Il socialismo - scriveva nell'editoriale del primo numero della << Lotta di Classe >>, significatamente intitolato "Al Lavoro!" - non è un affare di mercanti, non è un gioco di politici, non è un sogno di romantici: e tanto meno è uno sport: è uno sforzo di elevazione morale e materiale singolo e collettivo, è forse il più grande dramma che abbia agitato le collettività umane, è certo la più cara speranza per milioni e milioni di uomini che soffrono e vogliono non più vegetare, ma vivere.
<<Lotta di Classe>> - scriveva nel suo articolo - promuoverà questo dissodamento delle intelligenze, aiuterà questo movimento ascensionale dei lavoratori verso forme più elette di vita. Noi chiediamo la cooperazione, l'aiuto fraterno dei compagni. Ognuno faccia il suo dovere: ognuno compia il suo sforzo, anche piccolo: l'umile operaio che sul lavoro, per la strada, nel ritrovo serale fa la propaganda spicciola agli incoscienti e ai refrattari è utile alla causa socialista quanto il giornalista che scrive un articolo o l'oratore che fa un discorso.
Articolo " La nostra propaganda" del I2 Febbraio I9Io.
Oggi i proseliti ci sono e forse troppi. Ogni parrocchia ha il suo nucleo socialista. E' a questi socialisti che noi dobbiamo rivolgerci di preferenza per coltivarli, educarli, allevarli. E' un fatto che molti sono i socialisti che si dichiarano tali, senza sapere e senza essersi o aver mai domandato il perchè. Moltissimi sono i socialisti divenuti tali <<per contagio>>. Rarissimi sono per contro i socialisti che si diano ragione del nostro movimento , non molto numerose le sezioni che abbiano oltre alla preoccupazione del divertimento, la preoccupazione ben più nobile di agitare e discutere i problemi che interessano il nostro Partito sia dal punto di vista della tattica, sia dal punto di vista della finalità. Abbiamo un'organizzazione numerosa e disciplinata ma povera in fatto di intelligenza, ma superficiale in fatto di cultura...
E' la propaganda socialista diretta ai socialisti quella che noi vogliamo iniziare! Non è una dichiarazione paradossale la nostra: poichè i socialisti prima degli altri hanno il dovere di conoscere come si deve agire per dichiararsi socialisti e come si lotta per il trionfo delle nostre idee. Alla quantità noi preferiamo la qualità.
Non mai come oggi sentiamo vivo il dissidio fra l'ideale e le contingenze pratiche: ma a queste non dobbiamo mai sacrificare l'ideale. E' l'ideale - è la nostra meta - che ci da un inconfondibile sigillo che ci differenzia da tutti glia altri uomini che si esauriscono nella lotta per il vantaggio immediato. E' da costoro che noi dobbiamo scinderci: sarà il primo atto della nostra purificazione. Poi, mettiamoci al lavoro, e ognuno di noi - nel campo della sua possibilità - agisca . Quest'azione continua ci renderà migliori : ci eleveremo spiritualmente: diventeremo a poco a poco degni della nuova società che auspichiamo e saremo capaci di crearla.
Pag. 85 - capo del socialismo romagnolo: "Lotta di classe"
Renzo de Felice "Mussolini il rivoluzionario" 1883 - 1920.
Egli - scrive il Megaro - era fermamente convinto dell'efficienza delle minoranze, qualora fossero conscie delle mete rivoluzionarie, capaci di eroismo e di sacrificio, pronte ad essere l'avanguardia di un movimento di massa e ad usare qualsiasi mezzo, comunque estremo e violento, per raggiungere il loro scopo. Il partito socialista, quindi doveva essere composto di una èlite rivoluzionaria. Derideva l'idea che il socialismo potesse essere attuato in modo evolutivo, attraverso una graduale conquista dello stato borghese con metodi parlamentari. Contrariamente alle vedute di molti cosidetti marxisti, sosteneva che la teoria del determinismo economico non escludeva gli elementi volontaristici dal gioco della storia, che il socialismo doveva essere eminentemente volitivo, ed i socialisti dovevano essere vigili e pronti a saper padroneggiare gli avvenimenti, perchè la storia era piena di sorprese.
Non aveva fiducia nella teoria che la trasformazione della società capitalistica in società socialista potesse essere raggiunta con mezzi pacidici. Si infischiava del principio della maggiornaza, ed era scettico sull'azione affidata alle masse. Ciò che egli aveva in animo era l'organizzazione di un partito proletario cosciente, anche se esiguo, il quale mirasse risolutamente all'espropriazione della borghesia, ed alimentasse un'agitazione rivoluzionaria continua e permanente, necessaria per mantenere vive le condizioni di prontezza e di esaltazione atte a cogliere il momento storico e proprizio.


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