da www.lastampa.it
" SORRISI CON D´ALEMA E RUTELLI, MA LE POSIZIONI RESTANO DISTANTI
Il premier inglese: non si governa con sondaggi e marce antiguerra
22/2/2003
ROMA
CERTO, Tony Blair li ha chiamati «Dear Massimo» e «Dear Francesco», ma in Gran Bretagna si usa così: quell´utilizzo dei nomi di battesimo non è il sintomo di un «feeling» tra il premier inglese, da una parte, e il presidente della Quercia e il leader della Margherita, dall´altra. Anzi, è gelo tra il centrosinistra italiano e Blair. Del resto, questo incontro lo hanno chiesto D´Alema e Rutelli e l´inquilino del numero dieci di Downing Street non è che abbia concesso loro granchè. Li ha infilati tra un appuntamento e l´altro e si è presentato con circa un quarto d´ora di ritardo rispetto all´ora fissata per il colloquio, sulla scia di dichiarazioni rilasciate poco prima in cui si diceva «in perfetta sintonia con Silvio Berlusconi». L´incontro, poi, che si è tenuto a villa Wolkonski, residenza dell´ambasciatore inglese a Roma, è durato una mezz´oretta. Niente interpreti: sia il presidente della Margherita che quello della Quercia si sono affidati alla loro conoscenza della lingua di Blair. Il colloquio è andato malissimo. Rutelli e D´Alema hanno chiesto al primo ministro inglese un suo «impegno personale per una risoluzione pacifica» della complicata vicenda irachena. «Il disarmo di Saddam ottenuto evitando un conflitto - ha sostenuto il presidente della Margherita - sarebbe un successo politico per voi e anche per gli americani». E Blair ha replicato: «Anche noi ci auguriamo che possa risolversi pacificamente». Ma, ha ammonito il premier britannico, tutto ciò dipende da Saddam. Il rais - è stato il ragionamento di Blair - si può ravvedere solo se dalla comunità internazionale gli giunge questo messaggio: disarma pacificamente o saremo noi a disarmarti. « Non sono io - ha sottolineato quindi il premier inglese - che posso impedire questa guerra se Saddam non ha la volontà di scongiurarla». Blair ha quindi ribadito che il suo paese parteciperà al conflitto anche se l´Onu non darà il suo appoggio, raggelando il suoi interlocutori . Nel corso del breve incontro D´Alema e Rutelli hanno anche insistito sull´importanza della questione mediorientale. Hanno sostenuto che si sarebbe prima dovuto affrontare questo problema e poi la crisi irachena. «La pace tra israeliani e palestinesi - ha detto il presidente della Quercia - deve tornare a essere una priorità. Così non è stato e questo ha contribuito a peggiorare le cose». Blair ha risposto che senz´altro anche la risoluzione di quella situazione è in agenda. Ma la vera distanza tra le posizioni del primo ministro inglese e del leader della Margherita e il presidente della Quercia la si è potuto misurare in un altro passaggio di quella conversazione a tre. Quando, cioè, Rutelli e D´Alema hanno portato a sostegno delle loro tesi questo ragionamento: «L´opinione pubblica di sinistra - hanno spiegato a Blair i due esponenti dell´Ulivo - qui in Italia, come in Gran Bretagna e nel resto d´Europa è fortemente contraria alla guerra». E il premier inglese non ha negato questo dato di fatto, ma con il pragmatismo di un signore che di mestiere fa il primo ministro della Gran Bretagna ha replicato così: «Le scelte di governo non si possono fare sulla base dei sondaggi». Già, è anche questa la differenza tra il duo D´Alema-Rutelli e il premier britannico. Quest´ultimo, infatti, sta al governo, mentre i due leader del centrosinistra vedono le vicende internazionali da un´altra ottica. E, comunque, ha aggiunto Blair, l´opinione pubblica di oggi non è necessariamente quella di domani. Cioè, se si riesce a disarmare Saddam, l´opinione pubblica, che era contraria alla guerra, può cambiare. Perciò, ha insistito il primo ministro inglese, bisogna guardare al dopo, ai risultati a medio termine . Il colloquio è finito lì, non c´era più niente da dire a quel punto. Al termine, Rutelli e D´Alema si sono offerti alle telecamere e ai microfoni. E hanno rilasciato dichiarazioni stringate. Non solo per non allargare il fossato che li divide da Blair, ma anche per non approfondire il solco tra Margherita e ds sulla vicenda irachena.
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Chi nel 1939 faceva la manifestazioni pacifiste per impedire a Francia e Inghilterra di fare la guerra ad Hitler, qualche mese dopo, nella stragrande maggioranza dei casi, se ne è profondamente vergognato.
La pace è nelle mani di Saddam, non di Blair. D'Alema e Rutelli farebbero meglio ad ammetterlo, visto che sicuramente lo sanno, e a lasciar perdere gli interessi politici contingenti di parte. Come fa Blair.
Saluti liberali




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