Il corteo è partito con due ore d'anticipo sul previsto
In apertura lo slogan "No alla guerra senza se e senza ma"
A Roma il popolo della pace
"Siamo in tre milioni"
Migliaia di persone si erano radunate fin dalle prime ore del mattino
ROMA - "No alla guerra senza se e senza ma. Fermiamo la guerra all'Iraq". Una scritta rossa su fondo bianco ha aperto la marcia per la pace di Roma. Una marcia immensa, una folla che attraversa fin dalle prime ore del mattino tutta la città e che via via si ingrossa. E alle tre del pomeriggio gli organizzatori cantano vittoria: "Siamo tre milioni". Certo una marea umana, tanto che quando la testa del corteo è arrivata alla destinazione finale di piazza San Giovanni, la coda si trovava ancora nell'area del concentramento, in piazzale Ostiense. Così tanti che il corteo si è dovuto muovere con due ore d'anticipo, rispetto all'orario previsto per la partenza. E molti pullman e treni speciali sono arrivati a Roma quando già piazza San Giovanni era affollatissima.
Un corteo colorato, con l'arcobaleno della pace che si ripete infinite volte, corteo rumoroso, con i canti e i suoni che si diffondono dai tanti camioncini muniti di altoparlante e corteo in cui a tratti irrompe il Carnevale, con giocolieri, musicisti, pagliacci, cappelli da giullari e facce dipinte e con una sorta di carro allegorico che porta un pupazzo dalle fattezze di Berlusconi con tentacoli da piovra. Ma è anche un corteo che è diventato cento cortei, sparsi per il centro della capitale, tanto che la testa si è dovuta fermare più volte per cercare di riconquistare l'inizio della manifestazione e ricompattare i tanti rivoli. Pochi gli slogan gridati, ogni gruppo è accompagnato da un camion attrezzato per diffondere musica e canzoni. La più sentita, Imagine di John Lennon. Poca anche la polizia, almeno quella "visibile", probabilmente mescolata, in borghese, ai partecipanti al corteo.
Dietro lo striscione di apertura c'è il comitato "Fermiamo la guerra", i volti e le anime che hanno organizzato il corteo, dalla Cgil a Vittorio Agnoletto, dai Cobas all'Arci, dai Giovani comunisti a Legambiente ai Disobbedienti. Consistente la rappresentanza di Emergency, nessun politico in testa al corteo: Fausto Bertinotti sta con il gruppo di Rifondazione comunista, così come Democratici di sinistra e Margherita sono entrati in coda, insieme agli Anarchici, non avendo aderito alla piattaforma degli organizzatori. Sul palco di piazza San Giovanni ci saranno due soli uomini politici: Oscar Luigi Scalfaro e Pietro Ingrao. Due donne invece nei panni di "presentatrici", Lella Costa e Claudia Koll.
La manifestazione, partita da viale Aventino, si è arricchita lungo il cammino. A piazza del Campidoglio sono entrati nel corteo i gonfaloni dei comuni d'Italia, guidati da quello del comune di Roma. In un tripudio di applausi, hanno percorso la scalinata del municipio, tenendosi sotto braccio, il sindaco della capitale Walter Veltroni, il presidente dell'Anci e sindaco di Firenze Leonardo Domenici, il fondatore di "Libera", don Luigi Ciotti, e il missionario Alex Zanotelli. Poi, anche il Movimento dei girotondi è entrato nel corteo, con un gruppo guidato da Nanni Moretti, Franca Rame e Paolo Flores d'Arcais. Tra i volti dello spettacolo, Roberto Benigni e il regista americano Spike Lee, che ha voluto essere a Roma in largo anticipo rispetto alla presentazione italiana del suo film "La 25ma ora", lunedì, proprio per partecipare al corteo per la pace.
I segnali di una massiccia partecipazione si erano avuti fin dal primo mattino, quando 15 mila persone avevano già affollato piazzale Ostiense, area del concentramento, e altrettante avevano invaso la zona del Colosseo. Il vessillo dell'arcobaleno si è visto anche in piazza San Pietro: alcuni manifestanti, bimbi al seguito, non hanno rinunciato a una breve visita della città prima di recarsi alla marcia
Il direttore del "Foglio": "Non condivido la manifestazione"
Prima aveva polemizzato con Cofferati ed Epifani su Ciampi
Iraq, Giuliano Ferrara stizzito
abbandona la diretta tv
E dei pacifisti aveva detto: "Sono più di tre milioni
sono tanti quanti gli iraniani al ritorno di Komehini"
ROMA - "E' una bella manifestazione, pienamente legittima di cui non condivido la natura politica. Quindi, visto che la mia presenza è piuttosto ingombrante, lascio lo studio e torno a casa". Giuliano Ferrara abbandona la diretta televisiva del corteo della pace in onda su La7. Visibilmente stizzito, il giornalista, che dall'inizio della trasmissione aveva avuto scontri polemici con gli organizzatori dell'iniziativa, si è tolto il microfono, si è alzato e se ne è andato.
Prima Ferrara aveva avuto uno scambio di opinioni vivace con Sergio Cofferati, intervistato da La 7 durante la manifestazione contro la guerra, sul presidente della Repubblica Ciampi. "Oggi Ciampi ha scritto una lettera di plauso a Berlusconi - ha affermato Ferrara - ringraziandolo per aver fatto di tutto perché l'Italia si adoperasse per tenere la crisi dentro l'ambito delle Nazioni Unite. Ciampi è rimbecillito?". Questo, ha risposto Cofferati, "lo dice lei, lo dica al presidente della Repubblica. Posso avere tranquillamente una posizione diversa da quella del presidente - ha aggiunto - e prospetterò questa diversità senza l'ironia un po' corrosiva che lei utilizza di solito, e che può diventare sgradevole per il presidente stesso".
Stessa lite anche con il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani. "Nel messaggio di Ciampi - ha detto Epifani - c'è anche un richiamo affinché l'azione del governo non si muova fuori dalle deliberazioni dell'Onu". "Forse vuol dire - ha replicato Ferrara - che Ciampi ha dato un plauso al governo per fargli invece cambiare linea?". "Lei è molto acuto e intelligente - ha risposto il leader della Cgil - dunque penso che capisca che cosa voglio dire". "Se continuate a essere faziosi come al solito - gli ha risposto Ferrara dallo studio - costringete anche me ad essere fazioso e a strumentalizzare le parole di Ciampi".
Il direttore del Foglio aveva anche criticato gli organizzatori del corteo secondo i quali i partecipnati sarebbero tre milioni. "Solo tre milioni? - ha ironizzato Ferrara - Ma sono molti di più: almeno cinque-sei, come quando Kohmeini tornò in Iran...". Visibilmente nervoso, Ferrara si è divertito a punzacchiare un po' tutti. Rivolto ai pacifisti che ballavano, per esempio, ha detto: "Ma che si ballano? Che sono le prove per la discoteca del sabato sera?"
Così, intorno alle 16, dopo l'ennesimo collegamento con il corteo, Ferrara ha chiesto la parola e ha ribadito la sua linea: "Se l'11 settembre fosse avvenuto a Roma, Parigi o Berlino e se i kamikaze si facessero saltare in aria anziché sui bus di Tel Aviv in quelli italiani, questa manifestazione oggi non ci sarebbero". Quando Gad Lerner, anch'egli ospite della trasmissione, ha cercato di interromperlo per fargli notare che cortei pacifisti sono in corso anche in Israele, e gli ha chiesto: "Ti posso fare una domanda politica? ". "Falla a Massimo Teodori", gli ha risposto il direttore del Foglio, alzandosi e imboccando l'uscita. Poi Lerner è tornato sulla "diserzione" di Ferrara: "Ringrazio Gustavo Selva restato fino alla fine in studio a sostenere le ragioni della guerra a Saddam - ha detto - a differenza di Ferrara che invece 's'è dato'".
Più tardi il direttore del Foglio dirà: "Sono andato via sulla base di un ragionamento.
Siccome arrivano sempre molte telefonate che dicono 'fateci vedere la manifestazione', ho detto che questo è come un reality show, come il Grande Fratello: vogliono vedere se stessi. E allora, siccome io sono grande, grosso, troppo ingombrante, mi sono tolto di mezzo...".
(15 febbraio 2003)
da www.repubblica.it




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