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    Predefinito Revisionismo della seconda guerra mondiale

    Salve, vi ricopio il testo di questa voce da poco cancellata da wikipedia.

    Revisionismo della seconda guerra mondiale
    da Wikipedia, l'enciclopedia libera

    Con la locuzione revisionismo della seconda guerra mondiale solitamente si intende una interpretazione delle cause scatenanti della seconda guerra mondiale in chiave prevalentemente socioeconomica.

    Indice
    1 Prodromi
    2 Svolgimento
    3 Note
    4 Voci correlate


    [modifica] Prodromi
    « Quando comincia una guerra la prima vittima è sempre la verità. Quando la guerra finisce le bugie dei vinti sono smascherate, quelle dei vincitori diventano storia[1] »


    In generale corrisponde al punto di vista di chi si considera dalla parte degli sconfitti, e quindi è per convenzione «non neutrale». Secondo questa visione, l'effettiva causa della seconda guerra mondiale sarebbe da ricercare nella volontà del capitalismo internazionale espresso nella massoneria di provocare uno scossone planetario che portasse ad un rivoluzionamento del sistema geopolitico globale, soprattutto all'eliminazione degli imperi coloniali ed in generale ad un'unificazione dell'economia globale in un sistema neo-colonialistico. Scopo che in ogni caso sarebbe stato raggiunto, sia che avesse vinto l'Asse, sia che avessero vinto gli Alleati, come dimostra l'impostazione neocolonialista data dal Giappone nei territori da esso occupati in quel periodo e la rinuncia della Germania a riottenere le sue vecchie colonie. Tale tesi è sostenuta sia in virtù degli avvenimenti che precedettero la guerra partendo dalla crisi del 1929[2], (anche l'italiana guerra d'Etiopia fu tollerata, se non fomentata, con lo scopo di instillare nell'opinione pubblica mondiale un moto di opposizione al sistema colonialistico, come dimostra il consenso internazionale alle sanzioni) sia da quelli che la seguirono, la decolonizzazione in primis[3].

    Secondo questa visione Hitler non sarebbe stato altro che un burattino nelle mani di questi poteri economici internazionali, e come è noto riuscì a prendere il potere grazie ai loro finanziamenti, finanziamenti che continuarono durante tutto il Terzo Reich favorendo la crescita economica tedesca degli anni '30.[4]

    Quando alcuni generali si resero conto di ciò e decisero l'attentato a Hitler del 20 luglio 1944 per attuare il Piano Walküre, era ormai troppo tardi.

    Fatto secondario, ma non trascurabile, nel 1939 il governo italiano aveva dovuto rivelare pubblicamente la scoperta degli enormi giacimenti di petrolio in Libia, contravvenendo agli accordi presi nel 1924 con l'americana Sinclair Oil (vedi Omicidio di Giacomo Matteotti). Questo veniva a colpire notevolmente il monopolio energetico mondiale detenuto da Stati Uniti e Gran Bretagna.

    Secondo alcuni autori, la seconda guerra mondiale non va nemmeno vista come una guerra civile tra fascismo ed antifascismo, in quanto in alcuni paesi (Francia, Belgio) partiti democratici accettarono di collaborare coi tedeschi, mentre in altri (Polonia, Lettonia, Bulgaria) i principali partiti fascisti si schierarono con la resistenza antinazista[5].


    [modifica] Svolgimento
    Nell'Europa degli anni Venti e Trenta la Polonia non era quella inerme nazione che viene dipinta dalla storiografia convenzionale, ma era un paese fortemente antisemita nel quale i pogrom erano quasi all'ordine del giorno[6]; era un paese nato da una guerra che aveva lasciato il paese carico di nazionalismo ed anticomunismo e di una sorta di "grandeur" sul modello francese (vedi Cronologia dell'Europa orientale dopo la Grande Guerra), e, fino al 1º settembre 1939, sicura di arrivare a Berlino in pochi giorni, nonché di prendersi la rivincita della guerra sovietico-polacca del 1919-21. Hitler sostenne sempre di aver attaccato la Polonia a causa dell'aggressività stessa della Polonia[7]. Secondo alcuni studiosi l'intenzione della Polonia in quegli anni era quella di sfruttare la sua posizione in un'alleanza anglo-tedesca anticomunista con lo scopo recondito di conquistare l'Ucraina, sulla base di vaghi accordi del trattato di Brest-Litovsk tra Russia e Germania del 1917[8]. La Germania però, per aderire a tale progetto, chiedeva l'annessione di Danzica, cosa che la Polonia rifiutò, sostenuta dall'Inghilterra. In questa logica potrebbe essere insito il motivo dell'attacco tedesco alla Polonia[9]. Secondo questa interpretazione, la Polonia, a differenza dei suoi alleati, era molto decisa a battersi, benché i suoi dirigenti si sentissero molto vicini ai capi nazisti.

    Nei campi di concentramento tedeschi i prigionieri inglesi e polacchi dovevano stare separati, in quanto i polacchi accusavano gli inglesi di averli spinti alla guerra e poi abbandonati a sé stessi[10].

    Conformemente ad una clausola segreta del patto russo-tedesco, la Polonia fu così smembrata dai suoi grandi vicini. La Germania creò uno stato che chiamò «Governatorato Generale», che sarebbe divenuto forse una «piccola Polonia» indipendente di cui la Germania avrebbe potuto servirsi in eventuali trattative con gli Alleati (Francia e Inghilterra). Fanno notare gli storici come questi non fossero minimamente intervenuti in difesa della Polonia, e pur avendo dichiarato guerra alla Germania, inspiegabilmente non fecero lo stesso verso l' altro aggressore, l' Urss[11]. Almeno inizialmente Hitler, lungi dal preparare una grande guerra, agiva entro margini ristretti e faceva assegnamento su rapide vittorie ottenute a basso prezzo[12].

    Così dopo aver rifiutato di dare aiuto alla Cecoslovacchia, Chamberlain si impegnò ad intervenire in difesa di un paese fascista, persecutore degli ebrei, e che aveva collaborato con Hitler nello smembramento della Cecoslovacchia[13]. Secondo alcune interpretazioni la Francia e l'Inghilterra capirono che un loro irrigidimento (nella questione cecoslovacca) avrebbe provocato la guerra contro la Germania, guerra che le avrebbe definitivamente indebolite anche se avessero vinto. Ma per difendere la Polonia abbandonarono questa logica. Perché? Nel novembre 1937 Chamberlain scrisse: «è chiaro che i tedeschi vogliono dominare l'Europa orientale» e propose loro: «dateci adeguate garanzie che non ricorrerete alla forza nel trattare con austriaci e cecoslovacchi e noi vi garantiremo che non faremo uso della forza per impedire i mutamenti da voi desiderati»[14]. Per quanto riguarda gli USA, il 9 settembre 1938 il presidente Roosevelt affermò, in una conferenza stampa, che era sbagliato al cento per cento associare gli Stati Uniti alla Francia e alla Gran Bretagna in un fronte di resistenza contro la Germania[15]. Il referendum Roper del settembre 1939 dimostrò inoltre che appena il 2,5% degli americani era favorevole ad entrare in guerra al fianco di Francia e Regno Unito[16].

    Da questo punto di vista la diplomazia sovietica sbagliava quando accomunava gli USA nella politica di appeasement verso il fascismo: l'interesse del governo e dell'economia statunitense non era per la pacificazione, ma per la guerra.

    « "...A proposito... hai sentito? Dicono che sia entrata in guerra anche l' America..."
    "Con noi?"

    "Contro di noi, caro mio!"[17] »


    Anche per l'URSS un conflitto tra paesi capitalisti non poteva che giovare agli interessi della "rivoluzione comunista mondiale".

    L'URSS non invase solo la Polonia, ma anche gli stati baltici, e aggredì la Finlandia che però si difese. Stavolta gli anglo-francesi decisero di intervenire, ma senza dichiarare guerra all'Urss. Un'ondata di antisovietismo scosse la Francia: furono concepiti piani per rendere soccorso dei finlandesi. Si pensò persino alla distruzione dei pozzi di petrolio del Caucaso partendo dalla Siria. Gli stati che aiutarono la Finlandia furono molto eterogenei: Francia, Gran Bretagna, Svezia, Norvegia, Danimarca, Belgio, Olanda, Ungheria, Italia, Stati Uniti. Oltre alle armi fornirono volontari, la Svezia 8 000. Mancò poco che la Svezia entrasse in guerra contro l'URSS[18]. La Germania, come alleata dell'URSS, impedì ogni passaggio, attraverso il suo territorio, di aiuti destinati alla Finlandia[19]. Von Ribbentrop fece bloccare nei porti le esportazioni di armi dirette alla Svezia. I sottomarini sovietici nel Baltico furono riforniti da navi tedesche. La via di rifornimento della Finlandia passava attraverso il porto norvegese di Narvik, essendo il baltico bloccato dai tedeschi. Narvik quindi era già diventata un importante base logistica anglo-francese nel 1939[20].

    Gli strateghi alleati volsero finalmente i loro sguardi verso la Norvegia. Inglesi e francesi prepararono una spedizione (Operazione Wilfred), il cui comando spettò ai primi[21]. In merito ad alcune problematiche[22] fu deciso il contemporaneo sbarco di truppe, con la consapevolezza che il giorno seguente i tedeschi avrebbero reagito, come poi avvenne[23]. Si poteva sperare che il governo norvegese si sarebbe sottomesso, ma le indiscrezioni filtrarono[24] e i tedeschi precedettero gli alleati. Cacciati da tutti i punti in cui erano sbarcati, gli alleati riuscirono a tenere solo Narvik. Dovettero abbandonarla a causa degli avvenimenti di Francia, il 10 maggio[25]. La Russia accettò di firmare la pace con la Finlandia, il 12 marzo. Tale pace fu accolta con disappunto a Londra e Parigi, secondo alcuni storici in quanto eliminava la scusa per invadere la Norvegia[26]. Questo evento contribuì alla caduta del governo francese Daladier[27].

    Anche dalla biografia di de Gaulle si intuisce il suo sospetto: che inizialmente la seconda guerra mondiale in realtà sia stata una guerra contro la Francia da parte dell'Inghilterra, utilizzando la Germania come un burattino. Ed a loro volta a manipolare l'Inghilterra sarebbero stati gli Stati Uniti, i quali sono stati la prima nazione a riconoscere il governo Petain. Esemplare è la frecciata di de Gaulle alla moglie di Churchill: «I francesi sarebbero più contenti di cannoneggiare gli inglesi, che i tedeschi»[28]. Il giorno dopo Dunkerque, a colloquio col generale Runstedt, Hitler disse che: «desiderava stipulare una pace ragionevole con la Francia»; a quel punto la via sarebbe rimasta libera per accordarsi con il Regno Unito, che in quell'occasione elogiò. Disse inoltre di desiderare soltanto che l'Inghilterra riconoscesse la posizione della Germania nel continente. La restituzione delle colonie tedesche sarebbe stata desiderabile, ma non costituiva l'essenziale. Concluse dicendo che il suo scopo era di far la pace con la Gran Bretagna[29]. Per questo motivo per suo ordine diretto aveva fatto fermare le armate tedesche consentendo ai britannici di reimbarcarsi a Dunkerque. In seguito alla vittoria tedesca, Stalin si felicitò calorosamente con Hitler[30]. Tutto faceva presagire che la guerra fosse terminata. Tuttavia già il 10 giugno era entrata in gioco una ragione per convincere gli inglesi a continuare la guerra: l'entrata in guerra dell'Italia rimetteva in moto la macchina bellica inglese che pareva ormai sopita di fronte alla finta guerra. Secondo alcune indagini Mussolini entrò in guerra in seguito alla promessa di Winston Churchill che dopo la sconfitta della Francia la guerra sarebbe finita, con una pace tra Inghilterra e Germania, nella quale Mussolini era necessario come arbitro. Quindi Mussolini accettando avallava la consapevolezza che la guerra poteva finire solo se Churchill avesse voluto.[31]

    A questo proposito è molto indicativo un esempio pratico: sul finire della guerra, nel 1945, quando era praticamente certa la sconfitta dei tedeschi e la fine del conflitto, alcuni paesi dichiararono guerra all'Asse, pur senza prendere partecipazione diretta al conflitto, con il motivo di partecipare alle conferenze di pace ed alla fondazione dell'ONU. Tra questi il più importante era la Turchia. Questo è paragonabile al momento ed ai motivi dell'entrata in guerra dell'Italia, quando si credeva che la guerra era sul finire, con la sconfitta della Francia. Ma invece come sappiamo la guerra continuò. Ed il paragone è come se, nel 1945, una volta dichiarata guerra alla Germania, essa avesse contrattaccato ed il conflitto fosse durato ad oltranza coinvolgendovi direttamente anche la Turchia, ad esempio.

    Il 12 novembre 1940 nella visita di Molotov a Berlino, Ribbentrop propose senza successo la spartizione dell'Impero britannico (Persia e India nella sfera di influenza sovietica) per ottenere l'adesione dell'URSS al patto tripartito.[32]. Quindi, a novembre, dopo la perdita delle speranze per la battaglia d'Inghilterra[33] e della susseguente pace, di fronte all'ostinazione di Churchill nel continuare la guerra, Hitler si rivolge nuovamente all'alleato, e solo dopo il suo rifiuto ordina la preparazione dell'operazione Barbarossa. Probabilmente sperava che il mondo intero lo avrebbe seguito nella crociata anticomunista, Inghilterra compresa.[34] L'attacco tedesco all'URSS sorprese totalmente i dirigenti sovietici, Stalin per primo, e lascia il resto del mondo col fiato sospeso[35]. Ma le previsioni tedesche si rivelarono errate: il resto del mondo, capitalista, si schierò con l' URSS in un'alleanza atipica capitalismo-comunismo. Fino alla fine i tedeschi tentarono di far ribaltare questo fronte e far passare gli americani con loro. Lo scopo dell'offensiva delle Ardenne nel 1945 era difatti proprio questo[36].

    Ma gli Stati Uniti, spinti da un interesse impellente ad eliminare l'imperialismo giapponese prima che gli altri, provocarono in ogni modo il Giappone, in ultima ponendo un embargo sui rottami di ferro. Pur prevedendo l' Attacco di Pearl Harbor non fecero nulla per evitarlo, essendo necessario per convincere l' opinione pubblica ad approvare l' entrata in guerra[37].

    Quella che era iniziata come una "guerra del sangue contro l' oro" o come una "crociata anticomunista" finì con la vittoria dell'alleanza atipica capitalismo-comunismo e con la sconfitta del fascismo. Ma il fascismo non fu il solo sconfitto. Francia ed Inghilterra uscirono prostrate dalla guerra ed essendo venute a patti con gli Stati Uniti gli erano profondamente debitrici. Poco a poco i loro imperi coloniali si sfaldarono, come avevano desiderato gli Stati Uniti.

    In definitiva, secondo la visione fascista (e quindi non neutrale), l' Europa intera uscì sconfitta dalla seconda guerra mondiale, assegnata dalla conferenza di Yalta per metà agli Stati Uniti, e per metà all'Urss, divisa da una cortina di ferro. I vincitori furono questi due, e quindi il capitalismo ed il comunismo (che secondo i fascisti sono due facce della stessa medaglia: il sistema economico globalizzatore). Gli sconfitti furono non solo l'Europa, ma tutto il resto del mondo, che negli anni a venire rimarrà in balìa delle dispute tra i due vincitori sfociate nella guerra fredda e nelle guerre neocolonialiste, tragedie belliche, sociali, e umane che ne sono scaturite fino ad oggi.


    [modifica] Note
    ^ Arrigo Petacco, "La nostra guerra 1940-1945", Oscar Mondadori
    ^ "(...) salvò l'America dalla grande depressione" - "dimentichi la seconda guerra mondiale". Tratto da "Ultimo tiptap a Springfield", da I Simpson
    ^ Romolo Gobbi, Chi ha provocato la seconda guerra mondiale?, Muzzio editore, 1995, pp. 11-20
    ^ Max Gallo, La notte dei lunghi coltelli, edizioni Il Giornale, p. 47
    ^ "I carnefici della porta accanto. 1941: il massacro della comunità ebraica di Jedwabne in Polonia", T. Gross Jan, Arnoldo Mondadori Editore, 2002
    ^ T. Gross Jan, op. cit.
    ^ W.E. Shirer, Storia del terzo reich, Einaudi, 1963, p. 509
    ^ W.E. Shirer, Storia del Terzo Reich, Einaudi, 1963, p. 509
    ^ A.J.P. Taylor, Le origini della seconda guerra mondiale, Laterza, 1993
    ^ "Il mattino", 30 aprile 1940, tratto da "giornali di guerra", Giorgio Bernardini editore
    ^ Henry Michel, La seconda guerra mondiale. Edizioni tascabili economici newton, 1978, p. 19
    ^ A.J.P. Taylor, Storia della seconda guerra mondiale. Edizioni il Mulino 1990, p. 37.
    ^ Romolo Gobbi, Chi ha provocato la seconda guerra mondiale?. Muzzio editore, 1995, p. 57.
    ^ D.F. Fleming, Storia della guerra fredda, Feltrinelli 1964, p. 96.
    ^ A.J.P. Taylor, Le origini della seconda guerra mondiale, Laterza, 1993, p. 248
    ^ "Chi ha provocato la seconda guerra mondiale?" Romolo Gobbi. Muzzio editore, 1995, p. 57
    ^ Roberto Mieville, Un racconto della guerra perduta
    ^ Enciclopedia Storia controversa della seconda guerra mondiale, De Agostini, 1976, volume 1, p. 265.
    ^ «Nelle vostre conversazioni, ci sarà modo di esprimere comprensione per il punto di vista dei russi. Siete pregati di astenervi da qualunque sentimento di simpatia per la posizione della Finlandia», documento del ministero degli esteri tedesco agli ambasciatori in tutto il mondo.
    ^ Romolo Gobbi, Chi ha provocato la seconda guerra mondiale?, Muzzio editore, 1995, p. 62
    ^ Due battaglioni di truppe alpine francesi, due battaglioni della legione straniera, un battaglione polacco aggregato ai francesi; comandati dall'ammiraglio François Darlan. Per i britannici, tre divisioni. Totale 57 500 soldati, sotto comando britannico.
    ^ «Resta il fatto che il problema delle forze da sbarcare per impedire ai norvegesi di dragare le mine posate con tanta disinvoltura nelle loro acque territoriali non fu trattato, e neppure quello della reazione che bisognava aspettarsi». «Sarebbe temerario supporre che la Germania assista passivamente ad un nostro intervento nelle acque norvegesi» (ammiraglio Darlan da:Piero Lugaro, "De Gaulle", edizioni San Paolo, p. 127)
    ^ Enciclopedia Storia controversa della seconda guerra mondiale, De Agostini, 1976, volume 1, pp. 265-270.
    ^ Enciclopedia Storia controversa della seconda guerra mondiale, De Agostini, 1976, volume 1, pagina 277
    ^ Henry Michel, La seconda guerra mondiale. Edizioni tascabili economici Newton, 1978, p. 19.
    ^ P.W. Fabry, Il patto Hitler-Stalin 1939-1941, Saggiatore, 1965, p. 34
    ^ 28 marzo 1940, ore 10, riunione a Downing street del consiglio supremo interalleato. Decisioni: consegnare il 2 aprile una nota diplomatica intimidatoria agli svedesi ed ai norvegesi. Minare il 4 aprile in più punti la strada costiera norvegese
    ^ Piero Lugaro, "De Gaulle", edizioni San Paolo
    ^ W.E. Shirer, Storia del terzo reich. Einaudi, 1963, p. 797.
    ^ Henry Michel, La seconda guerra mondiale. Edizioni tascabili economici Newton, 1978, p. 24.
    ^ F. Andriola, Mussolini-Churchill. Carteggio segreto Piemme, 1996
    ^ Atlante storico Garzanti p. 505
    ^ Henry Michel, La seconda guerra mondiale. Edizioni tascabili economici Newton, 1978, p. 26
    ^ Henry Michel, La seconda guerra mondiale. Edizioni tascabili economici Newton, 1978, p. 29
    ^ Ibidem
    ^ Enciclopedia Storia controversa della seconda guerra mondiale, De Agostini, 1976, volume 7, p. 121
    ^ B. Stinnett Robert, Il giorno dell'inganno, Il Saggiatore, 2001, ISBN: 884280939X

  2. #2
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