...pero' l'Onu non si riunisce e non a nessuna risoluzione.
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In Origine Postato da yurj
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Se fossi intelligente capirei che i comunisti sono brave persone... Per fortuna sono una testa di cazzo e me ne vanto!
Non aveva nulla da dire e si è inventato una notizia, tu lo capisci?In Origine Postato da Malik
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inventato? Le truppe turche sono gia' nel Nord dell'Iraq...


In Origine Postato da yurj
inventato? Le truppe turche sono gia' nel Nord dell'Iraq...
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Se fossi intelligente capirei che i comunisti sono brave persone... Per fortuna sono una testa di cazzo e me ne vanto!


Malik non guarda i Tg...![]()


L'esercito turco minaccia la pace in Turchia
ARAM
Questo documento è stato inviato a Znet da ARAM, una casa editrice turca. La pubblichiamo per rendere nota ai nostri lettori un’altra possibile conseguenza di una guerra in Iraq.
Fatti antecedenti
Nel 1998, il Sig. Abdullah Ocalan leader del Movimento di Liberazione Curda, chiamato a quel tempo – PKK (Kurdistan Worker Party - Partito dei Lavoratori Curdi) – fu catturato in seguito ad una cospirazione internazionale.
Durante il suo processo, egli fece un appello al Movimento Curdo per l’abbandono della lotta armata contro lo Stato Turco e per il perseguimento di una lotta pacifica per i diritti civili allo scopo di ottenere il riconoscimento dell’identità e dei diritti culturali per i Curdi che vivevano in Turchia.
Il Movimento rispose positivamente a tale appello e la guerra interna, durata 15 anni, fu terminata unilateralmente dal Movimento di Liberazione Curda circa quattro anni fa. I Curdi si concentrarono allora su pacifiche azioni politiche e civili. Il movimento di Liberazione Curda fondò un congresso (KADEK) che sarebbe diventato una struttura globale per promuovere la pace e la democrazia in Turchia. Il Sig. Abdullah Ocalan, in carcere dal 1998, è stato rieletto presidente del KADEK.
Le forze della guerriglia curda non lasciarono le armi, ma si ritirarono oltre le frontiere turche e si posizionarono nell’Iraq del nord. Da allora si sono auto-denominate “forze di autodifesa” e non hanno attaccato alcun obiettivo militare. Esse richiesero allo Stato Turco di concedere un’amnistia e aprire i canali che gli avrebbero consentito di partecipare pacificamente all’attività politica in Turchia.
Quando, in questi ultimi mesi, gli USA sono diventati più determinati nell’attaccare l’Iraq, l’esercito turco ha voluto sfruttare l’atmosfera di guerra nel Medio Oriente come opportunità di sterminare il Movimento di Liberazione Curdo. Hanno perseguito una duplice politica. Da una parte, hanno intensificato l’isolamento di Abdullah Ocalan impedendo ai suoi avvocati e familiari di incontrarlo. In questo modo, intendono mettere alla prova il popolo curdo che è molto sensibile alle condizioni in cui viene tenuto il suo leader. Molte manifestazioni hanno avuto luogo in Tturchia (specialmente nelle regioni curde del Sud-Est) per protestare contro la politica di isolamento praticata verso Abdullah Ocalan. D’altra parte, hanno organizzato una dura operazione militare contro le forze di guerriglia curde vicino Diyarbakir, nel sud-est della Turchia. (Ci sono ancora alcune forze di guerriglia in Turchia, ma il loro numero è esiguo se confrontato con quelle ritirate nell’Iraq settentrionale).
Noi vogliamo informare i dissidenti in tutto il mondo sull’attuale situazione in Turchia e a tale scopo, riportiamo brevemente le considerazioni dei leader del Movimento di Liberazione Curdo riguardo all’incombente guerra civile in Turchia.
DICHIARAZIONE DEI LEADER DEL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE CURDO
Il Presidente del KADEK Abdullah Ocalan è isolato dal mondo esterno e non gli è concesso di vedere i suoi avvocati e familiari da circa 8 settimane. Il KADEK ha dato come scadenza il15 febbraio allo stato turco per porre fine all’isolamento del loro capo in prigione.
L’esercito turco ha lanciato un operazione contro l’HPG (People’s Defence Forces- Forze di Difesa del Popolo) nelle campagne intorno Lice e Hani. Il conflitto ha avuto luogo nel villaggio di Guclu (Pecar) nel triangolo Lice-Genc-Kulp, nel Dyarbakir.
Osman Ocalan, membro del Consiglio Governativo del KADEK e fratello dell’imprigionato leader Abdullah Ocalan ha detto:
“Il Parlamento turco vuole usare la sua risoluzione come uno strumento ingannevole. Ora questo è chiaro. La loro spinta verso la guerra è aumentata e è evidente che non hanno intenzione di andare verso una soluzione. E’ stata creata una situazione ambigua, e il popolo curdo vuole essere trascinato a forza in una nuova guerra. L’operazione contro il nostro gruppo a Lice è stato lanciato in questo contesto. E’ risaputo che abbiamo mantenuto una forza di pace in quell’area. Precedentemente c’erano state alcune operazioni per isolarla dal popolo. Ma l’ultima operazione aveva per scopo lo sterminio delle nostre forze. Con l’operazione di Lice, la Turchia ha dichiarato una guerra. E nel sud (Iraq settentrionale) ha reso evidenti i preparativi per attaccare le nostre forze ed iniziare la guerra.”
“Queste operazioni continueranno, e nel Kurdistan meridionale iracheno vogliono provocare una guerra tra le forze del popolo e lo stato turco. […] La Turchia chiama questa guerra “terrore” e la porta avanti con ogni tipo di atrocità. Tutti sanno che abbiamo fatto enormi passi avanti durante il periodo della cospirazione (quando il presidente del KADEK Ocalan fu catturato e processato). Il nostro presidente chiese un “cessate il fuoco” nel 1999. Il nostro partito fece passi progressivi per realizzare la sua richiesta. Fermò la guerra e spinse le sue forze fuori dal campo. Volevamo che non venissero considerati una minaccia contro la Turchia. Facemmo un cambio di strategia e spostammo la nostra lotta sul piano politico.”
“Adesso un’atrocità senza precedenti viene esercitata sul nostro comando (Ocalan). L’isolamento del nostro capo è letteralmente una dichiarazione di guerra. E ancora, l’operazione di Lice è una dichiarazione di guerra. La Turchia deve sapere che se vuole iniziare una guerra, la responsabilità è tutta sulle sue spalle. Stanno schierando le loro forze nel Sud allo scopo di attaccare i Curdi. Non ci viene lasciata altra strada che la guerra.” [l’esercito turco sta schierando una forza di circa 20.000 soldati, carri armati e altre armi pesanti nell’Iraq settentrionale.]
Cemil Bayik, un altro membro del Consiglio Governativo del KADEK è stato intervistato da Ozgur Politica, un quotidiano filo curdo pubblicato e distribuito in Europa. Di seguito sono riportati alcuni estratti da quest’intervista:
“La scadenza del 15 febbraio sta volgendo al termine. Né lo stato, né il governo sembrano rispondere positivamente. Insistono sulla politica di stermino totale. Essi proveranno a sfruttare l’intervento americano in Iraq per questo scopo. Questo è ciò che giace sotto il patto che lo stato turco sta facendo con gli USA. Il perno della politica che stanno adottando è di sostenere gli USA in cambio della liquidazione del Movimento Nazionale Curdo sia nel Nord (Turchia) che nel Sud (Iraq) del Kurdistan. Benché le ragioni economiche vengano a volte accentuate, lo stato turco ha posto come condizione al suo supporto dell’intervento USA la privazione del popolo curdo dei suoi diritti fondamentali. Il pesante isolamento verso il nostro leader dimostra chiaramente la politica turca rispetto all’intervento. Per evitare che i Curdi potessero beneficiare del vuoto che potrebbe creare un intervento anticipato, il nostro capo è stato isolato e la guerra è diventata di nuovo una priorità nell’agenda. L’isolamento è, in un certo senso, una dichiarazione di guerra della Turchia verso i Curdi.”
“Insistere nella pura politica di pace come risposta agli intensi preparativi di guerra e alla provocazione alla guerra tramite l’isolamento da parte dello Stato Turco, equivale alla liquidazione [del Movimento]. Evitare l’eliminazione del nostro Movimento di Liberazione e la possibilità di trarre beneficio delle condizioni che potrebbero essere create dall’intervento saranno cose possibili solo se le nostre forze saranno pronte alla guerra. In un contesto di interventismo che potrebbe condurre ad una guerra locale, una politica di pace unilaterale non ci condurrebbe da nessuna parte.”
“L’intervento in Iraq condurrebbe a sviluppi imprevedibili. L’intervento coinvolgerebbe tutti gli stati nella regione e condurrebbe alla distruzione dello status quo attualmente stabilito. Emergerebbe una situazione completamente nuova sotto tutti i punti i vista. Si verrebbe a stabilire un nuovo status quo nel Medio Oriente. Una straordinaria energia sarebbe mobilitata nei campi politici, militari e diplomatici. E’ quindi necessaria una lotta più intensa allo scopo di ottenere un riconoscimento per il popolo curdo.”
________________________________________
Sembra che lo stato turco si stia preparando ad iniziare una propria guerra contro il popolo curdo quando gli USA lanceranno il loro attacco all’Iraq. Questa è un’altra indicazione che le forze repressive in tutto l mondo stanno sfruttando la retorica della “guerra al terrore” per sopprimere le loro stesse popolazioni e privarle dei diritti fondamentali. L’escalation della violazione dei diritti umani in Turchia alla vigilia dell’attacco totale all’Iraq è importante da considerare. Lo stato turco sta contrattando con gli USA per cercare di assicurare le condizioni migliori in caso di guerra. La questione curda è di primaria importanza, e la richiesta fondamentale è di evitare la formazione di qualunque possibile federazione curda o qualunque passo verso una maggiore autonomia dei Curdi nell’Iraq settentrionale. La paura che le Forze di Difesa del Popolo guadagnino un controllo significativo nella regione è la spinta principale della politica curda verso l’Iraq. E’ stato dichiarato in molte occasioni dall’esercito turco e da funzionari civili che uno dei limiti fondamentali al pieno appoggio della Turchia all’invasione dell’Iraq da parte degli USA dal confine turco-iracheno è la questione curda. E’ stato anche reso chiaro che in caso di guerra, la Turchia prenderà le precauzioni necessarie per mantenere la propria sucurezza, che significa che ha intenzione di sfruttare l’atmosfera di guerra per sterminare il Movimento di Liberazione Curda (KADEK). Le dichiarazioni fatte dai leader del KADEK rendono evidente che la guerra è già cominciata.
Documento originale
Turkish Army Threats Peace in Turkey
Traduzione di Annamaria Gerardino
ARAM è una casa editrice turca
www. zmag.org/ZNET.htm


Truppe Usa oltre il confine l'invasione è già cominciata
Saddam prepara la difesa: le battaglie più cruente avverranno dentro e intorno alle città irachene
Truppe Usa oltre il confine l'invasione è già cominciata
I commandos hanno il pieno controllo della frontiera
Bassora cadrà per prima, Takrit e Bagdad roccaforti del raìs
dal nostro inviato MAGDI ALLAM
KUWAIT CITY - La linea di confine tra il Kuwait e l'Iraq è sempre più un colabrodo. Ogni giorno viene violata da commandos di forze scelte e di sabotatori americani e britannici, diretti a nord in territorio nemico. Sono affiancati da oppositori iracheni che conoscono palmo a palmo il terreno. Indiscrezioni insistenti confermano la presenza di queste unità speciali nella stessa Bagdad.
Nell'ultima settimana si sono verificate delle misteriose esplosioni che hanno gettato nel panico i Servizi segreti militari e mandato su tutte le furie Saddam Hussein. Immediatamente è stata rafforzata la presenza dei pretoriani della Guardia repubblicana, i fedelissimi del raìs, soprattutto nei quartieri più poveri di Al Thawra e Al Karkh a maggioranza sciita. L'ordine impartito loro è severissimo: giustiziare immediatamente qualsiasi sospetto collaborazionista. Contemporaneamente l'aviazione anglo-americana, avvalendosi di segnalazioni di "talpe" infiltrate nelle retrovie irachene, è riuscita a colpire con impressionante precisione delle postazioni radar anti-missili nel sud e nel nord del Paese.
Di fatto la guerra di Bush, mentre il mondo continua a discutere se sia lecita o meno, è già iniziata. Gli americani hanno il pieno controllo dei 240 chilometri che si sviluppano dal confine tra il Kuwait, l'Iraq e l'Arabia Saudita, fino al porto di Umm Qasr. In qualche modo i kuwaitiani hanno abdicato alla loro sovranità. La situazione è calda sui fronti della guerra delle operazioni segrete, volta a scompaginare il fronte nemico, e della guerra propagandistica, tesa a incrinare il morale degli iracheni.
Il compito dei super-soldati americani è estremamente arduo e vitale per la sconfitta definitiva del regime di Saddam. Dotati di un equipaggiamento sofisticatissimo, con visiere a luci infrarossi e palmari satellitari, devono innanzitutto localizzare con precisione millimetrica centinaia di obiettivi strategici contro cui, all'ora x, si riverserà una tempesta di missili e bombe intelligenti a guida satellitare. Si prevede il lancio di tremila ordigni nelle prime 48 ore, uno al minuto.
Inoltre devono saggiare la resistenza del fronte interno iracheno nelle grandi città, per verificare tempi e modalità dell'assalto decisivo alle roccaforti del potere. Gli esperti militari concordano sul fatto che il principale fronte di guerra sarà attorno e dentro le grandi città. In particolare Bagdad e Takrit, la roccaforte dell'omonimo clan natale di Saddam. La vittoria o la sconfitta di Bush si misurerà dalla capacità americana di conquistare le città e di liquidare il dittatore iracheno. Ma è fondamentale che avvenga entro una settimana.
Saddam pare essersi rassegnato alla perdita nel giro delle prime 72 ore di Bassora, il capoluogo del sud popolato prevalentemente da sciiti, e di Mosul, il capoluogo del nord a maggioranza curda. Spera di riuscire a mantenere il potere sopravvivendo fisicamente e prolungando la guerriglia nelle città dell'Iraq centrale a maggioranza sunnita, confessione musulmana cui appartiene. E scommette sul fattore tempo: più ne passa, più Bush dovrà fare i conti con le inevitabili reazioni popolari un po' ovunque nel mondo e con una nuova ondata di attentati terroristici concordati con Osama Bin Laden. Si spiega così il fatto che gli schieramenti militari nei due campi sono stati concepiti per affrontare principalmente operazioni di guerriglia urbana, non una guerra tradizionale.
Saddam non è un militare, non ha neppure fatto il servizio di leva e non si fida dell'Esercito. Nel momento della resa dei conti ha pertanto deciso di tentare la sorte combattendo nel modo a lui più congeniale. Si nasconderà in mezzo alla popolazione, sfruttandola come scudo umano, nella speranza che gli americani siano costretti a mietere il maggior numero possibile di vittime civili. La vera resistenza potrebbe venire dai pretoriani della Guardia repubblica, capeggiati dal primogenito Qusai. Sanno che se cade il regime, anche per loro sarà la fine. Se non li ammazzeranno gli americani, lo faranno gli iracheni stessi. Le atrocità commesse dal regime sono tali e tante da far presagire una sanguinosa vendetta.
Il vero problema per Saddam è pertanto di assicurarsi che la sua gente sia costretta a sottomettersi e a prestarsi a fare da scudo umano. Lui, come ha già fatto con successo nel 1991, si trasferirà in continuazione da un'abitazione privata all'altra, seguito da un pugno di fedelissimi, senza mai usare il telefono per non rischiare di essere localizzato.
Dal canto loro gli americani si sono adeguati alla strategia difensiva di Saddam rivoluzionando la struttura delle forze terrestri che daranno l'assalto all'Iraq. Saranno composte per due terzi da forze speciali addestrate ai combattimenti a distanza ravvicinata e solo per un terzo da reparti corazzati e meccanizzati. Questi ultimi spianeranno la via verso la conquista di Bassora a est e di Bagdad a nord. Non dovrebbero incontrare resistenza fino alle porte delle città. A quel punto si capirà quanto riuscirà a resistere l'apparato militare iracheno dopo essere stato sottoposto alla più micidiale pioggia di missili e di bombe della storia contemporanea. E soprattutto in assenza della catena di comandi che sarà distrutta insieme alla rete di comunicazione nazionale. Di fatto ogni unità militare verrà a trovarsi isolata.
Saddam avrebbe già ordinato ai generali di agire autonomamente senza attendere ordini dall'alto. Più che una guerra tra due eserciti, sarà una caccia a Saddam. Se cade lui, crolla il suo regime tirannico e inviso agli iracheni. Il problema vero è riuscirci subito. Prima che scateni la sua furia devastatrice, come già fece nel Kuwait, dando alle fiamme centinaia di pozzi petroliferi e, forse, lanciando micidiali missili a testata chimica contro l'emirato. Insomma dando vita a uno "Scenario Sansone" dalle conseguenze catastrofiche.
(21 febbraio 2003)
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L'ennesima violazione internazionale, dov'e' l'Onu?


In Origine Postato da yurj
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L'ennesima violazione internazionale, dov'e' l'Onu? [/B]
C'e' anche il porblema della guerra, ma il compito principale dell'Onu e' combattere la fame nel mondo: lo ha detto Kofi Annan in persona qualche giorno fa![]()
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Le guerre e gli embarghi portano la fame
Ma compito di Bush non era risollevare l'economia statunitense? Digli di farsi un viaggio tra le bidonville del Texas che lui ha governato, ecco chi crea la poverta'.![]()