Scontro sulla Rai, 72 ore per trovare l'intesa
Martedì è il d-day. In Vigilanza An e Udc potrebbero anche votare a favore della revoca del Cda. Bossi minaccia la crisi di governo "se votano con i comunisti". Casini: "Ridicolo pensare al reintegro".
ROMA - Il momento della verità è atteso per martedì. E' quella la scadenza fissata dal vicepremier Fini perché i vertici più che dimezzati della Rai decidano di rinunciare alle loro poltrone di viale Mazzini. E' quello il giorno in cui si riunirà la commissione di vigilanza e in cui An e Udc potrebbero fare scudo con l'opposizione e votare a favore della revoca del Cda. Un'ipotesi di cui Umberto Bossi non vuole neanche sentire parlare. "Se votano con i comunisti - dichiara - cade il Governo".
Ma da più parti si tende a stemperare il clima e a sottolineare che l'Esecutivo non entrerà di certo in crisi per il caso Rai. E' proprio il vice premier Fini a ribadirlo ancora oggi: "la coalizione durerà tutta la legislatura ha assicurato spiegando che "questa non è una coalizione che si è formata per caso; ha alla base un programma, è una coalizione destinata ad occupare l'intero arco della legislatura".
Ma ormai anche da Forza Italia un po' tutti sembrano convinti che i tempi del duo Baldassarre-Albertoni siano scaduti. Il punto è come arrivare, nel modo migliore e in quali tempi, al rinnovo dei vertici. Ieri Fini, che pure aveva caldeggiato la nomina di Baldassarre, aveva accelerato sull'ipotesi delle dimissioni in tempi rapidi.
Altrattanto chiara la posizione del presidente della Camera Pierferdinando Casini che ribadisce il suo no al reintegro e auspica che si arrivi a vertici completamente rinnovati ma non è disposto a parlare di organigramma fino a quando i due "giapponesi" non saranno tornati a casa.
"Se si arriverà alla decadenza del consiglio d'amministrazione per strade anche diverse - spiega Casini in un'intervista al Messaggero - l'unico obbligo che avremo è quello di applicare la legge rinominando unitariamente un cda. Non abbiamo il potere di interpretare le norme, delimitando i tempi di un consiglio''. Una risposta piuttosto diretta al presidente del Senato che, appena 24 ore prima, aveva ipotizzato la nomina di un cda ponte che consentisse di arrivare al varo della nuova legge sul servizio pubblico.
Ma se la palla della decisione è per legge nelle mani dei due presidenti delle Camere, anche nei partiti c'è grande fermento. Alla battaglia che ormai da mesi viene portata avanti nell'Udc si è ora aggiunta anche Alleanza Nazionale. Lo scenario è chiaro. O il cda Smart se ne ava a casa, oppure martedì in Vigilanza si potrebbe trovare il modo di ottenere la revoca. I numeri ci sarebbero: sulla carta ci sono 27 voti, ovvero i due terzi richiesti per legge. Ma questa scelta implicherebbe un allineamento con l'opposizione. Ipotesi che, per altro, Buttiglione non esclude. E che però fa letteralmente tuonare Bossi.
''Questo cda - spiega a Repubblica - ha lavorato in maniera ottimale. Non vedo per quale motivo se ne debbano andare. Lì sono e lì devono restare'' il ché significa anche un no netto alla proposta ponte di Pera. "Massimo rispetto per lui - spiega - ma per la maggioranza di cui faccio parte conta la parola di Berlusconi''.
E nel dietro le quinte sarà chiaramente il premier a far muovere l'ago della bilancia. Non a caso è a lui che Baldassarre, dopo essere stato scaricato anche da Fini, si è rivolto. "Vado via - va ripetendo - solo se parla Berlusconi", mentre in un'intervista al Corriere della Sera si rivolge direttamente al vicepremier spiegando che i vertici erano stati già preavvisati della decisione del trasferimento di Rai Due a Milano, che la scelta è in linea con il principio federalistico e che lavorare in queste condizioni "può diventare anche una tortura".
Che dite? Dove vuole arrivare Bossi?




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