La osservo attentamente.
Anche Lei m’osserva attentamente.
Occhi azzurri, cortissimi capelli biondi, con delicate sfumature dorate, nasino all’insù, boccuccia sottile, guance rosee, insomma lineamenti angelici.
Una vera Bambola.
Continuo ad osservarla.
Occhi azzurri, sguardo intenso, anzi glaciale, fermissimo, penetrante, irresistibile.
Cerco invano di confonderla.
Lei continua ad osservami attentamente. Non distoglie il suo sguardo nemmeno per un millesimo di secondo. Sembra mi stia studiando, con uno sguardo glaciale, a raggi X.
Le sorrido spavaldamente.
Anche Lei reagisce con un sorrisetto, quasi sarcastico, deciso ma fugace.
“Ah, finalmente sono riuscito a conquistarti”, penso io fra me e me, alquanto ingenuamente.
Lei non si scompone e continua ad analizzarmi.
“So mi, Juanin”, le dico.
Ahimè, non pare conoscere la mia parlata in lingua veneta.
Però la sua risposta, ancorché priva di reale audio fonetico, è chiaramente leggibile sulle sue pupille, in gergo lumbard: “Ma va a da’ via i ciapp!”, sembra voler rispondere.
Incredibile, vero?
Mica tanto.
È il potere magico del territorio, delle proprie radici, della terra natia che misteriosamente sa colloquiare con te, subito, anche senza farti pronunciare una sola sillaba.
Non m’offendo.
Non solo perché sono coriaceo, ma soprattutto perché non posso assolutamente rinunciare a conquistare una favolosa creatura come questa.
Decido quindi di ricorrere alle mie infallibili capacità seduttive impregnate di carisma etico, emotivo, affettivo, intellettuale …
Cerco nuovamente di sorriderle, questa volta in modo un tantino più estetico e teatrale, romanesco oserei dire … ma …
… ahimè, facendo fiasco totale …
La biondina dallo sguardo azzurro e glaciale mi rivolge un’occhiata, se non sprezzante, per lo meno inquietante.
Quindi, in rapidissima sequenza, aziona prima il piede destro, poi quello sinistro, come se volesse rifilarmi un paio di robusti calci sul didietro.
Al che … mi sorge un legittimo sospetto: “vuto vedar che sta biondina l’a gha capìo che detesto il calcio spa?”
Fatto sta che poi, senza più degnarmi nemmeno di un solo sguardo, nemmeno glaciale, la Bambola si rivolge altrove.
Sapete dove?
Ancor ora, se ci penso, rabbrividisco per l’emozione, e stento a credere a quanto io stesso ho visto con i miei propri occhi.
Raddoppio quindi il mio livello di vigilanza, concentrandomi al massimo per non lasciarmi sfuggire la benché minima mossa e contromossa della Biondina, per discernere i suoi eventuali movimenti del tutto casuali da quelli plausibilmente intenzionali.
E infatti che cosa scopro?
Ad un certo momento la Bambola allunga il braccio, tende la sua angelica manina, NON una sola volta, bensì TRE volte, più volte, ripetutamente, consecutivamente, …
… verso sua MADRE, cercando di toccarle il volto, cercando di sfiorarle le guance e di seguirne il profilo …
NON una sola volta.
Più volte.
E quindi non per semplici e casuali, istintivi riflessi naturali.
Seguendo con la sua minuscola mano il profilo materno, quest’incredibile creatura cercava anche di esprimersi, sembrava volesse dirle
“Sei MIA Madre! Sei proprio TU!”
NON male per una Bimba di soli DUE mesi!
Ecco che in quel momento riaffioravano alla mia remota memoria alcuni scritti del famoso Jean Piaget, forse il massimo studioso di psicologia infantile, a proposito delle fasi di sviluppo dei neonati e dei bambini in generale.
Jean Piaget credeva d’avere correttamente identificato e misurato le principali fasi dello sviluppo infantile, in particolare quello dei neonati. Con scientifica metodicità, egli aveva identificato ed analizzato i principali periodi della crescita infantile, dalle prime fasi delle attività motorie, alle primissime manifestazioni d’attività intellettiva ed affettiva, ai successivi periodi di rafforzamento dei riflessi e dei meccanismi ereditari, delle percezioni, del manifestarsi dei primi sentimenti, del formarsi dell’intelligenza pratica (anteriore alla nascita del linguaggio), all’insorgere dell’intelligenza intuitiva, alla capacità d’effettuare le prime operazioni intellettuali concrete (preludio al pensiero logico, ai sentimenti morali e sociali di cooperazione), sino alla definitiva affermazione della propria personalità, all’inserimento affettivo ed intellettuale nel mondo degli adulti, ed infine alle cosiddette operazioni intellettuali astratte.
Insomma, le aveva studiate proprio tutte le caratteristiche dello sviluppo infantile.
Complimenti postumi, ça va sans dire!
Egli infatti scriveva:
< Il periodo che va dalla nascita all’acquisizione del linguaggio è contraddistinto da uno sviluppo mentale straordinario. Non se ne sospetta appieno l’importanza , in quanto non è accompagnato da parole che permettano di seguire passo passo i progressi dell’intelligenza e dei sentimenti, come avverrà invece più tardi. Tuttavia è un periodo decisivo per tutta la successiva evoluzione psichica: consiste infatti nientedimeno che nella conquista di tutto l’universo pratico che circonda il bambino, per mezzo della percezione e del movimento. Questa “assimilazione sensomotoria“ del mondo esterno immediato, realizza in effetti, nello spazio di diciotto mesi o due anni, una rivoluzione copernicana in miniatura: mentre al punto di partenza di questo sviluppo il neonato riferisce ogni cosa a sé, o meglio al proprio corpo, al punto di arrivo, cioè quando hanno inizio il pensiero e il linguaggio, si colloca praticamente come elemento o corpo fra gli altri, in un universo che ha costruito a poco a poco, e che sente ormai come esterno a sé >
Piaget riteneva che tutto lo sviluppo infantile consistesse in un costante e progressivo percorso “da uno stato di minor equilibrio ad uno di equilibrio superiore” …
Certo. Forse secondo gli schemi mentali dei“cervelli adulti”, Piaget era rigorosamente e scientificamente esatto.
Peccato avesse scordato di considerare altre ipotesi, non basate sulle classiche teorie dell’umana conoscenza astratta.
Come dire: anche i più grandi scienziati possono prendere certe “cantonate”!
Anche Jean Piaget aveva forse trascurato un particolare: che il neonato in realtà disponesse di capacità complessivamente superiori proprio al punto di “partenza” piuttosto che nei successivi momenti di crescita individuale, così come questa è normalmente valutata secondo le unità di misura dei cosiddetti “adulti”.
Non occorre essere scienziati per accorgersene. Basta osservare attentamente il “comportamento” dei neonati.
Il loro cervello è infinitamente più capace, anche di elaborazioni intellettuali astratte, ben prima di quanto noi meschini adulti non si vorrà mai ammettere.
Il loro “essere” è infinitamente più complesso, più desideroso di ricevere l’affetto materno, più curioso di scoprire il mondo circostante, più pronto e più capace di comunicare con altri esseri del creato con analoga predisposizione …
La loro capacità di apprendimento, e quindi di complessiva crescita individuale, è molto, molto superiore a quanto gli scienziati non potranno mai appurare nei loro laboratori …
… per la semplice ragione che gli scienziati NON hanno (e non potranno mai avere) la benché minima idea di che cosa esattamente siano, ad esempio, cose come l’intelligenza, o la coscienza …
La capacità d’apprendimento e quindi di complessiva crescita dei bimbi dipendono non tanto dal sapere scientifico bensì dall’affetto e dalle cure materne, in seno alla famiglia naturale costituita da madre naturale di sesso femminile e da padre naturale di sesso maschile. Entrambi naturali. NON clonati o altrimenti alterati.
Quanto più intense saranno le cure materne, tanto più completo e rapido sarà il vero sviluppo del neonato …
… ora, domani, sempre … verso un mondo migliore … reale, NON virtuale.
Il neonato, forse anche prima della nascita stessa, è un’entità che complessivamente NON può essere, NON potrà mai essere esaustivamente definito e descritto in termini scientifici.
La sua complessità è tanto grande e misteriosa da non poter essere definita che vero e proprio MIRACOLO.
Alcuni neonati sono e saranno, fortuna permettendo, ben accolti, nutriti, educati, seguiti, aiutati a trovare il proprio cammino in un loro misterioso destino.
Altri, purtroppo meno fortunati, non saranno ben accolti, non ben accetti, non amati, non coccolati. Forse solo malnutriti, e perseguitati.
Tutti saranno in ogni modo vulnerabili assai alle mistificazioni che il sofisticato mondo moderno cercherà di propinare loro, in ogni istante della loro esistenza.
Il pianeta è popolato da neonati di “classi” varie: alcuni di classe A, altri di classe B, altri di classe C. Altri di nessuna classe.
Però tutti i neonati sono la manifestazione di una certa volontà di compiere MIRACOLI.
Quindi mi chiedo:
Se ogni neonato è esempio di miracolo vivente, perché la gente sembra cercare dappertutto, ALTROVE, le prove dei miracoli?
Ci sono persone sfortunate che percorrono centinaia, talvolta migliaia di chilometri per recarsi in luoghi dove si suppone siano accaduti rari miracoli, nella speranza di poterne essere novelli testimoni e magari anche novelli beneficiari. Ci sono folle che speranzose portano in processione statue e statuette d’ogni costume e dimensione. Altre che accorrono aspettando che una lacrima di sangue scorra giù di qui o di là. Altre ancora che aspettano fiduciose che il contenuto di qualche bottiglietta si liquefaccia … alla faccia …
Eppure il MIRACOLO della VITA che si rinnova OVUNQUE, OGNI GIORNO, apportando la concreta testimonianza di nuovi fiduciosi e credenti neonati, lascia completamente indifferente, talvolta ostile, la maggior parte delle gente.
Come mai?
J.B.![]()




Rispondi Citando
è raro trovare un ricercatore di simili miracoli non legato in modo particolare al miracolo stesso....

