Racconti di guerre passate

"..dalla nostra trincea usciamo solo per raccogliere i feriti che non son caduti troppo lontano. Gli altri giacciono abbandonati, li sentiamo morire. Ve n' è uno che cerchiamo invano per due giorni. Probabilmente è caduto sul ventre e non si può voltare: solo quando si grida cosi con la bocca rasente terra, riesce difficile stabilire la direzione. Avrà preso un brutto colpo, una frattura al bacino o una pallottola nella spina dorsale. Il torace non deve esser colpito visto che ha la forza per gridare Il nostro comandante ha promesso tre giorni di licenza a chi lo troverà per primo, ma anche cosi faremmo di tutto per trovarlo perché quel continuo lamento è spaventevole (...) Tutto inutile, il ferito non si trova. Eppure si capisce che cosa grida. Da principio non ha fatto che chiamare aiuto, ma durante la notte deve aver avuto la febbre, parlava colla moglie e coi figli, si distingueva il nome Elisa. Oggi non fa che piangere. Verso sera la voce si spegne in un singhiozzo, ma continua a gemere tutta la notte..."

Erich Maria Remarque: Niente di nuovo sul fronte occidentale, Mondadori editore


"...ora, se i vostri nervi sono forti, entrate nella porta a sinistra. Vedrete là dottori colle braccia insanguinate fino al gomito e facce pallide, cupe, all' opera accanto a una branda su cui giace, pronunciando parole insensate, in delirio, un ferito.
I dottori sono intenti al compito rivoltante ma benemerito dell' amputazione.
Vedrete un coltello affilato e ricurvo entrar nel bianco corpo sano, vedrete che con un grido terribile, straziante, e imprecando il ferito rientra immediatamente in sé; vedrete l' infermiere buttare in un angolo il braccio amputato (....) Vedrete spettacoli terribili, che sconvolgono l' animo; vedrete la guerra non nella sua forma ordinata, bella e brillante, con la musica e il rullo del tamburo, con le bandiere al vento e i generali caracollanti e tronfi di sé, bensi la guerra nella sua più schietta espressione: nel sangue, nelle sofferenze, nella morte..."

Lev Tolstoy, I racconti di Sebastopoli, Mondadori editore



"...Uno si abitua talmente al fatto che i morti siano uomini che la vista di una donna morta è alquanto scioccante. Per la prima volta vidi morti di sesso diverso dopo l’esplosione di una fabbrica di munizioni, che era stata collocata nella campagna. Guidammo fino alla scena del disastro in camion lungo strade ombreggiate dai pioppi. Arrivati dove c’era stato il deposito delle munizioni, alcuni di noi furono adibiti a ispezionare le grandi riserve di munizioni che per qualche motivo non erano esplose, mentre altri dovevano spegnere un incendio che aveva attaccato l’erba di un campo vicino; concluso questo compito ci venne ordinato di ispezionare i dintorni e i campi vicini alla ricerca di corpi. Ne trovammo e ne trasportammo un buon numero fino ad un improvvisato obitorio e devo ammettere sinceramente che fui scioccato nel vedere che quei morti erano donne invece che uomini..."

Enest Hemingway, Addio alle armi, Mondadori editore



"...Uno scoppio basso e vicinissimo questa volta. I tralci son battuti da una gragnuola di scheg_ge. Due, tre urli. Il primo plotone ha dei feriti; li ve_diamo trascinarsi alla casetta, che è un posto di medi_cazione e sulla quale alzano proprio ora la bandiera con la croce rossa. Uno è ferito a un braccio e il sangue gli cola lungo la manica, un altro ha la faccia im_brattata di sangue; un terzo lo devono portare in ba_rella: si lamenta pietosamente; ha una coscia strazia_ta: da una grande piaga, orlata dai brandelli verdi dei calzoni, gli esce in abbondanza il sangue. Il no_stro capitano gli si è fatto vicino e lo incoraggia bur_beramente. Il primo plotone, appena scoppiato lo shrapnel, a un cenno del capitano, s’è gettato più sot_to all’argine, per esser meno vulnerabile. Pochissimi, nello sbalzo, hanno sollevato il capo per vedere quello che avveniva. Grave silenzio, rotto solo dall’ansare dei petti, in quella catena d’uomini rannicchiati sotto il riparo, addossati uno all’altro; le teste, timorose, cercano di coprirsi dal pericolo delle schegge..."

Gianni Stuparich, La guerra del 15, Garzanti editore


Gianni Guelfi