A tutti gli iscritti di www.noiperlagiustizia.com
E,
A tutti i cittadini italiani
A tutti i nostri amici musulmani, in Italia e nel mondo
Ai media progressisti italiani e stranieri
La “VENTUNESIMA COLTELLATA”
L'11 Agosto del 2006, Hina una giovane e bella ragazza Pakistana, arrivata in Italia, come tante altre, al seguito della sua famiglia veniva attirata in casa dai suoi parenti con un pretesto.
Ivi giunta, veniva aggredita e successivamente sgozzata dal padre, dopo che la sua resistenza era stata fiaccata con 20 coltellate vibrate con almeno due coltelli diversi.
La grave colpa di Hina agli occhi dei suoi familiari e’ quella di essersi innamorata di un Italiano e di aver manifestato la sua volontà di sposarlo e di andare a vivere con lui.
La “ventunesima coltellata” gliel'ha inferta lo STATO ITALIANO per il tramite del Pubblico Ministero che rappresenta la Pubblica Accusa nel processo che si tiene (con il famigerato “rito abbreviato”) nella città di Brescia, contro gli assassini di quella povera ragazza:
e’ la richiesta di soli 30 anni di carcere avanzata dal PM . La richiesta giusta sarebbe stata quella dell’ergastolo per i suoi assassini visto i motivi per cui l’hanno uccisa, il modo con cui l’hanno fatto e il modo in cui e’ stata vilipesa anche da morta.
Hina, una volta arrivata in Italia, non si era messa a fare la fiancheggiatrice dei terroristi, non si era messa a frequentare la moschea diretta dallo scioperato di turno ove ogni giorno si predica che non è peccato vendere droga ai figli degli Italiani (considerati infedeli da sottomettere).
No, Hina , una volta in Italia, non si era messa a drogarsi, nè a rubare, nè a rapinare, nè a fare la prostituta.
Hina si era semplicemente guardata attorno in quel nuovo mondo che l'aveva accolta, si era messa a studiare, ad osservare, a riflettere, ed, alla fine aveva deciso di integrarsi in quel suo nuovo paese, aderendo agli usi e alle abitudini delle compagne che si vedeva intorno e scegliendo di vestirsi come le ragazze occidentali, perchè aveva evidentemente realizzato che quel tipo di abbigliamento le permetteva di realizzare più compiutamente la sua giovane femminilità.
Ed è solo per questi "non motivi" ( che il nostro codice riconosce come “futili” motivi) che HINA è stata premeditatamente e barbaramente uccisa dal proprio padre con l'aiuto, la complicità e la connivenza di tutto il resto della famiglia.
E poi è stata seppellita, come fosse stata la cagna di casa, divenuta rabbiosa, nel giardino della casa paterna, un pò per occultarne il cadavere, ed un pò per vilipenderlo.
Un crimine grave, efferato, odioso, assolutamente ingiustificato ed ingiustificabile, perpetrato con assoluto sangue freddo , portato avanti, alacremente e lucidamente, fin nel cuore della notte.
Un omicidio che racchiudeva nella sua premeditazione, nella sua esecuzione e nel suo occultamento , pressochè TUTTE, le numerose aggravanti previste dal nostro codice penale, per tale reato.
Per un omicidio come questo il nostro codice penale prevede la pena dell'ergastolo obbligatoriamente corredato da un certo numero di anni di isolamento diurno e notturno. Anche in quella specie di parodia della giustizia che è il rito abbreviato, chi commette un omicidio del genere, non può sfuggire al carcere a vita ma, semplicemente, solo alle sopraricordate pene accessorie costituite dal periodo di isolamento.
Eppure, paradossalmente, questa povera ragazza pakistana oltre ad una morte assurda e crudele e ad un seppellimento oltraggioso ha dovuto subire, fino ad oggi, anche l'insulto derivante dal riconoscimento di una qualche attenuante nei gesti di coloro che l'hanno prima attirata in trappola, poi seviziata, poi scannata e poi frettolosamente seppellita sotto un'aiuola di quel giardino che l'aveva vista giocare felice, al suo arrivo in quel nuovo paese che poi dimostrerà di aver amato fino a morirne.
Io non so se questa richiesta del PM dovuta a una forma inconscia e pertanto inconsapevole di masochismo culturale assorbito involontariamente attraverso l’abbondante e deleteria filosofia antioccidentale presente sulla stampa nostrana pseudoprogressista o ad un calcolo di puro cinismo o ad un abbaglio nel computo delle aggravanti che hanno accompagnato questo sordido crimine.
Ma quest’inconsueta richiesta del PM potrebbe nascondere un’ultima ipotesi : la più terribile di tutte per le sue conseguenze e cioe’ il riconoscimento, a questo gruppo di feroci assassini, di inesistenti attenuanti generiche o (peggio ancora) il riconoscimento di aver eseguito quel premeditato macello per motivi di particolare valore morale o sociale .
Dico soltanto ( aspettando il giudizio della Corte, nella speranza che sia più conforme ai fatti per cui si procede ) che se a questa povera anima non sarà resa un pò di giustizia (e l’unica giustizia sarebbe quella di dare l’ergastolo al suo sciaguratissimo padre) allora un ulteriore, inemendabile e formidabile colpo di maglio si sarà abbattuto sulla residua credibilità delle nostre istituzioni.
Guai a pensare che quel processo sia un esclusivo affare fra uomini e donne musulmane, come la richiesta del PM di Brescia sembra suggerire !!!
Quel processo riguarda tutte le donne e tutti gli uomini d’Italia, e del mondo che ci guarda !
E riguarda la storia civile del nostro Paese.
Trattasi di un delitto gravissimo che intrattiene quasi TUTTE le possibili aggravanti che il Codice Penale prevede per il reato di omicidio: solo Bilancia ed Izzo di recente, hanno fatto di peggio !
Se quell'assassinio non verrà punito con l'ergastolo, pur in presenza di un rito abbreviato, si sarà lanciato un segnale fortissimo e irrimediabile di relativa impunità a chiunque fra gli stranieri mussulmani lo vorrà imitare.
E l'Italia scenderà di un'ulteriore gradino verso la strada della sua decadenza morale e sociale.
Quindi è importantissimo manifestare per questo processo ed invito tutti gli iscritti ed i simpatizzanti lombardi a postare nell'apposita agenda del forum, la data delle prossime udienze.
E di tenersi in preallarme per un'eventuale opera di volantinaggio che il direttivo dovesse decidere e che a me personalmente, pare ASSOLUTAMENTE necessaria.
Se vogliamo comprendere l'enormità dell'errore del PM della Procura di Brescia, nel richiedere solo 30 anni di carcere, sarà sufficiente esaminare per sommi capi la dinamica dell'uccisione di Hina
La ragazza, venne attirata con un pretesto presso la casa paterna dopo che aveva già comunicato definitivamente alla famiglia la sua intenzione di andare a vivere col suo fidanzato italiano
Ivi giunta nel chiuso di quelle 4 mura , ad un certo punto, venne circondata da più persone e, da queste simultaneamente e proditoriamente aggredita e ripetutamente colpita prima a mani nude e poi con numerosi colpi di coltello che la raggiunsero in più parti del corpo e la consegnarono assolutamente priva di difesa alla lama del padre che la sgozzò recidendole i vasi arteriosi e venosi del collo.
Pertanto la vittima morì molto probabilmente per choc emorragico dopo aver vissuto gli ultimi attimi della sua giovane vita in un parossismo di paura e di dolore terrificanti, nel mentre, da più parti, il sangue lasciava, a fiotti, il suo corpo.
Successivamente la ragazza venne sotterrata nel giardino di casa in attesa di poter recuperare, con miglior comodo e con minor rischio, quel povero corpo straziato e distruggerlo definitivamente..
All'uopo, alcuni parenti ed amici del padre avevano sparso la voce che la ragazza era partita volontariamente per una breve vacanza in Pakistan, onde evitare che qualcuno potesse insospettirsi che la fanciulla non si vedeva più in giro.
Questo comportamento criminale integra perfettamente l'ipotesi prevista e punita dall'art. 576 del cp che tratta dell'omicidio aggravato dalle circostanze della premeditazione e dal fatto di essere stato consumato verso un discendente.
Tale delitto è aggravato altresì, nella fattispecie, dalle circostanze aggravanti specifiche previste dai punti 1, 4, 5, ed 11 dell'art. 61 C. P
Inoltre non possiamo sapere, perché dagli atti non è desumibile, se la vittima sia stata trattenuta, e per quanto tempo, contro la sua volontà in quella casa, prima di essere seviziata e massacrata, nel qual caso si avrebbe dovuto procedere anche per l'art. n. 605 del CP che prevede una pena da 1 a 10 anni se il reato è consumato contro un discendente
E infine pacifica, nei confronti di questi assassini l'iscrizione anche del reato di cui all'art.412 del CP. che prevede fino a tre anni di carcere per l'occultamento di cadavere.
Pertanto, anche considerando il vincolo della continuazione fra questi reati e prevedendo pure gli sconti massimi previsti dal Rito Abbreviato, scelto da questo sciagurato padre, la Pubblica Accusa non avrebbe MAI potuto richiedere una condanna inferiore all'ergastolo, potendo condonare solamente, all’imputato riconosciuto colpevole, un certo n. di mesi o di anni di isolamento carcerario diurno e/ notturno.
Quindi non è possibile in alcun modo, allo stato delle nostre conoscenze della vicenda , comprendere su quali effettive e sostanziali basi fattuali e giuridiche il PM abbia potuto spingersi a chiedere una pena di una mitezza inconsueta, se raffrontata alla grande efferatezza del crimine, della sua premeditazione, dei motivi futili che lo determinarono, della violenza privata e delle sevizie che lo precedettero e dell'occultamento del cadavere che lo seguì.
A meno che costui non abbia inteso quasi considerare gli autori e la vittima di un così barbaro delitto, degli esseri alieni alle nostre leggi, e per i quali, conseguentemente, le pene si debbano applicare in maniera attenuate per venire incontro ai loro usi tribali.
Il che, non essendo previsto da nessuna disposizione di legge, si configurerebbe come un gravissimo attentato all'applicazione della Legge Penale in Italia e al rispetto della dignità della persona umana e della donna in particolare.
La vicenda processuale non si è comunque ancora conclusa
Pertanto noi chiediamo :
Ai nostri iscritti e simpatizzanti
Ai cittadini italiani tutti
Ai cittadini stranieri presenti in Italia,
ed in particolare agli amici autenticamente musulmani
di manifestare ovunque
in ogni possibile, civile e composta maniera
perchè dalla Sentenza di Brescia, Hina riceva quella verità che si deve ai morti, e quella giustizia che si deve alle vittime innocenti,
e le donne e gli uomini Italiani, e quelli stranieri, che l’Italia accoglie, non ne escano feriti nella loro dignità e delusi nella loro aspirazione di giustizia.
Michele De Caro, Letizia Buonaccorsi
Per il Comitato per il Referendum per il ripristino della certezza della Pena in Italia : www.noiperlagiustizia.com
Stampato in proprio Palermo lì 9 Novembre 2007




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