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    Predefinito Prova di conoscenza sulla guerra all'Iraq

    Ne sai abbastanza per giustificare la guerra contro l'Iraq?

    1. Domanda: Quale percentuale della popolazione mondiale hanno gli USA?
    Risposta: il 6%
    2. D: Quale percentuale della ricchezza mondiale possiedono gli USA? R. il 50%
    3. D. Quale paese ha le maggiori riserve di petrolio? R. L'Arabia Saudita
    4. D. Qual è il paese che ha le seconde maggiori riserve di petrolio? R: l'Iraq
    5. D. Quanto si spende ogni anno per i bilanci militari nel mondo? R: più
    di 900 miliardi di dollari

    6. D. Quanta parte di questa cifra è spesa dagli USA? R: il 50%
    7. D.: quale percentuale della spesa militare degli USA assicurerebbe
    l'essenziale per vivere a ciascuno sul pianeta, secondo le Nazioni Unite?
    R.: il 10%, circa 40 milioni di dollari, la cifra richiesta inizialmente
    per finanziare il nostro attacco all'Afganistan
    8. D. Quante persone sono morte nelle guerre dopo la fine della seconda
    guerra mondiale? R: 86 milioni
    9. D. Da quando l'Iraq possiede armi chimiche e batteriologiche? R. Dai
    primi anni '80
    10.D. Queste armi l'Iraq le ha costruite da solo? R. No sia i materiali che
    le tecnologie sono stati forniti dal governo USA insieme all'Inghilterra e
    a multinazionali private.
    11. D. Il governo USA ha condannato l'uso di queste armi contro l'Iran? R: No
    12. D. Quante persone sono state uccise da Saddam nella città curda di
    Halabja nel 1988? R: 5,000
    13. D. Quanti paesi occidentali hanno condannato ciò all'epoca. R: Nessuno
    14. D: Quanti litri dell'arma chimica agent Orange ha usato l'America in
    Vietnam? R: 35milioni di litri.
    15. D: Esistono collegamenti provati fra l'Iraq e l'attacco terroristico
    dell'11 settembre? R: No
    16. D: Qual è il numero stimato di civili morti accidentalmente nella
    guerra del Golfo? R: 35,000
    17. D. Quanti morti civili occidentali gli iracheni hanno provocato alle
    forze occidentali durante la guerra del Golfo? R: 0
    18. D: Quanti soldati iracheni in ritirata sono stati sepolti vivi dai
    carri armati USA con gli aratri montati sul davanti? R: 6,000
    19. D.: Quante tonnellate di uranio impoverito sono state lasciate in Iraq
    e Kuwait dopo la guerra del Golfo? R.: 40 tonnellate.
    20. D.: Secondo le Nazioni Unite quale è stato l'aumento percentuale dei
    casi di cancro in Iraq fra il 1991 e il 1994? R: 700%
    21. D.: Quanta della forza militare irachena ha dichiarato di aver
    distrutto nel 1991? R: 80%
    22. D.: Esistono prove che l'Iraq intenda usare le sue armi per altro che
    la deterrenza e la difesa? R: No
    23. D.: L'Iraq è oggi una minaccia per la pace nel mondo maggiore di dieci
    anni fa? R: No

    24. D.:Quanti morti civili ha previsto il Pentagono in caso di un attacco
    all'Iraq nel 2003? R: 10,000
    25. D.: Quale percentuale di questi saranno bambini? R: Oltre il 50%
    26. D.: Da quanti anni gli USA sono impegnati in attacchi aerei sull'Iraq?
    R.: 11 anni.
    27. D.:Gli Usa e l'Inghilterra erano in guerra contro l'Iraq fra il
    dicembre 1998 e il settembre 1999? R: No
    28. D.: Quanti chili di esplosivi sono stati lasciati cadere sull'Iraq fra
    il Dicembre 1998 e il Settembre 1999? R: 8 milioni.
    29. D.: Quanti anni fa è stata introdotta la Risoluzione 661 delle Nazioni
    Unite che impone sanzioni strette alle importazioni ed esportazioni
    dall'Iraq? R.: 12 anni fa.
    30. D.: Quale è stato il tasso di mortalità dei bambini nel 1989 in Iraq su
    1000 nati? R: 38
    31. D.: Quale è stato il tasso stimato di mortalità infantile in Iraq nel
    1999 (su 1000 nati)? R: 131 (che rappresenta un aumento del 345%)
    32. D.: Quanti iracheni si stima che siano morti entro l'ottobre del 1999
    in conseguenza delle sanzioni delle Nazioni Unite? R: 1,5 milioni
    33. D.: Quanti bambini iracheni si stima siano morti dal 1997 a causa delle
    sanzioni del 1997? R: 750,000
    34. D. E' stato Saddam a metter fuori gli ispettori dall'Iraq? R:No
    35. D.: Quante ispezioni ci sono state in Iraq nel novembre/dicembre 1998?
    R00
    36. D. Quante di queste ispezioni hanno avuto problemi? R
    37. D. Gli ispettori che cercavano le armi hanno avuto libero accesso alla
    direzione del partito Ba'ath? R.: Sì;
    38. D. Chi ha affermato: "L'Iraq ha di fatto disarmato ad un livello senza
    precedenti nella storia moderna"? R: Scott Ritter, il capo dell'UNSCOM, la
    prima missione di ispettori delle Nazioni Unite in Iraq.
    39. D. Nel 1998 quanta della capacità dell'Iraq posteriore al 1991 di
    sviluppare armi di distruzione di massa gli ispettori delle Nazioni Unite
    hanno preteso di aver scoperto e smantellato? R: il 90%
    40. D. L'Iraq è disposto a permettere agli ispettori di tornare in Iraq? R: Sì
    41. D: Quante risoluzioni delle Nazioni Unite Israele ha violato fino al
    1992? R: Oltre 65;
    42. D: Su quante risoluzioni delle Nazioni Unite a proposito di Israele
    l'America ha posto il veto fra il 1972 e il 1990? R: più di 30.
    44. D: Quanti paesi si sa che possiedono armi nucleari? R: 8
    45. D.: Quante testate nucleari possiede l'Iraq? R: 0
    46. D: Quante testate nucleari hanno gli USA? R: oltre 10.000;
    47. D: Quale nazione ha usato le armi nucleari? R: gli USA

    48. D: Quante testate nucleari possiede Israele? R: Più di 400.
    50. D: Chi ha detto, "La nostra vita comincia a finire il giorno che
    diventiamo silenziosi sulle cose che contano"? R: Martin Luther King, Jr
    ---------------------------------------------------------------------------------
    Charles Sheketoff, Direttore Esecutivo dell' Oregon Center for Public
    Policy PO Box 7, Silverton, OR 97381
    Jeffrey R. Cram, Ph.D.

    TEL & FAX: 530 478 9660 Email: [email protected] Web: www.semg.org
    Snail Mail: 10961 Sutter Way Nevada City, CA 95959
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    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    PRIMO PIANO "Iraq: oltre il genocidio" - "1.500.000 morti tra i quali 500.000 bambini dopo 10 anni di embargo, bombardamenti e contaminazione radioattiva". Questa lettera di Padre Jean-Marie Benjamin al segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan e' di 2 anni fa, ma l'avvicinarsi del nuovo conflitto la rende di drammatica attualita'. Invitiamo a diffonderla e a mobilitarsi contro il nuovo genocidio del popolo iracheno



    Lettera aperta al Segretario generale dell’ONU,
    M. Kofi Annan

    IRAQ: OLTRE IL GENOCIDIO



    1.500.000 morti tra i quali 500.000 bambini dopo 10 anni di embargo,
    10 anni di bombardamenti e di contaminazione radioattiva provocata
    dalle armi all’uranio impoverito utilizzate dalle forze anglo-americane.

    di Padre Jean-Marie Benjamin



    Signor Segretario generale,

    Iraq: un popolo da 10 anni chiuso in un immenso campo di concentramento.
    Sembra, ed è preoccupante, che non bastano le calamità naturali (terremoti, alluvioni, cicloni) che colpiscono un po’ dappertutto nel mondo! No, non bastano; occorre aggiungere un altro dramma, volontario, premeditato ed organizzato contro un paese distrutto da 135.000 tonnellate di bombe (dalla guerra del Golfo ad oggi), equivalente a sei volte la potenza distruttiva della bomba di Hiroshima, per di più rinchiuso in un vasto campo di concentramento, che è l’embargo. Epidemie che si sviluppano in tutto il paese, ospedali che versano in situazioni catastrofiche e quando arriva un medicinale, il dramma dei medici è quello di dover decidere a chi somministrarlo, di fronte a centinaia di casi uno più urgente dell’altro (ho personalmente verificato durante i miei vari viaggi in Iraq, che in alcuni ospedali, si è costretti ad operare bambini di appendicite e di altre malattie, senza anestesia!).
    Dalle cifre dell’UNICEF, il tasso di mortalità infantile “è il più elevato al mondo ”: oltre 500.000 i bambini morti, oltre 1.500.000 i civili. Da 56 bambini, al di sotto dei cinque anni, morti su 1000, nel 1991, a 131 su 1000 attualmente. Dal programma mondiale per l’alimentazione, la disponibilità alimentare è scesa da 3120 a 1093 calorie al giorno per abitante. Le malattie mentali sono aumentate in 10 anni del 18% (ultimo rapporto dell’UNICEF del 29 agosto 1999 “Iraq: mortalità infantile e sopravvivenza”).

    L’Olocausto del 2000.
    Nonostante la risoluzione ONU n. 986 (Oil for Food - petrolio contro alimenti), che copre solo il 40% del fabbisogno della popolazione, in Iraq manca di tutto: acqua potabile, latte, verdure, carne, medicine, materie prime, macchinari e pezzi di ricambio. Le categorie professionali più agiate (tecnici, insegnanti, specialisti) sono pagate da 5 a 10 dollari al mese (circa 18.000 lire); le classi medie della popolazione da 3 a 5 dollari al mese (l’equivalente del prezzo di due chili di carne) e le categorie inferiori, che non hanno praticamente nessun reddito, devono sopravvivere alla giornata. In dieci anni, il dinaro iracheno ha perso più del 20.000%. Le razioni medie giornaliere sono composte da tè e pane al mattino, riso a mezzogiorno e pochi grammi di ceci la sera. Le centrali elettriche e gli impianti di depurazione, soprattutto nel sud del Paese, sono stati distrutti dai bombardamenti, privando la popolazione di acqua potabile ed elettricità (alcune città fino a 10 ore al giorno senza elettricità), in zone dove la temperatura in estate supera i 50 gradi all’ombra, con città senza risorse in pieno deserto. I trasporti sono praticamente inesistenti e solo il 30% delle derrate alimentari che ancora si riesce a produrre nel nord del Paese giunge nel resto dell’Iraq.
    “In molte famiglie dell'Iraq”, afferma il Patriarca Cattolico di Babilonia, Raphaël I. Bidawid, “i genitori sono costretti a chiedere ai figli chi di loro voglia mangiare la mattina e chi la sera, perché non c’è cibo a sufficienza per alimentarli due volte al giorno”.
    Sono state distrutte dai bombardamenti 8.613 scuole (su un totale di 10.334). Nel sistema scolastico, la situazione dell’istruzione e della cultura è catastrofica e rispecchia in pieno l’attuale condizione del Paese. Solo un terzo dei bambini in età scolare riceve un’istruzione adeguata. Molti ragazzi non vanno più a scuola perché costretti a mendicare, altri, per sopravivere, si lasciano trascinare nel vortice della delinquenza o della prostituzione. Le famiglie sono smembrate. Nelle città, lungo la strada, si vedono bambini e ragazzi vendere sigarette, altri che lucidano le scarpe, altri ancora passano tra le macchine per vendere pistacchi o giornali. Nel paese che ha dato al mondo la prima civiltà - fonte della nostra - e che ha visto nascere Abramo, padre delle tre religioni monoteiste, dover privare i propri figli dell’istruzione e della cultura è cosa peggiore che privarli di pane e di medicine.

    Il massacro degli Innocenti: 600.000 bambini condannati a morte.
    Signor Segretario generale,, all’ONU, si preparano alle celebrazioni per i dieci anni della Convenzione dei Diritti del Bambino. Gli Stati Uniti d’America non hanno mai ratificato la Convenzione dei Diritti del Bambino, lo sappiamo, ma l’Italia sì, l’Europa sì, e se non vado errato, i paesi Occidentali hanno tutti ratificato la Convenzione dei Diritti dell’Uomo. Il comportamento dell’Europa, silenziosa, apatica e ipocrita di fronte al dramma della popolazione irachena è sconcertante. Non si tratta solo di un popolo che muore di fame e di malattie da 10 anni, colpito da bombardamenti unilaterali che continuano a distruggere ed a seminare la morte, ma di un paese che da 10 anni deve affrontare la contaminazione radioattiva, con le sue terribili conseguenze: nascita di centinaia di bambini con malformazioni, migliaia di persone colpite da collasso del sistema immunitario, con forte aumento delle infezioni; altre malattie che sviluppano herpes e herpes zoster o sintomi simili a quelli dell’AIDS, disfunzioni renali ed epatiche, aumento spaventoso (fino a 450% l’anno nel sud del paese) di leucemia, anemia aplastica o neoplasie maligne.
    Ecco il bilancio di 10 anni di campo di concentramento del popolo iracheno. Il tragico olocausto del popolo ebreo è durato cinque anni, quello del popolo iracheno, purtroppo dura da dieci anni; nel silenzio della Comunità internazionale, dei Governi, dell’ONU e delle Istanze internazionali. L’Occidente ha seminato nelle nuove generazioni di questo popolo soltanto la cultura della morte, dell’odio, dell’arroganza e dell’indifferenza. E’ diventato insopportabile sentire i discorsi dei Leader europei con continui riferimenti ai valori della Democrazia, che insistono sui Diritti umani e con voce turbata lanciano commoventi appelli per aiuti umanitari ai paesi bisognosi, proclamano il loro attaccamento ai valori cristiani ed applaudono ai discorsi del Santo Padre, ma che non muovono un dito, acconsentono ed aderiscono, senza far nulla, alla condanna a morte di 5.000 bambini innocenti al mese.

    L’ONU proclama un embargo e manda i suoi funzionari a contare i morti.
    Sono un ex funzionario dell’ONU; ho lavorato per anni alla sede dell’UNICEF di Ginevra. I miei ex colleghi, a Baghdad, sono disperati. Non capiscono (e non solo loro) come l’ONU possa varare un embargo che porta alla morte centinai di migliaia di persone e nello stesso tempo inviare aiuti umanitari e i suoi funzionari dell’UNICEF, dell’UNESCO e dell’OMS, impotenti davanti ad una tale tragedia e ridotti a contare i morti!
    In questi ultimi anni, i funzionari delle Nazione Uniti di stanza a Baghdad presentano regolarmente le loro dimissioni, uno dopo l’altro. Un numero sempre crescente denuncia lo “spettacolo” che hanno sotto gli occhi e che per loro ha raggiunto un livello intollerabile, diventando un grave problema di “coscienza”. Dopo Scott Ritter e Dennis Halliday, che con le loro dimissioni hanno definito l’embargo “un vero e proprio genocidio sanzionato dall’ONU”, sono recenti le dimissioni di Hans von Sponeck, capo del programma umanitario ONU in Iraq. Non si può dimenticare “l’affare dell’UNSCOM”!, con i suoi funzionari al servizio della CIA e la triste faccenda del Signor Richard Butler che fu all’origine dei bombardamenti anglo-americani del dicembre 1998 sull’Iraq.
    Dennis halliday, che sta preparando un importante rapporto sulle conseguenze dei bombardamenti unilaterali anglo-americani nelle due “no fly zones”, ha recentemente dichiarato che “la tragedia del popolo iracheno ha raggiunto un tale punto che non è più possibile tacere.(…) E’ impossibile associarsi a una tale realtà, per quanto mi riguarda, non ne sono capace”. Questi funzionari dell’ONU, Signor Segretario generale, hanno lavorato per anni sul terreno in Iraq, ma hanno preferito sacrificare la propria carriera piuttosto che diventare complici di questo tremendo genocidio.
    Da parte mia, lo scorso luglio, ho presentato un rapporto ai Parlamentari italiani sulle conseguenze della contaminazione radioattiva sulla popolazione e l’ambiente in Iraq. La III Commissione Affari Esteri della Camera, in data 16 novembre 1999, ha ratificato una Risoluzione, in seguito presentata al Governo, che sollecita la costituzione di una Commissione scientifica d’inchiesta sulle conseguenze dell’utilizzo delle armi all’uranio impoverito in Iraq e sui Balcani. Finora la suddetta Commissione, a cinque mesi della ratifica, non è stata ancora costituita.

    Un milione di proiettili all’uranio impoverito lanciati sull’Iraq.
    Come certamente saprà, Signor Segretario generale, documenti del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America e del Ministero della Difesa Britannico confermano che durante la guerra del Golfo fino ad oggi sono state riversate sull’intero paese oltre 135.000 tonnellate di bombe, tra cui più di 940.000 proiettili all’uranio impoverito: circa 700 tonnellate di uranio 238. E’ ormai noto che le armi all’uranio impoverito, sperimentate per la prima volta dalle forze multinazionali nel 1991 in Iraq, durante l’operazione “Tempesta nel deserto”, hanno rivelato tutta la loro efficacia, ma hanno provocato un preoccupante inquinamento radioattivo dell’aria e dell’ambiente, contaminando la popolazione, particolarmente nel sud dell’Iraq, e migliaia di militari della forza multinazionale.
    Un video del U.S. Army, distribuito dallo Stato Maggiore dell’esercito per il “training” dei militari (copia del quale ho distribuito ai membri della Commissione Affari Esteri del Parlamento) informa che l’esplosione provoca l’incendio dell’uranio impoverito, che libera così nell’ambiente circostante, con i suoi fumi, milioni di particelle radioattive da 5 a 7 micron. Se respirate, le particelle si fissano nei polmoni provocando, a medio e lungo termine, gravi patologie quali cancro, leucemie e deficienze immunitarie. Questa è una delle prime cause della contaminazione radioattiva che ha colpito i militari delle forze armate della coalizione che operavano in Kuwait e nel sud dell’Iraq, durante la guerra del Golfo. Paradossalmente, i militari impegnati nella guerra del Golfo non avevano ricevuto nessuna istruzione, nessuna direttiva per la loro protezione. Si avvicinarono e salirono sui carri armati iracheni, contaminandosi con i raggi Alfa, Gamma e Beta, dell’uranio 238. Oggi, a distanza di dieci anni, oltre 200.000 veterani americani ed inglesi contaminati accusano una serie di gravi patologie.
    I risultati delle ricerche effettuate dal DoD (Dipartimento di Stato alla Difesa degli Stati Uniti d’America) confermano che decine di milioni di grammi di uranio impoverito si sono sprigionate dopo l’impatto dei proiettili. “L’ossidazione in superficie dei frammenti dei penetranti all’uranio impoverito”, precisa un rapporto dell’U.S. House of Representatives “è un processo significativo poiché le forme ossidate di uranio sono più solubili a contatto con l’acqua e, quindi potenzialmente più disponibili per l’assunzione umana ed animale. A contatto con l’acqua, il metallo Uranio si corrode e diventa solubile, diventando potenzialmente trasportabile attraverso i corsi d’acqua di superficie e sotterranei.(...) I penetranti di corazzatura all’uranio impoverito sono costituiti da una lega di uranio e dallo 0,75% di titanio. L’impiego intensivo di tali penetranti nel corso di esperimenti ed operazioni hanno dimostrato che i residui sono soggetti a ossidazione atmosferica e/o alla corrosione dell’acqua (ruggine). L’uno o l’altro di questi processi può portare ad una contaminazione dell’ambiente che ha tutto il potenziale di provocare danni irreversibili alla salute umana, soprattutto attraverso i corsi d’acqua”.
    Per quanto riguarda la popolazione irachena, rimasta a contatto con milioni di pezzi radioattivi (e colpiti da continui bombardamenti), con un embargo che impedisce qualsiasi decontaminazione e assistenza ai malati contaminati, non è difficile immaginare il quadro della situazione.

    Iniziative unilaterali in Europa per rompere l’embargo.
    Purtroppo Signor Segretario generale, potrei continuare per pagine. A questo punto, vista l’urgenza di passare ad azioni concrete, non serve più scrivere libri, organizzare manifestazioni, fare conferenze, redigere documentari o presentare interpellanze in Parlamento, che tra l’altro restano (quasi) senza riscontro: bisogna passare ad iniziative più forti, più “spettacolari”, più sconvolgenti. A seguito del volo Amman-Baghdad, che ho effettuato con il parlamentare Vittorio Sgarbi, l’industriale Nicola Grauso et il pilota Nicola Trifoni, saranno prossimamente organizzati altri voli che partendo dalle diverse capitali europee, trasporteranno parlamentari, senatori, premi Nobel, artisti, rappresentanti di associazioni umanitarie e di organizzazioni non governative, giornalisti della carta stampata e delle reti televisive, personalità del mondo della politica, delle scienze, della cultura e delle religioni, e che atterreranno direttamente a Baghdad. Certamente, non basterà. In diversi paesi europei, compresa la Svizzera, si stano organizzando raccolte di firme che chiederanno ai governi europei una rottura unilaterale dell’embargo. Altre iniziative sono allo studio, sperando però di non dovervi ricorrere.
    Per conto suo, Ramsey Clark, ex Ministro della Giustizia dell’Amministrazione Reagan ed avvocato di diritto internazionale, ha raccolto l’adesione di 35 città degli Stati Uniti e centinaio di firme di personalità del mondo della Politica, delle Scienze, della Religione, della Cultura e dell’Arte in tutta l’Europa, per avviare una procedura presso gli organismi internazionali capace di portare l’Amministrazione Americana davanti ad un Tribunale internazionale per crimini contro l’umanità (utilizzo di armi di distruzione di massa) e genocidio del popolo iracheno.
    RingraziandoLa dell’attenzione, La prego di gradire, Signor Segretario generale, i miei più distinti saluti.



    Jean-Marie Benjamin
    Assisi, 13 settembre 2000
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    LE BUGIE SULL'EMBARGO ALL'IRAQ



    PRIMA BUGIA:

    E' COLPA DI SADDAM SE SONO MORTI MEZZO MILIONE DI BAMBINI. SADDAM POTREBBE NUTRIRE IL SUO POPOLO SE COMPRASSE CIBO INVECE DI ARMI
    "Piu' di un milione di iracheni - 500.000 di essi, bambini - e' morto come conseguenza diretta dell'embargo. Il 12% dei bambini di Baghdad e' morto, il 28% malato, il 29% denutrito" (FAO, dicembre 1995).
    Tutto il denaro ricavato dalla vendita di petrolio viene gestito da ispettori dell'ONU, il 40% del quale viene trattenuto per riparazioni di guerra e sostentamento delle Nazioni Unite. E' solo da pochi mesi che Washington ha permesso il passaggio di viveri di prima necessita' e medicinali dopo una chiusura di anni. Per dieci anni e' stato imposto il veto sull'importazione di cloro per disinfettare l'acqua e di attrezzi agricoli e per ricostruire la rete elettrica in tutto il paese.
    Un rapporto del New York Times (2/11/01) rivela che vengono trattenuti miliardi di dollari sulla vendita del petrolio. Le vendite di petrolio hanno ottenuto un ricavo di 4 miliardi di dollari l'anno: l'ONU ha trattenuto il 35% del ricavato, lasciando al popolo iracheno 2.6 miliardi di dollari, divisi per una popolazione di 20 milioni di abitanti. Ogni iracheno, dunque, ha ricavato 130 dollari l'anno, il che vuol dire 36 centesimi al giorno per compare cibo e medicine. E si tenga conto del fatto che il governo iracheno ha bisogno di parte di questo ricavato per la ricostruzione delle infrastrutture (acquedotti, ponti, fabbriche, strade, rete telefonica ed elettrica). A parte tutto cio', gli USA hanno impedito che l'Iraq riorganizzasse la sua attivita' agricola con il blocco assoluto imposto a tutti i prodotti chimici e meccanici (fertilizzanti, insetticidi, macchine agricole

    SECONDA BUGIA:

    SE L'IRAQ PERMETTESSE L'ISPEZIONE DEI COMMISSARI INTERNAZIONALI SUI DEPOSITI DI ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA, L'EMBARGO TERMINEREBBE. L'IRAQ DEVE DIMOSTRARE CHE NON POSSIEDE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA
    Non c'e' alcuna connessione tra le ispezioni e le sanzioni sull'Iraq, e, di conseguenza, non vi e' alcun incentivo affinche' l'Iraq permetta tali ispezioni.
    In realta' gli USA utilizzano le ispezioni come un grilletto per l'attacco. Le ispezioni non solo solo inutili (nessun governo al mondo utilizzerebbe siti da ispezionare per costruire armi chimiche e biologiche) ma e' stato provato, anche attraverso denunce di ispettori stessi, che esse non sono in alcun modo correlate all'imposizione dell'embargo. In altre parole, l'embargo sull'Iraq andra' avanti, come asseri' Clinton, "fino alla fine dei tempi, o, almeno, fino alla fine di Saddam". Madeleine Albright affermo', nel 1997, che gli USA "non erano d'accordo con quei paesi i quali affermavano che, se l'Iraq avesse assolto ai suoi obblighi internazionali in merito alle armi di distruzione di massa, le sanzioni avrebbero dovuto essere alleggerite".

    TERZA BUGIA:

    L'IRAQ NON ACCETTO' L'ISPEZIONE DEI COMMISSARI INTERNAZIONALI. ECCO PERCHE' L'AMERICA COMINCIO' I BOMBARDAMENTI
    L'Iraq, in realta', permise ispezioni dal 1991 al 1998, ma Washington non alleggeri' la pressione economica e militare. Scott Ritter, ex-ispettore dell'UNISCOM, disse ai microfoni della CNN: "In termini di programmi a larga scala di armi di distruzione di massa, queste sono state fondamentalmente eliminate e smantellate dagli ispettori fin dal 1996, sicche' oggi (1998) la situazione sul terreno e' completamente sotto controllo". In quello stesso anno, Washington chiese l'accesso ai files personali governativi, cioe' alla struttura del potere politico iracheno. Saddam capi' che le richieste americane sarebbero via via aumentate senza alcuna contropartita, ossia senza alcun alleggerimento dell'embargo.

    QUARTA BUGIA:

    L'EMBARGO NON E' DIRETTO CONTRO LA POPOLAZIONE IRACHENA, MA CONTRO IL SUO GOVERNO
    La Gran Bretagna e gli USA hanno imposto all'Iraq un piano di "pace" che prevedeva ispezioni continue in cambio di nulla. La Russia e la Francia suggerirono un piano che prevedeva la fine dell'embargo in cambio delle ispezioni continuate da parte degli ispettori del WMD.
    A cio' Washington ha risposto con un no secco a tutte le ipotesi di alleggerimento dell'embargo, non importa quali fossero i passi dell'Iraq, fintantoche' Saddam restava al potere. Le cifre drammatiche dell'embargo parlano chiaro: la popolazione irachena soffre di denutrizione cronica. Una popolazione che, prima della guerra, vantava i piu' alti standars di livello di vita in tutto il Medioriente, sta regredendo verso l'eta' della pietra. L'impatto piu' notevole e' sui bambini: si calcola che le privazioni di cure, assistenza sanitaria, cibo e medicinali produrra' una prossima generazione di iracheni mentalmente ritardati, con grossi problemi comportamentali e fisici.

    QUINTA BUGIA:

    LE NAZIONI UNITE HANNO DECRETATO L'EMBARGO. WASHINGTON L'HA SOLO RINFORZATO
    In realta' molte nazioni desideravano interrompere l'embargo e permettere il passaggio di beni non militari. Il veto imposto dagli USA ha sempre bloccato qualsiasi iniziativa in tal senso (UPI, 11/1/00). Quando nel 1990 fu imposto l'embargo, uno tra i piu' brutali mai imposti ad un paese in epoca moderna, nessuno intendeva che dovesse durare a vita. Tale embargo contravviene alla Carta delle Nazioni Unite, ed alle Convenzioni dell'ONU sui diritti umani e sui diritti del bambino. L'attacco unilaterale all'Iraq e' totalmente illegale, incostituzionale e contravviene alla Carta delle Nazioni Unite ed a quella di Norimberga.

    SESTA BUGIA:

    SE NON BOMBARDIAMO L'IRAQ, QUESTI USERA' LE SUE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA CONTRO I SUOI VCINI, IN PARTICOLARE CONTRO ISRAELE
    Saddam non ha usato tali armi durante la Guerra del Golfo, quando la popolazione irachena veniva attaccata da tutti i paesi del mondo e non lo farebbe mai, seppure possedesse tali armi.
    Per contro, i vicini prossimi dell'Iraq, la Turchia ed Israele, non soltanto possiedono armi di distruzione di massa (Israele possiede addirittura oltre 200 testate nucleari mai ispezionate) ma le utilizzano, contri i curdi e contro i palestinesi. Il prossimo attacco all'Iraq non sara' fatto dunque per impedire l'utilizzo di tali armi, ma semplicemente per smembrare un paese gia' devastato, dividerlo in tre tronconi guidati possibilmente da governi fantoccio, eliminare qualsiasi possibilita' che possa esservi una nazione, in Medioriente, in grado di poter competere con Israele, mantenere l'intero Medioriente in uno stato di soggezione, dipendenza, instabilita'.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    bollettino della Ass. "Un ponte per Baghdad" Notizie dal ponte n. 12.

    EKEUS (EX-UNSCOM):
    LE ISPEZIONI VENIVANO MANIPOLATE

    Dopo Scott Ritter è la volta di Rolf Ekeus.
    Il diplomatico svedese, Direttore Esecutivo dell’UNSCOM (la commissione speciale dell’Onu incaricata di monitorare il disarmo non convenzionale iracheno) dal 1991 al 1997 e attualmente ambasciatore di Svezia negli Usa, è uscito allo scoperto, accusando senza mezzi termini gli Stati Uniti (e non solo loro) di avere usato la commissione per scopi che esulavano dal suo mandato, come strumento per promuovere i propri interessi politici.
    Queste e altre informazioni di grande interesse – e di notevole gravità - sono contenute in una intervista rilasciata alla radio svedese il 28 luglio scorso, di cui pubblichiamo qui la versione integrale nella traduzione italiana.
    Si ringrazia la Campagna contro le sanzioni all’Iraq (CASI) di Cambridge (GB) per aver diffuso in rete la traduzione inglese dall’originale svedese.

    [O.S.]

    Rolf Ekeus: Non c’è dubbio che gli americani volessero influenzare le ispezioni per promuovere alcuni interessi fondamentali degli Stati Uniti. Non penso che questo fosse il caso durante i primi anni, perché a quell’epoca c’era una preoccupazione autentica per le armi di distruzione di massa che l’Iraq poteva avere.
    C’erano alcuni, specialmente gli Usa, che erano interessati a entrare in possesso di [informazioni su] altre forme di capacità diverse [dalle armi di distruzione di massa]. Ad esempio: come erano organizzati i servizi di sicurezza iracheni; qual era la capacità militare convenzionale; ecc.
    Sono stato a capo [dell’UNSCOM] fino al 1997, dal 1991 al 1997, ed ero consapevole di questa aspirazione a raccogliere informazioni che non avevano niente a che vedere direttamente con le armi vietate.
    Per me, il compito era di far sì che nell’organizzazione [UNSCOM] ci fossero una disciplina e una struttura tali da non consentire tentativi di sfruttare il sistema delle ispezioni come copertura per altre attività.

    Che tipo di attività?
    Cercare di raccogliere informazioni su altri aspetti [dell’Iraq], ad esempio su dove si trovasse il presidente Saddam Hussein, cosa che poteva essere interessante se lo si fosse voluto colpire personalmente, ecc., cioè su aree che non erano all’interno del mandato dell’Onu. E’ del tutto sbagliato per l’Onu fare da copertura per tale … per quel tipo di attività.

    E’ vero che l’Onu a volte diventò una copertura?
    Sì, ci furono dei tentativi. Penso che riuscirono. Durante il mio mandato [come capo delle ispezioni] non penso che ci siano state attività di questo tipo, ma la pressione aumentò con il tempo. Un altro aspetto di questo erano i tentativi di creare crisi nei rapporti con l’Iraq, che in qualche misura erano collegati alla situazione politica generale, a livello internazionale, ma anche nazionale. Ciò determinava delle pressioni sugli ispettori. Penso che fino al siamo riusciti a respingere tali tentativi. Ma c’erano sempre interessi diversi da parte di tutte le potenze, degli Usa, ma anche dei russi, con la Russia che si muoveva.

    Cosa intende per "creare crisi"?
    Che gli ispettori e il direttorato delle ispezioni ricevevano pressioni per fare ispezioni controverse – almeno ispezioni che gli iracheni ritenevano controverse – e con questo provocare una situazione di stallo che poteva costituire la base per una azione militare diretta.

    Creare una crisi – non è una provocazione?
    C’era una aspirazione a creare una crisi attraverso la pressione con – diciamo – provocazioni belle e buone, ad esempio tramite ispezioni del Dipartimento alla Difesa, il Ministero della Difesa di Baghdad, che, almeno dal punto di vista iracheno, erano molto provocatorie. E’ possibile che gli ispettori – questo accadeva dopo il mio mandato – credessero che in quegli edifici ci fosse qualcosa di interessante.
    Io non lo credevo, poiché ero del tutto convinto che in quel tipo di edifici non c’erano armi di distruzione di massa. Ma potevano esserci situazioni in cui ci noi preparavamo per un round di ispezioni così difficile e duro, e poi ricevevamo pressioni da parte degli Usa per fermarle, perché, improvvisamente, non si voleva più uno scontro, a causa di interessi politici più ampi.
    Questo poteva aver qualcosa a che fare con la situazione più generale in Medio Oriente, con i rapporti Usa-Russia; qualcosa a che fare con altre priorità che al momento erano più importanti.

    Se la capisco bene, poteva darsi il caso che una settimana ci fosse interesse a creare un conflitto con l’Iraq, e la settimana successiva il presidente americano andava a Mosca, e quindi voi dovevate prenderla con calma ?
    Beh, questo è un esempio astratto, ma si sviluppavano forti pressioni principalmente da parte degli Usa, ma anche da parte di altri membri del Consiglio di Sicurezza, perché gli ispettori tenessero presente non solo il compito di trovare e distruggere i materiali e le attrezzature vietate, ma anche considerazioni di carattere strategico e tattico, che corrispondevano agli interessi di singoli membri del Consiglio di Sicurezza. Questo era uno sviluppo pericoloso per l’Onu, perché esso correva il rischio di andare oltre il suo mandato.

    E questo inoltre dava all’Iraq una ragione per mettere in discussione tutto il sistema delle ispezioni?
    Beh, essi [gli iracheni NdR] lo mettevano in discussione comunque, ma è vero che questo dava maggiore credibilità alle loro accuse e proteste, e che altri osservatori informati pensavano che c’era del vero nelle loro affermazioni, vale a dire che le ispezioni venivano "aggiustate" per servire gli interessi delle grandi potenze.

    Ma se questo avveniva realmente, come lei ha detto, che uno o più paesi del Consiglio di Sicurezza – gli Usa e la Russia, come lei ha detto, e forse anche altri – di tanto in tanto volevano trasformare le ispezioni in uno strumento politico, allora sicuramente le critiche dell’Iraq erano giustificate?
    Sì, non c’è dubbio che fin dall’inizio … Ho sentito questa pressione sempre, diretta verso il direttorato [dell’UNSCOM]. Il problema per il direttorato dell’UNSCOM era di non farci caso, e [assicurarsi] che l’Onu stesse alle regole del gioco, così che nessun singolo membro del Consiglio [di Sicurezza] manipolasse decisioni o influenzasse le attività [degli ispettori].

    Ma quello che lei sta dicendo è che alcuni membri del Consiglio di Sicurezza lo hanno fatto davvero, e ci sono riusciti?
    Sì, penso che si possa dire così. Ci sono molti studi che stanno per essere pubblicati, compreso uno dell’Università di Yale, che indagano su questo più a fondo, e che mostreranno molto chiaramente che ci furono tentativi da parte di alcuni governi di esercitare la loro influenza: fermare alcuni tipi di ispezioni, mentre ne incoraggiavano altre.

    Ma al tempo stesso lei ci sta dando esempi di governi che sono riusciti in questo?
    Sì, col tempo queste forti pressioni si svilupparono. Questo accadde dopo il mio periodo [come direttore dell’UNSCOM], e sembra che la pressione sia cresciuta a tal punto che ci fu un grado di "aggiustamento" [delle ispezioni].

    Che cosa significa per il nuovo organismo di ispezione [UNMOVIC], sotto la guida di Hans Blix, che è pronto, ma non è ancora riuscito a lasciare il suo quartier generale di New York?
    Dipende quasi totalmente dagli Usa, dal fatto che siano preparati a dare una possibilità alle ispezioni.

    Ma c’è qualcosa che indichi che gli Usa non hanno interesse a invadere l’Iraq, e a deporre il presidente Saddam Hussein?
    Beh, quello che stiamo cercando di fare, alcuni di noi, è convincere gli Usa che è possibile condurre ispezioni riuscite, nel modo in cui abbiamo fatto in precedenza. Si tratta di attenersi alle regole del gioco.

    Ma la mia domanda è se lei vede qualche segnale che ciò accadrà.
    Sì, vedo che gli Usa, nel processo decisionale interno su cui ho informazioni, stanno prendendo in considerazione e analizzando il sistema di ispezioni, la ripresa delle ispezioni. Ma può anche darsi che ci sarà un qualcosa di "mix".

    A che cosa assomiglierebbe?
    C’è una idea di collegare molto strettamente le ispezioni a un forte sostegno militare, senza una guerra aperta. Questo è il tipo di cosa che si sta considerando.

    Un ispettorato armato?
    Un qualche tipo di sostegno, esatto.

    Può spiegarsi ulteriormente?
    No, non voglio farlo, perché è talmente attuale. C’è un certo numero di persone coinvolte in questo, che ci stanno pensando.

    Lei è coinvolto?
    Su questo non voglio fare commenti. Mi tengo informato su quanto accade.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Maria Lina Veca

    "Dietro l'uranio c'è una lobby enorme"


    "...rientra nella politica di Washington, di aver lanciato tonnellate di bombe sull'Afghanistan, senza base legale, a dispetto del diritto internazionale, uccidendo migliaia di persone, per "proteggerle", come dicono loro...Dicono di fare una guerra al terrore, e intanto terrorizzano il mondo intero! Ammazzare, sterminare, bombardare i poveri del pianeta...si deve agire perché è meglio essere attivi oggi, che radioattivi domani!"
    Così parla Padre Benjamin, come sempre coinvolgendo la platea nel suo intervento che passa dall'ironia alla durezza, toccando contenuti e fornendo dati sulla "politica di Washington": quella appunto di ammazzare, sterminare, bombardare i poveri del pianeta.
    Jean Marie Benjamin, segretario generale della fondazione Beato Angelico e promotore di una campagna per l'abolizione dell'embargo all'Iraq, è a Roma per presentare il suo nuovo libro, "Obiettivo Iraq . Nel mirino di Washington" presso la Sala della Stampa Estera, insieme a Gianni Mattioli e Vittorio Sgarbi.
    Il libro, il terzo di padre Benjamin, contiene molti documenti inediti e fornisce informazioni di grande attualità : dai retroscena del volo Amman-Baghdad del 3 aprile 2000, realizzato insieme a Sgarbi, alle dimissioni di Scott Ritter, capo degli ispettori ONU per il disarmo, dai percorsi del petrolio alle rivelazioni sull'uranio impoverito.
    Su quest'ultimo argomento si è soffermato, in particolare, padre Benjamin, nel suo intervento, come anche Gianni Mattioli. L'uranio impoverito - denunciava tra l'altro padre Jean Marie - e' un affare da milioni di dollari per una 'lobby enorme' che alimenta gli eserciti di 44 Paesi nel mondo. L'Iraq 'e' ancora sotto 400 tonnellate di uranio impoverito. Il problema e' che in oltre dieci anni nessun esperto e' andato li' a vedere cosa e' accaduto'. 'Si vuole mantenere l'embargo -sottolinea padre Benjamin- per non dare modo a nessuno di fare analisi sul campo, di vedere cosa e' realmente accaduto in Iraq. C'e' una lobby enorme, multinazionali muovono milioni di dollari. Quanto agli effetti dell'uranio impoverito, 'ci sono rapporti americani risalenti alla fine della seconda guerra mondiale e dal '95 circolano videoclip dell'esercito Usa che informano sui pericoli dell'uranio e sulle emissioni di particelle tossiche'.
    Padre Jean Marie Benjamin è stato uno dei primi a denunciare gli effetti dell'uranio impoverito sulle popolazioni civili irachene bombardate dagli aerei americani e inglesi, e sugli stessi militari. Su questi argomenti ha realizzato un documentario, mai trasmesso dalla Rai, e due libri, in cui parla anche dell'uranio impoverito in Bosnia e in Kosovo..
    Padre Benjamin ha posto l'accento sul problema della "guerra mediatica": il problema - ha ricordato - è che tutta l'informazione è nelle mani di un paese che decide quali notizie si possono dare e quale disinformazione va fatta. E' quello che sta accadendo da oltre dieci anni. L'Oms non pubblica un certo tipo di documenti in forza di un accordo segreto che nel 1959 ha ratificato con l'Agenzia per l'energia nucleare di Vienna, nel quale è stabilito di non divulgare al pubblico informazioni di interesse nazionale senza l'ok degli Usa. "Tornando all'Iraq - ha detto ancora padre Jean Marie - ho visto i dossier del ministero e le cartelle cliniche: prima della guerra del Golfo nascevano bambini normali, ora invece nascono con malformazioni.
    Quando si trova radioattività nelle urine dei genitori c'è per forza una contaminazione. E anche i 200mila "veterani" non si sono contaminati passeggiando sulla quinta strada.
    I militari e il governo italiano sapevano cosa stava accadendo...Recentemente sono stato al parlamento inglese. C'erano molti parlamentari ed era aperto al pubblico, e hanno proiettato il mio ultimo film. Alla fine si sono alzati in piedi e hanno applaudito, e i parlamentari hanno deciso di scrivere a Robin Cook per dire "non potete più ingannarci". L'anno scorso il ministro degli affari esteri francese mi ha scritto una lettera sulla mia violazione dell'embargo all'Iraq, ma non ha risposto sull'uranio impoverito, perché la Francia è uno dei più grossi produttori di questo tipo di armi. Passando all'Italia, volete sapere qual è stata la reazione di Mattarella quando l'ho incontrato al mio ritorno da Baghdad a dicembre '98? C'era Giuseppe Giulietti all'aeroporto, che mi ha fatto incontrare Mattarella, allora vicepresidente del Consiglio. Poi sono stato ricevuto alla Farnesina dal sottosegretario Valentino Martelli. Ho parlato con Mattarella della disinformazione sui bombardamenti e dell'uranio impoverito. Sull'uranio non mi ha risposto, ma ha solo proposto di coordinare con la Santa sede un aiuto alle popolazioni, cosa mai fatta. Con Martelli, poi, è stata una cosa sconvolgente. Ho spiegato che ogni otto minuti lì muore un bambino, ma lui diceva che non era possibile e che con Saddam Hussein non si può collaborare.
    Ma ci sono 22 milioni di iracheni che subiscono le contaminazioni e un embargo che impedisce loro di decontaminare. Lui diceva che erano stati mandati degli esperti a Baghdad, nel '95-'96. Ma sarebbero dovuti andare a guardare le cartelle cliniche tra la gente del sud del paese e fare un'inchiesta approfondita. Alla fine ho chiesto di mandarli almeno a seguire le vicende dei militari americani. Ma ho trovato un muro tremendo, perché dicevano che gli americani sono nostri alleati. La discussione è stata molto dura, e il giorno dopo ho mandato un pacco di documenti ufficiali sull'uranio alla Farnesina. A giugno '99 ho stampato 700 copie di un rapporto sull'uranio impoverito in Iraq e in Kosovo e l'ho distribuito a tutti i parlamentari. Sono stato convocato dalla commissione Esteri, e ho portato il video sull'uranio impoverito che l'esercito Usa ha inviato alla Nato. Il 29 settembre '99 la commissione ha adottato una risoluzione che chiedeva una commissione d'inchiesta sull'uranio. Ma hanno aspettato i primi morti per farla.
    Stiamo ancora aspettando la messa al bando di queste armi."
    E padre Benjamin parla ancora dei colloqui con Tareq Aziz , Vice Primo Ministro , sui temi che vanno dai mesi precedenti la guerra del Golfo ad oggi, chiedendosi cosa ci sia dietro l'accanimento contro l'Iraq, da undici anni. "E' una nuova colonizzazione...Io mi chiedo come Bush può andare alla Messa, magari dicendo ai bambini americani di donare un dollaro per i bambini afghani, perpetrando, con fini diabolici, il "business della carità"..."
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito I retroscena politici della rimozione di regime in Iraq

    I retroscena politici della rimozione di regime in Iraq:
    conquista palese, operazioni coperte

    Larry Chin

    I retroscena politici della rimozione di regime in Iraq:
    conquista palese, operazioni coperte


    Pubblicato da http://globalresearch.ca/articles/CHI211A.html
    Centro di ricerche sulla globalizzazione
    Rivista Online ottobre-novembre 2002.
    Copyright Larry Chin 2002. For fair use only/ pour usage équitable seulement
    Traduzione dall'inglese per www.asslimes.com a cura di Belgicus
    Testo completo. Pubblicato originariamente come una serie in cinque parti (24 ottobre - 22 novembre 2002)




    Come va in stampa questo rapporto, ha inizio un nuovo giro di “ispezioni sugli armamenti” da parte dell’ONU. Questa sciarada, designata a creare l’apparenza di un consenso internazionale, rinvierà, ma non fermerà, il furioso agitarsi americano. In assenza di prove idonee ad implicare l’Iraq, la prova sarà fabbricata. In assenza di giustificazioni, nuovi pretesti saranno costruiti e quelli vecchi rispolverati e reiterati. Il capo delle ispezioni ONU, Hans Blix, l’uomo incaricato di decidere se l’Iraq stia detenendo armi di distruzione di massa, “non può garantire che le sue squadre d’ispezione non includano spie occidentali”.

    I) Dentro l’abisso

    L’amministrazione Bush sta dando i ritocchi finali all’invasione dell’Iraq e possibilmente dell’Arabia Saudita, dell’Iran e oltre. La prossima fase della guerra, da lungo tempo pianificata e susseguente all’11 settembre, comporterà la rimozione di Saddam Hussein e l’instaurazione di un nuovo regime fantoccio di occupazione militare USA oppure l’assorbimento e la suddivisione del territorio irakeno da parte di surrogati USA (Giordania, Kuwait e Curdi). Questo rapporto tenterà di spiegare i modi in cui l’Iraq presumibilmente cadrà, i gruppi e gli individui che portano avanti questo discorso e i vari ordini del giorno occulti che i principali media hanno rifiutato di analizzare, o almeno di riportare.

    Il Medio Oriente: premio-chiave della Guerra dell’11/9
    Il "cambio di regime", il rovesciamento criminale di nazioni sovrane, è stato con noncuranza annunciato per mesi dall’amministrazione Bush e dai media USA, ma non è una novità. L’Iraq Liberation Act, che è stato approvato dal Congresso USA ed è divenuto legge nel 1998, si riferisce esplicitamente ad un cambio di regime. L’interesse predatore di Washington verso l’Iraq viene esplicitamente dichiarato nella Strategia per la Sicurezza Nazionale del Presidente:



    "Lo scopo dell’impegno degli USA, come esposto nella NSS è quello di proteggere gli interessi vitali degli Stati Uniti nella regione---un ininterrotto, sicuro accesso per gli USA/Alleati al petrolio del Golfo."
    http://www.milnet.com/pentagon/centc...1/stratgic.htm

    Inoltre, la "agevolazione dell’accesso degli USA alle forniture del Golfo Persico" è una priorità dichiarata nel Rapporto Nazionale USA sulle Politiche per l’Energia del 2001 - il noto "Cheney Report". A breve termine, l’obiettivo dell’amministrazione Bush è di spezzare la schiena all’OPEC, portarsi fuori da un imminente crollo dell’industria petrolifera USA e salvare un’economia USA disastrata che è sull’orlo del collasso. Prendere l’Iraq significherebbe realizzare questo. Come riportato nell’Observer (10/06/02) da Ed Vulliamy, Paul Webster e Nick Paton Walsh, "Gli attuali elevati prezzi del petrolio stanno trascinando l’economia USA ancor più nella recessione. Il controllo USA delle riserve irakene, forse il maggiore deposito inesplorato del mondo, romperebbe la supremazia saudita sul cartello dell’OPEC e detterebbe i prezzi per il prossimo secolo." Gli addetti ai lavori di Washington non si sono curati di dissimulare il loro zelo da sangue-contro-petrolio. Lawrence Lindsey, consigliere economico di George W. Bush, ha detto, "Quando ci sarà un cambio di regime in Iraq, potrete aggiungere dai 3 ai 5 milioni di barili di produzione alle forniture mondiali. Il successo nel perseguimento della guerra sarebbe un bene per l’economia." L’ex direttore della CIA James Woolsey ha fatto eco a questa modo di sentire: "L’Iraq sta esportando solo un milione di barili al giorno e sotto un’occupazione USA la produzione potrebbe crescere da 3 a 4 milioni di barili al giorno come misura di controllo del prezzo." Un altro ex operativo della CIA, Reuel Marc Gerecht, componente dell’American Enterprise Institute, ha aggiunto, "L’OPEC è già divisa in modo significativo e il controllo USA sul petrolio irakeno si aggiungerebbe alle frizioni interne già esistenti. Farebbe diminuire in modo definitivo l’influenza saudita (sugli Stati Uniti) e causerebbe un mucchio di problemi al regime iraniano. "

    Il Grande Rivolgimento
    Il vero ordine del giorno a lungo termine che sta guidando la progettata operazione nel Medio Oriente è puntare alle maggiori riserve rimanenti di petrolio in un mondo che lo sta esaurendo. Questo terrorizzante fatto scientifico, che è stato ben compreso dalle elites mondiali, è stato volutamente tenuto fuori dalla conoscenza del pubblico. (Vedi http://www.dieoff.com/ ) Come illustrato in una serie di rapporti da Dale Allen Pfeiffer, geologo ed editore esperto in energia per From the Wilderness, "in base alla Curva di Hubbert (una misura standard dei massimi e minimi di produzione del petrolio), in cinque anni, noi non saremo più in grado di produrre abbastanza carburante per andare incontro alle necessità della nostra civiltà del petrolio."

    · Il retroscena è il petrolio
    · Quale sarà il prossimo obiettivo del colpo petrolifero
    · E’ l’Impero sul petrolio?
    · E’ la Cina il gioco finale per il petrolio?
    · http://www.fromthewilderness.com/fre..._campbell.html

    Il Professor Richard Heinberg, editore di The Museletter scrive: "Dopo quel ‘Grande Rivolgimento’ come viene chiamato da uno dei geofisici USGS, ogni anno ci saranno pochi punti percentuali in meno disponibili per andare incontro alla crescente domanda mondiale, qualsiasi sia l’attività." Nel contesto di questo cataclisma incombente, il conseguente accaparramento da parte dell’amministrazione Bush delle maggiori ricchezze petrolifere mondiali (Asia Centrale, Medio Oriente, Balcani, Venezuela, Colombia, Mar Cinese Meridionale, etc.), con il pretesto di una “guerra al terrorismo”, è tanto prevedibile quando spudorato:

    · L’Iraq ha 113 miliardi di barili di riserve petrolifere accertate, secondo nel mondo solo ai
    Sauditi. L’Iraq controlla l’11% del petrolio del pianeta. Il Dipartimento Usa per l’Energia valuta che l’Iraq abbia quantomeno 220 miliardi di barili in riserve non ancora scoperte.

    · Vi sono in Iraq 70 campi petroliferi conosciuti, solo 15 dei quali sono stati sviluppati.

    · L’Arabia Saudita, che è sull’orlo della guerra civile e contemporaneamente un conveniente obiettivo di conquista per gli USA, possiede un altro 25% dei rifornimenti mondiali di petrolio.

    · "I due paesi insieme, che non hanno ancora raggiunto il massimo della capacità produttiva e che sono le due sole nazioni con la capacità di un immediato aumento del prodotto, possiedono il 36% del petrolio accertato nel mondo" secondo Michael C. Ruppert (From the Wilderness, 8/12/02)

    · Michael Klare, autore di The Resource Wars, aggiunge: "L’Iraq è il solo paese accanto ai Sauditi che può aggiungere alla produzione giornaliera milioni di barili per i prossimi 10-20 anni."

    "Negli anni a venire," scrive Pfeiffer, "l’egemonia continuata degli USA dipenderà dal mantenimento del controllo e dell’accesso delle riserve di idrocarburi in diminuzione, la maggior parte delle quali si trovano nel Medio Oriente." E l’elite del petrolio, guidata dall’amministrazione Bush, non si fermerà di fronte a nulla per assicurarsi le riserve rimanenti e disporre del loro uso. Contro questo assaggio di crisi globale, l’esplicita politica degli USA nei confronti dell’Iraq è stata quella di un cambio di regime, un processo iniziato dapprima sotto l’amministrazione di George H.W. Bush. Come ha osservato Joe Taglieri (From the Wilderness 10/1/02), sin dal 1991, una cricca strettamente intrecciata di attuali ed ex funzionari e guerrafondai della Casa Bianca, affiliata con i circoli conservatori stava sviluppando una strategia per rimuovere il regime irakeno. Nel piano più recente tracciato da Dick Cheney e Paul Wolfowitz e riportato da Stratfor , l’Iraq scomparirà e la nazione stessa sarà sparpagliata in tre direzioni. La parte centrale dell’Iraq, attualmente popolata da Arabi sunniti, dovrebbe divenire parte della Giordania e governata dal re giordano Abdullah. La regione curda dell’Iraq settentrionale e nord-occidentale, compresa Mosul ed i vasti campi petroliferi di Kirkuk, diventerebbe uno stato autonomo. L’Iraq sud-occidentale diventerebbe una parte del Kuwait. Un altro punto cardine di Washington riportato nel Wall Street Journal (11/12/02) comporta un piano simile a quello per il Giappone del secondo dopoguerra - un’occupazione militare capeggiata da un americano e assistita da esuli irakeni alleati degli USA e da tecnocrati. In base a liste predisposte da oppositori irakeni, gli attuali funzionari del Partito Ba’ath verrebbero processati come criminali di guerra. Come messo in luce dall’installazione di nuove basi militari permanenti in tutto il Medio Oriente ed in Asia Centrale e da nuove forniture di guerra a lungo termine (come un contratto di cinque anni firmato il 5 agosto del 2002, tra la US Navy e la Maersk Shipping Line per approntare serbatoi per mezzi corazzati anfibi, munizioni ed altri armamenti da Diego Garcia al Golfo Persico), gli USA sembrano preparati per un grande conflitto in Medio Oriente. La regione è completamente accerchiata dalle forze USA, le quali continuano a rafforzarsi di giorno in giorno. Secondo la Reuters, "Washington ritiene che le migliori condizioni per un attacco all’Iraq da parte delle forze USA siano nei primi mesi dell’anno prossimo." La piena complicità del Congresso USA ha già “posto il timbro” sulla guerra. L’intransigenza di certi membri delle Nazioni Unite la rinvierà, ma probabilmente non la fermerà, in quanto si continua a negoziare sulla spartizione delle spoglie del post-Saddam.

    Confronto per i predomini
    Non è una sorpresa che gli "sgradevoli" regimi di Giordania, Kuwait e Turchia stiano assistendo l’impegno USA La monarchia che regna in Giordania è stata strettamente connessa a Washington per decenni. L’ultimo re giordano Hussein si giovava di un rapporto con la CIA risalente agli anni 1950. L’attuale regime giordano è stato installato dagli Stati Uniti. Secondo il Guardian (2/17/99), "all’inizio del 1999, una combinazione di manipolazioni della CIA, di intrighi di palazzo e di pressioni da parte della moglie americana di Hussein, la regina Noor, ebbe per risultato che colui che da lungo tempo era il Principe della Corona, Hassan, fu scaricato a vantaggio di Abdullah, figlio della moglie britannica di Hussein e comandante delle Special Forces giordane. E così, Abdullah II divenne re del regno hashemita di Giordania". La Giordania è anche il quartier generale dell’Accordo Nazionale Irakeno, connesso alla CIA ed uno dei gruppi di opposizione irakena favoriti. Similmente, il regime del Kuwait, guidato dalla famiglia Sabbah, è profondamente legato a Washington e alla famiglia Bush. Furono le trivellazioni Kuwaitiane in Iraq, unite alle numerose provocazioni di George H.W. Bush (compreso un piano per fissare il prezzo del petrolio a livello internazionale) che innescarono l’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein nel 1990. Anche il Kuwait assistette l’amministrazione Bush nella creazione di parte della più ingannevole propaganda della Guerra del Golfo. Secondo il corrispondente dell’UPI Morgan Strong, la virulenta propaganda anti-Saddam Hussein prodotta durante la Guerra del Golfo fu creata da membri del regime kuwaitiano e da una impresa di pubbliche relazioni di Washington, DC, con stretti legami con l’amministrazione Bush.
    "Anche se le truppe irakene commisero delle atrocità nel Kuwait, essi non strapparono mai i neonati dalle incubatrici né li uccisero", ha scritto Strong. "La giovane che testimoniò l’orrore di fronte al Congresso? Era la figlia dell’Ambasciatore kuwaitiano a Washington. Mentre gli Irakeni invadevano il Kuwait, ella si trovava a Parigi. Non ha mai lavorato in un ospedale; non ha mai lavorato in vita sua. Suo padre fa parte della dinastia immensamente ricca che comanda in Kuwait. La donna che testimoniò davanti all’Assemblea generale? Neppure lei era in Kuwait al tempo dell’invasione. Era la moglie del ministro dell’informazione kuwaitiano."

    Alla Turchia, alleato di vecchia data degli USA, è stata offerta la diretta compartecipazione al petrolio irakena e maggiori finanziamenti per l’oleodotto Baku-Tblisi-Ceyhan in cambio della sua assistenza. Secondo il giornalista curdo Husayn Al-Kurdi, "Il coinvolgimento della CIA in Turchia è antico quanto la stessa Agenzia e gli Stati Uniti sostengono fino in fondo la Turchia e i suoi gruppi paramilitari di destra."

    11/9: la madre di tutti i pretesti creati
    L’uomo della strada non si accorge del diavolo nemmeno quando il diavolo lo sta tenendo per la gola. (Goethe)
    La legittimazione della prossima grande guerra è stata incardinata nella narrativa ufficiale dell’11 settembre, che promuove il mito per cui gli Stati Uniti si trovano sotto attacco da parte di terroristi stranieri impazziti. Basata su prova documentaria compilata ed analizzata dal Professor Michel Chossudovsky www.globalresearch.ca/articles/CHO210A.html , la "guerra al terrorismo" - che comprende ora per estensione la “guerra agli stati canaglia" (Iraq) - è una gigantesca frode. In effetti, una preponderanza di prove raccolte durante lo scorso anno accusa l’amministrazione Bush per la sua complicità negli attacchi dell’11/9 e il probabile coinvolgimento in numerosi incidenti di terrorismo post 11/9 - tutto ciò sembra un’operazione sofisticata di intelligence fatta scattare da interruttori controllati dalla CIA e dai massimi livelli all’interno dell’amministrazione Bush. Come riassume Ruppert:

    "Noi ora sappiamo che Bush e altri erano abbastanza a conoscenza da poterlo prevenire, ma non l’hanno fatto. È già stato dimostrato che membri dei servizi segreti del Pakistan collegati alla CIA hanno aiutato a finanziarlo; che cinque dei dirottatori hanno ricevuto l’addestramento al volo presso installazioni militari USA; che nessun caccia è stato fatto decollare in tempo per fare qualcosa e che il Presidente Bush ha mentito dicendo di non avere alcuna idea che gli aerei potessero essere usati come armi. Noi sappiamo che è un segreto di stato se le agenzie di intelligence abbiano riferito a Bush quello che noi sappiamo essere a loro conoscenza."

    "Le precedenti amministrazioni USA hanno sostenuto, incoraggiato e dato rifugio al terrorismo internazionale", scrive Chossudovsky. Sin dalla Guerra Fredda, gli USA hanno continuato a proteggere la "Rete dei Militanti Islamici" ed altri gruppi terroristici come un esplicito strumento della loro politica estera. Inoltre:

    · La "Rete dei militanti islamici" è stata una creazione della CIA, costruita appositamente per combattere la guerra sovietica in Afghanistan come uno strumento della politica estera USA a partire dall’amministrazione Carter sotto il suo pioniere, Zbigniew Brezezinski, che rimane all’avanguardia della pianificazione della politica USA.

    · I gruppi militanti islamici post-guerra fredda, compresa al Qaeda sono delle risorse dell’intelligence USA.

    · Tramite i gruppi che agiscono per procura, molti dei quali non sono consapevoli di chi o che cosa li finanzi e li controlli, la CIA continua ad usare il terrorismo per gestire gli interessi geo-economici USA e occidentali

    · La CIA esercita un sostanziale controllo sui suoi terroristi per procura e fa il monitoraggio delle sue cellule in tempo reale tramite numerosi metodi sofisticati. Non c’è stato nessun “vuoto di intelligence” l’11 settembre, né ce n’è oggi.

    Per mesi, l’amministrazione Bush ha corroborato la sua menzogna della “guerra al terrorismo” con un crescendo di nuove falsità sulle “armi di distruzione di massa” dell’Iraq. Queste bugie sono state ripetutamente scoperte. In una sessione ristretta con i funzionari dell’amministrazione Bush, il membro del Congresso Anna Eshoo (D-Calif.) ha chiesto più volte se avessero la prova di un’imminente minaccia di Hussein contro i cittadini degli Statin Uniti. "Essi hanno risposto 'no'," ha detto. "Non 'no, ma', oppure 'forse', ma 'no'. Io rimasi sbalordita. Non scioccata. Non sorpresa. Sbalordita." (San Francisco Chronicle, 9/20/02). Secondo l’ex ispettore dell’ONU sugli armamenti Scott Ritter, che ha fornito chiara prova che l’Iraq non pone nessuna minaccia credibile, "Il Presidente Bush rifiuta di considerare il "sì" una risposta. Le azioni dell’amministrazione Bush si fondano sulla vuota mitologia che si combatta questa guerra al di là di qualsiasi minaccia portata da armi di distruzione di massa irakene. È diventato chiaro che il suo obiettivo è l’eliminazione di Saddam Hussein."

    Una guerra di terrorismo: il terrorismo americano
    Non è una sorpresa che la rimozione del regime irakeno caratterizzerà ancora un altro lancio di gruppi paramilitari armati “sgradevoli” e criminali d’allevamento USA, messi in pista con cura dalla CIA sin dalla Guerra Iran-Iraq. L’amministrazione Bush e la CIA stanno mettendo insieme una coalizione simile all’afghana “Alleanza del Nord” che consiste essa stessa di banditi, narco-trafficanti, stupratori, signori della guerra e criminali di guerra. I gruppi di opposizione irakena e di esiliati che stanno ora ricevendo un addestramento aggiuntivo dell’ultimo minuto dalla CIA e dalle US Special Forces parteciperanno all’attacco terrestre. I loro principali leaders presumibilmente prenderanno i posti chiave nel nuovo regime(i) fantoccio, una volta conclusa la carneficina. Il vaso di Pandora è spalancato.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    II) La CIA ed i gruppi di opposizione irakeni

    Se l’invasione dell’Iraq va secondo il copione dell’amministrazione Bush e della confraternita dei guerrafondai di Washington, il mondo sarà testimone di uno spettacolo familiare da incubo. Un rampollo della CIA (un Bush) rovescerà un ex alleato degli USA, un’ex risorsa della CIA ed ex partner in affari (Saddam Hussein) utilizzando gruppi paramilitari, di opposizione e dispositivi della CIA per installare nuovi regimi di clienti affiliati alla CIA, controllati da e in vista degli interessi USA.

    Saddam Hussein: un gioco a lungo condotto dalla CIA e l’ossessione degli USA
    Il potere reale gioca in tutti i campi di un conflitto, alternativamente sostenendo o sovvertendo (dall’interno e dall’esterno), manovrando una parte contro un’altra, "gestendo la tensione", fino a raggiungere i risultati desiderati. Un esempio ben documentato è l’Afghanistan dove, sulla scia della Guerra Sovietica afgana, gli USA hanno installato e rovesciato con la violenza una successione di regimi (Rabbani, Hekmatyr, Alleanza del Nord, Talibani), fino a raggiungere il risultato soddisfacente: un governo fantoccio degli USA, guidato dall’ex consulente della Unocal e strumento della CIA Hamid Karzai, dai signori della guerra/banditi trafficanti di droga dell’Alleanza del Nord ed affiancato dall’assistenza dell’inviato USA Zalmay Khalilzad, addetto ai lavori di intelligence per il Pentagono, ex consulente della Unocal e assistente dell’attuale Vice-Segretario della Difesa Paul Wolfowitz. In Iraq, gli US e la CIA hanno fatto per decenni un gioco del genere, mettendo in piedi gruppi paramilitari e armati con origini che risalgono alla Guerra Iran-Iraq degli anno 1980 e oltre. "Gli Americani sono stati lasciati all’oscuro per quanto riguarda i maneggi della CIA nel Medio Oriente, nutriti con una continua dieta di poltiglia fantasy in cui Arabi e Musulmani sono inesorabilmente presi di mira come terroristi irrazionali, fanatici," ha scritto il giornalista curdo Husayn Al-Kurdi. "La vera storia del coinvolgimento della CIA nella regione ci narra una vicenda di gran lunga differente." Il ruolo diretto della CIA in Iraq si estende all’indietro negli anni 1950. Lo stesso Saddam Hussein è stato una creazione USA, un alleato USA ed una carta della CIA. Come ha osservato Al-Kurdi, "dopo aver sostenuto il regime corrotto di Nuri Said, gli USA si rivolsero contro Abdul Karim-Kassem, il cui colpo di stato con sostegno popolare aveva eliminato il vecchio agente britannico Nuri nel1958. Tra coloro che furono reclutato dalla CIA per fare il lavoro sporco ci fu il Partito Baath Irakeno, compreso uno sfrontato avventuriero assetato di potere di nome Saddam Hussein. "La CIA progettò allora il rovesciamento e l’assassinio di Kassem nel 1963, con Saddam a svolgere un ruolo principale nel colpo verso Kassem e nella successive liquidazione dei Comunisti. Per decenni, fino all’inizio della Guerra del Golfo nel 1990, Saddam fu un alleato chiave degli USA nella regione, sia come loro partner commerciale che come associato in affari di George Herbert Walker Bush. (In un altro emisfero, l’uomo forte di Panama Manuel Noriega svolgeva un ruolo simile nello stesso periodo) Le Direttive di Decisione per la Sicurezza Nazionale dell’Amministrazione Bush (rivelate in un’inchiesta del LA Times del 1992), come le registrazioni dettagliate dei rapporti Bush-Saddam attraverso la nota BCCI e la Banca Nazionale del Lavoro (BNL), offrono la prova evidente che il governo di Saddam Hussein era esplicitamente e consapevolmente armato e finanziato dagli USA e coinvolto personalmente con Bush. Dopo la Guerra del Golfo, con il pretesto di un "rifugio sicuro per i Kurdi", la CIA creò un protettorato ed una base per attività coperte designate a destabilizzare il regime irakeno, mentre contemporaneamente continuava il permesso di sopprimere curdi e Musulmani. Con George H.W. Bush, la CIA ha speso a quanto si dice, 20 milioni di dollari in propaganda anti-Saddam e almeno 11 milioni di dollari in aiuti a numerosi gruppi d’opposizione irakeni e curdi. Come ci mostra As Al-Kurdi: "Era chiaro dall’inizio che questo "rifugio sicuro" era un’operazione per fornire "copertura" alle operazioni della CIA contro l’Iraq e alle incursioni turche sui Curdi e non "sicurezza", come implicava la sua designazione ufficiale. Veniva rafforzato uno stato di dipendenza in cui i ‘fornitori’ potevano tenere i fantocci curdi a briglia corta." Quando i Musulmani shi’iti nell’Iraq meridionale inscenarono una rivolta contro Saddam nella primavera del 1991 sotto l’occhio attento della CIA, l’amministrazione di Bush (padre) permise alle truppe irakene di Saddam di schiacciarla. Per prevenire un movimento popolare islamico all’interno dell’Iraq (uno che poteva minacciare gli interessi petroliferi occidentali e gli interessi affaristici), Bush non fece nulla quando il suo ex partner e nemico sconfitto schiacciò la rivolta. Lasciare Saddam Hussein vivo ma castrato (attraverso le sanzioni, le no-fly zones, etc.) ha permesso agli USA di mantenere forze militari in Arabia Saudita, mentre si discutevano i piani per un eventuale cambio di regime in Iraq. Nel frattempo, la ricostruzione dell’Iraq e varie forme di commercio coperto si rivelavano lucrose per numerose corporations occidentali (come la Halliburton, la General Electric e altre). Il mercato nero era anche un mezzo di controllo. "Chiudendo un occhio sul contrabbando di petrolio", scrive l’ex agente della CIA Robert Baer nel suo libro “See No Evil, "gli USA combinarono di rivolgere l’opposizione curda contro se stessa anche perché aiutavano Saddam a pagare la sua guardia pretoriana, proprio ciò che vi aspettereste da una superpotenza intelligente che vuole sostenere segretamente il despota locale." A metà degli anni 1990, la CIA dell’era Clinton iniziò a perseguire due strategie primarie contro Saddam. Una comportava un’operazione militare tesa ad un’insurrezione popolare guidata dal Congresso Nazionale Irakeno (INC) e dai paramilitari curdi. La seconda strategia si focalizzava su una “congiura di palazzo” da parte dell’Accordo Nazionale Irakeno (creazione CIA-MI6 britannico), un gruppo di ex ufficiali militari irakeni con base fuori Londra. Mascherata da "aiuto umanitario", l’operazione del governo USA "Operation Provide Comfort" serviva da copertura per queste ed altre operazioni. Nel 1994, l’INC capeggiò un’insurrezione da una base nel Kurdistan irakeno spalleggiata dalla CIA. Nel marzo 1995, la CIA assisteva ad un’operazione combinata INC-Curdi per prendere le città di Mosul e Kirkuk ed ad una ribellione simultanea di truppe irakene. Senza il sostegno USA, l’operazione andò in pezzi, permettendo alle forze di Saddam Hussein di invadere il rifugio sicuro e distruggere l’opposizione. Circa 130 membri dell’INC furono uccisi. Il tirarsi indietro all’ultimo minuto da parte dell’amministrazione Clinton fece infuriare la CIA. Per coprire il suo abbaglio politico nel Nord dell’Iraq, l’amministrazione Clinton lanciò dei missili Cruise sull’Iraq meridionale. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU riprese il Programma Petrolio-per-Cibo. Gli sforzi della CIA nel corso degli anni 1990, che ebbero come risultato una manciata di sollevamenti, di tentativi di assassinio (la CIA e il MI6 britannico complottarono di assassinare Saddam Hussein nel 1995), fallirono a causa delle lotte per il potere tra i gruppi di opposizione curda, le fughe d’informazioni e i tradimenti e i bisticci tra i falchi all’interno della CIA e alla Casa Bianca di Clinton.

    George W. Bush scatena l’inferno
    Una volta salito al potere, George W. Bush promise di attuare pienamente l’Iraq Liberation Act, che era stato votato come legge da parte del Congresso e firmato da Clinton nel 1998, ma gestito in modo prudente da un’amministrazione Clinton impreparata a scatenare una guerra nel Medio Oriente. All’inizio del 2002, Bush (che durante la sua campagna presidenziale si era vantato che avrebbe “preso Saddam") diede alla CIA ed alle Special Forces USA la facoltà di usare la forza letale ed “ogni risorsa disponibile” per uccidere o catturare Saddam Hussein e di condurre operazioni coperte mirate a rovesciare il suo regime. Questo ordine esecutivo implicava un accresciuto sostegno ai gruppi di opposizione irakena (denaro, addestramento, intelligence ed equioaggiamento) ed il raccordo di quanto raccolto dall’intelligence della CIA all’interno dell’Iraq. Gli ufficiali USA hanno lavorato in modo continuo con l’opposizione irakena per tutto il 2002.

    · Ex ufficiali irakeni si sono incontrati nel marzo 2002 presso una sede militare a Washington per discutere i piani atti a rovesciare Saddam Hussein e formare un governo post-Saddam.

    · Nell’aprile 2002, i leader curdi sono volati fino a Francoforte in Germania e poi verso un campo di addestramento della CIA nella Virginia del Sud per discutere le strategie del colpo.

    · In giugno, secondo lo Scotsman, fonti locali curde hanno riferito che “truppe USA e inglesi hanno già iniziato ad installare equipaggiamenti per le comunicazioni nella provincia di Sulaimaniya nella regione del Kurdistan irakeno"

    · Tra il 12 ed il 15 luglio 2002, circa 70 esiliati tra ufficiali militari irakeni e capi di vari gruppi di opposizione irakena si sono incontrati a porte chiuse in una località presso Londra per pianificare una nuova rivolta per rovesciare con la forza Saddam Hussein e per richiedere un maggiore ruolo nell’imminente operazione USA, insieme all’aiuto militare (addestramento ed equipaggiamento di combattenti). A capo di questo meeting vi era il Congresso Nazionale Irakeno, il gruppo di opposizione paravento con stretti legami con gli ufficiali militari irakeni in esilio e con la CIA.

    · In agosto, i rappresentanti di sei differenti gruppi dell’opposizione irakena si sono incontrati a Washington in seguito ad un "invito congiunto" del Dipartimento della Difesa e del Dipartimento di Stato. Hanno partecipato a questo incontro al vertice:

    - Donald Rumsfeld
    - Marc Grossman, sottosegretario di Stato per le questioni politiche
    - Doug Feith, sottosegretario alla difesa
    - Dick Cheney (via video-conferenza dal Wyoming)
    - Colin Powell
    - Richard Myers, Presidente dei Capi Congiunti
    - Ahmed Chalabi (Congresso Nazionale Irakeno)
    - Jalal Talabani (Unione Patriottica del Kurdistan)
    - Maggiore Generale Tawfiq al-Yassiri (Coalizione Nazionale Irakena)
    - Hoshyar Zebari, aiutante di Massoud Barzani (Partito Democratico Kurdo)
    - Ayadh Allawi (Accordo Nazionale Irakeno)
    - Shaif Ali Bin Hussein (Partito Monarchico Costituzionale)
    - Abdelaziz Al-Hakim fratello del leader SCIRI Muhammad Bakr al-Hakim
    - Maggiore Generale Saad Obeidi, già capo della guerra psicologica irakena
    - Principe Hassan di Giordania, zio di re Abdullah di Giordania.

    · In un altro incontro di metà agosto, secondo Knight-Ridder, "rappresentanti dei vertici USA e membri dell’opposizione irakena hanno elaborato i dettagli del governo post-Saddam Iraq, aggiustando il numero di seggi in parlamento."

    · "Dozzine di militari USA e dei servizi di intelligence sono stati inviati nel nord dell’Iraq" secondo l’Agenzia France-Presse (12/10/2002). Il capo della CIA George Tenet ha"visitato personalmente l’Iraq settentrionale durante il suo ultimo giro nella regione e ha dato l’ordine di far partire i piani per la sicurezza dopo che il Presidente George W. Bush approvava una decisione di chiedere alla CIA di rovesciare Saddam". Al Re giordano Abdullah è stato dato ordine di tenere pronti due aeroporti militari in Giordania per le forze USA. Circa 2.000 soldati americani sono già stati finora schierati in Giordania. Dozzine di questi militari USA, insieme ad agenti della CIA, sono già stati inviati in territorio irakeno.

    Quali sono i gruppi di opposizione?
    - Congresso Nazionale Irakeno (INC) : Il Congresso Nazionale Irakenp, una coalizione di monarchici irakeni, di Curdi e di Musulmani sanniti e shi’iti irakeni, è una creazione della CIA. Il gruppo fu formato nel 1992 quando le due principali fazioni curde, il Partito Democratico Curdo (KDP) e l’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK), parteciparono ad un incontro che fu il primo importante tentativo di unire le forze da parte delle fazioni anti-Saddam. Al gruppo venne dato il nome dalla CIA e nel corso degli ultimi anni 1990 ha ricevuto oltre 100 milioni di dollari in finanziamenti occulti, poi ha ricevuto ulteriori fondi dopo la promulgazione nel 1998 dell’Iraq Liberation Act. Esso riceve correntemente 8 milioni di dollari l’anno dal governo USA. La CIA ha, tra le altre cose, finanziato le stazioni radio e televisiva dell’INC nell’Iraq settentrionale. L’INC è capeggiato da Ahmed Chalabi (di educazione Americana), intimo amico di Dick Cheney, che alcuni hanno etichettato come "protegé di Cheney". Egli gode di stretti legami con l’American Enterprise Institute ed ha partecipato alle riunioni del think tank a Beaver Creek in Colorado. Dopo essere fuggito dall’Iraq sulla scia del colpo mancato dall’INC nel 1995, Chalabi fu co-firmatario, con quaranta "importanti americani", di una lettera aperta al Presidente Clinton nel 1998 che in seguito divenne nello stesso 1998 l’Iraqi Liberation Act. Tra i firmatari di quella lettera troviamo l’attuale Vice Presidente ed ex Segretario alla Difesa Dick Cheney, Richard Perle, l’attuale Vice Segretario alla Difesa Paul Wolfowitz, l’attuale Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, l’ex Segretario alla Difesa e partecipe dello scandalo Iran-Contra Caspar Weinberger, l’ex Segretario alla Difesa Frank Carlucci, l’attuale Sottosegretario alla Difesa Douglas Feith e l’attuale Vice Segretario di Stato e compartecipe dell’Iran-Contra Richard Armitage. Chalabi è un banchiere shi’ita in esilio ed un criminale. All’inizio degli anni 1990, Chalabi fu dichiarato colpevole di riciclaggio di denaro in Giordania e a quanto si dice "ha perduto" 4 milioni di dollari dei finanziamenti ottenuti da Washington. Proviene da una ricca famiglia irakena shi’ita di banchieri ed ha un dottorato in matematica all’Università di Chicago. Dopo un periodo susseguente alla Guerra del Golfo in cui l’INC ricevette tra i 15 e i 100 milioni di dollari in finanziamenti da Washington, Chalabi entrò in disgrazia con certi elementi della CIA e dell’amministrazione Clinton. Il Dipartimento di Stato USA si chiuse temporaneamente per l’INC dopo il tentativo di far fallire una conferenza di esuli irakeni sponsorizzata dal Dipartimento di Stato in cui l’INC non era incluso. Quando George W. Bush assunse il potere nel gennaio 2001, i finanziamenti all’INC ripresero. L’INC riceve correntemente 8 milioni di dollari l’anno. I documenti della strategia di Chalabi per ’chiudere i giochi’ sono circolati per Washington ed hanno ricevuto per un decennio l’attenzione di varie commissioni di esperti. Questo piano comporta una rivolta popolare ed un colpo militare, portati avanti dalle fazioni curde e dai dissidenti irakeni, con l’uso di armi americane. Dall’11 settembre 2001, Chalabi ha fatto pressione per un nuovo piano di battaglia, caratterizzata da una base all’interno dell’Iraq, da una dichiarazione di un governo provvisorio (senza dubbio con rapido riconoscimento degli USA), reclutamento tra gli shi’ti irakeni, pesanti bombardamenti da parte degli USA e spiegamento di migliaia di unità delle US Special Forces. Anche questo piano fa appello all’assistenza militare dall’Iran. In base a promesse di finanziamenti dal Dipartimento del Tesoro USA dell’Ufficio Controllo sui Beni Stranieri, il regime di Khatami in Iran è d’accordo nel concedere alle forze dell’INC di attraversare il confine iraniano nell’Iran meridionale. In un’intervista del febbraio 2002 con il Guardian di Londra, Chalabi ha detto che "tutto ciò di cui avevo bisogno erano 11 settimane di addestramento per i suoi seguaci, armi anti-tanks, copertura aerea, sostegno da parte delle Special Forces e delle attrezzature contro attacchi chimici e biologici’. Una volta andato incontro a queste necessità, egli ha dichiarato che le sue forze saranno pronte ad attraversare il confine del Kuwait nella regione di Basra e ad organizzare una resistenza di massa. La sua posizione verrebbe protetta dalla forza aerea USA, che presumibilmente terrebbe sgombra una via per lui ed i suoi uomini sino a Badgad." Nonostante il generale sostegno di Washington nel corso degli anni verso l’INC in quanto "alternativa democratica", i massimi ufficiali USA hanno dubbi sulla limitata esperienza militare dell’INC, come sulla sua capacità di tenere in piedi un governo sulla scia del colpo militare. Il tentativo fallito dall’ INC-PUK-KDP di Chalabi nel 1995, lo ha costretto a spostare la sua base operativa a Londra. Vi è un’altra ragione per cui Chalabi è preferito a Washington: il petrolio. L’INC propone la creazione di un consorzio di compagnie americane per sviluppare i campi petroliferi irakeni. Secondo il San Francisco Chronicle (29/9/02), "Chalabi ha dichiarato che l’INC a capo di un nuovo governo irakeno, significherebbe contratti per le compagnie petrolifere USA. Le compagnie russe e francesi sarebbero, nel migliore dei casi, dei partners minori."

    - Il Gruppo dei Quattro e l’opposizione kurda: Il Gruppo dei Quattro consiste nell’Accordo Nazionale Irakeno (INA, di Waffik), nel Partito Democratico Curdo (KDP), nell’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK) e nel Consiglio Supremo della Rivoluzione Islamica in Iraq (SCIRI). Come riferisce Al-Kurdi, i due gruppi principali curdi, capeggiati dal PUK e dal KDP hanno "un terrificante apparato di sicurezza che porta avanti una repressione stile squadroni della morte contro i Curdi loro oppositori. Entrambi i partiti si sono guadagnati il disgusto dei Curdi con le loro operazioni da gangster nel quadro di “rifugio sicuro." Si stima che il KDP e il PUK abbiamo una forza combinata tra i 40.000 e i 70.000 combattenti. Sin dagli anni 1990, i due gruppi si sono reciprocamente combattuti nel tentativo di controllare i processi del contrabbando e di altre attività economiche, reprimendo ferocemente in questo la popolazione curda. Secondo il New York Times (6/7/02), "I leaders curdi sono dilaniati da lotte intestine e devono ancora giungere ad un accordo con la CIA per consentire ai funzionari dell’intelligence americana, agli addestratori delle special forces o ai diplomatici di fissare lì il campo". Essi sono riluttanti a sostenere l’operazione USA "a meno di non ottenere forti garanzie che l’amministrazione Bush progetti di andare comunque fino a Baghdad" e che le città curde siano protette dall’attacco irakeno.

    - Accordo Nazionale Iraleno (INA) : L’Accordo Nazionale Irakeno è stato fondato nel 1990 ed è una creazione della CIA, del MI6 britannico e dell’intelligence giordana, su iniziativa di Turki ibn Faisal. L’ex agente della CIA Ralph McGehee ha confermato che "l’INA è pesantemente sponsorizzato dagli Stati Uniti e sotto l’influenza della CIA" e ha citato un’altra figura dell’opposizione irakena la quale afferma che "è di dominio comune tra i dissidenti irakeni che l’Accordo è direttamente finanziato dalla CIA. "L’INA è capeggiato da Shi’ite Ayad Alawi. L’INA cerca di rovesciare Saddam Hussein utilizzando ex funzionari irakeni ed alti ufficiali di Baghdad, conservando lo stato irakeno. Sono terroristi che hanno rivendicato la responsabilità di attentati esplosivi verso obiettivi civili, compreso un cinema a Baghdad e sedi di quotidiani. Secondo addetti dell’INA, le attività sono state effettuate al fine di "impressionare la CIA". Secondo la Federazione degli Scienziati Americani, il genero di Saddam Hussein Husayn Kamil al-Majid (un autore dei programmi irakeni sulle armi di distruzione di massa), era fuggito in Giordania "per collaborare con l’INA, il che aveva fatto pensare a molti nella regione che la presa di Saddam sul potere si fosse indebolita. Ma nel giugno 1996, il tentativo dell’INA fu denunciato, portando all’arresto di 100 militanti dell’INA ed all’esecuzione di altri 30. L’INA è stato in grado di ricompattarsi dopo questa debacle, con il supporto della Giordania.

    - Partito Democratico Kurdo (KDP): Il suo fondatore, Mulla Mustafa Barzani, lavorava per la CIA da prima degli anni 1960. "Fu raggiunto un accordo segreto tra la CIA e Mulla Mustafa Barzani inell’agosto 1969. Negli anni 1970, il KDP combatté il governo irakeno a vantaggio di Iran, Israele e USA. Il vecchio Barzani fu un fedele alleato USA, che aveva promesso di cedere agli USA i campi petroliferi irakeni. Dopo che Iran ed Iraq giunsero ad un accordo, sancendo la fine della necessità della ribellione del KDP, Barzani si trovò in esilio negli USA, dove morì nel 1979. Il KDP è attualmente guidato da Massoud Barzani, figlio del fondatore. Il KDP cerca di formare uno stato curdo nell’Iraq settentrionale, mantenendo il controllo sui campi petroliferi di Kirkuk. Il gruppo ha una faida con il PUK suo rivale, su una varietà di questioni, come i proventi del contrabbando di petrolio. Questo conflitto è proseguito per tutta la metà degli anni 1990. Il disprezzo di Barzani per Jalal Talabani ed il PUK erano così forti che egli aiutò Saddam Hussein a schiacciare il PUK e a cacciare l’INC alla fine degli anni 1990. Barzani non ha partecipato a numerosi importanti meetings dell’opposizione Bush-Irakena a Washington, nonostante gli venisse offerto un aereo privato (che lo portasse in volo dalla Turchia sud-orientale) e un incontro personale con Bush. La sua assenza, secondo il New York Times 158/02), è stata "un colpo per i funzionari dell’amministrazione Bush che avevano orchestrato il meeting in parte per dimostrare che le forze dell’opposizione irakena erano state unificate dietro una nuova campagna". Barzani era agitato per il rifiuto dell’amministrazione Bush di fornire garanzie che le aree curde sarebbero state protette da un violento attacco irakeno. Dick Cheney, a quanto si dice, ha dato una tipica, ambigua non risposta: "Le forze USA risponderanno a debito tempo e luogo alle sue scelte". Il successivo piano “hshemita” tracciato da Cheney-Wolfowitz riguarda alcuni interessi di Barzani.

    - Fronte Patriottico del Kurdistan (PUK) : Il PUK è stato fondato negli anni 1960 dal suo attuale leader, Jalal Talabani, un ex membro del KDP. Grande opportunista, egli si è guadagnato una reputazione di “agente di chiunque”. Il primo obiettivo del PUK è di rimuovere Saddam Hussein e di fondare uno stato curdo. Secondo Al-Kurdi, il PUK "pone un approccio ‘moderno’ alla politica curda, cucinando gli interessi curdi in ogni salsa concepibile, con sapori che servono a costruire ed attrarre sostenitori tra i governi di Israele, Arabia Saudita, Iran, Turchia, Stati Uniti e l’ospitalità di altri.. Il leader del PUK Talabani ha apertamente corteggiato Israele, gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita, l’Iran, Saddam Hussein e la Turchia, entrando in una varietà di “intese” con tutti questi stati in tempi recenti."

    - Consiglio Supremo della Rivoluzione Islamica in Iraq (SCIRI) : Il SCIRI consiste negli Shi’iti dell’Iraq sud-orientale ed è spalleggiato dall’Iran. La sua forza di guerriglia conta tra i 7.000 e i 15.000 uomini. L’Ayatollah Mohammad Bakr al-Hakkim è il capo del SCIRI. Il gruppo si oppone all’invasione USA dell’Iraq, ma sosterrà un’operazione interna aiutata dagli USA per rovesciare Saddam e un governo provvisorio di un anno seguito da elezioni. Mohammad al-Harari, rappresentante libanese del SCIRI, ha detto in un’intervista con la Reuters del luglio 2002, "qualsiasi azione militare deve essere nelle mani degli Irakeni, non in mani straniere dall’estero". E che il gruppo si oppone ad un attacco che causi “inutile sofferenza tra il popolo irakeno”. Il SCIRI è stato selezionato come gruppo da finanziare da parte degli USA in base all’Iraq Liberation Act del 1998, ma esso ha rifiutato.

    Altri gruppi dell’opposizione

    Oltre ai gruppi principali, ci sono altri 60 gruppi minori di opposizione irakena e numerosi individui coinvolti in attività anti-Saddam, molti dei quali hanno legami con la CIA. Secondo il New York Times (18/8/2002), essi comprendono Nizar al-Khazraji, che collaborò all’uso di gas tossico contro l’Iran verso la fine degli anni 1980, con l’aiuto delle amministrazioni Reagan e George H.W. Bush .

    - Liberal Nazionali Irakeni (INL) è un gruppo di opposizione composto da altri ex ufficiali irakeni in esilio. Secondo il Centro per la Ricerca Cooperativa , l’INL ha di recente tentato di reclutare il generale Nizar al-Kharraji, sotto inchiesta in Danimarca per un massacro di 100.000 Kurdi nel 1988.

    - Movimento Nazionale Irakeno (INM): fondato nel 2001, una scheggia sunnita dell’ INC comprendeva 100 ex ufficiali militari e funzionari politici. Il gruppo si è incontrato di recente con Wayne Downing, vice-consigliere USA alla sicurezza nazionale per la lotta al terrorismo. Successivamente, il Dipartimento di Stato ha concesso a questo gruppo la soma di 315.000 dollari.

    - Coalizione Nazionale Irakena (o Consiglio Nazionale Irakeno) : è un gruppo-ombrello composto da 2000 ex ufficiali militari irakeni guidati dall’ex generale di brigata Tawfiq al-Yasiri, capo dell’accademia militare irakena e dal generale Saad Ubeidi, ex capo delle operazioni psicologiche militari. Questo gruppo è a favore di un crescendo degli attacchi aerei USA, ma si oppone ad un’invasione americana.

    Un ex ufficiale della CIA descrive l’opposizione curdo/irakena

    In una discussione presente su internet sulle operazioni della CIA in Iraq dagli anni 1990, Ralph W. McGehee, ex agente della CIA da tempo critico nei confronti dell’Agenzia, ha detto che l’atteggiamento dell’allora direttore della CIA John Deutch e del suo direttore delle operazioni, David Cohen, si rifletteva anche nella catena di comando tramite il capo divisione per le operazione nel Vicino Oriente e capo della stazione irakena della CIA, ‘Bob’." "Bob" faceva riferimento al caso dell’ex ufficiale della CIA Robert Baer, operativo in servizio nell’Iraq durante quel periodo, il cui libro "Non vedo alcun male" contiene 42-pagine di prima mano circa i tentativi della CIA dell’era Clinton contro Saddam e osservazioni dettagliate su INC, PUK e KDP. Il memoriale Baer è un lavoro parziale che ritrae la CIA come un’istituzione "priva di artigli" e "demoralizzata" che manca di sufficienti "risorse umane". Il contrariato Baer è un sostenitore del ritorno ai “vecchi tempi d’oro” delle operazioni clandestine condotte senza restrizioni.dagli Americani. Inoltre osservando l’efficacia di "outsourcing" delle carte non americane e delle branche affiliate come l’ISI pakistano e della nuova tecnologia di spionaggio, l’accusa di Baer è contraddetta dalle dichiarazioni ufficiali della CIA comprese quelle del Vicedirettore James Pavitt, che si vantava "Nell’intera storia della CIA, io sono quello che ha più spie che rubano più segreti." http://www.cia.gov/cia/public_affair..._04262002.html
    Comunque, il libro di Baer è utile prima di tutti per gli aneddoti che vengono rivelati e non intenzionalmente condannati.
    - Sul sostegno della CIA e del governo USA per un colpo di stati irakeno:

    "Bob, sto portando avanti un’operazione sporca della CIA di cui il Consiglio di Sicurezza Nazionale non sia a conoscenza. L’assistente di (Anthony) Lake per il Vicino Oriente, Martin Indyk, ha autorizzato personalmente la CIA ad organizzare una base clandestina nell’Iraq settentrionale, quella di cui ora sono stato messo a capo."

    "Vogliamo buttare fuori Saddam. È il popolo irakeno che lo ha tenuto al potere in tutti questi anni."

    "Il solo segnale che dovevo dare era ciò che avevo inteso essere la politica americana: che avremmo sostenuto qualsiasi serio movimento per sbarazzarci di Saddam Hussein. Quelli erano i miei ordini come io li ho intesi, la ragione che aveva portato la mia squadra nell’Iraq settentrionale. Ed io presi i miei ordini sul serio."

    "Non molto tempo dopo, Saddam iniziò lo scambio petrolio per cibo, che alleviò la sofferenza all’interno dell’Iraq, proprio quel tanto da arginare la marea delle defezioni nel suo esercito. Così, se ora lo vogliamo eliminare, ci vorrà probabilmente una guerra, non un colpo di stato.[mia sottolineatura - LC]."

    - Su Ahmed Chalabi (INC): "Camminando attraverso l’atrio di Key Bridge Marriott nel suo completo Saville Row, cravatta italiana in seta da $150 e oxfords in pelle di vitello cuciti a mano, assomiglia di più al banchiere levantino di successo che era una volta, che ad uno che sta per entrare a Baghdad sopra un tank. Basso e pesante, il suo fisico mostra gli effetti di troppi pranzi d’affari in ristoranti europei di prima classe. Quando mi dà la mano, avverto una debole traccia di sapone profumato. Per quanto l’apparenza di Chalabi sia incongrua, la prosecuzione offre meno ancora la promessa che egli un giorno possa guidare un’opposizione irakena vincente… Al di fuori dell’Iraq, Chalabi è stato un criminale; all’interno è rimasto quasi del tutto sconosciuto". Egli aveva prodotto un lungo documento dal titolo ‘Fine del gioco’ su come dare il via alle sollevazioni nel marzo 1991, quando gli Shi’ti e i Curdi avevano approfittato della fine della Guerra del Golfo per tentare di ottenere potere da Saddam. Il documento era stato ben accolto nei dintorni di Washington al tempo in cui Chalabi si presentò a me con una copia - ad un ristorante sushi di Georgetown, due giorni dopo il nostro primo incontro, ma se l’idea non era particolarmente nuova, ‘Fine del gioco’ lo aiutò a a mettersi in luce". Baer, rispondendo alla domanda di Chalabi sul sostegno di Washington ad un’insurrezione condotta dall’INC: "Ne programmi una e poi chieda”, risposi.

    - Su Masoud Barzani (KPP): "Quando si giunse a convincere i Curdi ad unirsi alla rivolta, l’osso più duro da rodere fu Barzani. Le mie relazioni personali con Barzani furono acide dall’inizio…Una volta quando gli dissi che gli USA erano stufi dei Curdi e che un giorno avrebbero abbandonato il nord, Barzani perse le staffe. Si portò dov’ero seduto, mi puntò l’indice addosso e sibilò a denti stretti, ‘Non minacciarmi’." L’ "Operation Provide Comfort, la protezione aerea fornita dagli aerei americani, giunse gratis - gli USA non hanno quasi mai tentato di interferire con i suoi (di Barzani) affari - e alla fine del 1994, Barzani ha avuto il suo piccolo business nel contrabbando di petrolio irakeno."

    - Sul contrabbando di petrolio irakeno: "Il petrolio contrabbandato era vitale anche per Saddam, che usava il denaro per finanziare i servizi di intelligence e le Guardie Speciali Repubblicane - le forze che lo mantenevano in vita. Infatti ciascuno sembrava guadagnare dal contrabbando, eccetto Talabani che non otteneva un penny perché nessun tratto della via contrabbandiera passava per il suo angolo di Kurdistan. Con Barzani che accumulava denaro nella sua cassa di guerra, il petrolio contrabbandato iniziò a destabilizzare il nord in modo pericoloso. Bastava solo fare poche miglia nel nord, per capire le dimensioni delle operazioni del contrabbando. I camion per il trasporto del petrolio formavano file indiane lunghe spesso anche venti miglia, in attesa di entrare in Turchia". "Washington sapeva tutto del contrabbando, ma fingeva che non esistesse. Per quanto ne so, né il Dipartimento di Stato né la nostra ambasciata ad Ankara ha mai pressato la Turchia che avrebbe potuto chiudere l’intera operazione con una sola telefonata". "Quello che non potevo capire era perché la Casa Bianca non intervenisse. Tutto ciò che doveva fare era chiedere all’Arabia Saudita di vendere alla Turchia un centinaio di migliaia di barili di petrolio a prezzo di favore. Era quasi come se la Casa Bianca volesse che Saddam avesse un po’ di movimento di denaro". [mia sottolineatura - LC]"

    - Su Jalal Talabani (PUK): "Talabani ha goduto del ruolo di simpatica canaglia. Talabani era un nazionalista irakeno. Credeva che i Curdi dovessero avere un grado di autonomia ma non voleva vedere l’Irak diviso tra i suoi gruppi etnici. Diversamente da Barzani, Talabani sembrava sinceramente volere che Saddam se ne andasse ed era pronto ad ogni sacrificio per raggiungere quello scopo".

    Non se, ma quando

    Anche se non è chiaro come saranno effettivamente condotte la guerra e la “cancellazione” dell’Iraq, lo sfacciato piano “hashemita” Cheney-Wolfowitz (www.stratfor.com/fib/fib_view.php?ID=206509) sembra rimuovere molti degli ostacoli precedenti sulla strada della “rimozione di regime”. La formazione di uno stato autonomo curdo appagherà il KDP e il PUK. Mentre l’assegnazione a due surrogati USA, la Giordania ed il Kuwait, delle due rimanenti porzioni del territorio garantisce “stabilità” – controllo USA – sui più importanti pozzi petroliferi. Non occorre dire che qualsiasi “operazione” del genere comporterà epurazioni politiche ed etniche, atrocità e distruzione ad ampio raggio, innescherà un allargamento del conflitto a tutto il Medio Oriente e l’Asia Centrale e minaccerà la stessa umanità. Che genere di persone intendono aprire un tale vaso di Pandora? Ne La CIA e il culto dell’Intelligence, Victor Marchetti e John D. Marks hanno scritto, "Nonostante occasionali sogni di grandezza da parte di alcuni suoi operatori clandestini, la CIA non agisce di scelta propria per rovesciare governi sgraditi o per determinare quale regime dittatoriale vada sostenuto. I metodi e le disponibilità dell’Agenzia sono una risorsa che viene con la Presidenza."
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    III) La lobby USA della guerra: i discepoli del NSC-68
    Le origini della politica dell’amministrazione di George W. Bush per il “cambio di regime” in Iraq possono essere rintracciate nelle strategie formulate dall’inizio degli anni 1990 da un piccolo network di inveterati elementi da Guerra Fredda legati da un linguaggio filosofico e da collaborazioni in politiche di intelligence militare. Questa cricca strettamente intrecciata si estende attraverso l’attuale Casa Bianca e la precedente, attraverso il Dipartimento di Stato, la Cia, il Consiglio di Sicurezza Nazionale, le commissioni di esperti neo-conservatori e i consigli di amministrazione delle corporations transnazionali (comprese le compagnie dell’energie e della tecnologia militare legate a Washington). Virtualmente tutti i protagonisti sono dei membri degli organismi di pianificazione dell’elite (come il Council on Foreign Relations). Molti di loro sono accusati di crimini – cinque individui sono stati dei diretti partecipi dell’operazione Iran-Contra. Tutti hanno, durante le loro intersecate carriere, sostenuto delle politiche imperialistiche comportanti 1) guerre preventive, 2) conquista dell’Iraq e dell’Iran e frammentazione dell’Arabia Saudita, 3) forte sostegno ad Israele, e 4) accerchiamento e contenimento di Russia e Cina.

    Lo schema del network per il cambio di regime irakeno: tutti gli uomini della gang

    1. 1992 Direttiva di Pianificazione Difensiva del Pentagono. Come osservato da Joe Taglieri (From the Wilderness 10/1/02), questo fu uno dei primi piani ufficiali di rimozione del regime, preparato per l’allora Segretario alla Difesa, Dick Cheney. I suoi autori:

    · L’attuale Vice-Segretario alla Difesa Paul Wolfowitz
    · Lewis Libby

    2. La lettera aperta del 1998. Nel febbraio del 1998, quaranta "eminenti Americani" firmarono una lettera aperta al Presidente Clinton http://www.iraqwatch.org/perspective...openletter.htm , che formò la base dell’Iraqi Liberation Act del 1998. Questa lettera che faceva appello per un’insurrezione e per un riconoscimento del Congresso Nazionale Irakeno (spalleggiato dalla CIA) come governo ufficiale dell’Iraq, fu pilotata da Ahmed Chalabi dell’INC e si basava sui precedenti progetti di colpo di stato di Chalabi. Firmatari di questa lettera:

    · Wolfowitz
    · Il presidente del Consiglio per la Politica di Difesa Richard Perle
    · Il vice presidente Dick Cheney
    · Il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld
    · L’ex Direttore della CIA James Woolsey
    · Il Sottosegretario alla Difesa Doug Feith
    · L’ex vice-assistente del segretario alla Difesa, Frank Gaffney
    · L’ex Vice-Segretario di Stato e partecipe all’Iran-Contra Richard Armitage
    · L’ex agente della CIA e partecipe all’Iran-Contrat Duane "Dewey" Clarridge
    · Il funzionario del NSC, ex segretario di Stato e partecipe all’Iran-Contra Elliott Abrams
    · L’ex Segretario alla Difesa e partecipe all’Iran-Contra Caspar Weinberger
    · L’ex Segretario alla Difesa e presidente del Carlyle Group Frank Carlucci
    · Zalmay Khalilzad, attuale inviato USA in Afghanistan, ex consulente della UNOCAL e funzionario della RAND Corporation
    · L’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale e partecipe all’Iran-Contra Robert McFarlane

    3. Iraq Liberation Act del 1998. L’Atto stesso www.fcnl.org/issues/int/sup/iraq_liberation.htm fu promosso al Congresso da Woolsey, Clarridge e dall’attuale Vice-Consigliere della Sicurezza Nazonale per il contro-terrorismo Wayne Downing. L’Atto (un pezzo di retorica propaganda anti-Saddam pieno di falsi storici) passò al Congresso e fu siglato da Clinton tra la scarsa attenzione da parte del vasto pubblico. I suoi principali sponsors:

    · Wolfowitz
    · Cheney
    · Rumsfeld
    · Feith
    · Woolsey
    · Clarridge
    · Downing
    · Carlucci
    · Armitage
    · Newt Gingrich

    4. 1998-Viene selezionato il team di politica estera di Bush II. Nell’estate del 1998, in un incontro organizzato dall’ex Presidente George H.W. Bush a Kennebunkport nel Maine e capeggiato da Condoleeza Rice, viene scelto il team di politica estera di George W. Bush - i "Vulcans". "Se il gruppo di cervelli riflette chi il governatore metterà in carica se eletto presidente, la sua amministrazione sarà sulla linea non solo di quella del padre, ma anche di quella di Ronald Reagan", scrive Robert Novak al Washington Post. Tra i membri che guidano il gruppo troviamo:

    · Perle
    · Wolfowitz

    Giungendo veloci al presente, noi ritroviamo questo network alla guida della politica dell’amministrazione Bush e all’interno del Pentagono.

    5. Consiglio per la Politica di Difesa. Questo gruppo di consulenza “di civili”, fornisce “raccomandazioni” sulla politica del Pentagono al Dipartimento della Difesa (Rumsfeld, Wolfowitz e Feith)

    · Perle presidente
    · Woolsey
    · Gaffney
    · Eliot Cohen, presidente del PNAC
    · Henry Kissinger
    · L’ex Direttore della CIA James Schlesinger
    · Gingrich

    6. La Paul H. Nitze School di Studi Internazionali Avanzati (SAIS). Questa commissione di esperti della Johns Hopkins University è assai nota per sfornare politiche basate sull’aggressione USA. Associati alla SAIS sono:

    · Perle
    · Wolfowitz
    · Woolsey
    · Zbigniew Brezezinksi
    · Gaffney
    · Cohen
    · Thomas Donnelly

    7. Il Progetto per un Nuovo Secolo Americano (PNAC). Questa commissione ha pubblicato nel 2000 un piano per rovesciare l’Iraq basato sulla Direttiva per la Pianificazione Difensiva di Wolfowitz-Cheney-Libby del 1992.

    · Wolfowitz
    · Cohen (presidente)
    · Cheney
    · Rumsfeld
    · Gaffney
    · Donnelly
    · Abrams
    · Jeb Bush

    8. Centro per la Politica di Sicurezza (CSP).

    · Gaffney (presidente)
    · Perle
    · Woolsey
    · Feith (ex presidente)

    9. Centro per gli Studi Strategici e Internazionali (CSIS). Attorno alla tavola di questa commissione troviamo uno spaccato dei peggiori falchi della lobby della guerra all’Iraq, accanto ad ex funzionari orientati a “maggiore diplomazia”:

    · L’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale Brent Scowcroft (presidente)
    · Cheney
    · Woolsey
    · Kissinger
    · Schlesinger
    · Ray Lee Hunt (Hunt Oil, Texas)

    10. Commissione Consultiva per l’Intelligence all’Estero

    · Scowcroft (presidente)
    · L’ex Direttore della CIA John Deutch
    · Hunt

    11. American Enterprise Institute (AEI).

    · Perle
    · L’ex consulente di Reagan per la sicurezza nazionale, Michael Ledeen
    · L’ex agente della CIA Reuel Marc Gerecht

    12. Istituto Ebraico per le Questioni di Sicurezza Nazionale (JINSA). Gruppo sostenitore della guerra totale in Medio Oriente.

    · Ledeen
    · Perle
    · Woolsey
    · Gaffney
    · Abrams

    13. Camera di Commercio USA-Azerbaijan. Come documentato dal Professor Michel Chossudovsky in Guerra e Globalizzazione, l’alleanza per il GUUAM (Georgia-Ukraina-Uzbekistan-Azerbaijan-Moldavia) formata dalla NATO nel 1999 si trova al fulcro della ricchezza del petrolio e del gas del Caspio. Centrale per il GUUAM è l’Azerbaijan , stato-cliente degli USA. La sua Camera di Commercio va letta come un who’s who della Guerra 11 settembre

    · Wolfowitz
    · Perle
    · Cheney
    · Armitage
    · Brezezinski
    · Kissinger
    · Schlesinger
    · Scowcroft
    · L’ex Segretario di Stato James Baker
    · L’ex SenatoreLloyd Bentsen

    14. Comitato per la Liberazione dell’Iraq (CLI). Un gruppo “di sostegno” di Washington e sottoprodotto del Progetto per un Nuovo Secolo Americano. Costituito nel novembre 2002.

    · Bruce Jackson, ex VP Lockheed Martin
    · Randy Scheunemann, ex consigliere del Senatore Trent Lott
    · Perle
    · Rice
    · Il Vice Consigliere per la Sicurezza Nazionale Stephen Hadley
    · Gaffney
    · Downing
    · McCain
    · L’ex Senatore Bob Kerry
    · L’ex Segretario di Stato George Schultz

    Quando tutto cominciò: Nitze e NSC-68

    Gran Parte se non tutti i leaders della lobby della guerra all’Iraq sono discepoli, protégé e studenti dei proto-falchi Paul H. Nitze e della Nitze School of Advanced International Studies (SAIS). Nitze, ex banchiere nella Dillon, Read investment (la cui company aveva lanciato prestiti per il Terzo Reich) e membro del Council on Foreign Relations, fondava la SAIS nel 1944. Nitze fu consigliere di cinque presidenti e tenne posizioni governative di alto livello in ogni amministrazione presidenziale (eccetto quello di Jimmy Carter) fino al suo ritiro nel 1989. Nel 1950 il NSC Memorandum 68, scritto da Nitze (per l’allora Segretario di Stato Dean Acheson) costituì la base politica della Guerra Fredda. Ogni successiva amministrazione USA ha messo in atto politiche le cui linee principali si possono direttamente far risalire al NSC-68, che si appellava alla distruzione dell’Unione Sovietica e ad un potere militare americano senza rivali. Secondo l’ex agente della CIA Philip Agee, il NSC-68 fu il piano di rimilitarizzazione che portò all’istituzione di una permanente economia di guerra e ad un perenne apparato di “sicurezza nazionale”. Il memo affermò anche per la prima volta, in nome della sicurezza nazionale, le preventive rivendicazioni USA sulle scarse risorse economiche e sociali, ovunque nel mondo. Il NSC-68 dichiarava specificamente che "la dominazione sovietica del potere potenziale dell’Eurasia, se acquisita con un’aggressione armata o con mezzi politici e sovversivi, sarebbe strategicamente e politicamente inaccettabile per gli Stati Uniti." La stessa Guerra dell’11 settembre è la realizzazione dell’imperativo “eurasiano” del NSC-68. Zbigniew Brzezinski, un protégé di Nitze, membro del consiglio della SAIS è stato a lungo ossessionato dall’ "Eurasia". La sua geostrategia dello "Scontro di Civiltà", che include la creazione e l’alimentazione dell’Islam militante, è espressa nel libro “La Grande Scacchiera” - una mappa virtuale dell’attuale conflitto. Un’altra figura in vista alla Johns Hopkins è Fouad Adjami che per un decennio è apparso sui programmi dei network televisivi come esperto del Medio Oriente per castigare il “pazzo” Saddam Hussein ed esprimere il suo sostegno alle guerre USA nella regione.

    La cricca Perle-Wolfowitz

    Altri due discepoli di Nitze, Paul Wolfowitz e Richard Perle, si può sostenere che siano i conduttori chiave della politica di guerra di Bush. I due fanatici falchi, hanno collaborato per oltre due decenni. Come rivelato in un articolo sul New York Times (10/12/01), i componenti della fazione Perle/Wolfowitz si riunirono per oltre 19 ore il 19-20 settembre 2001 per "creare il caso" per una guerra contro l’Iraq, per la rimozione di Saddam Hussein e per impossessarsi del petrolio irakeno, immediatamente dopo la conclusione della guerra in Afghanistan. Il Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld partecipò a questi incontri. Parte della discussione si focalizzò sul come collegare Saddam Hussein agli attacchi dell’11 settembre. Prima di diventare Vice segretario alla Difesa, Wolfowitz è stato presidente e decano della SAIS. É uno "stratega" sin dal 1973, ha assunto numerosi incarichi di alto livello nella difesa ed è stato sottosegretario alla difesa durante l’amministrazione di George H.W. Bush. Dall’11 settembre, Wolfowitz ha spinto in modo aggressivo per l’azione militare unilaterale USA in Iraq e ovunque nel mondo. Immediatamente dopo l’11 settembre, Wolfowitz sottoponeva un piano (al quale dentro il Pentagono si fa riferimento come "Operazione Guerra Infinita") che propugnava il bombardamento di Iraq, Siria e Libano. Perle si è guadagnato il soprannome di "Il Principe delle Tenebre" per i suoi punti di vista fanatici che comprendono l’uso di armi nucleari. Perle, sostenitore militante di Israele, cerca di "mettere in ginocchio il mondo musulmano." E’ stato assistente segretario della difesa per la sicurezza internazionale durante l’amministrazione Reagan ed è un esponente dell’American Enterprise Institute. E’ attualmente presidente della potente Defense Policy Board che fornisce consulenza (e molti ritengono che controlli) il team di Bush preposto alla Difesa. È al corrente di informazioni classificate (pur essendo un “civile”) e si dice che abbia manipolato delle informazioni al fine di portare avanti gli obiettivi politici della sua fazione. In una (amichevole) intervista con David Corn del The Nation (5/10/02) riguardante i progetti per un colpo irakeno, l’arrogante Perle ha dichiarato che ci sarebbero voluti solo quarantamila uomini per “prendere il controllo del nord e del sud, tagliare fuori il petrolio di Saddam e renderlo povero".

    James Woolsey: agente dell’opposizione irakena

    L’ex Direttore della CIA Woolsey è un importante discepolo di Nitze, membro della Defense Policy Board, membro del consiglio della SAIS e collega di Perle-Wolfowitz. Nitze chiamò Woolsey nel team dei negoziati SALT I durante gli anni di Carter. Woolsey servì Perle come consulente generale della Commissione del Senato per i Servizi Armati. Durante l’era Reagan-Bush, Woolsey lavorò con la commissione per le forze strategiche di Brent Scowcroft e in altri incarichi per la difesa. Woolsey fa anche parte del consiglio di amministrazione di certe compagnie industriali militari-spionistiche come DynCorp, Martin Marietta, British Aerospace Inc, Fairchild Industries. Assieme a numerosi esponenti dell’elite USA, egli è profondamente coinvolto nelle politiche petrolifere dell’Asia Centrale ed è membro della Camera di Commercio USA-Azerbaijan. Subito dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, Woolsey comparve sui media per incolpare dell’operazione Saddam Hussein. Woolsey volò a Londra nell’ottobre 2001 con funzionari dei Dipartimenti di Stato e della Difesa per raccogliere prove che collegassero Hussein all’11 settembre. Ad un simposio svoltosi il 24 luglio 2002 a Washington presso l’Institute of World Politics, Woolsey diceva al pubblico, "Ci troviamo in una guerra mondiale, nella Quarta Guerra Mondiale". Egli dichiarava anche che essa aveva avuto inizio l’11 settembre e faceva appello per un attacco preventivo contro l’Iraq - anche senza una "pistola fumante". Nel suo discorso, Woolsey affermava che il “generale sostegno di Saddam al terrorismo” era una giustificazione sufficiente. La posizione anti-Saddam di Woolsey non è una sorpresa, considerando che egli è un partner dello studio legale di Shea & Gardner. Shea & Gardner è registrato come un “Agente all’Estero” per il Congresso Nazionale Irakeno. Nel 1998, Woolsey difese sei combattenti della resistenza irakena affiliati all’INC che l’amministrazione Clinton stava cercando di far rientrare in Iraq. (http://www.library.cornell.edu/colld...east/wools.htm) Woolsey alla fine negoziò un accordo che domiciliò cinque degli angenti irakeni nel Nebraska. Woolsey era così infuriato con l’amministrazione Clinton e la comunità di intelligence che lo aveva “disdegnato”, da definire con amarezza l’America “un paese fascista”. I fanatici punti di vista di Woolsey sull’Iraq continuano ad essere rappresentati prevalentemente attraverso il media Salon.com, su cui Woolsey ha connesso l’11 settembre all’attentato del 1993 al World Trade Center e ha insinuato che Ramsey Youssef fosse un agente irakeno (non un membro di Al Qaeda).

    Rumsfeld "va pesante"

    L’11 settembre 2001, appena cinque ore dopo che il volo American Airlines 77 era piombato sul Pentagono, il Segretario alla Difesa Rumsfeld chiedeva ai suoi collaboratori di presentarsi con dei piani per attaccare l’Iraq - anche se non c’era alcuna prova che collegava Saddam Hussein agli attacchi. L’11 settembre, secondo il corrispondente della CBS David Martin (9/5/02):

    "Rumsfeld ordinò ai militari si iniziare a lavorare sui piani di attacco (contro l’Iraq). E alle 2:40 del pomeriggio, le note citano Rumsfeld dicendo che egli voleva "al più presto le migliori informazioni. Valutare nel contempo le possibilità di colpire S.H." - vale a dire Saddam Hussein - Non solo UBL" – iniziali che egli usava per identificare Osama bin Laden. "Andate pesante," le note citano le sue parole. "Spazzate via tutto. Le cose correlate o meno." Ora, circa un anni dopo, non c’è ancora nessuna prova che l’Iraq sia stato implicato negli attacchi dell’11 settembre. Ma se queste note sono precise, questo non ha importanza per Rumsfeld."

    In un articolo dell’11 agosto 2002 sul New York Times, il sinistro Rumsfeld dichiarava cinicamente, "Sarebbe meraviglioso se l’Iraq fosse simile all’Afghanistan, se un pessimo regime venisse rovesciato, se la gente venisse liberata, potesse entrarvi del cibo, i confini potessero essere aperti, se cessasse la repressione, se le carceri fossero aperte. Intendo, non sarebbe favoloso?". Rumsfeld, sostenitore da tempo del Congresso Nazionale Irakeno, fu anche direttamente responsabile per l’armamento di Saddam Hussein nel corso della sua permanenza come inviato in Medio Oriente durante la presidenza Reagan. Il giornalista Jeremy Scahill, "Nel 1984, Donald Rumsfeld si trovava in una posizione tale da focalizzare l’attenzione mondiale sulla minaccia chimica di Saddam. Egli era a Baghdad quando le Nazioni Unite avevano concluso che armi chimiche erano state usate contro l’Iran. Egli era fornito di una recente comunicazione dal Dipartimento di Stato che parlava di prove concrete che l’Iraq stesse usando armi chimiche. Ma Rumsfeld non disse niente."

    Note su altri personaggi

    Oltre ad essere da tempo alleato dell’INC e di altri gruppi dell’opposizione irakena, Dick Cheney sfruttò la situazione post-guerra del Golfo come dirigente operativo della Halliburton. Secondo il Washington Post (2/20/00), Dresser-Rand e Ingersoll-Dresser Pump, controllate della Halliburton Corporation, svolsero un ruolo dominante nella ricostruzione dell’industria petrolifera irakena. Mentre gli Stati Uniti e i Britannici effettuavano raid aerei quasi ogni giorno contro installazioni militari nel nord e nel sud dell’Iraq, la Halliburton faceva affari con il governo di Saddam Hussein e lo aiutava a ricostruire la sua industria petrolifera colpita. Si ritiene che la Halliburton abbia guadagnato un miliardo di dollari supplementari dall’esportazione illegale di petrolio attraverso i canali del mercato nero. Come Cheney, John Deutch ebbe un doppio percorso in Iraq. Come Direttore della CIA, fu il supervisore di alcuni tentativi dell’Agenzia di colpo di stato e di assassinio di metà-fine anni 1990. Ma Deutch trasse profitto nel periodo post-Guerra del Golfo in quanto membro del consiglio di amministrazione della Schlumberger, la seconda maggiore compagnia USA di servizi petroliferi (oggi egli rimane nel consiglio). La compagnia ottenne almeno tre contratti per fornire attrezzature per il carotaggio e software geologico all’Iraq attraverso una filiale francese, la Services Petroliers Schlumberger e tramite la Schlumberger Gulf Services di Bahrain. Deutch è in ottima posizione. Oltre ad essere Professore al MIT, un direttore di Citigroup, un membro del Council on Foreign Relations, della Trilateral Commission e del Bilderberger, egli siede nel consiglio di Raytheon. Nel 1999, la CIA sospese l’accesso alla sicurezza di Deutch dopo aver concluso che egli aveva gestito arbitrariamente dei segreti nazionali sul suo computer di casa. Wayne Downing è l’attuale Direttore del consiglio di Lotta al Terrorismo per la Difesa della Sicurezza Nazionale. Come riferisce il giornalista Seymour Hersh (New Yorker, 12/20/01), Downing gestì il commando delle Special Forces durante la Guerra del Golfo e fu coinvolto in un’operazione Delta Force che si valuta abbia ucciso 180 Irakeni, senza nessuna perdita per gli USA. Secondo Hersh, "A Downing questo piaceva." Nel 1997-1998, Downing redasse un piano con il veterano della CIA Duane "Dewey" Clarridge per rovesciare Saddam Hussein utilizzando combattenti curdi e shi’iti. Clarridge è stato Capo Divisione alla CIA e capo delle operazioni CIA di sostegno ai Contras dal 1982-1984. Clarridge si incontrava regolarmente con Manuel Noriega, Jorge Morales e altri narco-trafficanti. Aveva aiutato Oliver North a creare la base aerea di Ilopango (El Salvador) come tappa delle operazioni CIA di rifornimenti ai Contras/traffico di cocaina. Uno dei principali protagonisti dell’Iran-Contra che fu accusato di spergiuro in sette contee dal Consigliere indipendente Lawrence Walsh. Egli forniva anche aiuto logistico inviando armi USA all’Iran. Nel suo famoso atto finale come presidente, George H.W. Bush graziò Clarridge, Elliott Abrams, Caspar Weinberger e Robert McFarlane - i quali avevano tutti svolto un ruolo attivo nelle recenti operazioni anti-Saddam.

    Contrasti all’interno della lobby della guerra
    Mentre c’è intesa unanime con l’amministrazione Bush sul “cambio di regime” in Iraq, (ed un forte sostegno dal Congresso, compresi i Senatori Lieberman, Biden, McCain e Daschle), ci sono stati dei disaccordi tra i falchi su come esso andrebbe realizzato. La fazione militante di Perle-Wolfowitz si è scontrata con le elites favorevoli ad un approccio orientato ad un maggiore “consenso internazionale” (Powell, Kissinger, Scowcroft). Anche il Vice segretario di Stato e operativo coperto Richard Armitage, firmatario della lettera originaria anti-Irq del 1998 e di supporto all’Iraq Liberation Act, ha visto con sospetto alcuni dei piani Perle-Wolfowitz-Congresso Nazionale Irakeno. Nell’imbarazzante agitarsi per dare una scadenza, ad un briefing del 10 luglio 2002 del Consiglio per le Politiche di Difesa, l’analista della RAND e protégé di Perle, Laurent Murawiec identificava l’Arabia Saudita come un nemico degli Stati Uniti. Molti ritengono che Perle abbia progettato questa mossa, la quale ha provocato agitazione sul piano mondiale e fatto arrabbiare altri membri del gabinetto Bush. Resta da vedere quale fazione di guerra prevarrà e che tipo di furia sarà scatenata.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    IV - 1) Saddam Hussein e George H.W. Bush: un business non concluso

    In un’intervista sulla CNN molto pubblicizzata del 18 settembre 2002, l’ex presidente e direttore della CIA George H.W. Bush ha dichiarato di "odiare" Saddam Hussein. Questo specchietto per le allodole propagandistico è stato progettato per coprire il fatto storico che Bush senior "ha amato" Saddam Hussein, come un alleato chiave in Medio Oriente, una carta della CIA ed un partner in numerosi affari illeciti. Infatti, il recalcitrante Saddam Hussein pone una grave minaccia alla segretezza che copre il coinvolgimento della famiglia Bush in alcuni dei più sgradevoli episodi della storia americana.

    "Leggi le mie labbra, sto mentendo"
    "Io odio Saddam Hussein," ha detto fremendo il presidente all’intervistatrice Paula Zahn. http://www.cnn.com/2002/ALLPOLITICS/...r.bush.saddam/ "Io non odio molte persone. Io non odio facilmente, ma penso che egli sia, come dire, non di parola e che sia brutale. In me, per lui non c’è che odio". Ha aggiunto Bush, minacciosamente, "Egli ha un mucchio di problemi, ma l’immortalità non è tra questi." Non contento di offrire semplicemente un’opinione ingannevole, Bush senior ha iniziato a tirar fuori falsi storici, a partire dall’oggi classica leggenda delle “gassazioni” di Saddam Hussein. "Ha usato gas tossici sul proprio stesso popolo!", ha dichiarato Bush, senza naturalmente menzionare che lui e gli altri membri delle amministrazioni Reagan-Bush armarono il regime irakeno con questi gas tossici ed incoraggiarono il loro uso. Come documentato dalle registrazioni del Congresso USA, l’amministrazione Reagan - con il vicepresidente George H.W. Bush a condurre la politica di massimo livello - rifornì l’Iraq di materiali biologici e chimici per tutti gli anni 1980. Questo proseguì nel corso dell’amministrazione Bush , fino all’inizio della Guerra del Golfo. Il gas tossico usato nella guerra Iran-Iraq era stato fabbricato utilizzando materiali forniti, a quanto si dice, dalla LaFarge Corporation, di cui Bush era sostanziale proprietario e Hillary Rodham Clinton era un direttore. Il 3 luglio 1991, il Financial Times pubblicava che una compagnia della Florida guidata da una persona di nazionalità irakena aveva prodotto cianuro - una parte del quale era finito in Iraq per essere usato nelle armi chimiche – lo aveva spedito via nave tramite un imprenditore della CIA. Secondo il giornalista investigativo Tom Flocco http://www.tomflocco.com/, Baker & Botts, lo studio legale dell’allora segretario di Stato James Baker, mantiene numerosi legami finanziari con una compagnia chimica di Boca Raton, in Florida, capeggiata dal terrorista irakeno Ihsan Barbouti. Questa connessione è continuata, secondo Flocco, "durante il periodo in cui i precursori del gas nervino proibito venivano imbarcati dalla compagnia di Boca Raton verso l’Iraq solo pochi mesi prima dello scoppio delle ostilità nella Guerra del Golfo". Con l’aiuto dell’allora Procuratore Generale Richard Thornburgh, Bush costruì un "conflitto di abbandono di interessi" che assolveva la sua amministrazione dalla continuazione del crimine. Naturalmente, la rinuncia fu tenuta segreta per il Congresso. I dettagli di un altro legame diretto Bush-Iraq emersero nel settembre del 1992, quando un’indagine di sei mesi condotta da John Connolly su Spy Magazine mise in luce che la Wackenhut Corporation (una front company della CIA) aveva introdotto in Iraq nel 1990 delle attrezzature per la costruzione di armi chimiche. George Wackenhut è un intimo amico della famiglia Bush ed elargisce enormi contributi alle campagne di tutti i membri della famiglia Bush quando essi si candidano alle elezioni. Una recente storia in prima pagina del New York Times (18/08/02), "Ufficiali affermano che gli USA aiutarono l’Iraq in guerra nonostante l’uso dei gas", ha rivelato che l’amministrazione Reagan forniva all’Iraq assistenza nei piani di battaglia nonostante fosse a conoscenza che contro l’Iran si stavano usando armi chimiche. Furono pesantemente coinvolti anche membri dell’attuale amministrazione Bush, avanzi del regno del precedente Bush. Il giornalistat Jeremy Scahill http://www.commondreams.org/views02/0802-01.htm riferisce che nel 1984, "Donald Rumsfeld era nella posizione di richiamare l’attenzione mondiale verso la minaccia chimica di Saddam. Egli era a Baghdad quando le Nazioni Unite avevano concluso che armi chimiche erano state usate contro l’Iran. Egli era fornito di una recente comunicazione dal Dipartimento di Stato che vi erano le prove concrete che l’Iraq stesse usando armi chimiche. Ma Rumsfeld non disse niente." Reagan-Bush rifornirono Saddam anche di tecnologia doppio-uso - computers, veicoli corazzati, elicotteri, prodotti chimici - attraverso una vasta rete di compagnie, situate negli USA e all’estero. Gli apologeti di Bush potrebbero sostenere che, al di là del coinvolgimento USA, l’Irak gassò ancora i Curdi. Questo non è del tutto vero. Secondo il Professor Peter Dale Scott della UC Berkeley (http://socrates.berkeley.edu/~pdscott/qfiraq3.html), Stephen Pelletiere, capo della CIA a Langley nel 1980 per quanto riguardava l’argomento Iraq, (e autore de L’Iraq e il sistema internazionale del petrolio: perché l’America è andata in Guerra nel Golfo) conferma che parecchie centinaia di Curdi furono probabilmente uccisi dall’Iran - non dall’Iraq. Inoltre, queste morti furono causate da gas cianuro che l’Iraq non aveva utilizzato nella guerra contro l’Iran (usavano iprite) e che, dice Pelletiere, essi non erano in grado di produrre. Pelletiere sostiene che la morte per gas di 100.000 Curdi proclamata dal Segretario di Stato George Shultz era un falso totale e che quel giorno non fu mai trovato alcun corpo. Scott conclude che sebbene vi sia la prova che entrambe le parti abbiano usato dei gas e che il gas iraniano abbia ucciso i Curdi, questa informazione non è stata rivelata sino al 1990 - lasciando l’impressione che solo l’Iraq fosse implicato e consolidando la leggenda "Saddam ha gassato i Curdi" - per sfruttarla e ripeterla all’infinito. Papà Bush ha spiegato a Zahn perché Saddam fu lasciato al potere. "So che cosa sarebbe accaduto. So che la coalizione si sarebbe sfasciata. Il mio solo rimpianto è che mi sbagliai, come ogni altro leader, nel pensare che Saddam Hussein se ne sarebbe andato." Questa spiegazione è ingannevole. In realtà, Saddam fu deliberatamente lasciato al suo posto (sebbene disarmato e appiedato) come "minaccia persistente" in modo che gli USA potessero 1) giustificare una presenza militare permanente in Arabia Saudita (e in altri paesi vicini) e in tutta l’immediata regione per sorvegliare il petrolio medio-orientale, e 2) organizzare un colpo di stato o una insurrezione e installare un nuovo regime-fantoccio a Baghdad per loro accettabile (il secondo passo è in cantiere dal 1991 ed è stato difficile da eseguire http://onlinejournal.com/Special_Rep...hin103102.html ), e 3) limitare la capacità dell’OPEC di influenzare i prezzi mondiali del petrolio. Come inganno finale, Bush ha affermato, in risposta alla domanda di Zahn su ciò che intenderebbe fare ora il paese con il leader irakeno, "Questo è un problema di fronte al Presidente degli Stati Uniti d’America, non a me." Di fatto, Bush senior rimane intimamente coinvolto con l’amministrazione di suo figlio e molti ritengono che egli partecipi alla politica attiva. Nel luglio 2001, Bush contattò personalmente il principe ereditario saudita Abdullah per "chiarire le politiche di suo figlio in Medio Oriente.” Anche nell’estate del 2001, Bush propose a suo figlio un piano politico per la Corea del Nord redatto dall’ “esperto sull’Asia” ed ex ambasciatore in Corea, Donald Gregg. Gregg è un veterano con 31 anni di servizio nella CIA ed ex consigliere nazionale per la sicurezza di Bush senior, la cui esperienza comportò la partecipazione al Phoenix Program (squadre della morte) all’epoca del Vietnam, al contrabbando di eroina Air America, all’impegno di "pacificazione" in El Salvador e Guatemala, alla "October Surprise", e all’operazione Iran-Contra. Pochi mesi dopo, la Corea del Nord fu annoverata nell’ “Asse del Male” da George W. Bush, proprio accanto all’Iraq - senza dubbio influenzato dai “suggerimenti” di Bush-Gregg ". Bush continua ad essere aggiornato dalla CIA, una "privilegio" garantito a tutti gli ex presidenti USA. Ma Bush riceve questi aggiornamenti più frequentemente degli altri ex-presidenti.

    Gli scheletri BCCI-BNL-Iraqgate che continuano a scricchiolare
    Come Direttore della CIA e durante le amministrazioni Reagan-Bush, Bush ha incanalato denaro verso Saddam Hussein senza l’approvazione del Congresso, tramite la Bank of Credit and Commerce International (BCCI) e la Banca Nazionale del Lavoro (BNL). Fu attraverso questi prestiti ed altre operazioni coperte che fu armata la macchina da guerra irakena. La stessa BCCI fu un prodotto originale della guerra afghano-sovietica, la banca coperta primaria per la CIA, per i sindacati globali del crimine e virtualmente per ogni governo mondiale. Funzionari di entrambe i partiti politici USA vi sono stati profondamente implicati. Tra gli altri clienti della BCCI troviamo il Cartello di Medellin, Manuel Noriega, il signore della guerra Khun Sa del triangolo d’Oro dell’eroina. La commessione tra la famiglia Bush e la BCCI (e i suoi agenti e le successive incarnazioni) rimane oggi intatta. L’ex dirigente della BCCI ed azionista del Carlyle Group, Khalid bin Mahfouz, è il banchiere della famiglia reale saudita ed è collegato sia ai Bush che alla famiglia bin Laden. Un’associazione d’affari con il banchiere d’investimento texano e connesso alla CIA James Bath lega George W. Bush direttamente ad Osama bin Laden e alla BCCI. Bath ha prestato servizio nella Guardia Nazionale Aerea Texana ed è stato comproprietario della Arbusto Energy con Bush junior. Bath è un broker per conto dell’impero finanziario bin Laden e gestore del portafoglio di bin Mahfouz. Come ha fatto notare Russ W. Baker nella Columbia Journalism Review (Marzo/Aprile 1993) http://www.cjr.org/year/93/2/iraqgate.asp , l’oscura filiale di Atlanta della BNL, "contando parzialmente su dei prestiti garantiti dai contribuenti USA, finanziò l’Iraq per 5 miliardi di dollari dal 1985 al 1989. Alcuni prestiti sostenuti dal governo si supponeva fossero per finalità agricole, ma furono utilizzati per l’acquisto di qualcosa di più forte del frumento. Nel febbraio del 1990, il Procuratore Generale Dick Thornburgh fermò gli investigatori USA in viaggio verso Roma e Istanbul per indagare sul caso. Siamo ora a conoscenza, in modo ancor più schiacciante, che esponenti di medio calibro dello staff del dipartimento del commercio alterarono delle licenze di esportazione in Iraq per dissimulare i materiali militari esportati - prima di inviare i documenti al Congresso che stava indagando sulla questione. Secondo il Financial Times, funzionari al massimo livello del Fondo Monetario Internazionale e del Pentagono lanciarono l’allarme sul prestito all’Iraq garantito dalla Export-Import Bank, che permetteva lo sviluppo e lo stoccaggio di una maggiore produzione chimica bellica in Iraq. Tra le compagnie che imbarcarono tecnologia verso l’Iraq vi erano la Hewlett-Packard, la Tektronix e la Matrix Churchill, tramite la filiale dell’Ohio. Nightline dell’ABC, che per un certo periodo stava seguendo l’Iraqgate, si agganciò con il Financial Times in una insolita e produttiva organizzazione. Il 2 maggio 1991, il team pubblicava le minute segrete del Consiglio Nazionale di Consulenza del Presidente al quale, nonostante i precedenti rapporti di abusi, un sottosegretario di stato dichiarava che chiudere con i prestiti all’Iraq sarebbe stato contrario alle intenzioni del Presidente (di Bush)". Nel suo libro Defrauding America, l’investigatore ed ex ispettore federale Rodney Stich documenta il caso BNL-Iraqgate ancora più dettagliatamente: "Parte del denaro fornito dagli USA fu utilizzato per acquistare gas tossico che fu usato sui villaggi curdi irakeni; gran parte di esso fu acquistata tramite la Cardeon Industries in Cile, una proprietà della CIA. Secondo i documenti, la CIA trattenne deliberatamente la prova della transazione. Il Giudice Distrettuale Marvin Shoob: "Gli addetti della BNL furono pedine o modesti comprimari in una sofisticata cospirazione assai più grande e di ampio raggio che coinvolse la BNL di Roma e forse grandi corporation americane e straniere ed i governi di Stati Uniti, Inghilterra, Italia e Iraq." Al direttore della filiale di Atlanta della BNL, Christopher Dragoul, fu ordinato dal suo superiore di Roma, che a sua volta aveva ricevuto ordini dai rappresentanti USA, di foraggiare lo storno fraudolento di fondi e di falsificare i documenti contabili. Anche gli inglesi furono implicati nello storno dei fondi. Ancor prima del 1984, la Kissinger Associates fu implicata nella gestione di alcuni prestiti dalla BNL al governo irakeno per finanziare le sue acquisizioni di armi da una poco conosciuta filiale della Fiat Corporation. Brent Scowcroft e Lawrence Eagleburger furono assunti da Kissinger. A George H.W. Bush fu inviato un mandato di comparizione. Testimonianze e prove che dimostravano il coinvolgimento di Bush nell’imbroglio furono ripetutamente bloccate, sia dal Dipartimento di Giustizia di Bush che di Clinton." Defrauding America di Stich espone in dettaglio altre due esplosivi esempi di malversazione nascosta dell’amministrazione Bush, correlata alla Guerra del Golfo:

    · Parecchi giorni prima dell’invasione irakena del Kuwait del 25 luglio 1990 (che fu messa a punto e provocata dall’amministrazione Bush e dal governo del Kuwait), Bush preparò un accordo segreto con il Presidente russo Mikhail Gorbachev, per cui l’URSS non sarebbe intervenuta se gli USA avessero invaso l’Iraq. In cambio, gli USA avrebbero fornito all’URSS un ingente aiuto finanziario. L’operatore della Naval Intelligence/ONI-CIA Gunther Russbacher fu una delle otto persone (assieme al Direttore della CIA William Webster ed al Consigliere per la Sicurezza Nazionale Brent Scowcroft) che volarono a Mosca su quattro aerei SR-71 della CIA per assicurarsi la firma di Gorbachev. Russbacher parlava il Russo, aveva avuto incarichi all’ambasciata Americana di Mosca e conosceva Gorbachev personalmente. Russbacher, che ha partecipato a numerose operazioni coperte della CIA, incluse "October Surprise" (fu uno dei piloti che portarono Bush a Parigi), Inslaw, Iran-Contra e saccheggi (attraverso front companies della CIA), fu promosso in seguito a questa missione moscovita. Perché costituiva una seria minaccia per gli altri funzionari in quanto informatore, Russbacher fu accusato di numerosi reati federali, imprigionato e messo a tacere.

    · Il comandante della CIA/ONI/ Navy Seal Robert Hunt participò nell’aprile 1992 ad una esercitazione di guerra simulata conosciuta come Operation Auger Mace. Secondo Hunt: "La nostra missione era di entrare a Baghdad e cercare di riportare realmente Saddam negli USA. Lo scopo era di aiutare il Presidente Bush ad essere rieletto. Bush era a conoscenza del gioco a tal punto da essere preoccupato. Così ci recammo a Bahrain e da Bahrain andammo a Tel Aviv, lavorando con un generale israeliano di nome Uri Simhoni. Egli era nel contempo un attaché all’ambasciata israeliana di Washington. Era un maggiore generale e con la sua rete di intelligence noi dovevano recarci a Baghdad, prelevare Saddam Hussein, riportalo indietro, similmente a quanto fatto con Noriega. Quest’operazione fu messa assieme con la mia unità ed anche con un’unità Delta, e noi eravamo pronti ad andare sul posto con gli Israeliani e prelevarlo dal suo quartier generale, appena fuori Baghdad e portalo proprio al di fuori."

    Come Russbacher ed altri informatori, Hunt fu imprigionato sulla base di accuse inventate (ed in seguito fu rilasciato)

    Il bottino di miliardi della squadra dei segugi
    Secondo l’investigatore Sherman Skolnick http://www.skolnicksreport.com/ , Bush e Saddam Hussein traevano vantaggio da una lucrosa relazione personale che andava assai oltre gli affair diplomatici ufficiali. Nei documenti ottenuti nel Caso No. 90C 6863, Il popolo dello Stato dell’Illinois ex rel Willis C. Harris contro il Consiglio dei Governatori del Federal Reserve System (Corte di Appello degli USA, Settimo Circuito, Chicago), le registrazioni bancarie eliminate della BNL comportano la partnership in affair privati segreti congiunti tra Bush e Saddam Hussein, che a quanto riportato si spartirono 250 miliardi di dollari in tangenti sul petrolio del Golfo Persico tra il 1980 e il 1990, che furono incanalati attraverso la BCCI. In queste registrazioni, Bush è anche implicato in altri enormi affari trattati con altri “sgradevoli” leader mondiali, incluso Manuel Noriega. Skolnick e la sua squadra sono stati i soli giornalisti che parteciparono alle udienze in tribunale. Egli afferma di aver ripetutamente intervistato gli implicati nel caso ed essi hanno confermato le transazioni Bush-Hussein. Skolnick ha sostenuto per anni di avere una registrazione completa del caso Bush-Saddam, compreso un affidavit del Consiglio Generale della CIA, che ammoniva che rivelare i dettagli dei documenti avrebbe costituito una violazione della sicurezza nazionale. Skolnick è presidente/fondatore del Comitato dei Cittadini per Ripulire le Corti di Giustizia, un gruppo di pubblico interesse che indaga sulla corruzione giudiziaria e sui delitti politici. La sua inchiesta ha spedito in carcere numerosi giudici. A tutt’oggi, nessuno ha confutato le accuse di Skolnick , né i fatti del caso Harris contr. Federal Reserve.

    Rimuovere Saddam, cancellare la storia
    Il 1 novembre 2001, George W. Bush emanava un Ordine Esecutivo dichiarando che alla luce della “emergenza nazionale” dell’11 settembre, il rilascio di documenti delle Presidenze Reagan e George H.W. Bush sarebbe rimasto secretato anche se fosse stato richiesto in base al Presidential Records Act del 1978. Come ex partner d’affari di Bush ed ex alleato USA, Saddam Hussein si trova nella posizione di fornire una testimonianza diretta di decenni di crimini per tradimento di Bush e di violazioni del diritto internazionale commesse dagli Stati Uniti. Manuel Noriega era nella stessa posizione prima che gli USA invadessero Panama nel 1989. Anche se l’amministrazione Bush fa la prepotente, intimidisce, ricatta, minaccia e spiana la sua strada verso la guerra in Iraq, questo sottinteso non può essere messo da parte. Nella sua intervista alla CNN, Bush ha sibilato che "non c’è niente sa salvare" per quanto riguarda Saddam Hussein. Esiste qualcosa da salvare per quanto riguarda George Herbert Walker Bush, l’uomo che è collegato in pratica ad ogni principale crimine politico degli ultimi quarant’anni? C’è qualcosa da salvare a proposito dell’illegalmente insediato George W. Bush, la cui amministrazione totalitaria (e l’Impero finanziario che essa rappresenta) hanno commesso più atti criminali consapevoli, più distruzioni di massa e più danni irreversibili alle regole del diritto (e all’edificio della società civile), rispetto a qualsiasi regime della storia moderna, e in minore tempo?
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    IV - 2) L’Impero Americano e il business dell’Iraq

    Nonostante il suo status di nazione canaglia, l’Iraq è stato nel corso di decenni un lucroso condotto per il commercio coperto transnazionale. In effetti, le Nazioni Unite e le compagnie americane connesse all’oligarchia di Bush, sono state tra i migliori clienti di Saddam Hussein. Il commercio, accuratamente celato dietro cortine fumogene propagandistiche, è continuato con l’incoraggiamento della Casa Bianca, anche attraverso la “guerra al terrorismo” post 11 settembre – anche se i piani di invasione all’Iraq continuano ad andare avanti.

    Commerciare con (e rubare al) "nemico"
    Sin dalla creazione nel 1996, le compagnie petrolifere USA hanno utilizzato il Programma Petrolio per Cibo delle Nazioni Unite come mezzo per rubare miliardi di dollari di petrolio irakeno e mietere significativi profitti. Attraverso lo sfruttamento di questo programma (per cui l’Iraq è stato costretto a vendere il suo petrolio al di sotto delle quotazioni del mercato internazionale, in cambio di aiuti umanitari) le compagnie USA come ChevronTexaco, Exxon-Mobil, BP-Amoco, Valero, Clark e Marathon-Ashland hanno comprato petrolio a buon mercato per piazzarlo tramite venditori e intermediari russi, europei e cinesi. Queste compagnie con questo schema hanno fatto miliardi per anni. Come ci rivela la corrispondente delle Nazioni Unite Carola Hoyos http://www.truthout.org/docs_01/02.2...rcumvented.htm , le corporation americane hanno canalizzato il business attraverso delle sussidiarie europee e di altra provenienza, "molte delle quali sono poco più che dei prestanome per le transazioni; le compagnie sono trattate come europee invece che come richiedenti USA." Le principali compagnie americane di servizi petroliferi come Halliburton, Baker Hughes, Schlumberger, Flowserve, Fisher-Rosemount e altre, hanno lavorato tramite le Nazioni Unite attraverso sussidiarie francesi, belghe, tedesche, indiane, svizzere, del Bahrain, egiziane e olandesi. General Electric ha fatto affair con l’Iraq, anche quando i jets e le navi da battaglia hanno attaccato l’Iraq, con armi GE. Sotto Dick Cheney, Halliburton (attraverso la sue controllate Dresser-Rand e Ingersoll-Dresser Pump) ha aiutato a ricostruire le infrastrutture petrolifere irakene e, a quanto si dice, guadagnato un miliardo di dollari in più dall’esportazione illegale di petrolio attraverso i canali del mercato nero. L’Iraq è stato anche cliente della Schlumberger (nel cui consiglio siede un altro deciso propugnatore della guerra all’Iraq, l’ex direttore della CIA John Deutch). Ancora altre compagnie sono state autorizzate a fare affairi direttamente con l’Iraq sin dal 1997. Secondo un rapporto del Middle East Economic Development, esse comprendono Bayoil, Mobil (ora ExxonMobil), Texaco (ora ChevronTexaco) e Coastal Corporation (ora parte della El Paso Corporation). Come viene rivelato in un penetrante resoconto di Margie Burns http://www.buzzflash.com/contributor...10/04_Oil.html (Buzzflash, 10/4/02), "nonostante il bellicoso tentativo dell’amministrazione Bush di collegare l’Iraq al terrorismo internazionale, le vendite irakene e le importazioni USA di petrolio irakeno rimangono elevate, senza nessun segno che la Casa Bianca abbia considerato questo una crepa nella sicurezza nazionale." Burns ha anche descritto quanto segue:
    * l’America ha importato dall’Iraq circa 290 milioni di barili di petrolio greggio nel 2001, secondo il Dipartimento dell’Energia, circa 795.000 barili al giorno, facendo dell’Iraq il sesto maggior fornitore del 2001 per l’America. Gli USA sono stati "il principale mercato per il greggio irakeno" secondo il Middle East Economic Survey.
    * Forbes stima che le compagnie USA abbiamo acquistato il 70% del petrolio irakeno del 2001 e cita tra gli acquirenti ChevronTexaco, ExxonMobil, BP-Amoco e Marathon.
    * The London Times ha scritto nel gennaio 2001 che BP ed ExxonMobil comprarono petrolio dall’Iraq prima che Bush entrasse alla Casa Bianca, nonostante i problemi comportati da corruzione e pubbliche relazioni. Il dipartimento di Stato di Bush emise una lettera che faceva pressione sulle compagnie USA perché non pagassero troppo e non cedessero alle spedizioni supplementari di Bagdad.
    * Secondo l’American Petroleum Institute, le compagnie USA hanno importato dall’Iraq una media di 611.000 barili al giorno dal gennaio al giugno 2002, facendo dell’Iraq il quinto maggior fornitore di petrolio all’America nella prima metà del 2002.
    * l’Iraq trasporta apertamente milioni di barili di petrolio tramite l’oleodotto che attraversa la Turchia ed i petrolieri che riforniscono le compagnie USA caricano a Ceyhan molti delle loro spedizioni irakene - cosa di cui il governo federale USA è a piena conoscenza e che permette.
    Il maggiore partner d’affari di Saddam sono state in realtà le Nazioni Unite e la vendita di petrolio irakeno è il loro programma più consistente http://opinionjournal.com/columnists...?id=110002335. Le Nazioni Unite sono state coinvolte nel commercio di petrolio irakeno per circa 55 miliardi di dollari. Combinando esportazioni di petrolio irakeno e importazioni di aiuti, le Nazioni Unite sovrintendono ad un flusso medio di capitali di circa 15 miliardi di dollari l’anno, oltre cinque volte il nucleo del loro bilancio annuo. Secondo il corrispondente di ABC News, John Cooley http://abcnews.go.com/sections/world...20_cooley.html (ABC, 20/07/02), "la fame di petrolio irakeno delle raffinerie americane è tuttora in corso" e quel 90 % dell’effettivo ammontare stimato irakeno di 1,8 milioni di barili al giorno finisce nelle raffinerie della costa del Golfo negli USA. Fonti dell’industria petrolifera hanno detto all’ABC "le compagnie americane più pesantemente coinvolte sono Chevron, Exxon-Mobil, Bayoil e Koch Petroleum, che lo utilizzano nelle loro raffinerie in Louisiana e Texas.

    Il mercato nero dell’Iraq
    Il regime di Saddam Hussein è stato anche implicato in un prospero mercato nero del petrolio e di altri prodotti, con la Turchia (un alleato USA), la Giordania (un altro alleato USA) ed altri paesi. Questo commercio è proseguito senza ostacoli da parte di USA e Nazioni Unite. Secondo l’ex agente della CIA Robert Baer, "Washington sapeva tutto sul contrabbando, ma fingeva che esso non avvenisse…ciò che non ho potuto capire è perché la Casa Bianca non intervenisse…Era quasi come se la Casa Bianca volesse che Saddam avesse un po’ di movimento di denaro contante." Una prova clamorosa della partecipazione americana a questo mercato nero è stata rivelata in un processo portato avanti il 31 ottobre 2002 dall’Unione Europea contro RJ Reynolds Tobacco http://www.washingtonpost.com/wp-dyn...2002Nov13.html (Washington Post, 14/11/02). Nello scorso decennio, secondo questa causa, "R.J. Reynolds e le sue consociate hanno introdotto illegalmente in Iraq sigarette per un valore di milioni di dollari violando direttamente le sanzioni commerciali USA e in più ha consapevolmente aiutato il crimine organizzato russo e i trafficanti di droga colombiani a riciclare miliardi di dollari." Il processo, che si basa sull’applicazione di leggi dei paesi europei, accusa il Presidente irakeno Saddam Hussein e suo figlio, Uday, di aver raccolto milioni di dollari illegali dalla vendita di sigarette. Come fatto notare da Michel Chossudovsky in War and Globalisation , "la demarcazione tra ‘capitale organizzato’ e ‘crimine organizzato’ è labile" in ogni angolo del Nuovo Ordine Mondiale.

    La guerra per il petrolio: riassestare la carta, cambiare le regole
    Sebbene gli interessi USA abbiamo tratto profitto dal commercio indiretto irakeno, la Russia, la Francia e la Cina si sono collocate al "posto di guida", grazie ai diretti legami con Baghdad. Contratti di sfruttamento di compagnie chiave petrolifere compresa Lukoil (che ha un contratto di sfruttamento per i pozzi del Qurna occidentale), Zarubezhneft, Slavnet e il gigante francese del petrolio TotalFinaElf (che ha la più forte posizione in Iraq, con diritto esclusivo di trattativa per sviluppare i pozzi di Majnoon). Se le sanzioni della Nazioni Unite venissero addirittura tolte, queste compagnie non americane si troverebbero a dominare lo sfruttamento del petrolio irakeno - uno scenario ovviamente inaccettabile per l’elite USA. In un solo violento colpo, un “cambio di regime” in Iraq architettato dagli USA (ed un simultaneo rovesciamento della monarchia saudita sull’orlo della guerra civile) eliminerebbe la competizione russo/franco/cinese, svuoterebbe di senso i contratti esistenti, distruggerebbe l’OPEC e appianerebbe la via al controllo totale delle forniture di petrolio, che gli USA vogliono e di cui hanno un disperato bisogno. L’amministrazione Bush deve agire rapidamente al fine di rianimare un’economia USA sull’orlo del collasso e di assicurarsi immediatamente il controllo sulle maggiori riserve di petrolio rimanenti sul pianeta (La fine catastrofica del petrolio, discussa precedentemente sul prima citato, http://onlinejournal.com/Special_Rep...hin102402.html è stata confermata dal celebre geologo Colin Campbell http://www.fromthewilderness.com/fre..._campbell.html ).
    Il migliore scenario petrolifero per gli USA è stato pressoché sintetizzato da Robert Collier (San Francisco Chronicle, 29/02/02):

    "Il maggiore giacimento mondiale di petrolio di recente memoria può essere proprio dietro l’angolo, portando alle compagnie petrolifere USA enormi profitti ed ai consumatori americani benzina a buon mercato per i prossimi decenni. E tutto può giungere per gentile concessione di una guerra con l’Iraq…gli analisti del petrolio ed i leader irakeni in esilio credono che un nuovo governo filo-occidentale solleciterebbe gli USA e i giganti multinazionali del petrolio a precipitarsi in Iraq, aumentando considerevolmente la produzione di una nazione le cui riserve petrolifere sono seconde solamente a quelle dell’Arabia Saudita. Una volta che la produzione avrà raggiunto la sua piena capacità, dicono, l’enorme incremento potrebbe indebolire l’OPEC, il cartello dei produttori di petrolio guidato dall’Arabia Saudita, ribassare i prezzi internazionali del petrolio per il prossimo futuro e cambiare l’equilibrio di potere tra i maggiori produttori mondiali di petrolio.."

    Come riportato nel Dawn Newspapers http://www.dawn.com/2002/11/04/int14.htm (4/11/02), il surrogato USA Ahmed Chalabi del Congresso Nazionale Irakeno si è già incontrato con i dirigenti di tre multinazionali petrolifere USA per spartire le riserve di petrolio irakeno. Chalabi, un leader della lobby della guerra di Washington http://www.onlinejournal.com/Special...hin103102.html , ritiene che gli USA guiderebbero un consorzio per sviluppare il petrolio irakeno. Secondo l’ex Direttore della CIA James Woolsey, "è abbastanza semplice: Francia e Russia hanno compagnie petrolifere ed interessi nell’Iraq. Se esse mettono in gioco la loro sorte con Saddam, sarà pressoché impossibile convincere il nuovo governo irakeno a lavorare con loro." Come evidenziato da accordi dell’ultimo minuto e da negoziati segreti con i leader dell’opposizione irakena, i rappresentanti russi e francesi temono giustamente che i contratti di trivellazione esistenti saranno azzerati con la rimozione di Saddam http://www.observer.co.uk/internatio...05530,00.html. In uno strano sviluppo d’agosto, Russia e Iraq hanno firmato un accordo di cooperazione economica decennale del valore di 40 miliardi di dollari. Questo trattato, riferito da Dmitry Chirkin (Pravda, 19/08/02), comporta 67 contratti nei campi dell’estrazione di petrolio e gas, del trasporto e della comunicazione. In effetti, la Russia ha concluso un accordo con il regime irakeno che viene ampiamente ritenuto sul punto di essere fatto cadere. La Russia sta scommettendo - sperando - che i piani USA non avranno un completo successo?

    I globalizzatori si leccano i baffi sulle spoglie del post-Saddam

    Non è sorprendente che l’elite corporate anglo-americana abbia già iniziato a formulare dei piani per trasformare l’Iraq post-Saddam in un altro “mercato emergente in cui investire” per il grande capitale USA. In un formulario scritto da Ariel Cohen e Gerald P. O’Driscoll, Jr. della Heritage Foundation http://www.heritage.org/Research/MiddleEast/bg1594.cfm ("La strada verso la prosperità per un Iraq del Post-Saddam Iraq" 25/09/02), http://www.heritage.org/Research/MiddleEast/bg1594.cfm i progettisti prevedono un Iraq "gestito" dagli Stati Uniti (attraverso il FMI, la Banca Mondiale ed altre “organizzazioni internazionali governative e non-governative”) e aperto a "riforme strutturali", privatizzazione, deregulation e investimento estero. Questa ricetta familiare, attraverso la quale nazioni dell’Asia, dell’America Latina e dell’Africa sono state sistematicamente spogliate della loro sovranità nazionale per essere controllate e sfruttate da Wall Street, è ora in preparazione per l’Iraq. Essa verrà propinata a forza. Nelle parole di Cohen e O’Driscoll, "la privatizzazione lavora dovunque".

    La conclusione dolorosamente ovvia

    Il 30 ottobre, il portavoce della Casa Bianca Ari Fleischer ha dichiarato che "la Casa Bianca non ha alcun interesse a controllare le riserve di petrolio irakene se l’amministrazione Bush decide di intraprendere un’azione militare per rimuovere il leader irakeno Saddam Hussein." http://asia.reuters.com/news_article...toryID=1659024 (Reuters 30/10/02) "Questa non è la maniera Americana di lavorare," ha detto... Lo stesso giorno, Oil and Gas International (30/10/02) pubblicava un rapporto che confutava direttamente Fleischer. Il rapporto http://oilandgasinternational.com/de...2_meeting.html documenta il fatto che la Casa Bianca e il Dipartimento di Stato USA hanno in programma degli incontri con i leader dell’opposizione irakena per suddividere le riserve irakene di petrolio e di gas. "L’amministrazione Bush vuole un gruppo di lavoro di 12-29 persone da concentrare sul petrolio e il gas dell’Iraq per essere in grado di consigliare ad un governo ad interim i modi per riattivare il settore petrolifero dopo un attacco militare al fine di incrementare l’esportazione di petrolio per pagare un possibile governo d’occupazione militare USA - alimentando ulteriormente il punto di vista che il controllo del petrolio irakeno sia il cuore della campagna di Bush per sostituire Hussein con un regime più compiacente." La Casa Bianca sta dicendo delle menzogne. Ecco il modo in cui lavora l’amministrazione Bush.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 
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