dal quotidiano di Confindustria:
" Il Sole 24 ore del 24/02/2003
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Lo schieramento anglo-americano e' ormai pronto a sferrare il proprio attacco militare decisivo. L'irak ha colmato le perdite del '91 comprando soprattutto radar e sistemi di comunicazione
Tutti in fila per armare Baghdad
Il grosso degli stock rimanenti è franco-russo
Alessandro Politi
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La lotta contro il traffico illegale di armi convenzionali e di distruzione di massa si conduce in luoghi dove la memoria storica è un culto, l'archivio un'arma multiforme e totale, il documento un bisturi per sezionare le viscere della politica e della corruttela. Anonime scrivanie, grigie casseforti, comitati semisconosciuti e molti occhi affaticati per aver visto troppe carte e troppe verità scomode.
Per esempio, nei documenti irakeni consegnati dal regime di Saddam all'Onu esiste una lista di ditte che hanno avuto contatti significativi con il governo irakeno per la possibile fornitura di materiali militari convenzionali e missilistici che è stata fatta filtrare al quotidiano berlinese Tageszeitung.
La serie di nomi è impressionante e il loro occultamento in sede Onu non è stata la migliore difesa contro eventuali disinformazioni. Per gli Stati Uniti troviamo Honeywell, Spectra Physics, Semetex, TI Coating, Unisys, Sperry Corp, Tektronix, Hewlett-Packard, Eastman, Kodak, Rockwell, Carl Zeiss Usa, Intemational Computer Systems, Bechtel, EZ Logie Data Systems Inc. (cui vanno aggiunte altre 50 sussidiarie di ditte straniere operanti dagli Usa e un certo numero di enti governativi americani).
La Cina è presente con le ditte China Wanbao Engincering Company, Huawei Technologies Co. Ltd e China State Missile Company. La Francia con Aerospatiale, Matra Espace e Thomson Csf La Gran Bretagna con International Computer Systems, Walter Somers Ltd, International Computer Limited, International Military Services, Sheffield Forgemasters, Technology Development Group, International Signal and Control, Terex Corporation, TMG Engineering. L'Urss prima e la Russia poi hanno in elenco: Soviet State Missile Co, Niikhism, Mars Rotor, Livinvest, Russia Aviation Trading House e Anisar Trading.
Altri Paesi europei sono presenti con Delft Instruments N.V. ( Olanda ); OIP Instrubel, Poudries Réunies Belge SA, Space Research Corp. ( Belgio ); Dotiabat (Spagna); Saab-Scania (Svezia) . La Germania è rappresentata con più di 80 imprese, di cui molte ancora menzionate in documenti irakeni del 2002.
Ciò che manca nella lista viene integrato da molteplici rivelazioni d'intelligence. Secondo un recente dossier pubblicato da The Times, attraverso compiacenti intermediari in Giordania, Iran, Libano, Siria e Yemen sono (o potrebbero essere) arrivati armi convenzionali più o meno sofisticate (dai radar ai sistemi di comunicazione via cavo, più difficilmente penetrabili dai mezzi d'ascolto Usa) o sistemi di guida missilistici da Corea del Nord, Bielorussia, Bulgaria, India, Repubblica Ceca, ex Jugoslavia (sotto Milosevie), Romania e Ucraina.
Le conseguenze di questi contatti, molti dei quali probabilmente non andati a buon fine, sono purtroppo serie. Innanzitutto, un mal regolato e sorvegliato commercio degli armamenti continua a produrre pericolosi paradossi, molto simili per natura, se non per entità, a quelli nel 1991, con un Irak armato da Urss e Paesi occidentali.
In questo senso l'embargo, sia pure allentatosi nell'ultimo quinquennio, ha avuto finora successo, ma non c'è più la scusa della Guerra Fredda a giustificare queste ultime esportazioni. In secondo luogo l'Italia è assente da questo ginepraio, ma il suo buon esempio non è stato seguito e a livello europeo occorre fare ancora molto i per evitare ennesimi giri di valzer ipocriti. "
Cordiali saluti




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