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    Predefinito Usa: Chirac non può impedire guerra

    Usa: Chirac non può impedire guerra

    Il consigliere del Pentagono Richard Perle ha affermato che Washigton attaccherà l'Iraq,anche con il veto all'Onu della Francia. In un'intervista al giornale saudita "Asharq al Awsat", Perle ha specificato che gli Usa intraprenderanno un attacco contro l'Iraq "anche senza una risoluzione internazionale, perché il presidente Bush non permetterà a un capo di Stato francese di definire la politica americana". Perle ha poi aggiunto che "l'esperienza irachena sarà il preludio a una serie di riforme nella regione".
    (televideo rai)

    Sempre più "curiosa" la considerazione che gli USA hanno dell'ONU.

    Perle dovrebbe anche capire che anche gli altri capi di stato potrebbero non volere che un capo di stato statunitense definisca la loro politica.

    In maniera deduttiva da queste frasi si capisce molto.

  2. #2
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    Predefinito Re: Usa: Chirac non può impedire guerra

    In Origine Postato da bom-bim-bom
    Usa: Chirac non può impedire guerra

    Il consigliere del Pentagono Richard Perle ha affermato che Washigton attaccherà l'Iraq,anche con il veto all'Onu della Francia. In un'intervista al giornale saudita "Asharq al Awsat", Perle ha specificato che gli Usa intraprenderanno un attacco contro l'Iraq "anche senza una risoluzione internazionale, perché il presidente Bush non permetterà a un capo di Stato francese di definire la politica americana". Perle ha poi aggiunto che "l'esperienza irachena sarà il preludio a una serie di riforme nella regione".
    (televideo rai)

    Sempre più "curiosa" la considerazione che gli USA hanno dell'ONU.

    Perle dovrebbe anche capire che anche gli altri capi di stato potrebbero non volere che un capo di stato statunitense definisca la loro politica.

    In maniera deduttiva da queste frasi si capisce molto.






    Intervista a: Denis Halliday





    Intervista
    a cura di
    Sonia Renzini

    22.02.2003
    La guerra è illegale con o senza il sì dellOnu

    In ballo c’è molto e Denis Halliday proprio non se la sente di usare toni pacati. Irlandese di origine, ma profondo conoscitore della realtà irachena, l’ex sottosegretario generale delle Nazioni Unite Halliday ama parlare chiaro. Con le parole e con i fatti. Come quando non esitò a dimettersi dal ruolo di coordinatore umanitario delle Nazioni Unite a Baghdad, dopo 34 anni di carriera, per protestare contro la politica delle sanzioni economiche. Come ha fatto ieri a Firenze giunto su invito del gruppo provinciale dei Verdi.

    Signor Halliday, qual è la situazione attuale in Iraq?

    «Drammatica. Perché l’impatto delle sanzioni all’Iraq continua a essere genocida. Nel rapporto Unicef di sei mesi è scritto che ogni mese migliaia di bambini vengono uccisi. Uso la parola uccidere deliberatamente perché il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sa perfettamente di stare uccidendo i bambini iracheni. E tutti noi siamo responsabili».

    Qual è la situazione rispetto al 1991?

    «Il popolo iracheno oggi è molto più debole di quanto non fosse allora. Ogni famiglia è stata danneggiata a causa delle sanzioni, per un genitore deceduto prima del tempo, per un bambino morto subito dopo la nascita. Non solo. Tra la popolazione adulta l’anemia è al 70% e in alcune parti del paese prevalgono condizioni di carestia».

    E dopo 12 anni di sanzioni arriva la minaccia della guerra.

    «Che è totalmente illegale. Perché l’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite proibisce la minaccia della guerra e dunque l’attacco preventivo americano è semplicemente incompatibile con il diritto internazionale. E in Europa non possiamo permettere che venga messo da parte perché gli Stati Uniti non hanno soltanto nel mirino l’Iraq e il Medio Oriente, ma il dominio dell'economia europea. E poi lo dico chiaramente, il popolo iracheno non avrà la capacità di resistere alla nuova fase di crimini di guerra che stanno per essere commessi dagli Stati Uniti».

    Perché parla di crimini di guerra?

    «Lo faccio intenzionalmente perché di questo si tratta quando si colpisce e si distruggono la rete di energia elettrica e i sistemi di trattamento delle acque. Il ministro della Sanità iracheno è molto preoccupato per l'approvigionamento idrico dopo gli eventuali bombardamenti americani. Quando saranno di nuovo usati missili e bombe all’uranio impoverito, o peggio ancora armi nucleari tattiche. E ancora una volta assisteremo alla distruzione del sistema sanitario e dei diritti essenziali del popolo iracheno».

    Cosa si aspettano i politici iracheni?

    «I politici in Iraq non vedono speranze, nessun sostegno da parte dei capi di stato arabi e poco coraggio in Europa. Credono che l'unica speranza stia nell’opinione pubblica, la stessa del 15 febbraio, anche se quelle manifestazioni non sono un segno di appoggio a Saddam, piuttosto al popolo iracheno».

    Cosa può fare l’Europa?

    «Isolare l’America nella sua politica. Sarebbe un bel passo avanti perché la maggioranza del popolo americano non appoggia un intervento unilaterale contro l’Iraq».

    Non pensa che l'Iraq possa rappresentare un pericolo?

    «Sappiamo che non esiste nessuna minaccia seria da parte dell'Iraq verso Londra, Washington e Roma. Quest’ipotesi è pura propaganda».

    Di che si tratta allora?

    «Questa guerra di Bush, di Blair e di Berlusconi riguarda esclusivamente il petrolio, il potere militare in Medio Oriente e il dominio del mondo, compresa l’Europa, attraverso il controllo del petrolio. E che questa guerra sia fatta in modo unilaterale o abbia il mandato delle Nazioni Unite sarà comunque illegale. Perché nessuna risoluzione delle Nazioni Unite che venga approvata con la coercizione è legale e questo è il modo in cui lavorano gli Stati Uniti all’interno delle Nazioni Unite».

    Esiste una soluzione alternativa?

    «Credo di sì. Intanto bisogna affrontare il problema delle armi di distruzione di massa che noi stessi produciamo e vendiamo. E poi dobbiamo attuare il paragrafo 14 della risoluzione 686 che chiede la rimozione dalle armi di distruzione di massa da tutto il Medio Oriente».

    In pratica, cosa significa?

    «Che devono essere rimosse le armi nucleari, chimiche e batteriologiche in possesso di Israele. E che devono proseguire le ispezioni in Iraq, nel Medio Oriente e negli Stati Uniti. E anche in Gran Bretagna».

    E Saddam Hussein?

    «Credo che una volta che il popolo iracheno avrà recuperato i propri diritti sarà esso stesso a occuparsi di Saddam Hussein. Come è successo in Romania, nelle Filippine e in Indonesia dove il popolo ha rovesciato i regimi esistenti. Ma questo non è possibile sotto un regime di sanzioni economiche dove la preoccupazione attuale è la sopravvivenza dei propri figli».

  3. #3
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    1996 (B): The Institute for Advanced Strategic and Political Studies, an Israeli think tank, publishes a paper entitled "A Clean Break: A New Strategy for Securing the Realm." The paper isn't much different from other Israeli right-wing papers at the time, except the authors: the lead writer is Richard Perle, now chairman of the Defense Policy Board in the US, and very influential with President Bush . Several of the other authors now hold key positions in Washington. The paper advises the new, right-wing Israeli leader Binyamin Netanyahu to make a complete break with the past by adopting a strategy "based on an entirely new intellectual foundation, one that restores strategic initiative and provides the nation the room to engage every possible energy on rebuilding Zionism ..." The first step would be the removal of Saddam Hussein in Iraq. A war with Iraq would destabilize the entire Middle East, allowing governments in Syria, Iran, Lebanon and other countries to be replaced. "Israel will not only contain its foes; it will transcend them," the paper concludes. [Guardian, 9/3/02, see the original paper here] Perle will be instrumental is moving Bush's US policy towards war with Iraq (see September 17, 2001 (B)).

    http://www.politicaonline.net/forum/...130#post420130

  4. #4
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    Più vengono fuori queste cose più il tutto mi fa schifo...
    AZJumbo

 

 

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