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    Predefinito L'inferno delle carceri sarde

    Nuoro: sovraffollamento e degrado, agenti in sit-in a Mamone



    La Nuova Sardegna, 1 aprile 2009

    Ieri mattina, alle 10, i sindacati si sono ritrovati davanti ai cancelli della Casa di Reclusione di Mamone per protestare contro al situazione in cui da tempo versa la struttura penitenziaria, alle prese con carenze di organico, infermieri compresi, sovraffollamento e difficili condizioni di lavoro. Lo scorso 20 marzo, per discutere di questi temi, si era svolto un incontro ad hoc. Da un lato, una delegazione sindacale, dall’altro lato, il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria. Ma da quest’incontro, i sindacati sono usciti decisamente insoddisfatti.

    "Non è stata fornita alcuna certezza circa una possibile integrazione della dotazione organica - scrivono in una nota stampa le organizzazioni sindacali - mentre d’altro canto è stato dato per certo che le prestazioni straordinarie che si renderanno necessarie per coprire i servizi non verranno pagate se non in minima parte per l’assenza di copertura finanziaria.

    E vista l’esiguità del personale, che già da tempo non consente di fruire pienamente di ferie e permessi, rende facile prevedere che anche l’opzione di riposo compensativo sia da considerarsi impraticabile facendo in tal modo pagare gli oneri del servizio e le carenze dell’amministrazione interamente ai lavoratori".

    Ma le lamentele non finiscono qua. I sindacati scrivono infatti, che "non è stata fornita alcuna certezza in relazione ai possibili tempi per il sovraffollamento determinatosi per effetto dei trasferimenti dei detenuti da altri istituti di pena interessati a interventi di manutenzione straordinaria lasciando così la certezza della permanenza di una situazione insostenibile".

    "Nessuna indicazione - aggiungono - è stata fornita in relazione al rilancio della struttura e a possibili interventi di tipo conservativo e di adeguamento tecnologico-sanitario". Di qui, il rilancio, da parte dei sindacati, della mobilitazione. "Non escludiamo - scrivono - sin dalle prossime giornate un possibile inasprimento del conflitto".

  2. #2
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    Predefinito Sassari: detenuto belga; sto per morire, fatemi tornare a casa!

    La Nuova Sardegna, 1 aprile 2009



    "Se devo morire, voglio farlo accanto ai miei due bambini e a mia moglie, in Belgio". È il drammatico appello di un cittadino belga di 62 anni, malato di tumore al pancreas, condannato a sette anni e 4 mesi per traffico di droga e sotto processo per un altro reato. Il tribunale di sorveglianza di Sassari ha sospeso la pena per consentirgli di tornare nel suo paese, per farsi curare. Mentre per il tribunale penale le sue condizioni di salute non sono incompatibili con il regime carcerario.

    La settimana scorsa, Jacques de Decker ha inviato una lettera dal carcere di San Sebastiano, in cui è detenuto, alla redazione della Nuova. Nelle due pagine scritte a mano, racconta la sua vicenda personale, spiegando la gravità del suo caso. "La condanna a sette anni e quattro mesi è stata sospesa dal tribunale di sorveglianza per motivi di salute - spiega De Decker -: ho un tumore al pancreas e devo farmi operare al più presto possibile.

    Inoltre, sono cardiopatico è ho avuto un ictus. Però, non posso andare a curarmi nel mio paese, dove vivono mia moglie e i miei due bambini, perché il tribunale ordinario ha disposto la custodia cautelare in carcere per un altro processo in cui sono imputato e non intende revocarla".

    In effetti, il 24 febbraio scorso, il magistrato di sorveglianza aveva firmato il differimento della pena per Jacques de Decker e aveva disposto la scarcerazione, inviando gli atti al tribunale di sorveglianza. Due giorni dopo, il presidente del collegio Gaetano Cau aveva confermato il differimento della pena, ma non aveva potuto disporre la scarcerazione proprio perché è in corso un altro procedimento penale. In pratica, la pena è stata sospesa per consentire al paziente di curarsi, ma lui comunque non può uscire dal carcere.

    Il magistrato di sorveglianza il 3 febbraio scorso aveva affidato al dottor Antonio Pazzola, del reparto di Oncologia medica del Santissima Annunziata, una perizia per accertare da quali patologie fosse affetto il detenuto, se le sue condizioni di salute fossero di particolare gravità e se fossero o meno compatibili con il regime di detenzione in carcere.

    Il medico incaricato, dopo avere consultato anche il primario di Chirurgia, Nicola d’Ovidio, e il radiologo, dottor Lampus, era arrivato a queste conclusioni: "Il detenuto De Decker è affetto da neoplasia pancreatica complicata da pancreatite e da epatite colostatica. Trattandosi di un tumore localmente avanzato, ma senza metastasi a distanza, necessita di un intervento chirurgico che, per la sua prevedibile complessità, dovrà essere preceduto da una consulenza specialistica".

    Per questi motivi, secondo il perito, "le condizioni cliniche del detenuto non sono più compatibili con il regime di detenzione carceraria". Il differimento della pena mira a evitare che l’esecuzione della pena avvenga "in spregio del diritto di salute e del senso d’umanità".

    Il collegio del tribunale di sorveglianza, tenuto conto del risultato della perizia, rilevato che le patologie di De Decker vanno inquadrate come "infermità fisica molto grave" aveva così disposto soltanto il differimento, senza porre alcuna scadenza. Il 9 marzo scorso, il tribunale ordinario ha respinto l’istanza di revoca della misura cautelare in carcere, presentata dal legale di De Decker, Giuseppe Onorato.

    "Come riferito dal medico legale, il quadro clinico di De Decker non risulta mutato in modo apprezzabile - si legge nelle motivazioni firmate dal presidente Marina Capitta -, rispetto a quello rilevato in occasione del precedente giudizio di compatibilità. Inoltre, non è possibile formulare una diagnosi certa di neoplasia pancreatica a causa del rifiuto dell’interessato di sottoporsi ad approfondimento diagnostico.

    Infine, neppure le condizioni generali del paziente, nel frattempo aumentato di peso, danno conferma della sospetta patologia, la quale - di norma - avrebbe provocato un rapido decadimento organico, tenuto conto del lungo tempo trascorso dalla diagnosi".

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: L'inferno delle carceri sarde

    Sardegna: i sindacati degli agenti; la situazione è drammatica



    Asca, 8 aprile 2008



    La situazione negli istituti penitenziari sardi è "drammatica". Lo hanno detto i sindacati delle guardie carcerarie, ricevuti in audizione, presso la Seconda Commissione del consiglio regionale, presieduta da Silvestro Ladu (domani saranno ricevuti i direttori delle carceri, ed il provveditore generale dell’amministrazione penitenziaria).

    Come ha sottolineato Ladu la commissione ha accolto immediatamente la richiesta di un incontro, per rendersi conto delle difficoltà che gravano sul sistema penitenziario isolano, "verso le quali la Commissione Diritti civili è particolarmente sensibile, sia per quanto concerne le condizioni di lavoro del personale di sorveglianza, sia per le condizioni in cui si trova la popolazione detenuta". All’audizione hanno partecipato Roberto Picchedda (Uil), Angelo Tedde (Sape), Bruno Melis (Cnpp), Giovanni Villa (Cisl), Giorgio Mustaro (Cisl), Ignazio Usai (Cisl), Antonio Cois (Cgil) ed Efisio Trincas (Cgil).

    Dall’incontro è emerso un quadro a tinte fosche delle condizioni di vita e di lavoro all’interno delle case di pena della Sardegna: carceri sovraffollate, strutture decrepite, condizioni di lavoro del personale al limite della sopportazione ("Per noi non esistono quasi più i diritti degli altri lavoratori"), a fronte delle quali è stata sollecitata una iniziativa forte, attraverso la commissione consiliare, della Regione nei confronti dei vertici romani.

    "Non si sa cosa vuol dire riposo settimanale, e non si sa cosa vuol dire ferie", a Buon cammino, è stato sottolineato, "si registrano complessivamente 12 mila giornate di ferie arretrate dal 2006 a oggi; 1000 riposi settimanali non goduti; con una carenza di organico di 400 unita"‘. Per questo hanno detto i sindacati "vorremmo poter aprire, tramite la commissione, una breccia nel muro che ci separa da Roma". Come hanno sottolineato i rappresentanti delle guardie carcerarie, da tempo tutto il comparto è in stato di agitazione: "da decenni non esiste il turnover - hanno sostenuto i sindacalisti- gli organici sono allo stremo, con gravi ripercussioni anche sulla sicurezza all’interno delle carceri".

    Fra le varie carenze, è stata segnalata anche l’aspetto della formazione professionale e dell’aggiornamento. "A causa delle carenze di organico non vi è più la possibilità - è stato segnalato- per gli agenti di svolgere regolarmente i periodi di addestramento e aggiornamento nella Scuola di Monastir, che ospita strutture adatte". Il rischio è stato sottolineato è che la scuola possa prima o poi chiudere battenti, e quindi costringere eventualmente il personale a recarsi nella Penisola, con aggravio di costi per l’amministrazione.

    C’è poi il problema della vetustà della maggioranza degli istituti penitenziari sardi, che si aggiunge aggravandolo, alla carenza di personale. Alcune previsioni che riguardano progetti di ampliamento e ristrutturazione di alcune case di pena fanno ipotizzare per il 2010 un aumento dei detenuti di mille unità: "Una situazione esplosiva, a fonte di organici ridottissimi, turni di lavoro massacranti". Problemi, come hanno illustrato i rappresentanti sindacali, che si ripercuotono gravemente "anche sui detenuti, sia per quanto concerne la rieducazione in vista del reinserimento nella società, e sia gli stessi diritti costituzionalmente garantiti dalla Costituzione".

    Ancora un aspetto negativo è rappresentato dalle strutture sanitarie, con il rischio che anche in Sardegna venga demandato alle aziende sanitarie la tutela della salute dei detenuti, con ulteriori problemi riguardanti i piantonamenti nelle strutture sanitarie pubbliche le traduzione e così via: "un sistema - è stato sottolineato - che nelle regioni ove è stato introdotto ha sollevato forti proteste". Dopo i rappresentanti sindacali, numerosi i quesiti posti dai consiglieri della Seconda commissione.
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  4. #4
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    Predefinito Riferimento: L'inferno delle carceri sarde

    Sardegna: gli agenti denunciano; "le carceri sono un inferno"



    La Nuova Sardegna, 10 aprile 2009



    Carceri sovraffollate, strutture decrepite, condizioni di lavoro del personale al limite della sopportazione. "Per noi non esistono quasi più i diritti degli altri lavoratori", hanno denunciato ieri i rappresentati sindacali del personale degli istituti di pena della Sardegna in una audizione richiesta alla commissione Diritti civili del Consiglio regionale.

    La commissione presieduta da Silvestro Ladu (Pdl), è stata sollecitata a intraprendere un’iniziativa forte, coinvolgendo tutta la Regione, nei confronti dei vertici romani. "Non si sa cosa vuol dire riposo settimanale, e non si sa cosa vuol dire ferie", hanno riferito Roberto Picchedda (Uil), Angelo Tedde (Sape), Bruno Melis (Cnpp), Giovanni Villa (Cisl), Giorgio Mustaro (Cisl), Ignazio Usai (Cisl), Antonio Cois (Cgil) ed Efisio Trincas (Cgil).

    A Buoncammino "si registrano complessivamente 12 mila giornate di ferie arretrate dal 2006 a oggi; 1.000 riposi settimanali non goduti; con una carenza di organico di 400 unità". Per questo hanno detto i sindacati, "vorremmo poter aprire, tramite la commissione, una breccia nel muro che ci separa da Roma".

    "Da decenni non esiste il turnover", hanno protestato i sindacalisti, ricordando che il personale è tuttora in stato di agitazione. "Gli organici sono allo stremo, con gravi ripercussioni anche sulla sicurezza all’interno delle carceri. Inoltre, non vi è più la possibilità per gli agenti di svolgere regolarmente i periodi di addestramento e aggiornamento nella scuola di Monastir, che ospita strutture adatte".

    Il rischio, è stato sottolineato, è che la scuola possa prima o poi chiudere battenti e quindi costringere eventualmente il personale a frequentare nella penisola, con aggravio di costi per l’amministrazione. C’è poi il problema della vetustà della maggioranza degli istituti penitenziari sardi, che si aggiunge aggravandolo, alla carenza di personale. Alcune previsioni che riguardano progetti di ampliamento e ristrutturazione di alcune case di pena fanno ipotizzare per il 2010 un aumento dei detenuti di mille unità: "Una situazione esplosiva, a fonte di organici ridottissimi, turni di lavoro massacranti".

    Questi problemi si ripercuotono gravemente "anche sui detenuti, sia per quanto concerne la rieducazione in vista del reinserimento nella società, e sia gli stessi diritti costituzionalmente garantiti dalla Costituzione".

    I sindacati hanno poi paventato il rischio che anche in Sardegna venga demandata alle aziende sanitarie la tutela della salute dei detenuti, con ulteriori problemi riguardanti i piantonamenti nelle strutture sanitarie pubbliche: "Un sistema - è stato sottolineato - che nelle regioni dove è stato introdotto ha sollevato forti proteste". Oggi la commissione sentirà i dirigenti degli istituti di pena e il provveditore dell’amministrazione penitenziaria in Sardegna.
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    Predefinito Riferimento: L'inferno delle carceri sarde

    Pasqua dietro le sbarre, un giorno ancora più triste



    La Nuova Sardegna, 13 aprile 2009



    Vogliono che sia Pasqua anche per il marito, figlio, fratello in carcere. Vogliono che oggi sia un giorno di "Resurrezione" il cappellano e gli altri volontari impegnati a far attecchire dietro le sbarre il seme della speranza. Non ci vuole molto per capire che le centinaia di persone per gran parte della mattinata di ieri ferme in viale Buoncammino attendono il loro turno d’ingresso per il "colloquio".

    Donne soprattutto. Nei loro sguardi si vede la "croce" da portare per una quaresima lunga quanto hanno stabilito i giudici. I mariti scontano la pena in carcere, loro a casa. Molte sono qui dalle sette del mattino, qualche volta in compagnia di bambini piccoli, di un’anziana suocera. Un camper, regalato lo scorso gennaio dalla Regione al Coordinamento Volontariato Giustizia Onlus, è il loro Urp, centro di accoglienza, ufficio informazione, qualche volta anche confessionale. "Ci raccontano - dice Bruno Asuni, uno degli storici volontari - difficoltà, problemi, bisogni non solo materiali, ci chiedono consigli su come affrontare il dopo carcere".

    Per molti non sarà una Pasqua facile. "Molte di queste famiglie hanno seri problemi economici. Avremmo voluto distribuire anche viveri, per attenuare le difficoltà di certe donne. Un marito in carcere può significare la fame. Chi si arrangia anche illecitamente per sbarcare il lunario - aggiunge Asuni - o fa parte della bassa manovalanza che delinque, quando approda nelle patrie galere viene abbandonato al suo destino, famiglia compresa. In carcere possono finire tutti, per una qualunque sventura, ma quelli che rimangono più a lungo sono poveri, stranieri e con basso livello culturale: il 51 per cento dei detenuti di lungo corso possiede solo la quinta elementare".

    Ieri i familiari hanno fatto gli straordinari per non mancare all’appuntamento coi detenuti: un’ora di colloquio per parenti e amici residenti nel territorio; due ore per quanti provengono da lontano. Primo ingresso poco dopo le 7 del mattino, poi a seguire gli altri. Ad ogni turno 29 reclusi in attesa della gente di casa: non più di cinque persone, 3 adulti più due bambini per scambiarsi gli auguri pasquali. In certi giorni la fila è così lunga che i turni proseguono fino al pomeriggio, soprattutto il sabato, giornata di maggiore afflusso.

    "È un modo per far sentire meno forte il dolore e la tristezza, per attenuare la malinconia di un giorno che doveva essere migliore. Ci si scambia un dono, si abbracciano i figli e le persone più care. La Pasqua migliore - dice il cappellano, il frate cappuccino padre Massimiliano Sira - la vivranno i detenuti in permesso, perché la trascorreranno a casa". Amici e benefattori dei carcerati hanno consegnato a padre Massimiliano tante uova pasquali quanti sono i detenuti.

    "Io ho aggiunto una piccola icona, un segno di amicizia e affetto. Come uomo e sacerdote devo portare la speranza nella vita di ciascun detenuto. Devo far capire che il loro destino non è il carcere, ma rifarsi una vita, ripartire da zero, riconquistare il mondo. Se non fossi convinto di portare un po’ di speranza dietro le sbarre, lascerei immediatamente l’incarico di cappellano".

    Gli oltre 450 reclusi, che hanno risospinto indietro la Casa Circondariale, ai tempi del pre-indulto, non sono dimenticati. La Chiesa cerca ogni occasione per manifestare una concreta solidarietà. Come ogni anno, anche la pasqua diocesana del 2009 comincerà da Buoncammino, dove l’arcivescovo Giuseppe Mani celebrerà la prima messa del giorno.
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    Predefinito Riferimento: L'inferno delle carceri sarde

    Sardegna: Consiglio regionale; grave situazione Istituti pena



    Ansa, 18 aprile 2009



    La commissione Diritti civili del Consiglio regionale, con una risoluzione votata all’unanimità, "invita la Giunta ad attivare tutte le iniziative necessarie al fine di portare all’attenzione del Governo nazionale la grave situazione degli Istituti penitenziari in Sardegna".

    L’organismo consiliare presieduto da Silvestro Ladu invita l’esecutivo "a promuovere opportuni incontri tra le organizzazioni dei lavoratori del settore penitenziario e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria" per affrontare con la necessaria decisione il problema della carenza di organico e della organizzazione del lavoro. Occorre infine "verificare lo stato di attuazione del protocollo d’Intesa siglato in data 7 febbraio 2006 tra il Ministero della Giustizia e la Regione Autonoma della Sardegna con particolare riferimento all’applicazione del principio generale di territorializzazione della pena".

    Nel corso delle audizioni, la Seconda commissione ha preso atto che "la dotazione organica degli Istituti manifesta delle forti carenze con riferimento, sia al personale della polizia penitenziaria che al personale amministrativo, ridotto di circa il 50% compresi i dirigenti, gli educatori, gli psicologi e i criminologi, con delle gravi ripercussioni nell’organizzazione del lavoro".

    Nel documento, inoltre, viene sottolineata "la situazione di vetustà e fatiscenza in cui versano alcuni edifici che ospitano gli istituti penitenziari sardi tali da risultare inadeguati rispetto alla loro funzione, aggravata dal problema del sovraffollamento che rende improcrastinabile la conclusione, con tempi certi, dei lavori relativi alle quattro nuove strutture penitenziarie delle Sardegna". Si denuncia anche "lo stato di progressivo abbandono delle tre colonie penali all’aperto di Mamone, Isili e Is Arenas" e della scuola di formazione del personale penitenziario di Monastir a causa della mancanza di personale e mezzi adeguati".
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