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E poi dicono che uno se le va a cercare. Era una settimana che, chissà poi perchè (rimane sempre un nocciolo duro di autolesionismo in un omo, come me, che depura il tutto all'ombra del più sano fanculismo) m'ero amminchiato per noleggiare in videoteca "L'ora di religione", pluripremiato e osannato film italiano [immagino che chi lo ha visto non si capaciti ma ecco la lista dei premi - credo incompleta - Preio della giuria ecumenica di Cannes, un fottio di Ciak, Nastri d'argento, miglior attore agli european awards ecc. ecc.]. Dopo numerosi tentativi falliti (il film era sempre non disponibile), finalmente ieri sera ho trovato la cassetta e l'ho noleggiata, non senza aver dovuto lottare strenuamente con me stesso per riporre nello scaffale una copia di Blade II, che mi palleggiavo nell'altra mano. Mal me ne incolse.
Castellitto, che, bravissimo, per carità!, iperrecita dall'inizio alla fine senza alcun motivo, simbolismi buttati a casaccio come uno spolverata di cacio, inspiegabili slow motion (a metà film, uccidevo la noia cercando di indovinare quando ci sarebbe stato il prossimo e poi facevo la auto-ola complimentandomi con me stesso), una struttura temporale deformata (ma un secondo prima non era giorno? e adesso è notte? quanto cazzi di cicli sole-luna ci sono in 24 ore di bellocchio?), dialoghi imbarazzanti, qualche bella scena (penso al duello, intenso e riuscito), ma il resto è imbarazzante, anzi di più, paraculo, fatto apposta per titillare i neuroni contorti di una certa critica professionale e di certi intellettuali che non godono se si accorgono che sta tutto lì, semplice e chiaro, davanti agli occhi dell'ultimo, rozzissimo, spettatore e che non c'è più bisogno della loro interpretazione.
Epperò, dato che so' omo democratico, sono davvero immensamente curioso di conoscere le motivazioni di qualcuno (parenti di Bellocchio esclusi) che, pòrello, ha visto il film e gli è pure piaciuto, perchè di fronte a miracoli così capace che mi convinco.




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