) I PRESUPPOSTI DEL NATURALISMO MASSONICO
Abbiamo già accennato come la presunta religiosità massonica sia permeata di naturalismo, un naturalismo di cui sono facilmente individuabili le matrici.
L'esaltazione della natura e una visione del mondo che tutto subordina all'uomo e alla fede nelle sue capacità "naturali", non è nuova ed è, comunque, più antica della Massoneria. Ciò che però caratterizza l'Istituzione è il costante servirsi di princìpi filosofici, che, sconfinando nell'arbitrio più indifferenziato, le permettono di muoversi con una certa disinvoltura per il raggiungimento concreto dei suoi scopi.
Una prima matrice del naturalismo massonico è nell'Umanesimo del Rinascimento. Il fondamentale paganesimo rinascimentale, tutto teso a sostituire l'uomo a Dio, a proclamare l'innata bontà della natura, a proporre il cammino terrestre verso la felicità, a limitare su questa terra tutti gli ideali della vita, finiva per deificare l'uomo.
È evidente come la Massoneria attinga a piene mani dall'Umanesimo la sua avversione alla fede, in nome dell'autonomia della ragione, e faccia suoi tutti i moti di insofferenza e di ribellione all'autorità della Chiesa in nome del libero pensiero, dell'anticlericalismo e della libera ricerca del vero. Quanto la Massoneria affondi le sue radici nell'Umanesimo, è essa stessa a dichiararlo, come si può riscontrare nel volume di Ludovico Keller: "Le basi spirituali della Massoneria e la vita pubblica" (Roma, Atanòr, IV ed., 1970).
Altra evidente derivazione del credo massonico è quel legame che lo unisce all'Illuminismo razionalistico del secolo XVIII.
Ci sia permesso citare, in una nostra traduzione, un'opera del gesuita Giuseppe Berteloot che fu, invano, un vero prudente iniziatore d'un tentativo di "dialogo" con la Massoneria.
Il deismo naturale si rifà al concetto di "religione" di Voltaire: "La religione di Voltaire si risolve in un vago deismo, senza rivelazione, senza credenze dogmatiche. Col Dio che lui immagina, si pensa e si fa tutto quel che si vuole" (BEFMEC, 1, 58).
Sulla scia degli Enciclopedisti, Diderot, d'Alembert ecc. "le Logge sognano di sostituire, alla civiltà cristiana, basata sulla fede, una civiltà puramente umana, basata sulla ragione. Nel loro pensiero, il cristianesimo che ha prevalso fino allora non è più ammissibile. I suoi tre dogmi fondamentali: il peccato originale, la redenzione, la vita eterna nell'al di là, sono insieme irrazionali e demoralizzanti, perché costituiscono un ostacolo al progresso" (BEFMEC, 1, 63-64).
Il massone Lorenzo Fusi, in un suo discorso sul tema: "Supremazia della dottrina massonica" (Ed. L.E.D.A. - Roma, 1950), pronunziato nella Loggia "Roma" di Roma, in seduta d'istruzione massonica, nel 1950, conferma quanto abbiamo citato dal Berteloot: parlando del peccato originale lo chiama, insieme agli altri dogmi della Chiesa "leggende mitologiche", "imposture", "piedistallo, sia pure d'argilla", sul quale poggia tutta la fede giudaico-cristiana. Si tolga questo mito alla credenza cattolica e si vedrà crollare di colpo tutta l'impalcatura dogmatica del cattolicesimo ... (perché) il dogma del peccato originale postula logicamente il dogma della redenzione; la redenzione postula la venuta di un messia redentore, proclamata e preannunziata da una serie di grandi profeti giudaici le cui profezie gli evangelisti trassero ad avvalorare il messianismo cristiano.
"... Ma queste verità assolute e immutabili di santa madre chiesa, non sono la Verità verso la quale ci incamminiamo noi. Ben altre verità ci rivelò e ci viene rivelando il progresso del pensiero svincolatosi dai ceppi della tradizione: basti mentovare, per limitarci al solo Evo Moderno, alcuni dei più famosi nomi quali Giordano Bruno, Campanella, Galilei, Keplero, Spinoza, Leibniz, Loke, Vico, Voltaire, per vedere in quali nuovi profeti si proiettò quell'altra non meno divina ispirazione e illuminazione, che fece crollare tutte le pretese verità bibliche" (pag. 13-14 - corsivo nostro).
La verità cattolica, in materia, ce la dice Paolo VI nel suo "Credo" del Popolo di Dio, del 30 giugno 1968: "Noi crediamo che in Adamo tutti hanno peccato: il che significa che la colpa originale da lui commessa ha fatto cadere la natura umana, comune a tutti gli uomini, in uno stato in cui essa porta le conseguenze di quella colpa, e che non è più lo stato in cui si trovava all'inizio nei nostri progenitori, costituiti nella santità e nella giustizia, e in cui l'uomo non conosceva né il male né la morte. È la natura umana così decaduta, spogliata della grazia che la rivestiva, ferita nelle sue proprie forze naturali e sottomessa al dominio della morte, che viene trasmessa a tutti gli uomini; ed è in tal senso che ciascun uomo nasce nel peccato. Noi dunque professiamo, col Concilio di Trento, che il peccato originale viene trasmesso con la natura umana, "non per imitazione, ma per propagazione", e che esso pertanto è "proprio a ciascuno".
Noi crediamo che nostro Signor Gesù Cristo mediante il Sacrificio della Croce ci ha riscattati dal peccato originale e da tutti i peccati personali commessi da ciascuno di noi, in maniera tale che - secondo la parola dell'Apostolo - "là dove aveva abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia".
A questi princìpi "dogmatici", continua il già citato Berteloot, "essi (i Massoni) sostituiscono dei princìpi detti "filosofici", diametralmente opposti: quello della felicità nel progresso indefinito, quello della bontà naturale dell'uomo e quello della sua finalità sulla terra.
Questi tre princìpi fanno corpo, sono solidali gli uni con gli altri. Se l'uomo non ha che un destino terrestre, è solo quaggiù che deve raggiungere la sua piena felicità; se è nato buono, gli basta lasciarsi guidare dal suo libero pensiero e di lasciarsi andare alla sua libera via, per realizzare automaticamente questa felicità e quella degli altri; finalmente, se il progresso è indefinito, l'uomo è assicurato di raggiungere l'età dell'oro nell'avvenire che egli stesso costruisce.
Ed eccoci quindi in piena emancipazione di spirito e presto in pieno "libertinaggio" (nel senso che questa parola aveva nel sec. XVII) (BEFMEC, 1, 64).
Le conseguenze di queste premesse filosofiche si fanno sentire in campo morale. "Quale la filosofia, tale la morale: ordinariamente vanno insieme", continua il Berteloot. "Il deismo professato da filosofi e Massoni non è altro che una divinizzazione della natura e più specialmente una divinizzazione dell'uomo, il re della natura. Ora, una volta divinizzato, decretato "naturalmente buono", l'uomo non sa più che farsi dei grandi dogmi cristiani: caduta originale, malizia fondamentale, fine ultimo al di là di questo mondo... Per realizzare la sua felicità e quella dei propri simili, gli basta lasciare libero corso ai suoi desideri, alle sue ambizioni, alle sue passioni, specialmente a quelle che gli daranno i godimenti più forti" (BEFMEC, 1, 67).
Il Berteloot cita poi Gaston Martin (Chaine d'Union, février 1936, 254): "Mentre nel sec. XVII un libertino non è altro che un libero pensatore, diventa, all'inizio del sec. XVIII, anche un libertino nel senso moderno della parola; e, a misura che si indebolisce l'idea di una sanzione divina ed esterna, s'indebolisce proporzionatamente la morale". E conclude: "Nessuna meraviglia. Divinizzando la natura, si è logicamente portati a divinizzare tutte le inclinazioni della natura. Chi pretende vivere secondo la virtù, non vivendo che secondo la natura, fa molto presto a chiamare virtù quello che, in fondo, non è che vizio" (BEFMEC, 1, 69).
Se questi sono i riconosciuti fondamenti della dottrina massonica, stupisce vedere il rifiuto del termine "naturalismo" attribuito alla dottrina ed all'ambiente massonico, da parte del già citato Lupi in polemica con il Padre Caprile: "Ché se per naturalismo si vuole intendere l'aver noi rigettato la trascendenza del fideismo dogmatico e rivelazionistico, non v'è chi non veda come questo sia il nostro migliore e più genuino titolo di distinzione e di carattere. Ognuno è filosofo come può e come sa e il fratello Libero Muratore non pretende di avere in mano le chiavi dello scibile né quelle dei valori eterni; egli però si accosta reverente a questi problemi con la certezza di avere abbracciato, almeno metodologicamente, l'unico cammino possibile" (LURG, 25).
Ma al Lupi, come a chiunque altro voglia dubitare del "naturalismo" massonico, sarà sufficiente por mente a qualche citazione di fonte massonica che qui facciamo seguire:
La Massoneria "difese il valore dell'intelletto umano, e ne appoggiò la sua evoluzione e la sua affermazione nel dominio della natura; proclamò il diritto di vivere secondo le leggi morali immutabili della natura stessa, contro una ipocrita etica negatrice dei valori morali universali" (PON, 67); "La natura rivela alla Ragione tutto ciò che si deve credere e sperare" (MASFI, 69); "La Massoneria, identificando l'opera dei Rosa Croce, ha proclamato lo studio della natura, istrumento di ogni progresso, ma determinando che la natura non è soltanto nella materia, ma anche nelle leggi morali, la cui sede si trova nella nostra coscienza e la cui realtà è dimostrata dal fatto della società umana, come le leggi fisiche sono dimostrate dal fatto dei fenomeni fisici" (FLR, 321-322).
Ma non basta, perché non manca chi interpreta il naturalismo in chiave panteistica: "È tempo ormai che l'uomo cominci a comprendere che la Divinità, dalla quale si sente attratto,... non è una persona... ma è dentro il proprio cuore... È tempo che l'uomo cerchi Iddio in tutta la Natura ma entro la Natura e non fuori di essa. Finora si è divinizzato tutto quello che non può essere Iddio. Si son fatti di certi uomini altrettanti Dei... come è avvenuto in varie religioni e particolarmente nel Cristianesimo, in cui si è rimpicciolito l'Essere Supremo fino a farne un uomo, con la Deificazione sia pure di un Grande iniziato come Gesù... Dio è onnipresente e immanente nell'uomo come in tutta la Natura... Da questa grandiosa visione della presenza del Divino. in tutta la Natura come nella coscienza dell'uomo, sorge appunto il concetto di quella religione umana che colloca Iddio nel cuore dell'uomo; la religione dell'uomo che avrà trovato il Dio che gli è adeguato..." (Lorenzo Fusi, in BGO, giugno 1952, 36).
Ed a coronamento inequivocabile del naturalismo massonico, ecco un pensiero ad ogni livello e ad ogni grado del pensiero massonico: "Mentre la religione umanizza il Dio, la Massoneria divinizza l'uomo" (Citato da CAP, 2, 364).
Finalmente la Natura divinizzata è il Tutto e sostituisce Dio! "La Massoneria, data la sua essenza umanistica, non può professare che la razionale religione della Natura" (VENMS, 81). Essa perciò non è né "deista" né "atea". "Non è deista, in quanto, credendo nella unità delle leggi inerenti alla Natura,... non crede né può credere nella esistenza di un Dio premondano ed ultramondano, che è stato oltrepassato dalla scienza; di un Dio, spirito infinito, superiore ed estraneo alla Natura, creatore della Natura.
Nulla di più assurdo è l'ammettere la esistenza di un Essere, che sia indipendente dalla Natura, che sia causa della Natura e che abbia influenza sulla Natura...
Ammessa siffatta ipotesi, impossibile sarebbe il progresso, ch'è legge fondamentale dell'Umanesimo e quindi della Massoneria, perché per un solo atto della volontà di questo Dio si potrebbe indietreggiare di secoli; la storia non avrebbe più legame e sarebbe costituita dalle manifestazioni della volontà di questo Dio.
La Massoneria non crede né può credere ad un Essere soprannaturale, non credendo né potendo credere ai fenomeni "innaturali", che sarebbero le sole prove che potrebbero dimostrarne la esistenza...
D'altra parte la Massoneria non è "atea", perché crede... nella esistenza di una Legge immanente nella Natura, Legge che denomina "Grande Architetto dell'Universo"...
Il "Grande Architetto dell'Universo", che nel rituale massonico s'invoca, non è indipendente dalla natura: esso è immanente nella natura, ed è quella condizione eterna, assoluta, universale, ch'è perciò "legge" e che, connettendo le cose, le ordina, ed ordinandole le architetta in modo da costituire quel tutto armonico, che chiamasi Universo...
Nell'èra atomica non c'è posto per un Dio persona, creatore e giudice, qual'è configurato dalle religioni, dalla rivelazione delle religioni positive...
Tutt'una con la natura, la detta necessità e legge è "immortale", ed è tale immortalità, non altra, quella nella quale crede e deve credere la Massoneria, non comportando la sua dottrina umanistica, ch'è "naturalismo", un mondo fuori e sopra di quello, di cui l'uomo fa parte" (VENMS. 81-84)
E il Ventura, già abbondantemente citato, conclude: "Rammenteremo quello che fu il più celebre solenne documento antimassonico la Humanum genus...
In questa enciclica infatti il papa Leone XIII... disse: ... I Framassoni tendono - e tutt'i loro sforzi hanno questo unico fine - a distruggere dalle fondamenta qualsiasi disciplina religiosa e sociale, che sia nata dalle istituzioni cristiane, per sostituirla con una nuova conforme alle loro idee, ed i cui principii fondamentali e le leggi sono improntati al "Naturalismo".
"... Ora, il primo principio del "Naturalismo" - continuò a dire Leone XIII nella enciclica - è che in tutte le cose la natura e la ragione umana debbano essere padrone sovrane. Posto questo principio, quando si tratta dei doveri verso Dio, o non ci annettono nessuna importanza, o ne alterano la essenza con opinioni vaghe o con sentimenti erronei. Essi negano che Dio sia autore di una qualsiasi rivelazione. ...Per essi, al di fuori di quello che la ragione umana è in grado di comprendere, non esiste alcun dogma religioso, né alcun maestro, nella parola del quale si debba avere fede in nome del suo mandante ufficiale".
Il papa Leone XIII VIDE MOLTO GIUSTO; COMPRESE CHE COSA FOSSE LA MASSONERIA; NE SVELÒ LA FISIONOMIA PRECISA; NE DENUDÒ LE ASPIRAZIONI IN TERMINI INEQUIVOCABILI...
La Massoneria autentica, sprezzante del dogma, non è una religione, e non è una corporazione, un'accademia, una setta, un partito. Essa insegna e guida; RIVELA UNA VISIONE NUOVA DELLA STORIA; è la umanità rinnovellantesi, che equilibra le classi, consocia le nazioni, e PORTA LA REDENZIONE DI TUTTI, NON IN CIELO MA IN TERRA". (VENMS, 113-114 - maiuscolatura nostra).
Al Ventura fa eco Alec Mellor: "La parte dottrinale dell'enciclica è luminosa. Leone XIII definisce il programma delle logge italiane con una obiettività che, nel segreto, esse non dovettero certo contestare...
A questo naturalismo, deleterio per lo spirito soprannaturale, sarà consacrata in seguito le parte essenziale dell'enciclica...
Lo spirito di Humanum genus fu ricordato vigorosamente da Leone XIII in parecchi documenti. Nella lettera Inimica vis, indirizzata l'8 dicembre 1892 all'episcopato italiano, egli sottolinea che "lo spirito comune a tutte le sette anteriori ha ripreso vita nella setta massonica". Medesimo richiamo nella lettera apostolica Praeclara (20 giugno 1894).
Leone XIII è l'ultimo Papa che abbia promulgato un'enciclica dottrinale contro la Libera Muratoria. Nel condannare il naturalismo, Humanum genus FA PARTE DELLE GRANDI DECISIONI DI PRINCIPIO RESE DALLA CHIESA, CHE NON PASSANO CON IL TEMPO. Tutta una parte dell'enciclica, invece, è impregnata di storia e come tale deve essere letta. "Coloro che, nel secolo XIX, avevano formulato l'insensato disegno di far seguire alla presa di Roma anche la distruzione della Chiesa, si sono collocati con gli innumerevoli suoi persecutori del passato. Nel senso proprio della parola sono essi i morti". (MELFS, 277-278 - maiuscolatura nostra).
Dopo tante autorevoli citazioni non crediamo che possano nutrirsi dubbi sul fatto che il "Naturalismo" sia il cemento della cosiddetta filosofia massonica.


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