Il presidente Usa, George W. Bush può essere considerato un ditattore.
Con tale termine, infatti, si considera oggi colui che governa una nazione contro la volontà del suo popolo. Anzi, Bush può essere definito un dittatore planetario, almeno questa è la sua aspirazione, perché pretende di imporre la sua volontà a tutti i popoli della terra e non si cura certo delle manifestazioni di protesta contro di lui.
Sabato scorso sono scese in piazza centodieci milioni di persone e dieci volte tanto erano quelle solidali con i manifestanti eppure il ditattore amerikano va dritto per la sua strada: nessuno riuscirà a fermare la volontà degli Stati Uniti di attaccare l'Iraq. Bush è stato chiarissimo: le proteste dei pacifisti non mi distoglieranno dal fare la guerra all'Iraq, se sarà necessario (ovvero se lo riterrò necessario ndr.).
Il ditattore è andato ancora oltre, di fatto lanciando un ultimatum alle nazioni Unite: se l'Onu non prenderà decisioni, gli Stati Uniti guideranno una coalizione di quanti lo vorranno per disarmare l'Iraq di Saddam Hussein.
Bush ha voluto poi ricordare che una seconda risoluzione ''non è necessaria'', ma che la diplomazia americana sta consultandosi con partners e alleati per vedere se possa essere utile. Un’altra arrogante decisione made in Usa.
Al di là dell’ostentata sicurezza, gli atlantici sono stati però scossi dalle massicce manifestazioni di protesta ed ora cominciano a muoversi sempre più convulsamente. Non si spiega altrimenti la nuova “caduta di stile” di Ari Fleischer, portavoce della Casa Bianca, che ha incalzato la Turchia. “Si decida - ha intimato la Fleisher - ad accettare un pacchetto di aiuti da 26 miliardi di dollari in cambio di un possibile appoggio in una guerra contro l'Iraq. In un modo o nell'altro la questione sarà presto risolta - ha continuato la fonte sionista Usa -. Continuiamo a lavorare con la Turchia come con un amico. Ma è tempo che si decidano''.
Purtroppo i nostri padroni atlantici non sentono nemmeno il bisogno di pagare un prezzo per garantirsi l’appoggio italiano: Berlusconi, come sempre, è allineato e coperto.
In questo senso Kofi Annan poteva risparmiarsi il viaggio a Roma, ma, probabilmente, l’incontro con il nostro premier è stato solo un impegno formale. Figuriamoci quello con Ciampi.
L’unico colloquio interessante è stato quello con Wojtyla.
Speriamo che sia servito a qualcosa.