da "Libero" del 19 febbraio 2003

I Grandi amici Saddam e Chirac uniti da una bomba nucleare ANDREA MORIGI I vecchi amici non si dimenticano. E i matrimoni d'interesse sono quelli che più difficilmente si sciolgono. Come quello tra Francia e Iraq, ³fidanzati² ufficialmente il 15 giugno 1972, quando a Parigi debutta sulla scena internazionale il trentacinquenne Saddam Hussein, vero uomo forte dell'Iraq, anche se a quel tempo al governo siede il suo parente Hassan al-Bakr. Il suo primo incontro è nientemeno che con il presidente della République, Georges Pompidou, al quale il futuro raìs di Bagdad assicura di aver «scelto la Francia». A suggellare l¹amicizia, la promessa che le compagnie petrolifere francesi non saranno toccate dalla nazionalizzazione dei pozzi di greggio iracheni avvenuta soltanto quindici giorni prima. Da allora, inizia una cascata di forniture militari che non si interromperà fino ai giorni nostri. Con il primo contratto, del 1973, Parigi manda in Iraq - contrassegno - radar, elicotteri e mezzi blindati. Visto che pagano bene, si sigla un secondo accordo il primo settembre 1974. Cambia soltanto una delle firme sotto il documento che sancisce l¹intesa sulla costruzione di un reattore nucleare: Jacques Chirac. È lui, allora capo del governo francese, che ³sposa² il vice-premier e responsabile dei servizi segeti iracheni, Saddam Hussein. Nel frattempo, è stato eletto il nuovo presidente della République, Valéry Giscard d¹Estaing. Ed esattamente un anno dopo, nel settembre del 1975, Saddam va in Francia per mettere a punto gli ultimi dettagli del programma nucleare. Ufficialmente, si tratta di ³nucleare civile², come recita il testo dell'intesa pubblicato nel 1976. In realtà, Saddam Hussein, intervistato dal settimanale libanese al-Usbua al-Arabyy, confida che dietro l¹accordo con i francesi si cela «il primo passo concreto verso la produzione dell¹arma atomica araba». Ormai, però, il ³matrimonio² è consumato. Chirac e Saddam tubano come due piccioncini e non perdono occasione per frequentarsi privatamente con le rispettive famiglie, come nel gennaio 1976, quando Chirac porta a Bagdad il proprio successore Raymond Barre, con le consorti, per una cena col raìs. A ricostruire le tappe principali della vicenda sono Dominique Lagarde e Alain Louyot, sul settimanale ³L'Express² del 13 febbraio scorso. Quel che sfugge ai due giornalisti è che prima il 6 aprile 1979, a La Seyne-sur-Mer, nei pressi di Tolone, nel sud est della Francia, un sedicente gruppo ecologista fa saltare in aria l'hangar n° 3 delle Costruzioni navali e industriali del Mediterraneo. Dietro la sigla terroristica, in realtà, si nasconde il Mossad che, dopo aver azionato cinque cariche esplosive, telefona alla polizia e rivendica l'attentato a nome di un gruppo ambientalista denominato «La gente più pacifica e inerme della terra». Nell'edificio, sorvegliato da guardie armate, un consorzio di imprese francesi stava costruendo i ³cuori² di due reattori nucleari iracheni. L¹operazione, in codice Sphinx, non ferma la consegna, anche se danneggia seriamente gli apparati e riporta indietro di almeno sei mesi il programma nucleare iracheno. Si ripara quel che si può, ma un esame ai raggi-x rivela fratture irrimediabili: bisogna ricostruire tutto daccapo. Per l¹Iraq non
importa: anche se i ³noccioli² avranno una vita più breve, non sono del tutto inutilizzabili. Saddam ha fretta e accetta il materiale nello stato in cui si trova. Il carico parte per Bagdad. Nel frattempo, il 22 settembre 1980, l¹Irak invade la frontiera iraniana e per otto anni Parigi conclude affari d¹oro consegnando aerei Mirage in seguito a un accordo sottoscritto dal vice premier iracheno Tarek Aziz e il presidente della Rèpublique Giscard d¹Estaing. L¹Iran, che aveva ordinato e pagato ai francesi tre vedette lanciamissili ai tempi dello Scià Reza Pahlevi, non riesce a entrane in possesso. Di conseguenza, l¹Irak diviene il secondo fornitore petrolifero della Francia. A guastare l¹idillio è l¹elezione, nel maggio del 1981, di François Mitterrand a presidente della République. È socialista, considerato amico di Israele e in effetti per un po¹ i rapporti si raffreddano. Una crisi passeggera, dell¹ottavo anno per continuare la metafora coniugale. Poi a far da paciere ci si mette Anouar el-Sadat, il presidente egiziano. E la coppia rinsalda i suoi legami. Sennonché, il 7 giugno 1981, alle 18.35, otto caccia israeliani F-16 spuntano da ovest e, in un minuto e mezzo, sganciano tredici bombe sul reattore di Osiraq nella località irachena di al-Tuwaitha, distruggendo impianti, reattore e i ³noccioli² di fabbricazione francese. E soltanto grazie a quell¹intervento, in codice operazione Babylon (che peraltro non ha provocato fuoriuscite di radiazioni nucleari), oggi Saddam Hussein non è in grado di minacciarci anche con la bomba atomica. Infatti, il colpo sgonfia una volta per tutte le velleità nucleari irachene. Saddam prova a rimettere in funzione il reattore di Osiraq, ma tutti gli sforzi sono inutili, nonostante il sostegno finanziario saudita e un nuovo accordo con Mitterrand. L¹embargo alle esportazioni da parte degli europei e le preoccupazioni della comunità internazionale circa la volontà ormai evidente di Saddam di sviluppare armi nucleari fanno fallire tutto. Isolata, la Francia insiste che ogni nuovo reattore sarà dotato di un sistema di sorveglianza in grado di impedire l¹estrazione di materiale fissile dal ³nocciolo². Ma nessuno si fida delle assicurazioni di Parigi. Trascorsi trent¹anni, le ³liaisons dangereuses² sono rimaste tali e quali. Un pericolo universale.