Prendendo spunto da questo articolo:
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«Summit internazionale»
I comunisti iracheni: «contro la guerra e contro Saddam»
E. N.
Il Partito comunista iracheno, una delle più vecchie formazioni politiche del paese, lancia un appello alla comunità internazionale per la convocazione di una conferenza internazionale regionale, sotto l'egida delle Nazioni unite: dovrebbero essere riuniti i rappresentanti dell'opposizione, ma anche quelli del regime attuale, gli Stati uniti, l'Unione europea, i paesi arabi. Per Rad Fahmi del partito comunista, è «urgente» fare tutto il possibile per «impedire la guerra», che «per la terza volta in trent'anni» rischia di spingere il popolo iracheno «verso il precipizio e una catastrofe imminente». Secondo i comunisti iracheni, una guerra «minaccerebbe gravemente la minima speranza di pace, sia regionale che mondiale». Per il Partito comunista, anche la proposta francese di continuare con le ispezioni non è sufficiente, perché non fa che perpetuare la tenuta del regime di Saddam Hussein e mantiene «una situazione di guerra larvata nel paese». Secondo i comunisti, «le ispezioni non risolveranno mai il problema del disarmo dell'Iraq in modo radicale», visto che «per mantenersi al potere, la dittatura disposta a fare molte concessioni in materia di disarmo, come lo si vede attualmente». Neppure un colpo di stato o una rivoluzione di palazzo risolverebbero la situazione, visto che il sistema attuale rimarrebbe al potere. I comunisti respingono anche la proposta tedesca di un dispiegamento di caschi blu, perché significherebbe «mettere il paese sotto tutela per un periodo indeterminato». Secondo i comunisti, una conferenza internazionale permetterebbe invece di affrontare tutti gli angoli della crisi regionale. Dovrebbe venire discussi «i capitoli della risoluzione 687 dell'Onu, che non sono ancora stati rispettati, tra cui il disarmo per quanto riguarda, certo, l'Iraq, ma anche regionale». Il Pc iracheno ricorda che la risoluzione Onu prevedeva di trasformare il Medioriente in una zona libera da armi di distruzione di massa. Ricorda anche che la risoluzione 688 non è stata applicata: riguarda le violazioni dei diritti dell'uomo e il diritto del popolo a disporre della propria sorte, l'organizzazione di elezioni libere e l'insediamento di un regime democratico. «Una conferenza internazionale - conclude Rad Fahmi - sarà ancora di attualità dopo un eventuale intervento militare, perché il problema iracheno resterà irrisolto».
il manifesto 19 febbraio 2003
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perchè parlate di democrazia, e poi non volete la risoluzione 688, che parla di democrazia in Iraq?




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