Finalmente il grande problema che affligge lo stato italiano sarà risolto.
Il nuovo decreto contro la violenza negli stadi è stato approvato nella giornata di venerdì dal Consiglio dei Ministri.
Il nuovo decreto consentirà l'arresto di chi commetterà atti di violenza negli stadi anche senza flagranza di reato, ma in base al principio della flagranza prolungata.
Ovvero chi verrà identificato sulla base di documentazione e video-fotografica potrà essere arrestato entro 36 ore dallo svolgimento dei fatti.
La flagranza prolungata era già presente nel precedente decreto datato 2001, poi soppressa ed ora reintrodotta con la sorprendente norma che consente di estendere la flagranza di reato anche in assenza di immagini video, ma anche solo sulla base di "gravi, precisi e concordanti indizi di colpevolezza".
Inoltre, maggiori poteri a forze dell'ordine e prefetti, i quali potranno decidere di intervenire sui calendari dei vari campionati in presenza di rischi consistenti sotto il profilo della sicurezza e disporre la chiusura degli stadi fino ad un mese in caso di intollerabili episodi di violenza.
Come al solito ad accompagnare questo decreto non sono macate le "cifre della crisi". I dati riferiti alle prime 20 giornate della stagione in corso rapportati a quelle dello scorso campionato dimostrerebbero un aumento degli incidenti, delle denunce e dei feriti sia tra le forze dell'ordine che tra i tifosi.
L'opinione pubblica ha, naturalmente, accolto con soddisfazione queste nuove normative, definendole un segnale forte e deciso contro gli atti di violenza, essendosi ispirati al tanto famigerato modello inglese.
Ora, i benpensanti potranno, finalmente, dormire sonni tranquilli, sapendo che gli ultras, il nemico pubblico numero uno dell'Italia hanno i minuti contati.
Non saranno più necessarie le tavole rotonde piene di illustri ospiti pronti a puntare il dito contro i tifosi. Con il nuovo decreto si risolveranno tutti i problemi.
Ma, siamo sicuri che sia la repressione la strada giusta da seguire?
Prima di tutto, il nuovo decreto appare incostituzionale, in particolar modo quando si parla di flagranza differita, norma peraltro già bocciata per questo motivo dal Parlamento nella scorsa legislatura.
La flagranza differita è applicata solo per quanto riguarda lo stadio, non esiste per altri reati.
In un paese democratico come l'Italia la legge dovrebbe essere uguale per tutti...
In secondo luogo, vorremmo sapere quali siano gli indizi di colpevolezza di cui si fa menzione nel decreto in assenza di filmati o prove fotografiche. Non vorremmo che in mancanza di prove si spari indiscriminatamente sul mucchio, cosa già avvenuta in passato, solo per portare un colpevole e dimostrare l'efficacia della legge.
Inoltre, chissà se il tifoso arrestato avrà un regolare processo o se, come avviene per i provvedimenti di diffida, non potrà in alcun modo difendersi. Questo ancora non è dato saperlo.
Il tifoso, purtroppo, non è trattato come un normale cittadino. Tutto quello che avviene all'interno degli stadi, da un normale litigio a fatti più gravi, è amplificato, e si paga in maniera maggiore l'atto di violenza o presunta tale in quella sede che in altre.
Lo stadio non è la zona franca che ci vogliono far credere, al massimo lo è al contrario.
Ogni domenica sono numerosi i soprusi che deve subire il tifoso, dal caro biglietti alle condizioni in cui si affrontano le trasferte della propira squadra del cuore.
Di tutto ciò, però, non se ne parla mai.
Naturalmente, fa più notizia la violenza.
Ci sembra logico chiederci il perchè di tanta attenzione sui tifosi, mentre, in Italia, accade davvero di tutto.
Sarebbe più sensato risolvere prima altri problemi. Le leggi speciali si dovrebbero applicare per combattere la pedofilia, la mafia, la vivisezione, la malasanità.
Ma, questa è l'Italia dei conflitti di interesse, dei due pesi e delle due misure ed è normale che il primo pensiero vada per reprimere i tifosi.
Il disegno ci sembra abbastanza chiaro, usare la repressione per eliminare gli ultras, sempre contrari ad un certo tipo di sistema e mai omologati o inquadrati in esso.
Si vorrebbe trasformare lo stadio in un teatro, spostare tutti dai seggiolini alle poltrone di casa davanti alla paytv.
Si è dimenticato, però, che il calcio è del popolo, non è dei padroni miliardari o di giocatori viziati.
Il tifoso è la parte sana di questo calcio saturo di polemiche, dovrebbe essere protetto non certo perseguitato.
Per risovere il problema della violenza si deve cercare un dialogo, un punto di incontro, ma non risolvendo il tutto con questi decreti punitivi antitifoso, che esaspereranno solo gli animi, e non servono certo a prevenire.
Tratto da Rinascita




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