamata (job on call), all'interinale a vita (staff leasing), al collocamento privato (anche un consulente del lavoro, una qualsiasi università o scuola, il ragioniere del paese potranno fare formazione, orientamento, intermediazione di manodopera). Insomma, una giungla. Dove il lavoratore sarà meno tutelato dallo stesso sindacato, svuotato delle funzioni attuali. Prendiamo l'interinale, ad esempio: si potrà evolvere nello staff leasing, ovvero l'affitto a vita di un lavoratore. «In un'impresa come la Fiat - spiega Claudio Treves, coordinatore politiche attive del lavoro Cgil - potrebbero lavorare stabilmente dipendenti di agenzie interinali, alcuni agli sportelli, altri alle spedizioni, altri ai motori. Si eliminerebbe il rapporto diretto tra azienda e lavoratori, e il sindacato sarebbe impossibilitato a organizzare il conflitto». In più, si potrebbero applicare diversi contratti nella stessa industria, a seconda delle mansioni svolte. C'è poi il job on call: stai sempre a disposizione dell'imprenditore, e metti piede in azienda solo quando ti chiama a lavorare a ore, senza preavviso. In cambio, certo, ti offre una maggiorazione retributiva, ma è poca cosa in confronto alla prospettiva di restare appeso alla sua telefonata senza poter dare disponibilità ad altri, ed essere pagato per giunta solo quando lavori. E il collocamento? Addio centralità del ruolo pubblico: chiunque dall'oggi al domani potrà mettere su un'agenzia, e dunque sarà un fiorire di caporali, di sfruttamento e di truffe.

    Ma non basta. Il senatore Ds Antonio Pizzinato spiega che verrà flessibilizzato anche l'istituto del part-time: «Aumenterà notevolmente il numero delle ore supplementari, e verranno eliminate tutele come quelle che garantiscono alle madri che hanno scelto un passaggio temporaneo al tempo parziale di poter ritornare al full time». Anche il mondo delle cooperative, in base a una modifica introdotta alla Camera, potrebbe essere stravolto: per i soci lavoratori verrà garantita solo l'applicazione dei minimi contrattuali, mentre saranno scoperti su altre tutele previste dai contratti e dallo Statuto dei lavoratori. La cooperativa che avrà deciso di espellere un socio potrà anche contemporaneamente licenziarlo. «L'opposizione ha presentato 465 emendamenti - spiega Pizzinato - ma il testo è blindato. Le uniche modifiche, dato che siamo ormai in terza lettura, potranno essere fatte soltanto sulle poche novità introdotte alla Camera». E dopo che il testo sarà approvato? «Bisognerà fare una battaglia nel paese, affinché non ci siano peggioramenti nei decreti legislativi: grazie allo strumento delle deleghe, soprattutto nel modo vago in cui sono state definite, il governo ha in pratica carta bianca per decidere tutto. E credo che, a quel punto, l'unico modo per abrogare le norme sarà la presentazione di nuovi quesiti referendari».

    Di referendum parla anche Gigi Malabarba, senatore di Rifondazione, ma si riferisce a quello che si svolgerà fra pochi mesi: «L'opposizione in Parlamento può essere utile, ma noi crediamo che il referendum sull'estensione dei diritti potrà essere fondamentale: abrogherà di fatto la delega 848bis, quella sull'articolo 18, che il governo vuole tornare a discutere. E darà anche maggiore forza ai sindacati quando discuteranno con il governo i nuovi decreti legislativi. Inoltre noi sosterremo due leggi sulla rappresentanza sindacale e l'estensione dei diritti agli atipici». In questo periodo, ricordano sia Malabarba che Pizzinato, è più che mai importante sensibilizzare il paese, perché l'attacco ai diritti del lavoro viene inserito in moltissime leggi: basti pensare alle deleghe, approvate recentemente in via definitiva, che autorizzano il lavoro notturno per gli apprendisti e aprono alla modifica della 626 (verrà depenalizzato il non rispetto, da parte degli imprenditori, delle normative sulla sicurezza del lavoro).

    Il segretario confederale della Cgil Giuseppe Casadio si dice preoccupato del nuovo ruolo che potrebbero assumere i sindacati. Gli enti bilaterali azienda-sindacati potranno certificare i rapporti di lavoro, ovvero sostituirsi ai giudici per stabilire se un lavoratore che è stato cococo in un'azienda ha diritto o meno a un rapporto subordinato. E ancora, potranno anche selezionare e formare il personale da assumere: è ovvio che i tesserati delle organizzazioni sindacali e datoriali verranno favoriti. «Il sindacato abdicherebbe così al suo ruolo di controparte dell'azienda, non avrebbe più la funzione di difesa del lavoratore». Come si articolerà la battaglia della Cgil? «Già nel 2002 abbiamo lottato contro questi provvedimenti - spiega Casadio - Basta ricordare che la riforma dell'articolo 18 è stata accantonata grazie agli scioperi. Uno dei "no" per i quali abbiamo raccolto cinque milioni di firme è proprio contro queste deleghe. Dunque noi saremo in Senato martedì prossimo, per un presidio, continueremo a scioperare - la prima data è il 21 febbraio prossimo - e in ultima istanza ricorreremo allo strumento del referendum per abrogare le nuove norme».

    ---

  3. #3
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    Predefinito Re: Il Governo continua imperterrito nell'attacco all'Art 18!!

    Originally posted by yurj
    Si vede proprio che questo governo è distande dai lavoratori e dai cittadini...

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    Nessuna marcia indietro. Il governo intende chiudere al più presto la partita sulla riforma del mercato del lavoro aperta con l'attacco all'articolo 18 e sfociata poi nel patto per l'Italia. Il referendum promosso da Rifondazione comunista per estendere il diritto al reintegro a tutti i lavoratori dipendenti si conferma perciò come l'unica strada realisticamente percorribile per arrivare a contrastare questo progetto. L'obiettivo della destra, condiviso nei fatti da Cisl e Uil, è sempre quello: rendere il lavoro ancora più precario e flessibile, per far fuori il sindacato e mettere così a disposizione dei padroni manodopera più ricattabile e senza diritti.
    Il primo passo consiste nell'approvazione della prima parte della delega, da ieri in votazione al Senato, che introduce nuovi istituti di flessibilità estrema, quali il lavoro a chiamata, e che consegna il collocamento nelle mani dei privati.

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    Nota: lavoro a chiamata dignifica che tu stai a casa non pagato o pochissimo, però sempre pronto se c'è bisogno. Se non ti presenti, perdi la possibilità di lavorare.

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    Nonostante l'ostruzionismo dell'opposizione (sono stati presentati 500 emendamenti e la seduta è stata più volte interrotta per chiedere la verifica del numero legale), il disegno di legge numero 848 dovrebbe ricevere entro stasera il via libera dell'Aula di Palazzo Madama. Dopo di che, fa sapere il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi, toccherà al famigerato "848 bis", che contiene la modifica dell'art.18. «Abbiamo una comprensibile fretta a vedere approvata anche questa parte della riforma», ha spiegato Sacconi.
    Con buona pace di quanti, nel centrosinistra, avevano gridato allo scampato pericolo subito dopo le parole ipocritamente rassicuranti («non andremo avanti sull'articolo 18») pronunciate a capodanno dal premier Silvio Berlusconi. «Avete visto? Tanto rumore per nulla», dissero nell'occasione Rutelli e Fassino, con il chiaro intento di bacchettare la Cgil. In realtà, le deroghe alla tutela contro i licenziamenti ingiusti, concordate dal ministro Maroni con Cisl e Uil, vanno avanti, anche se Sacconi rassicura: una volta recepite le modifiche, di articolo 18 «non se ne parlerà più per tre anni» neanche «se prevarranno i no al referendum».
    L'esecutivo dovrà tuttavia fare i conti con la «ferma opposizione» di Rifondazione comunista, che si appella alla Costituzione e a Ciampi: «Una volta indetto il referendum - spiega Gigi Malabarba, capogruppo al Senato del Prc - qualsiasi legge che lo riguardi può essere applicata solo nel senso indicato dal quesito e non in direzione contraria». Questo impedirà al Capo dello Stato di promulgare l'848 bis prima del referendum, «mentre se vincerà il sì - sottolinea Malabarba - non sarà più proponibile dopo».
    In allarme anche la Fiom: l'operazione del governo, afferma Giorgio Cremaschi, rischia di «essere pericolosa come un cesto di mele avvelenate». Il motivo è semplice: nel disegno di legge che cancella l'articolo 18 è stato inserito anche il finanziamento della mobilità lunga per i dipendenti di aziende in crisi come la Fiat. Chi si oppone alla delega, afferma Malabarba, si potrebbe perciò trovare nella condizione scomoda di dovere votare contro un provvedimento atteso con ansia da quei lavoratori in esubero «che sperano nell'aggancio alla pensione». Problema, tuttavia che, sostiene il senatore del Prc, potrebbe essere risolto dal governo con un decreto.
    L'occasione per saltare a pié pari le trappole disseminate dall'esecutivo sulla strada di chi si oppone alla distruzione dei diritti dei lavoratori è rappresentata proprio dal referendum. Diventa pertanto sempre più urgente coagulare un forte schieramento favorevole al sì all'estensione dell'articolo 18. La domanda che tutti si pongono è: cosa farà la Cgil? Dopo il passo avanti di Epifani («certo non staremo con il no»), gli occhi sono puntati sul dibattito interno al più grande sindacato italiano. Ieri la Cgil, per testimoniare la propria contrarietà alla delega, ha organizzato un presidio simbolico davanti al Senato. «La destra vuole un mondo dove la precarietà la fa da padrone», attacca Claudio Treves, della Cgil nazionale. E il referendum? «Decideremo. Io personalmente, se vado a votare, voto sì - rivela Treves -, anche se ritengo che l'eventuale vittoria non risolverà il problema degli atipici».

    Da Liberazione

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    NON PUò ESSERE..... UN PRESIDENTE OPERAIO NON FARà MAI UNO SCHERZO SIMILE A I LAVORATORI
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  4. #4
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    Pensa che Schröder sta proponendo le stesse misure in Germania...
    Perchè in mancanza di flessibilità la disoccupazione è salita a quattromilioniseicentomila unità... l'11,1%.

  5. #5
    Hanno assassinato Calipari
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    Le solite invenzioni di GP, se non è la crisi, è la mancanza di flessibilità. Ideologia PURA, antidemocratica.




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    Art.18, il governo: avanti con la legge
    Roberto Farneti
    Nessuna marcia indietro. Il governo intende chiudere al più presto la partita sulla riforma del mercato del lavoro aperta con l'attacco all'articolo 18 e sfociata poi nel patto per l'Italia. Il referendum promosso da Rifondazione comunista per estendere il diritto al reintegro a tutti i lavoratori dipendenti si conferma perciò come l'unica strada realisticamente percorribile per arrivare a contrastare questo progetto. L'obiettivo della destra, condiviso nei fatti da Cisl e Uil, è sempre quello: rendere il lavoro ancora più precario e flessibile, per far fuori il sindacato e mettere così a disposizione dei padroni manodopera più ricattabile e senza diritti.

    Il primo passo consiste nell'approvazione della prima parte della delega, da ieri in votazione al Senato, che introduce nuovi istituti di flessibilità estrema, quali il lavoro a chiamata, e che consegna il collocamento nelle mani dei privati. Nonostante l'ostruzionismo dell'opposizione (sono stati presentati 500 emendamenti e la seduta è stata più volte interrotta per chiedere la verifica del numero legale), il disegno di legge numero 848 dovrebbe ricevere entro stasera il via libera dell'Aula di Palazzo Madama. Dopo di che, fa sapere il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi, toccherà al famigerato "848 bis", che contiene la modifica dell'art.18. «Abbiamo una comprensibile fretta a vedere approvata anche questa parte della riforma», ha spiegato Sacconi.

    Con buona pace di quanti, nel centrosinistra, avevano gridato allo scampato pericolo subito dopo le parole ipocritamente rassicuranti («non andremo avanti sull'articolo 18») pronunciate a capodanno dal premier Silvio Berlusconi. «Avete visto? Tanto rumore per nulla», dissero nell'occasione Rutelli e Fassino, con il chiaro intento di bacchettare la Cgil. In realtà, le deroghe alla tutela contro i licenziamenti ingiusti, concordate dal ministro Maroni con Cisl e Uil, vanno avanti, anche se Sacconi rassicura: una volta recepite le modifiche, di articolo 18 «non se ne parlerà più per tre anni» neanche «se prevarranno i no al referendum».

    L'esecutivo dovrà tuttavia fare i conti con la «ferma opposizione» di Rifondazione comunista, che si appella alla Costituzione e a Ciampi: «Una volta indetto il referendum - spiega Gigi Malabarba, capogruppo al Senato del Prc - qualsiasi legge che lo riguardi può essere applicata solo nel senso indicato dal quesito e non in direzione contraria». Questo impedirà al Capo dello Stato di promulgare l'848 bis prima del referendum, «mentre se vincerà il sì - sottolinea Malabarba - non sarà più proponibile dopo».

    In allarme anche la Fiom: l'operazione del governo, afferma Giorgio Cremaschi, rischia di «essere pericolosa come un cesto di mele avvelenate». Il motivo è semplice: nel disegno di legge che cancella l'articolo 18 è stato inserito anche il finanziamento della mobilità lunga per i dipendenti di aziende in crisi come la Fiat. Chi si oppone alla delega, afferma Malabarba, si potrebbe perciò trovare nella condizione scomoda di dovere votare contro un provvedimento atteso con ansia da quei lavoratori in esubero «che sperano nell'aggancio alla pensione». Problema, tuttavia che, sostiene il senatore del Prc, potrebbe essere risolto dal governo con un decreto.

    L'occasione per saltare a pié pari le trappole disseminate dall'esecutivo sulla strada di chi si oppone alla distruzione dei diritti dei lavoratori è rappresentata proprio dal referendum. Diventa pertanto sempre più urgente coagulare un forte schieramento favorevole al sì all'estensione dell'articolo 18. La domanda che tutti si pongono è: cosa farà la Cgil? Dopo il passo avanti di Epifani («certo non staremo con il no»), gli occhi sono puntati sul dibattito interno al più grande sindacato italiano. Ieri la Cgil, per testimoniare la propria contrarietà alla delega, ha organizzato un presidio simbolico davanti al Senato. «La destra vuole un mondo dove la precarietà la fa da padrone», attacca Claudio Treves, della Cgil nazionale. E il referendum? «Decideremo. Io personalmente, se vado a votare, voto sì - rivela Treves -, anche se ritengo che l'eventuale vittoria non risolverà il problema degli atipici».

  6. #6
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    Inquietante quel giornale ...
    E' proprio la vostra cultura eh ?

    Non capite che il comunismo è il male del secolo anche per Gesù Cristo ?
    (( enciclica 1985 )

  7. #7
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    I risultati di un'indagine del Cestes-Proteo
    «Cipputi riflette ma non molla il conflitto»

    Fabio Sebastiani

    Sempre in bilico tra frustrazione e spirito di riscossa, alla ricerca di un partito che lo rappresenti meglio, attratto dall'Europa e dalle sue regole ma anche pronto a riprendersi in mano l'arma dello sciopero se c'è da riconquistarsi pezzi di salario e interi capitoli di diritti. E' un "cipputi" double-face quello che emerge dalla bella indagine del Cestes-Proteo, il centro studi dell'area delle Rappresentanze di base, che con questo poderoso volume collettivo (firmato da Cararo, Casadio, Martufi, Vasapollo e Viola) chiude una vera e propria fatica "durata" tre tomi e dal titolo unificante di "Eurobang".

    Il titolo, "La Coscienza di Cipputi; inchiesta sul lavoro: soggetti e progetti" affronta un tema che ormai sta uscendo, a torto, dal nostro campo visivo quotidiano. Del resto, nessuno fa più inchiesta sociale. Nessuno più si interroga sull'identità dei soggetti che si muovono nell'universo delimitato da politica, economia, società e cultura. Indagare le aspirazioni e la condizione di chi lavoro è diventato quasi un tabù. Si preferisce inquadrare la "moltitudine" dal punto di vista del consumerismo. E' questa, infatti, l'unica chiave che risponde agli interessi economici prevalenti. Grazie a queste "indagini", infatti, sappiamo come cambia il gusto della gente nello scegliere un profumo di "fascia A", piuttosto che uno di "fascia B", ma non sappiamo quasi nulla sull'abbandono scolastico o sulle malattie professionali o sulla difficile condizione delle famiglie mononucleari condotte da una donna. Non parliamo di alcune "variabili" come l'inflazione o l'esatto ammontare dei redditi. L'iniziativa del Ceste-Proteo, che ha preso in analisi 2.500 questionari, è di una importanza straordinaria, quindi. E' difficile raccogliere in una sbrigativa esemplificazione il contenuto del saggio. L'indagine è complessa e permette pure, grazie alla ottima preparazione statistica di chi l'ha scritto, una lettura incrociata dei dati. Innanzitutto, viene combattuta l'idea che il lavoro salariato sia scomparso. La fase dell'accumulazione flessibile, infatti, secondo gli autori prevede forme mutevoli ma sempre seguendo l'asse strategico dello sfruttamento. La conseguente disarticolazione della classe pone dei problemi non indifferenti allo stesso concetto di indagine sociale. Da questo punto di vista "La coscienza di Cipputi" è un libro indubbiamente coraggioso in quanto, possiamo dire, tenta di inseguire la composizione di classe laddove questa riceve il registro fondamentale. E cosa scopre? Scopre quello che tutti ci aspettiamo: la precarietà e la provvisorietà, quel nuovo darwinismo sociale che con sempre maggiore velocità «schiaccia chi non si adegua al mercato». Tra darwinismo sociale da una parte e profit state dall'altra i soggetti sociali letteralmente si smarriscono. E la cosa più interessante che emerge dall'inchiesta è che la "precarietà sociale" conquista i modelli culturali e i comportamenti anche di coloro che hanno un "posto fisso". L'indagine, infatti, prende in considerazione soprattutto i lavoratori del pubblico impiego da cui emerge un quadro di forte instabilità. Una precarietà presente sia nella condizione di lavoro sia nella ricerca di una risposta "politico-sindacale" a questa condizione. Se, infatti, da una parte i lavoratori riconoscono a stragrande maggioranza la presenza sul luogo di lavoro dei sindacati confederali dall'altra sentono la necessità di un sindacato indipendente «da quelli tradizionali». Questo orientamento, però, non arriva fino all'adesione verso i sindacati di base. Nonostante la forte campagna ideologica contraria ben un lavoratore su due ritiene che «l'unica arma è lo sciopero» e la stragrande maggioranza la ritiene un'utile strumento di lotta. La lotta collettiva, quindi tiene, e anche con una certa dignità.

    Sul piano politico le opinioni dei lavoratori cambiano fortemente. Più di sei su dieci non si sentono rappresentati da un partito. La maggioranza ritiene che «i partiti sono tutti uguali e pensano a se stessi». Più di un quarto, poi, esprime delusione rispetto «al partito a cui credevo prima».

    ---

    Al direttivo nazionale passa un documento pro-referendum

    Filcea: «Impegnarsi per il Sì»

    Continuano i pronunciamenti non proprio in linea sul referendum da parte dei vari organismi della Cgil. Pochi giorni fa il voto a favore di un impegno diretto per il "Sì" venuto fuori dall'attivo dei delegati della Cgil di Piacenza, l'altro ieri il documento, assunto dalla presidenza, sempre nella stessa direzione presentato nel corso del Direttivo nazionale della Filcea (i chimici).

    «Nei prossimi mesi, gli elettori italiani - è scritto nel testo del documento - saranno chiamati a decidere con il voto se le tutele contro i licenziamenti senza giusta causa o giustificato motivo (che oggi la legge riconosce solo alle aziende numericamente al di sopra di 15 dipendenti) siano estese a tutti i lavoratori che oggi ne sono esclusi». «Fermo restando le differenze di valutazione di metodo - continua - nel merito proponiamo alla Cgil che definisca quanto prima le leggi per l'estensione dei diritti a tutti i lavoratori dipendenti (atipici, co. co. co eccetera). Che non hanno tutele e ne sono esclusi». «Accertata però l'impossibilità - conclude - di pervenire in tempi utili ad una soluzione legislativa coerente con quanto dichiarato sopra l'organizzazione metta in campo tutte le iniziative necessarie affinché si predisponga a indicare il "sì" al quesito referendario».

    Ieri, sull'articolo 18, e sulle posizioni della Cgil, è tornato il segretario del Prc Fausto Bertinotti. La linea proposta dalla Cgil per estendere i diritti previsti dall'articolo 18 anche alle aziende con meno di 15 dipendenti «sarebbe ottima se potesse trasformarsi in una proposta di legge», dice Bertinotti. «Ma dubito che la maggioranza, Berlusconi e una parte del centrosinistra potrebbero votarla». E ieri con le dichiarazioni di Sacconi è arrivata la conferma. Per il segretario del Prc «il referendum resta la prima possibilità per invertire una tendenza che da 20 anni a questa parte vuol comprimere i diritti dei lavoratori».

  8. #8
    I amar prestar aen
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    Qualcuno sa qualcosa in merito alle modifiche che il governo tedesco vorrebbe apportare alle leggi che regolano il mercato del lavoro in germania?

    Per quanto alle m odifiche all'articolo 18, al governo converrebbe aspettare il referendum per poi legiferare in base al risultato.

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

  9. #9
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    Nel regno della flessibilità:

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    Licenziamenti record negli Usa
    Effetti collaterali

    I licenziamenti annunciati dalle aziende Usa sono saliti a gennaio del 42% rispetto al mese precedente. Lo rivela uno studio di Challenger, Gray & Christmas che si basa sui piani di riduzione del personale dichiarati dalle società. Le imprese a gennaio hanno detto di voler tagliare 132.222 posti lavoro, contro i 92.917 di dicembre. «La minaccia della guerra è forse l'ostacolo maggiore alla ripresa dell'economia, perché le aziende stanno ferme in attesa di indicazioni definitive» - osserva John Challenger, chief executive della società. Il dato di gennaio si raffronta ai 248.475 licenziamenti annunciati nel pari periodo dell'anno precedente quando ci fu un'impennata di tagli sulla scia degli effetti dell'11 settembre. Il totale dei licenziamenti annunciati lo scorso anno è stato il secondo più alto di sempre.

  10. #10
    I amar prestar aen
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    Predefinito

    Negli Usa la disoccupazione è al 6%, per loro una percentuale elevata, dovuta alla crisi economica in atto da qualche annetto. Bisognerebbe dire che in quel mercato è molto facile venire licenziati come altrattanto facile essere assunti, per il precedente motivo. Inoltre culturalmente parlando la gente è abituata a cambiare lavoro frequentemente.

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

 

 
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