Baggio compie oggi 36 anni e continua a regalare magie ai suoi tifosi che gli possono mandare un augurio sui forum Gazzetta.
MILANO, 18 febbraio 2003 - I compleanni dei reali vanno celebrati a dovere. E oggi compie gli anni - 36 per l'esattezza -il più nobile di gran lunga dei calciatori che calcano ogni domenica i prati della nostra serie A, Roberto Baggio. Il regalo più bello, Robi, sa bene che è anche il più difficile da ottenere, forse addirittura irraggiungibile. Ed è un vero peccato che in un momento così bello della sua vita debba farsi il sangue amaro per conquistare una maglia, stiamo parlando di quella azzurra della nazionale naturalmente, che nulla più potrebbe aggiungere alla fulgida carriera di questo formidabile giocatore.
Fulgida, ma in qualche modo anche paradossalmente sfortunata. Per essere stato grandissimo tra i più grandi infatti Robi non ha vinto tutto quello che avrebbe meritato. Un pallone d'oro (1993), due scudetti (Juventus 94/95 e Milan 95/96), una coppa Uefa (92/93). Poca roba, non certo sufficiente a dimensionare la grandezza di questo giocatore. E nemmeno la sua popolarità in tutto il mondo. Fuori dai confini italiani infatti Baggio è il nostro più accreditato ambasciatore popolare. Un episodio capitato al sottoscritto dà la dimensione della sua popolarità anche agli antipodi.
Se non sono state le tante vittorie a renderlo così popolare in tutto il globo, cosa gli è valso tanta fama e tanto incondizionato affetto? Sicuramente le magie di cui è stato capace con il pallone tra i piedi. Sono talmente tante che interpellando un gruppo di appassionati di calcio difficilmente le memorie dei singoli convergerebbero sullo stesso ricordo. Ognuno ne citerebbe uno diverso. Dovendone sceglierne 2 su tutti metterei le due perle regalate a Usa 94 nella partita contro la Bulgaria. Due reti una più bella dell'altra, in una situazione psicologicamente complicata come quella che venne a crearsi con Sacchi in quel Mondiale. E poi ci sono le punizioni pennellate e gli assist che squarciano le difese, non solo i gol. E poi c'è lui, l'uomo Roberto Baggio. Con gli occhi che sembrano due fessure, il codino, il fisico minuto. La sua storia travagliata, gli incidenti, le resurrezioni, gli screzi con gli allenatori e il grande amore dei suoi compagni di squadra. Una storia sportiva che è un'epopea e che, tutti ce lo auguriamo, è ancora lontana dalla fine. Poco importa, anzi nulla, se sarà coronata da un gran rientro in nazionale. Roberto Baggio è già un divino dell'arte di tirare calci ad un pallone, non ha bisogno di ulteriori consacrazioni.




Rispondi Citando

