Si è dovuto fermare per 45 minuti a San Martino (frazione di Verona) il convoglio diretto alla base americana di Camp Darby fuori Pisa

Pacifisti sui binari contro il treno che trasporta materiale da guerra

La protesta dei «disobbedienti», i rappresentanti dei centri sociali che manifestano contro i convogli che trasportano materiale militare, è arrivata anche nella piccola stazione di San Martino Buon Albergo. Che stesse per accadere qualcosa era nell’aria, d’altra parte le manifestazioni si susseguono, mano a mano che i treni con mezzi e armi passano, da una città all’altra. E polizia e carabinieri erano pronti a fronteggiare la situazione. Da Padova era arrivato anche un contingente del battaglione dei carabinieri. Così poco più di una quindicina di manifestanti si sono trovati davanti quasi un centinaio tra poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa.
Il convoglio di circa trenta vagoni che trasporta jeep, carri e qualche militare, diretto alla base americana di Camp Darby, nella pineta di Tirrenia (Pisa), s’è fermato prima della stazione, quando i manifestanti hanno occupato i binari. Il suo transito era previsto per le 14.55, ma il passaggio è avvenuto alle 15.40.
Ed è iniziata la guerra dei nervi, i manifestanti decisi a non togliersi dai binari, i poliziotti altrettanto determinati a far passare il convoglio senza incidenti. Da una parte agenti in borghese a filmare i manifestanti, dall’altra i «disobbedienti» a filmare i poliziotti. Tutto il materiale fotografico e filmato delle forze dell’ordine sarà poi depositato sul tavolo del magistrato.
Quando il materiale bellico è passato davanti agli occhi dei disubbidienti soltanto cori, scanditi da un unico appellativo: «Assassini, assassini». Un manifestante ha raccolto da terra un paio di ciotoli, ma un poliziotto in borghese, vecchio del mestiere, gli ha intimato di mollarli a terra.
Il macchinista ha alzato il braccio, non s’è capito se per salutare o mandare tutti a quel paese. Qualche militare ha osservato dal finestrino lo sparuto gruppo. Il suo pensiero probabilmente è andato oltre. Già lontano.
Il convoglio è passato. Un altro presidio dei disobbedienti è arrivato troppo tardi al passaggio a livello di Porto San Pancrazio per farlo rallentare ancora e s’è accontentato di srotolare uno striscione: «Verona per la pace» e di sventolare fazzoletti bianchi. E poi via a Porta Nuova, qui il convoglio ha fatto una sosta tecnica di qualche minuto, mentre la polfer ha chiuso gli accessi nelle varie stazioni veronesi per evitare nuovi blitz. Il treno ha così potuto attraversare lo scalo veronese proseguendo il viaggio nel Mantovano.
Il traffico ferroviario ha subito ritardi per «manifestazioni sui binari», ha detto laconica la voce all’altoparlante, in attesa dell’Intercity Milano-Venezia, ma il pacifista Mao Valpiana, che si trovava in stazione ha corretto: «Per passaggio di materiale bellico. Dall’altoparlante dicano almeno la verità».
Il gruppo dei manifestanti si è poi spostato in piazza dei Signori, sempre presidiata dalle forze dell’ordine per protestare contro l’apertura di centri di prima accoglienza territoriale e quelli che i no global chiamano «cimiteri marini», poiché molti clandestini vi muoiono cercando di raggiungere il nostro Paese. L’iniziativa, da programma, prevedeva in serata, un concerto del gruppo Bumbulum, della Guinea Bissau, al Csoa La Chimica, alla ex quaker chimical, fabbrica occupata dagli anarchici. E proprio sull’argomento i consiglieri Alberto Bozza, della seconda circoscrizione e Vito Giacino, del Consiglio comunale, hanno spedito all’assessore Antonio Piva un telegramma di denuncia, chiedendo se agli organizzatori della festa fossero state concesse le prescritte autorizzazioni. I due avevano presentato anche interrogazioni sull’argomento, ma la situazione all’ex fabbrica non era cambiata.
E l ’eco delle manifestazioni dei disobbedienti è arriva ta a Palazzo della Gran Guardia dov ’era in corso la Conferenza programmatica di An. Sull’argomento sono intervenuti il capogruppo di Alleanza Nazionale alla Camera dei Deputati Ignazio La Russa e il viceministro per le A ttività produttive Adolfo Urso.
Per La Russa queste manifestazioni «prima che un problema politico sono un problema di ordine pubblico, perch é è facile con poche decine di persone creare gravi disagi». «Non sono il primo a chiedere il pugno di ferro », ha proseguito La Russa , « ma mi chiedo fino a quando è possibile tollerare due pesi e due misure e mi chiedo se sia giusto fare un decreto contro la violenza negli stadi, se poi si tollerano altre violazioni». I no global, per l’esponente di An, «hanno tutto il diritto di manifestare, ma non di ledere il diritto alla circolazione degli altri cittadini». «In uno stato di diritto », ha concluso La Russa , « questo può essere un’eccezione, ma non può essere la regola».
Urso, a sua volta, ha rilevato che «il Veneto non è quello dei disobbedienti che vogliono far credere a Saddam di poterla far franca ancora una volta, ma è quello dei produttori che lavorano per costruire la pace». «Chi inneggia oggi a Saddam », ha affermato Urso , « una volta inneggiava per Stalin».