IRAQ: GEREMEK, ELLEMANN-JENSEN, SAVATER, BONNER, SINJARI, BONINO SCRIVONO AL CONSIGLIO EUROPEO.
Un governo democratico per l'Iraq: lettera aperta ai capi di Stato e di governo dell'Unione europea

Lunedì 17 febbraio si terrà a Bruxelles un Consiglio europeo cruciale non solo per la crisi irachena, ma per il futuro stesso dell'Unione europea che rischia di non sopravvivere, come progetto politico, alle attuali lacerazioni e divisioni tra i suoi paesi membri.

La stampa e i mezzi di informazione veicolano l'esistenza di due campi risolutamente opposti fra loro: quello della guerra, composto dai paesi che hanno alzato le bandiere della solidarietà atlantica come ultima linea di un contributo europeo alla soluzione della crisi, e quello della pace, sostenuto dall'immensa maggioranza dell'opinione pubblica europea, che intende scongiurare ad ogni costo un intervento armato mettendo in avanti fino al parossismo il ruolo degli ispettori ONU e offrendo così, di fatto, quei "tempi supplementari" al regime di Saddam che sono la più sicura garanzia perché si mantenga al potere.

Nelle pieghe di questi due schieramenti, che attraversano trasversalmente i 15 e l'insieme dei paesi candidati all'adesione, si inseriscono poi alcune varianti come quella propugnata autorevolmente da alcuni governi della regione e, pare, dalla Santa Sede, per un esilio ed un salvacondotto di Saddam in cambio di una sua sostituzione all'interno del sistema di potere attuale.
Noi sottoscritti, anche a nome delle migliaia e migliaia di cittadini di più di 130 paesi e di centinaia di parlamentari che ad oggi hanno sottoscritto la proposta lanciata, più di 20 giorni fa, da Marco Pannella, riteniamo viceversa che sia urgente che l'Europa faccia proprio un altro scenario, che si basi su alcuni essenziali obiettivi:

1) in Iraq e per l'Iraq, così come nell'insieme dell'Oriente e del mondo intero, la vera alternativa oggi non è "la guerra o la pace", ma "la guerra o la libertà, il diritto, la democrazia e la pace".

2) la minaccia di guerra può essere scongiurata solo con la partenza in esilio di Saddam e l'istituzione, in Iraq, da parte del Consiglio di Sicurezza, di un'amministrazione interinale delle Nazioni Unite (un vero e proprio "governo provvisorio" per la transizione democratica del regime e della società irachena sotto egida ONU) affidando a uno statista internazionale, per un periodo di due anni, il compito di definire le condizioni di pieno esercizio dei diritti e libertà fondamentali per le donne e gli uomini dell'Iraq, conformemente alla Carta delle Nazioni Unite.

La coalizione internazionale che approvando la Risoluzione 1441 ha riconosciuto che il regime iracheno viola sistematicamente non solo gli obblighi di disarmo assunti da anni, ma anche i più elementari diritti umani e politici garantiti dai trattati e convenzioni internazionali, non può oggi dividersi fornendo un prezioso alibi per il mantenimento se non addirittura il rafforzamento di quel sistema di potere. Sarebbe gravissimo se continuasse a persistere una contrapposizione tra le dichiarazioni "unilateraliste" degli uni e gli "altolà" degli altri che, di fatto, giustificano e legittimano la non cooperazione del regime di Bagdad, come è apparso manifesto dalla sprezzante "fin de non recevoir" opposta dal governo iracheno alla proposta franco-tedesca di raddoppiare il numero degli ispettori.

La guerra potrebbe rendersi necessaria solo qualora fallisse ogni altro tentativo di assicurare il rispetto della Risoluzione 1441. Ma l'Europa può e deve ritrovarsi su una linea unitaria, in grado di scongiurare la guerra, che esalti il ruolo delle Nazioni Unite per i diritti e le libertà del popolo iracheno e che si fondi sui valori sui quali è basata la stessa costruzione europea.
Ci appelliamo a voi, Capi di Stato e di governo, affinché facciate propria questa proposta, ne difendiate lo spirito e il contenuto e operiate perché tale soluzione possa costituire la nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Emma Bonino
Deputato europeo

Elena Bonner
Presidente della Fondazione Andrey Sakharov

Uffe Ellemann-Jensen
Già Ministro degli Affari Esteri della Danimarca

Bronislaw Geremek
Già Ministro degli Affari Esteri della Polonia

Fernando Savater
Filosofo

Hussain Sinjari
Presidente dell'Iraq Institute for Democracy

http://www.radicalparty.org/
--------------------------------------------------------------------------------

Wolare
informato privilegiato da
www.radicalparty.org
www.radioradicale.it
www.radicali.it