Iraq, Veltroni snobba Aziz dopo commento anti-israeliano


ROMA (Reuters) - Il sindaco di Roma Walter Veltroni ha snobbato il vicepremier iracheno Tareq Aziz, rifiutandosi di incontrarlo oggi a Roma, dopo che il braccio destro di Saddam Hussein si è rifiutato di rispondere a una domanda formulata da un giornalista israeliano a una conferenza stampa nella capitale.


Veltroni, che avrebbe dovuto incontrare Aziz stamane prima che il leader iracheno lasciasse l'Italia per tornare a Baghdad, ha comunicato la disdetta dell'incontro con una lettera inviata alla stampa.


"Non posso accettare che un uomo pubblico, il rappresentante di un paese neghi a qualcuno, qualunque posizione rappresenti, il diritto a esprimersi, stabilisca veti e discriminazioni", ha scritto Veltroni nella lettera, ricevuta in copia da Reuters.


"Il motivo - prosegue Veltroni - è costituito dal suo rifiuto di rispondere alla domanda che le era stata rivolta ieri, all'Associazione della Stampa Estera dal corrispondente di un giornale israeliano ... Roma, signor vice Primo Ministro, ha fatto del rispetto assoluto per il dialogo e il civile confronto delle idee oltre che, ovviamente, per la piena libertà di opinione e di informazione, la ragion d'essere della sua presenza sulla scena del mondo".


Dopo aver osservato che, come sindaco ha il dovere di rispondere a questo spirito della città, Veltroni ha affermato di assumere questa posizione proprio in nome dei principi richiamati nell'appello contro la guerra, che ha promosso insieme con i Sindaci di alcune grandi capitali europee, nel quale si ribadiva anche la necessità di rispettare la pratica della libertà e dei metodi democratici.


IRAQ RISPETTI L'ONU E I DIRITTI UMANI


"Il suo paese, signor Vice Primo Ministro, deve adempiere a tutte le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu e cooperare pienamente con gli ispettori", recita la lettera.


"Ma oltre a ciò deve trovare la strada del rispetto dei diritti del popolo e della democrazia: si tratta di due aspetti della medesima questione e sono profondamente convinto che, se essi non vengono tenuti nella stessa considerazione, non può esserci alcuna speranza né per il suo paese, né per la soluzione della crisi nel Medio Oriente, né per le prospettive di un mondo più giusto e capace di vivere in pace", conclude.


Aziz è arrivato in Italia giovedì scorso e durante un'intensa visita di quattro giorni ha incontrato il Papa in Vaticano e ha pregato ieri sulla tomba di San Francesco ad Assisi, nella stessa giornata in cui milioni di persone marciavano nel mondo contro l'ipotesi di una guerra in Iraq e chiedendo agli Usa di dare una chance alla pace.


Venerdì, dopo il suo incontro con il Papa, il vicepremier iracheno ha tenuto una conferenza stampa all'associazione per la stampa estera. Per oltre mezz'ora, ha risposto alle domande di oltre una decina di giornalisti, ma quando un corrispondente del giornale israeliano Maariv si è alzato e ha chiesto se, in caso di guerra, l'Iraq avrebbe attaccato Israele, Aziz ha risposto che non era nella sua agenda rispondere alle domande dei media israeliani.


Alla domanda di un altro giornalista sulla stessa questione, Aziz ha risposto: "Non abbiamo i mezzi per attaccare nessuno al di fuori del nostro territorio".


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