Senza la mafia il Sud raggiunge il Nord
Rapporto Censis su "Impresa e Criminalita'"
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Senza la mafia il Sud raggiunge il Nord
La mancata crescita del valore aggiunto delle imprese meridionali causata dalla presenza pervasiva della criminalità organizzata è valutabile in 7,5 miliardi di euro all’anno. La stima, interessando soltanto
le imprese sotto i 250 addetti, fa riferimento alla metà, grosso modo, delle attività economiche meridionali
e pertanto costituisce una cauta misura del fenomeno complessivo.
Tale volume di ricchezza non prodotta rapportata al valore del PIL del Mezzogiorno
ne rappresenta il 2,5%. E questo tasso di zavorramento mafioso annuo,
applicato allo sviluppo economico degli ultimi vent’anni, produce degli effetti
considerevoli, poiché, come mostra il grafico allegato, se non avesse avuto
modo di incidere negativamente sull’andamento della produzione, dall’81 ad oggi,
il PIL pro-capite del Mezzogiorno avrebbe raggiunto quello del Nord.
A questi risultati è giunto uno studio svolto nell’ambito del programma “Cultura
dello sviluppo e cultura della legalità nel Mezzogiorno” promosso dalla Fondazione
BNC in collaborazione con il Censis. La ricerca ha coinvolto oltre 700 imprese
meridionali sotto i 250 addetti.
L’ombra della criminalità sulle imprese non si manifesta solo in termini di
mancata crescita economica ma anche di costi per dotarsi di sistemi di sicurezza,
e questi ammontano a non meno di 4,3 miliardi di euro, pari al 3,1% del fatturato
complessivo delle imprese considerate nella ricerca. Inoltre, il mancato valore
aggiunto avrebbe potuto generare almeno 180.000 unità di lavoro regolari annue,
ossia il 5,6% di quelle utilizzate attualmente dalle imprese fino a 250 addetti
nel Mezzogiorno.
Tra gli imprenditori, risulta chiaramente in tale contesto, serpeggia un senso
di sfiducia nei confronti delle Istituzioni, e anche verso le associazioni per
la lotta al racket e all’usura: ben il 67% degli intervistati, infatti, ritiene
che le associazioni per la lotta al taglieggiamento siano inutili e per un’ulteriore
quota del 21% essi sono una pericolosa esposizione a ritorsioni da parte delle
organizzazioni criminali.
Per il 24,3% degli imprenditori intervistati il contesto territoriale risulta
molto insicuro, mentre solo il 21% ha dichiarato di non avere mai sentito parlare
di attacchi criminali contro le imprese. Il senso di insicurezza risulta diffuso
soprattutto tra i commercianti e tra gli imprenditori del manifatturiero e tra
quelli del comparto turistico (albergatori e ristoratori).
Fa molto riflettere, da un lato, la forte denuncia di un contesto insicuro da
parte delle aziende situate in Campania e Puglia (segno delle presenza di organizzazioni
criminali sempre più forti e che non accennano ad allentare la pressione sulle
imprese) e, dall’altro lato, il basso tenore di denuncia di atti criminali registrato
tra gli imprenditori siciliani e calabresi, quasi a indicare, in queste regioni,
un senso di assuefazione o di accettazione alla convivenza con fenomeni che distruggono
intere parti del tessuto produttivo meridionale. Fa riflettere, dunque, come per
il 78% degli imprenditori calabresi e per il 51,5% di quelli siciliani le attività
criminali sul territorio sono “rare”.
Resta il fatto che solo una minoranza del campione, pari al 38%, non ha mai
sentito parlare di danni arrecati dalla criminalità alle imprese, mentre per
i il 62% le aziende sono vittime di vessazioni o di imposizioni di vario tipo.
Furti, danneggiamenti, estorsioni e rapine sono i reati di cui si sente maggiormente
parlare, ma non manca chi, fra gli intervistati, denuncia “forme nuove di controllo”
della criminalità sul sistema delle imprese.
Questo diffuso senso di paura spinge quasi il 70% degli imprenditori intervistati
ad affermare che l’imprenditore subisce nel Mezzogiorno troppi condizionamenti
esterni, tanto da non sentirsi completamente libero nelle proprie decisioni;
e questo clima esasperato spinge il 25% a denunciare un’eccessiva difficoltà
a “continuare la propria attività”.
Lo stato d’animo, d’altronde, non può essere diverso se: il 65% degli intervistati
rileva la presenza di atti di taglieggiamento nella propria zona e per il 14%
questo tipo di attività risulta anche molto diffuso; per il 70% l’usura è largamente
praticata; per il 26% le organizzazioni criminali impongono la loro manodopera
alle imprese; per il 26% vi sono imprese costrette a ricorrere solo ai fornitori
imposti dalle organizzazioni criminali; il 63,9% rileva la nascita improvvisa
di grandi imprese capaci di spiazzare letteralmente (operando con prezzi molto
contenuti) le aziende concorrenti, specie quelle di piccole dimensioni; per
il 67% degli imprenditori contattati non sempre le assegnazioni degli appalti
pubblici sono chiare e trasparenti.
Emerge pertanto un forte malessere, che in alcune ben delimitate aree della Campania
e della Puglia è marcatamente evidente e che, invece, inaspettatamente, risulta
meno evidente in Calabria e Sicilia. Forse per un sentimento di paura degli imprenditori
o, peggio, per una pericolosa tendenza a considerare normali i fenomeni di intimidazione
e di estorsione.
Roma, 20 febbraio 2003
Confronto Centro-Nord/Sud del PIL pro-capite effettivo e potenziale
Fonte: indagine Censis-Fondazione Bnc, 2003
da www.antoniodipietro.it




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