Dal sito www.ilnuovo.it
Calabria: lo zoo degli sprechi, strage di animali
Uno zoo di animali esotici in Aspromonte ma senza pensare ai rigori invernali: dopo milioni di euro spesi gli animali sono morti. E la Regione non protesta: l'assessore è anche il presidente della Forestale
di Mario Meliadò
REGGIO CALABRIA – L’avevano inaugurato alla fine dell’estate scorsa: lo chiamavano “Jurassic Park”. Dentro il minizoo c’erano pappagalli “ara” e zebre, boa e condor, tucani e cammelli, tutti così inediti e variopinti da far passare gli struzzi inosservati.
Trascurabile particolare, quest’esoticissimo Parco faunistico era stato allestito sul monte Basilicò, nel cuore dell’Aspromonte, a due passi dalle vette innevate di Gambarie. A sprangarne l’ingresso, adesso, ci sono i suggelli del Corpo forestale.
"Un lager": così la Lav (Lega antivivisezione) di Reggio Calabria definisce l’inedito parco allestito sui versanti aspromontani su progetto di Silvio Galia, responsabile provinciale dell’Afor, l’azienda regionale per la tutela di boschi e foreste.
L’idea, tirata fuori nel marzo 2002, prometteva successi: realizzare un Centro faunistico per farne un catalizzatore turistico, in quella che è la località sciistica più frequentata della Calabria insieme a Camigliatello e Villaggio Palumbo. Tutti convinti? Ma certo! E allora, sotto col cantiere, l'interesse è pubblico, e paga la Regione Calabria.
Alla fine dell’estate scorsa, tutto era pronto per accogliere gli splendidi esemplari in arrivo da Paesi lontani. Per farcela in tempi ridotti s’era lavorato a tappe forzate, senza risparmiarsi neanche le nottate. Il battesimo del fuoco, con tanto di banda musicale, arrivò al cospetto del presidente del Consiglio regionale, Luigi Fedele, pronto a magnificare "la Calabria che funziona".
Ma anche qui – per malasorte – c’era un dettaglio sfuggito ai più. Se le altitudini di Gambarie a settembre vivono ancora temperature ben superiori ai 15 gradi centigradi, in pieno inverno si gela. Letteralmente.
Spenti i riflettori del megaspot turistico, costato milioni di euro, il Parco si rivelò un inferno (ghiacciato, però). In tutto, erano rimasti tre operai idraulico-forestali a presidiare quella Buchenwald per mascotte a quattro zampe: le loro mansioni si limitavano alla vigilanza degli infelici animali, abituati al vaporoso clima dei Tropici e che, proprio nella tradizionalmente "assolata" Calabria hanno avuto la sventura di subire un inverno fra i più rigidi degli ultimi 50 anni, riscaldati sì e no da qualche stufa elettrica.
Il blitz del Coordinamento territoriale ambientale (Cta) del Corpo forestale, allertato dall’Ente Parco nazionale d’Aspromonte, non ha potuto rappresentare una “liberazione” perché gli ostaggi, tenuti in cattività fuori da ogni norma e ragionevolezza, erano da tempo in chiara agonia. Molte bestie non hanno resistito al freddo. E i pochi volatili o quadrupedi – dai lama ai cani Terranova - riusciti a scamparla, certo non versano in condizioni piacevoli.
A questo punto, il meno che ci si potrebbe aspettare è una lettera di protesta da parte dell’assessore regionale all’Ambiente Mimmo Basile indirizzata a chi, alla guida di quel ciclopico serbatoio di forestali in esubero (che però votano, come le loro famiglie) chiamato Afor, ha consentito che accadesse tutto questo.
Inutile: il presidente dell’Afor è sempre lui, Basile. E mentre i consiglieri regionali di minoranza invocavano l’incompatibilità del presidente-assessore, i forestali facevano la guardia ai tucani a temperature sottozero.




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