Mentre i guerrafessi blaterano senza ritegno sulla necessità di sterminare migliaia di iracheni (cosa già fatta da Bush nel 91 senza peraltro mandare a casa Saddam) e accusano di solidarietà ai terroristi chi invece nella scatola cranica ha conservato qualche neurone, pare che un 30% dei deputati della maggioranza inglese siano contrari alla guerra, con la scusa che non è stato per niente dimostrato che Saddam abbia armi di sterminio di massa, cosa di cui i servetti di Berlusca (e, per la proprietà transitiva, di Bush) sono invece certi senza se e senza ma.
Una vittoria amara per Blair
LONDRA Vittoria amara per Tony Blair. Il primo ministro britannico ha ottenuto ieri sera, grazie al sostegno dei conservatori, il benestare della Camera dei Comuni alla sua linea dura sull'Iraq, ma un emendamento contro la guerra è stato votato da 199 deputati, 121 dei quali laburisti, il 30% del gruppo parlamentare.
Una frattura gravissima e senza precedenti fra i parlamentari del partito del premier che rispecchia la forte ostilità ad azioni militari fra la base laburista e nel paese.
La Camera bassa del parlamento di Westminster ha approvato una mozione presentata dal governo in cui si riafferma il sostegno alla risoluzione 1441, si approvano gli sforzi di disarmare l'Iraq nell'ambito delle Nazioni Unite e si invita Saddam Hussein «a riconoscere che questa è la sua finale occasione di ottemperare all'ordine di disarmo». Nessun riferimento diretto ad azioni militari perchè, ha spiegato il ministro degli Esteri Jack Straw intervenendo nel dibattito, nessuna guerra è stata ancora decisa.
L'emendamento firmato dallo schieramento trasversale di oppositori della guerra, aggiunge a questa mozione solo una frase, ma cruciale: «La Camera dei Comuni rileva che la necessità di un'azione militare contro l'Iraq non è stata ancora dimostrata».
Tony Blair ha chiesto ed ottenuto dal Parlamento la sottoscrizione dell'ultimatum a Saddam Hussein. Era un passaggio necessario per il premier per placare almeno in parte il tormentone di critiche che lo perseguita da quando marcia spalla a spalla con George Bush verso una guerra con l'Iraq sempre più inevitabile.
Ma è quasi una vittoria di Pirro che ha fotografato il dissenso nel partito laburista. In alcune circoscrizioni i militanti di base - che in massa hanno partecipato alla manifestazione contro la guerra del 15 febbraio che ha visto due milione di persone sfilare per Londra - sono all'aperta rivolta.
Molti minacciano di non fare neppure la campagna elettorale per le prossime elezioni amministrative di maggio.
Il dibattito ai Comuni, introdotto da un'appassionata dichiarazione di Tony Blair, era entrato nella fase più calda del confronto con un intervento del ministro degli esteri Jack Straw. Con il primo ministro a fianco e tutti i maggiori esponenti del gabinetto schierati, Straw aveva ammesso che questo è il problema più complesso e difficile che si è mai trovato a dover affrontare.
E intanto, spinto dai sondaggi, anche Berlusconi è costretto a dichiararsi pacifesso, mentre i suoi media e le sue azioni (ieri però non ha avuto tempo, c'era la Rai, cosa più importante per un nanetto come lui) spingono per la guerra senza ritegno.
Giovedì 27 Febbraio 2003, 149
La crisi irachena
Iraq: Berlusconi, Crediamo Nella Via Diplomatica
(ASCA) - Roma, 27 feb - ''Crediamo nell'azione diplomatica, stiamo seguendo tutte le vie e i canali immaginabili'' per dare una soluzione pacifica alla crisi irachena. Lo sostiene il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso di una breve dichiarazione alla stampa dopo l'incontro a Palazzo Chigi con il primo ministro spagnolo Jose' Maria Aznar. Berlusconi ribadisce che ''nessuno di noi vuole la guerra'' e che anche ora ''stiamo concentrando tutti gli sforzi per trovare una soluzione pacifica''. Questo posizione pero', aggiunge il premier, non deve far dimenticare che l'obiettivo, la ''nostra volonta' e' quella di ottenere un reale disarmo da parte di Saddam Hussein''. ''Tutti nostri sforzi - continua Berlusconi - sono tesi affinche' la richiesta dell'Onu di disarmo di Saddam Hussein possa essere raggiunta attraverso la pace. E perseguiamo questo obiettivo anche se - avverte - siamo consapevoli che le Nazioni Unite non possono consetire a nessuno di ridicolizzarle, facendo perdere loro la credibilita'''. Non si puo' accettare, sono ancora parole del premier, che ''ci siano degli Stati con regimi non democratici che possano detenere contro il parere delle Nazioni Unite delle armi di distruzione di massa''. Il terrorismo, sottolinea Berlusconi, ''e' il grande nemico di tutti noi, non e' una cosa che si puo' considerare poco e quindi le democrazie devono difendere se stesse e i propri cittadini da questo tipo di attacchi''




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