L’avvocato difensore di alcuni attivisti del gruppo di estrema destra presenta istanza di ricusazione contro il giudice Luigi Dainotti
«Lei è comunista, non può giudicare la Fiamma»
«Magistratura democratica è una formazione sovversiva». Non era mai accaduto prima.
«Lei è un giudice notoriamente iscritto a Magistratura democratica, un’associazione schierata all’estrema sinistra. Lei non può giudicare in questo processo perché è ideologicamente contrapposto ai movimenti nazionalisti di cui fanno parte gli imputati . Per questo la ricusiam o». Queste gravi parole sono state pronunciate ieri in un’aula del Tribunale di Trieste. Finora non era mai accaduto; nessuno aveva portato in Tribunale simili argomenti.
Invece questa tesi rappresenta il cuore dell’atto presentato dall’avvocato Gaetano Longo, difensore di alcuni attivisti della «Fiamma tricolore», accusati di aver manifestato nel marzo 2001 ai portici di Chiozza nonostante il «no» del questore.
L’atto di ricusazione è stato letto dallo stesso magistrato accusato di essere iscritto «all’associazione di estrema sinistra Magistratura democratica». E’ un atto che fa parte di un pubblico dibattimento e Luigi Dainotti, voce alta, parola ferma, ha scandito ogni passaggio della propria ricusazione. Un imbarazzato silenzio è calato nell’aula. Un avvocato del collegio di difesa dei 14 i mputati ha abbassato gli occhi sul fascicolo che gli stava davanti. Uno dei legali se ne è uscito nel corridoio e non è più rientrato. La lettura della ricusazione è andata avanti per cinque lunghissimi minuti. Nelle due cartelle l’avvocato Longo ha inserito giudizi e ha estrapolato dati per dimostrare il (presunto ed eventuale) pregiudizio del magistrato contro i suoi clienti «nazionalisti».
«Ha preso parte come esponente di Magistratura democratica a manifestazioni ideologiche organizzate dal gruppo ultracomunista di Rifondazione», si legge nell’atto. Poi ancora, non si comprende riferito a chi – al giudice, a Rifondazione o ad altri soggetti – fanaticamente schierato con una formazione dichiaratamente sovversiva».
Si potrebbe continuare a lungo. Ma sull’atto di ricusazione, come vuole in Codice, si esprimeranno i magistrati della Corte d’appello. Poi il processo potrà riprendere con il giudice Dainotti o con un altro magistrato seduto nello scranno più alto. Certo è che passeranno alcuni mesi. Altr ettanto certo è che mai come ieri si è avvertito che qualcosa si è rotto o profondamente incrinato nella nostra società. Il giudice Dainotti da più di vent’anni in magistratura, mai aveva suscitato simili prese di posizione. Nessuno aveva mai messo in dubbio la sua indipendenza di giudizio e la sua imparzialità. Nessuno aveva detto che chiunque sia iscritto a Magistratura democratica «non dà garanzie di imparzialità». Ieri è accaduto. Forse si apre una nuova stagione. Prima le ricusazioni, poi (eventualmente) le epurazioni.
c.e.
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( " Il Piccolo" 20 febbraio )




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