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Discussione: ISTAT: economia 2002

  1. #1
    live long and prosper
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    Predefinito ISTAT: economia 2002

    Economia 2002
    Il PIL risale nell'ultimo trimestre; cresce l'occupazione; cala la pressione fiscale, il deficit e il debito pubblico!

    PIL +0,4%
    OCCUPAZIONE +1,1% +255.000 unità
    DEBITO/PIL -106,7% (-109,4% programmato dal governo)
    DEFICIT/PIL -2,3% (-2,6% nel 2001)
    (in valori assoluti il deficit cala del -25%)
    PRESSIONE FISCALE 41,6% (42,1% nel 2001)

    fonte: ISTAT

    In sostanza i dati su debito, deficit, occupazione e pressione fiscale sono ottimi!! e i dati sul PIL sono incoraggianti!!

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  2. #2
    live long and prosper
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    PIL IV TRIM 2002: l'Italia cresce del +1,0%
    Finita la ristagnazione economica!!!!

    Sulla base delle informazioni finora disponibili, nel quarto trimestre del 2002 il PIL, valutato ai prezzi del 1995 e destagionalizzato, è aumentato dello 0,4 per cento rispetto al trimestre precedente e dell'1,0 per cento nei confronti del quarto trimestre del 2001.

    I TRIM +0,1% (+0,1%)
    II TRIM +0,2% (+0,1%)
    III TRIM +0,5% (+0,3%)
    IV TRIM +1,0% (+0,4%)

    Nel quarto trimestre del 2002 il PIL è cresciuto in termini congiunturali dello 0,5 per cento in Giappone, dello 0,4 per cento nel Regno Unito, dello 0,2 per cento in Francia e negli Stati Uniti ed è risultato stazionario in Germania.

    Quindi con il +0,4% l'Italia è uno dei paesi che cresce di più!

  3. #3
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    da "la Repubblica.it"

    Per l'Istat il Pil del 2002 si ferma allo 0,4%
    al 2,3% il rapporto fra deficit e prodotto interno lordo
    Italia, l'economia
    tira il freno
    Lieve calo della pressione fiscale
    Lavoro: 225 mila nuovi occupati


    ROMA - Pil del 2002 allo 0,4 per cento e rapporto fra deficit e prodotto interno lordo al 2,3 per cento. I dati comunicati dall'Istat anche se stime preliminari come specificato dall'Istituto fotografano un Paese fermo nella crescita economica, con una correzione in negativo delle stime del governo e un deficit peggiore del previsto. Buoni, invece, i dati sull'occupazione in crescita del 1,1% mentre scende dello 0,5% la pressione fiscale complessiva nel 2002 passando dal 42,1% del 2001 al 41,6% dello scorso anno.

    Il risultato del Pil è in linea con le attese degli analisti, ma più basso rispetto allo 0,6% previsto dal governo e inserito nel programma di stabilità presentato a Bruxelles a novembre scorso. Un risultato decisamente al di sotto dell'1,8 per cento di crescita del 2001 e che ci pone agli ultimi posti fra le performance di paesi industrializzati.


    Per quanto riguarda il rapporto deficit-Pil, il 2,3% è un risultato migliore di quello del 2001 (2,6%), ma peggiore rispetto alla stima del governo del 2,1%. E, sempre in materia di conti pubblici, il rapporto fra debito e Pil si è attestato nel 2002 al 106,7%, contro il 109,5% dell'anno precedente. Ma su questo dato hanno pesato per 8,8 miliardi di euro le cartolizzazioni, operazione non ripetibile in futuro.

    Sul fronte dell'occupazione nel 2002 si registra una crescita di 255 mila unità (+1,1%) al netto della cassa integrazione. La crescita dell'1,5% per le unità di lavoro dipendente, mentre restano stazionarie quelle indipendenti. Considerevole la riduzione dell'occupazione in agricoltura (-2,3%), lieve incremento per l'industria (+0.4%) e aumenti più consistenti si registrano per costruzioni (+1,6%) e servizi (+1,5%).

    La pressione fiscale invece è in calo: secondo i dati diffusi dall'Istat, l'onere complessivo del fisco sul Pil (comprensivo quindi di imposte dirette, indirette, in conto capitale e contributi sociali) è sceso al 41,6% dal 42,1% nel 2001, con un taglio di mezzo punto.

    (28 febbraio 2003)

  4. #4
    live long and prosper
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    In Origine Postato da haring
    da "la Repubblica.it"

    Per l'Istat il Pil del 2002 si ferma allo 0,4%
    al 2,3% il rapporto fra deficit e prodotto interno lordo
    Italia, l'economia
    tira il freno
    Lieve calo della pressione fiscale
    Lavoro: 225 mila nuovi occupati


    ROMA - Pil del 2002 allo 0,4 per cento e rapporto fra deficit e prodotto interno lordo al 2,3 per cento. I dati comunicati dall'Istat anche se stime preliminari come specificato dall'Istituto fotografano un Paese fermo nella crescita economica, con una correzione in negativo delle stime del governo e un deficit peggiore del previsto. Buoni, invece, i dati sull'occupazione in crescita del 1,1% mentre scende dello 0,5% la pressione fiscale complessiva nel 2002 passando dal 42,1% del 2001 al 41,6% dello scorso anno.

    Il risultato del Pil è in linea con le attese degli analisti, ma più basso rispetto allo 0,6% previsto dal governo e inserito nel programma di stabilità presentato a Bruxelles a novembre scorso. Un risultato decisamente al di sotto dell'1,8 per cento di crescita del 2001 e che ci pone agli ultimi posti fra le performance di paesi industrializzati.


    Per quanto riguarda il rapporto deficit-Pil, il 2,3% è un risultato migliore di quello del 2001 (2,6%), ma peggiore rispetto alla stima del governo del 2,1%. E, sempre in materia di conti pubblici, il rapporto fra debito e Pil si è attestato nel 2002 al 106,7%, contro il 109,5% dell'anno precedente. Ma su questo dato hanno pesato per 8,8 miliardi di euro le cartolizzazioni, operazione non ripetibile in futuro.

    Sul fronte dell'occupazione nel 2002 si registra una crescita di 255 mila unità (+1,1%) al netto della cassa integrazione. La crescita dell'1,5% per le unità di lavoro dipendente, mentre restano stazionarie quelle indipendenti. Considerevole la riduzione dell'occupazione in agricoltura (-2,3%), lieve incremento per l'industria (+0.4%) e aumenti più consistenti si registrano per costruzioni (+1,6%) e servizi (+1,5%).

    La pressione fiscale invece è in calo: secondo i dati diffusi dall'Istat, l'onere complessivo del fisco sul Pil (comprensivo quindi di imposte dirette, indirette, in conto capitale e contributi sociali) è sceso al 41,6% dal 42,1% nel 2001, con un taglio di mezzo punto.

    (28 febbraio 2003)
    il PIL cresce solo dello +0,4% ma nell'ultimo trimestre cresce del +1,0% e dello 0,4% rispetto al trim precedente un dato superiore a tutti gli altri paesi!

    L'occupazione cresce

    La pressione fiscale diminuisce del -0,5% (dopo anni e anni di aumento delle tasse da parte della sinistra!)

    Il debito/pil diminuisce del -3%

    Il deficit/pil è superiore dello 0,2% rispetto alle previsioni solo perchè c'è stata meno crescita del PIL ma, come tutti sanno, in termini assoluti il deficit è diminuito del 25%


    I dati reali sono questi, il resto sono chiacchiere e menzogne sinistre!
    L'articolo de la repubblica che tu riporti dimostrano come un a rticolo possa, utilizzando bene le parole, semistravolgere la realtà!!!

  5. #5
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    a quanto il deficit del mercato estero???
    se l'europa non cambia sistema conviene andarsene...altrimenti ci ridurrà come e peggio della grecia.

  6. #6
    ago
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    Predefinito Re: ISTAT: economia 2002

    Attiviamo un po' il cervello:

    1) Il PIL e' il peggiore degli ultimi 10 anni, ed uno dei peggiori tra TUTTI i paesi industrializzati. Una frazione di quanto volevano i pollisti (si vadano lorsignori a rivedere i posts di libero) e MOLTO meno di quanto fatto dal governo dell'Ulivo nel loro anno peggiore (quando il deficit fu ridotto del 4% del pil in un solo anno).

    2) La pressione fiscale scende, ma come e' possibile questo se le aliquote nel 2002 non sono calate? Ci sono 3 possibilita':
    2a) Evasione
    2b) Evasione
    2c) Evasione

    3) L'occupazione e' in forte calo da quando e' stata introdotta le riforma Treu, e siccome praticamente TUTTE le manovre dell'Ulivo sono state mantenute, anche se i finanziamenti sono stati ridotti, era abbastanza ovvio che il trend continuasse. Tuttavia abbiamo assistito ad un FORTE RALLENTAMENTO e nell'ultimo trimestre c'e' gia' stata (come avevo previsto) un'inversione di tendenza, che (come prevedo) continuera' nell'ultimo dato trimestrale (quello di gennaio che sara' diffuso a breve). Basta guardare il grafico sotto:



    4) Il deficit del 2001 fino a ieri era del 2,2%, la prima stima del 2002 e' del 2,3%! Stranamente l'Istat ad un anno di distanza, ha rivisto il deficit del 2001, dal 2,2% al 2,6%, proprio OGGI (28/2/2002) che usciva il nuovo dato del 2002.... La cosa lascia molto perplessi! Tuttavia mentre nel dato del 2001 non vi erano cartolarizzazioni (che ricordo furono bocciate dall'UE) il dato del 2002 include cartolarizzazioni per 12 miliardi di euro, rinvio di pagamenti alle regioni etc.. E' quindi un dato ben diverso e sostanzialmente molto peggiore anche del 2,6% (come gia' da me ampiamente discusso in altri 3ads). Trattandosi inoltre di una prima previsione c'e' da attendersi altre sorprese (ricordo ad esempio che la prima cifra del deficit 2001 data dall'Istat fu dell'1,4%, poi corretta al 2,2% a motivo del rifiuto dell'UE di contabilizzare le cartolarizzazioni di Tremonti, ed OGGI stranamente corretto nuovamente al 2,6%).

  7. #7
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    In Origine Postato da Libero
    il PIL cresce solo dello +0,4% ma nell'ultimo trimestre cresce del +1,0% e dello 0,4% rispetto al trim precedente un dato superiore a tutti gli altri paesi!

    L'occupazione cresce

    La pressione fiscale diminuisce del -0,5% (dopo anni e anni di aumento delle tasse da parte della sinistra!)

    Il debito/pil diminuisce del -3%

    Il deficit/pil è superiore dello 0,2% rispetto alle previsioni solo perchè c'è stata meno crescita del PIL ma, come tutti sanno, in termini assoluti il deficit è diminuito del 25%


    I dati reali sono questi, il resto sono chiacchiere e menzogne sinistre!
    L'articolo de la repubblica che tu riporti dimostrano come un a rticolo possa, utilizzando bene le parole, semistravolgere la realtà!!!
    non puoi riportare solo i nimeri che ti fanno comodo... se i dati mostrano una differenza sostanziale con le stime del Governo e del Ministro Tremonti qualche problema ci sarà, non credi??? se i conti fatti si basavano su certi valori adesso dovranno subire necessariamente delle correzioni, non credi???

    cordialmente
    haring

  8. #8
    ago
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    Il commento del sole:

    Pil +0,4% e deficit al 2,3% nel 2002

    E' confermata la bassa crescita dello scorso anno. Deboli consumi (+0,4%) e investimenti (+0,5%), export in flessione (-1%). In calo l'indebitamento netto. I conti Istat in dettaglio.



    Il 2002 si è dunque concluso per l'economia italiana, in linea con le più recenti attese, nel segno della stagnazione: la crescita del Pil è stata di appena lo 0,4% e per trovare un valore più basso occorre tornare a quasi dieci anni prima (1993). Una performance così modesta colloca il nostro paese nelle posizioni di coda nell'area dell'euro, cresciuta in media dello 0,8%, mentre solo la Germania è riuscita a fare peggio (+0,2%). La fase di diffuso ristagno è da ricondurre a una serie di fattori negativi, dalla persistente debolezza della domanda interna alle difficoltà delle esportazioni per la crisi di importanti mercati di sbocco. Il 2003, a sua volta, non si presenta granché meglio; preoccupano, infatti, sia l'evoluzione sempre molto incerta dell'economia americana, sia gli incombenti rischi di guerra e la conseguente instabilità geopolitica. La ripresa sarà necessariamente lenta e prenderà vigore non prima del 2004.

    Dopo la prolungata battuta d'arresto che ha interessato ben cinque trimestri consecutivi- dal secondo del 2001 allo stesso periodo dello scorso anno - l'economia italiana nel secondo semestre 2002 è tornata a crescere, ma solo di poco: +0,3% e +0,4%, rispettivamente, l'aumento congiunturale del Pil e +0,5% e +1,0% quello tendenziale annuo nel terzo e quarto trimestre, con una crescita acquisita per l'anno in corso pari allo 0,5%, quella cioè che si otterrebbe nella media del 2003 se il livello del Pil restasse invariato nei quattro trimestri. La stima preliminare dell'Istat sul quarto trimestre 2002 - i dati definitivi e completi dei conti economici trimestrali saranno diffusi il prossimo 10 marzo - mette in evidenza un profilo congiunturale poco più che stagnante, su cui ha peraltro esercitato qualche influenza la composizione del calendario. Ma non si tratta di un dato a sorpresa: è questa la dinamica della crescita prevalente in Europa e l'Italia non può certo fare eccezione. Il modesto recupero del quarto trimestre, in particolare, è sostenuto dagli investimenti fissi lordi, mentre dovrebbe essere negativo il contributo delle scorte, a differenza del primo semestre dell'anno. Ancora debole è risultato, inoltre, l'andamento dei consumi privati.
    Sull'onda della sensibile frenata della congiuntura internazionale, l'economia italiana - com'era, del resto, nelle attese - aveva fatto segnare già nel 2001 un netto rallentamento del suo ritmo di sviluppo. Dopo la buona performance dei primi tre mesi, il Pil non aveva infatti registrato ulteriori aumenti nei successivi periodi, andando così a chiudere l'anno su un incremento medio dell'1,8% (dal 3,1% messo a segno nel 2000), ma solo grazie al trascinamento dell'ultimo quarto del 2000 e del trimestre iniziale del 2001. L'eredità lasciata al 2002, in termini di accelerazione in entrata per l'anno in corso, è stata dunque leggermente negativa (-0,1% l'effetto trascinamento), a causa del deludente risultato del quarto trimestre 2001 (-0,1% la variazione congiunturale e +0,7% quella tendenziale).
    La decelerazione dell'economia italiana è stata, soprattutto, la conseguenza dello sfavorevole andamento dell'industria manifatturiera, mentre i servizi e le costruzioni hanno messo in evidenza una relativa tenuta, sia pure con una dinamica in netta frenata. Dal lato della domanda interna, la perdita di colpi della crescita ha risentito del ristagno dei consumi privati e della battuta d'arresto degli investimenti. Per quanto concerne i consumi delle famiglie, hanno influito sia l'erosione del potere d'acquisto, indotta dal risveglio dell'inflazione nella prima metà del 2001 e successivamente dall'effetto changeover dell'euro, sia le negative conseguenze del crollo della fiducia, con l'emergenza terrorismo di settembre. Sulla debolezza degli investimenti si è fatta sentire, invece, l'attesa della nuova legge di incentivazione fiscale (Tremonti bis), insieme al peggioramento della congiuntura internazionale. E' andata meglio, infine, la domanda estera netta; ma ciò è dovuto in larga parte alla caduta delle importazioni.
    I dati in dettaglio sui conti economici nel terzo trimestre del 2002, così come quelli dei trimestri precedenti, confermano, in sostanza, il netto ribaltamento della ripresa produttiva avviatasi nella seconda metà del 1999, che nella prima parte del 2001 ha proceduto su ritmi modesti e sensibilmente al di sotto delle ottimistiche previsioni di inizio anno. La tenuta congiunturale si basa soprattutto sul settore dei servizi, mentre continua a essere negativo il ciclo dell'industria, così come quello degli investimenti in macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto; è sempre fiacca la dinamica dei consumi privati (0,9% la crescita annua, dopo la variazione negativa dei due precedenti trimestri). La fase espansiva dell'economia italiana ha raggiunto un picco nel primo trimestre del 2000 (+3,5% tendenziale), per poi via via rallentare, fino a portarsi su un incremento del 2,6% nel primo trimestre 2001 e arrestarsi del tutto (crescita zero) all'inizio del 2002. L'andamento congiunturale è apparso discontinuo, anche a causa della distribuzione delle giornate lavorative. Alla forte crescita del primo trimestre 2000 si sono alternati periodi di quasi stagnazione e successivo recupero. La frenata ciclica, in ogni caso, è stata sensibile.
    I segnali provenienti dagli indicatori anticipatori del ciclo economico, come quelli elaborati dall’Isae-Banca d'Italia e da Ref.Irs - che individuano con alcuni mesi di anticipo i punti di svolta dell'economia - registrano una decelerazione a partire dai mesi primaverili del 2002 e, poi, si stabilizzano nel corso dell'autunno. Il rallentamento di questi indicatori, in particolare, è legato alla caduta del clima di fiducia delle famiglie e alla debolezza della domanda interna. La ripresa produttiva, nonostante la frenata conseguente al caro petrolio, ha mostrato, nella sequenza dei dati trimestrali, una discreta tenuta fino al primo trimestre del 2001, dopo un prolungato periodo di tendenziale ristagno, tale da avvicinare l'economia italiana alla media europea (l'area dell'euro, in particolare, è risultata in crescita del 3,5% e dell'1,4%, rispettivamente nel 2000 e nel 2001). Le valutazioni e i giudizi sulla tendenza della produzione e della domanda sono man mano diventati negativi, mostrando una sempre più diffusa incertezza, che condiziona il clima di fiducia e le decisioni di spesa degli operatori.
    Anche sulla domanda interna i problemi non sono mancati: la compressione del reddito disponibile delle famiglie, con un potere d’acquisto in crescita zero tra moderazione salariale, inflazione sempre significativa ed elevata pressione fiscale, ha determinato un’evoluzione dei consumi privati che è proceduta un po' con il freno tirato, rendendo così ancora deboli i sintomi di ripresa dell’economia. Questa crescita a piccoli passi ha, dunque, portato a un consuntivo di aumento del Pil per il periodo 1996-2002 pari ad appena l'1,7% in media. Secondo i dati della contabilità nazionale, nel dettaglio per grandi settori il modesto aumento del Pil registrato nel corso del 2002 è attribuibile al settore dei servizi e alla tenuta dell'edilizia, favorita dalle misure di incentivazione delle ristrutturazioni residenziali e delle opere pubbliche. Il contributo dell'industria manifatturiera, dopo un mediocre 2001 (+0,9% in termini annui), è tornato a essere negativo (-0,8%) nella formazione del valore aggiunto, così come accade ormai da tre anni per l'agricoltura.

    28 febbraio 2003

  9. #9
    live long and prosper
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    secondo l'ISTAT il PIL nel 4° trim. è crescituo del +1,0%, quindi, se guardi il grafico del sole 24H, vedrai che è andato meglio del previsto (0,8%)

  10. #10
    ago
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    In Origine Postato da Libero
    secondo l'ISTAT il PIL nel 4° trim. è crescituo del +1,0%, quindi, se guardi il grafico del sole 24H, vedrai che è andato meglio del previsto (0,8%)
    Tre consigli.

    1) Leggi bene quello che posto.
    2) Ricordati la storia, per lo meno quella recente.
    3) Cerca di riflettere su quello che posti tu, sopratutto quando non conosci bene cio' di cui parli.

    Sul primo punto ti vengo incontro io, vediamo se riesco a schiarirti le idee:

    Dopo la prolungata battuta d'arresto che ha interessato ben cinque trimestri consecutivi- dal secondo del 2001 allo stesso periodo dello scorso anno - l'economia italiana nel secondo semestre 2002 è tornata a crescere, ma solo di poco: +0,3% e +0,4%, rispettivamente, l'aumento congiunturale del Pil e +0,5% e +1,0% quello tendenziale annuo nel terzo e quarto trimestre, con una crescita acquisita per l'anno in corso pari allo 0,5%, quella cioè che si otterrebbe nella media del 2003 se il livello del Pil restasse invariato nei quattro trimestri. La stima preliminare dell'Istat sul quarto trimestre 2002 - i dati definitivi e completi dei conti economici trimestrali saranno diffusi il prossimo 10 marzo - mette in evidenza un profilo congiunturale poco più che stagnante, su cui ha peraltro esercitato qualche influenza la composizione del calendario.
    Anche sul secondo punto ti vengo incontro:

    Il quarto trimestre era di piena recessione anche a motivo dell'attacco alle torri, che, per ragioni ancora ignote, ha affossato l'economia italiana piu' di tutte le altre economie mondiali (Argentina esclusa), pertanto QUALSIASI stima che si rapporti al quarto trimestre mostra una variazione positiva anche se non EFFETTIVA. Ti ricordo la cantonata che avete preso su gli ultimi dati della produzione (che essendo annuali comparavano il risultato ai dati post 11/9), io dicevo che l'aumento era dovuto esclusivamente al particolare periodo di riferimento, ed infatti nel dato successivo c'e' stato un nuovo crollo e siamo tornati sul livelli tendenziali normalizzati (che nell'era berlusconiana significa nulli o negativi).

    Quanto al terzo punto dipende da te.

 

 
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