Per abitudine, molti pensano al numinoso tentando impossibili fughe dalla realtà della sessualità: eppure l'istinto resta tale, forte; perciò il destino di tale abitudine non è la malattia, ma l'intontimento del disamore, bestemmia o ipocrisia.
Qui di sèguito allora una storia che illustra la vanità di quella fuga e l'intelligenza della vera via, che passa attraverso la memoria o il riconoscimento della bontà della vita, indipendentemente da ogni giudizio.
Per quanto Dio sia attivo e non passivo, ovvero incausato direbbe il metafisico moderno, l’Eternità assume valenze diverse secondo le diversità degli eventi mondani. Perduto il pudore ed acquistata la educazione, il senso originario della sessualità non viene compreso assieme all’intuizione del senso del sacro, il quale diventa il corrispettivo intellettuale del nuovo ritrovato per vivere degnamente: l’ornamento che copre, il “vestito”, appunto correlato col pensiero di ciò che conviene o sconviene. In tal senso, il racconto della caduta di Adamo è la rimembranza della nascita del dilemma etico e dell’inizio della vita etica. Oltre le letture ufficiali più comuni della Bibbia, v’è quella che non tralascia l’identificazione di più di una vicenda nella storia biblica del genere umano. Dunque l’Adamo primigenio non andrebbe confuso sempre con l’Adamo della tentazione: due cose diverse, due riferimenti collettivi distinti! E il nuovo Adamo Noè non va inteso quale ritorno-ripetizione, era infatti un Adamo diverso Noè, perché non sapeva il dilemma della scelta morale né aveva mai avuto necessità di esso, cosa che invece era accaduto per Sem, Cam, Iafet, esule il primo, prigioniero il secondo, il terzo tutore… Decisioni e relative conseguenze di tre umanità differenti a fronte degli eventi del nuovo stato adamitico postdiluviano. Eppure lo stesso Aronne, fratello dell’ebraico Mosè, non ebreo questi (ma neppure il personaggio descritto dalla ortodossia freudiana e di Freud stesso), era alieno dal comprendere le ragioni di una scelta morale, capace solo di indicare ragioni immediate: Aronne è il nome tramite per l’antichissimo Egitto e degli egizi, non egiziani, della loro ingenua e smisurata pace. Davide, il re, amava orgogliosamente il mondo di coloro che vivevano liberi tra le fiere, il re Salomone ne era stato appartenente, e nel nome di Saba si tramandano le medesime tradizioni tramandate nell’Africa nera su coloro che sono felici di ascoltare i ruggiti terribili delle belve. In Elia, nome misteriosissimo, il mondo giudaico celebrava l’ennesimo Adamo, il cui stato d’innocenza era nato dal morire della civiltà cara ai sacerdoti leviti, già testimoni della sua fine ed ostaggi delle smanie di vendetta degli altri credenti in Geova, la parola giudaica che sta per Dio. In Elia nessun ascendente selvaggio! Ma la stessa figura di Gesù di Nazareth è il racconto dell’irrompere di un altro mondo, per via delle iniziazioni che alcuni pastori avevano dato al predicatore Gesù, restatogli grato ed assai umilmente consapevole di averne potuto trarre solo poco. Gesù di Nazareth era un nuovo appartenente del mondo adamitico dei pastori, che non era quello greco dell’Arcadia, infatti Paolo di Tarso ammoniva gli ebrei a considerare le alterità proprio distinguendo il Vangelo interiore da quello esteriore, quest’ultimo dei predicatori tra giudei ed ebrei, quell’altro invece l’oscura intuizione prereligiosa, che la storia testimonia accaduta presso la cosiddetta Stoa o nella Stoa. E nelle predicazioni del nazareno, ma anche prima coi Profeti, v’era il riferimento al mondo liberissimo ed incomprensibile dei Fenici, che l’ebreo Giona potette raggiungere solo dopo una esperienza di radicale trasformazione interiore ed esteriore, tramite una pericolosa e terribile avventura marina. Questo mondo Fenicio era uno stato adamitico. Nel Medio Evo era detto uno stato adamitico dei cosiddetti mauri, che il Tasso maledì solo in apparenza, in realtà pregava loro di intervenire nelle scelte etiche dell’Europa rinascimentale e moderna. Tali stati adamitici, in quanto stati, rimandano al nome di Adamo, quello non caduto: infatti la storia del peccato è percorsa da inspiegabili eventi e soprattutto incontri d’innocenza, per esempio quelli avuti da Las Casas ai Caraibi nei primi tempi del colonialismo europeo. Di racconti nella Genesi ve ne sono due: dell’umanità senza nome, dello stato d’innocenza perdurante nella vita dominata dal linguaggio stabilito, e da questo racconto si diparte la narrazione della Caduta, non senza dunque che le due radici riappaiono saltuariamente nei racconti successivi. Il dilemma del puritano che attribuisce a Dio la propria etica è dovuto alla ignoranza, anche religiosa, mentre chi fa parte del mondo al di là del bene e del male, quello che Nietzsche ritrovò nella storia e cultura persiane ma anche nella Grecia arcaica, fa di tale dilemma un altro dilemma, per accorgersi del nonsenso per sé e della ignoranza a l t r u i.
MAURO PASTORE




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